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Strategie per l’aumento della produzione attraverso la partecipazione azionaria al capitale dell’impresa e l’incentivazione del management, unitamente a tecniche di fund raising per la promozione dell’etica e dei valori dell’impresa

Di Marco Solferini

17 luglio 2006

 

“Nel formulare giudizi, gli antichi Re erano perfetti, perchè facevano dei principi morali il punto di partenza di tutti i loro impegni e la radice di ogni cosa che era utile. Questo principio, però, è qualcosa che le persone di intelletto mediocre non afferrano mai. Non afferrandolo, mancano di consapevolezza, e mancando di consapevolezza, inseguono il profitto. Ma mentre inseguono il profitto, è assolutamente impossibile per loro essere certi di raggiungerlo”

Lu Bu-Wei, Primo Ministro Cinese nel 246 a.C. -

 

 

Capitolo II

 

Il piano di incentivazione per la partecipazione azionaria dell’impresa rivolto ai dipendenti

 

Alla base di un piano per l’incentivazione della produzione, tramite una partecipazione azionaria od opzionaria, c’è la missione aziendale. E’ pertanto una scelta strategica aziendale. In rapporto alle finalità si definiscono i destinatari, generalmente suddivisi in due grandi categorie:

 

  • diffusa – rivolta a tutti i dipendenti

  • particolare – rivolta ad una particolare categoria di destinatari

 

Identificata la missione aziendale e il target di destinatari, è necessario verificare l’allocazione ottimale del piano, in rapporto ad ulteriori due variabili:

 

  • la situazione legislativa di riferimento

  • la situazione tributaria

 

In ciascuno dei due elementi tracciati sarà determinante la chiarezza e la certezza nell’interpretazione delle norme. Orbene il decentramento di una tecnica di partecipazione azionaria od opzionaria vuole massimizzare le opportunità che il mercato mondiale offre. Infatti, i costi ed i benefici degli strumenti finanziari, variano. Il medesimo piano di partecipazione azionaria rivolto al management, in due determinate aree, potrebbe tradursi in risultati sulla produttività, diversi e distinti, pur con la medesima articolazione. Di qui l’esigenza di procedere con un allocazione ottimale degli incentivi. L’Unione Europea, consapevole dell’importanza della materia in oggetto, fin dai primi anni novanta ha avviato un piano per il monitoraggio delle partecipazioni finanziarie denominato “Pepper” che ha evidenziato come i Paesi europei stiano migliorando nella gestione delle norme per favorire gli incentivi, anche se seguendo metodologie differenti.

 

La formula diffusa coinvolge genericamente tutti i dipendenti con il distinguo fra il full time ed il part time, avuto riguardo al contratto di impiego, quest’ultima tipologia è stata oggetto di un recente studio nel segmento angloamericano che ha testimoniato la bontà di una simile partecipazione in termini di aumento della produttività e ritiene lo scrivente sia applicabile al mercato italiano in virtù della legge Biagi. Solitamente il beneficio elargito può essere espresso in termini monetari, con una gratificazione nella distribuzione di utili, oppure finanziari, attraverso l’emissione di nuove azioni, gratuitamente distribuite agli interessati. La prima ipotesi identifica un profit sharing, mentre nella seconda si tratta di una formula di partecipazione azionaria.

 

E’ facile intuire la differenza laddove nel primo caso siamo in presenza di una gratificazione, nel secondo di una partecipazione, la struttura utilitaristica non può prescindere da una valutazione approfondita della componente del capitale umano. La domanda base che inevitabilmente l’imprenditore o il management si deve porre è: “in che misura i miei dipendenti percepiranno la bontà della mia iniziativa e la tradurranno in benessere per l’azienda?”

 

Il benessere dell’azienda è un aumento di produttività e quindi di profitto. Orbene in questo senso molto possono aggiungere le analisi comportamentali del personale dipendente, la periodicità delle stesse può essere assai utile nel valutare alcuni aspetti del piano di incentivazione, per graduarlo al meglio, introducendo una formula di know your worker.

 

L’articolo interessato dal nostro codice civile è il 2349[1]; la norma in questione prevede un aumento di capitale gratuito e contestualmente l’assegnazione straordinaria di azioni ai dipendenti. E’ possibile che queste azioni abbiano caratteristiche speciali, con particolare riguardo alla forma, ai modi di trasferimento ed ai diritti spettanti agli azionisti. Pare evidente un duplice ordine di considerazioni preliminari:

 

1)      Il legislatore ha tratto spunto dall’esperienza anglo americana e in particolare da alcuni celebri casi quali General Electric, Pepsi, Merck Sharpe & Dohme e Starbucks Coffee Company nonché alcune recenti esperienze italiane fra cui quella della Banca di Roma che tuttavia essendo riferibile al segmento bancario e in aggiunta ad una società privatizzata, non rappresenta un vero e proprio parametro di riferimento.

2)      La norma deroga ampiamente ai contenuti dell’art. 2442, comma 2°[2].

 

Circa il modus operandi il legislatore ha subordinato l’operazione ad una previsione esplicita dello statuto e ne ha demandato la competenza all’assemblea straordinaria.

La norma fa anche un esplicito riferimento allo stock options che tuttavia nel nostro ordinamento trova la propria disciplina dal coordinamento degli art. 2358[3] e 2441[4] (si rimanda alla parte specifica in cui verrà trattato l’argomento).

Va notato che il concetto costituzionale espresso dagli art. 46 e 47 della costituzione, di collaborazione alla gestione da parte dei lavoratori, si presta in quest’ottica a una reinterpretazione particolarmente attuale circa i fenomeni più atipici e di importazione oltreoceanica di incentivi alla partecipazione, quali ad esempio le pianificazioni a “cascata”, tali per cui il top management decide l’incentivo per il senior management, il quale a sua volta lo decide per il middle management e via proseguendo. Meccanismo questo che si presta in particolare proprio al concetto di allocazione ottimale delle politiche di incentivo e forse trova nel concetto di collaborazione alla produttività dell’azienda, un espressione più tipica che ne consente l’importazione e l’utilizzo anche sul territorio italiano.

 

Le potenzialità sono molto ampie e anche in questo caso non posso esimermi dal sottolineare come una forma di partecipazione possa abbracciare anche una politica di fund raising per la comunicazione dell’etica dell’azienda. Si pensi per esempio all’incentivo legato al realizzo di opere di promozione sociale per il tramite di una parte del ritorno finanziario strutturato nell’azione o nello strumento finanziario, rilasciato al dipendente (si noti fra l’altro che la norma in esame, l’art. 2349, non precisa cosa debba intendersi per strumento finanziario con ciò potendosi ritenere che lo stesso sia qualificato in base al D. Lgs 58/1998 c.d. Legge Draghi). In questo caso l’azienda potrebbe pianificare una politica di incentivo e di etica comunicativa dei valori facendo promozione al marchio della società come segue:

 

  • decentramento di un attività produttiva in un area favorevole, per incentivi fiscali e costo della manodopera.

  • applicazione di una politica di incentivazione alla produzione in favore del management e dei dipendenti, con metodo a cascata, per la differenziazione dei contenuti a seconda del target dei destinatari.

  • applicazione, nei contenuti della partecipazione, anche considerando lo strumento finanziario, di una politica di promozione sociale tesa a sponsorizzare il marchio dell’azienda con la comunicazione, che nel fund raising si esprime attraverso la corporate e product sponsorship.

 

Anche in questo caso c’è una visione globale dell’azienda.

 

 

Un ringraziamento speciale al Professor Renzo Costi per essere stato il mio relatore durante la tesi di laurea in Diritto dei Mercati Finanziari con titolo: L’attività di collocamento dei prodotti finanziari.


 


[1] Azioni e strumenti finanziari a favore dei prestatori di lavoro 

- [1] Se lo statuto lo prevede, l'assemblea straordinaria può deliberare l'assegnazione di utili ai prestatori di lavoro dipendenti delle società o di società controllate mediante l'emissione, per un ammontare corrispondente agli utili stessi, di speciali categorie di azioni da assegnare individualmente ai prestatori di lavoro, con norme particolari riguardo alla forma, al modo di trasferimento ed ai diritti spettanti agli azionisti. Il capitale sociale deve essere aumentato in misura corrispondente.

- [2] L'assemblea straordinaria può altresì deliberare l'assegnazione ai prestatori di lavoro dipendenti della società o di società controllate di strumenti finanziari, diversi dalle azioni, forniti di diritti patrimoniali o anche di diritti amministrativi, escluso il voto nell'assemblea generale degli azionisti. In tal caso possono essere previste norme particolari riguardo alle condizioni di esercizio dei diritti attribuiti, alla possibilità di trasferimento ed alle eventuali cause di decadenza o riscatto.

[2] Passaggio di riserve a capitale 

- [1] L'assemblea può aumentare il capitale, imputando a capitale le riserve e gli altri fondi iscritti in bilancio in quanto disponibili.

- [2] In questo caso le azioni di nuova emissione devono avere le stesse caratteristiche di quelle in circolazione, e devono essere assegnate gratuitamente agli azionisti in proporzione di quelle da essi già possedute.

- [3] L'aumento di capitale può attuarsi anche mediante aumento del valore nominale delle azioni in circolazione.

[3] Altre operazioni sulle proprie azioni 

- [1] La società non può accordare prestiti, né fornire garanzie per l'acquisto o la sottoscrizione delle azioni proprie.

- [2] La società non può, neppure per tramite di società fiduciaria, o per interposta persona, accettare azioni proprie in garanzia.

- [3] Le disposizioni dei due commi precedenti non si applicano alle operazioni effettuate per favorire l'acquisto di azioni da parte di dipendenti della società o di quelli di società controllanti o controllate. In questi casi tuttavia le somme impiegate e le garanzie prestate debbono essere contenute nei limiti degli utili distribuibili regolarmente accertati e delle riserve disponibili risultanti dall'ultimo bilancio regolarmente approvato.

[4] Diritto di opzione

- [1] Le azioni di nuova emissione e le obbligazioni convertibili in azioni devono essere offerte in opzione ai soci in proporzione al numero delle azioni possedute. Se vi sono obbligazioni convertibili il diritto di opzione spetta anche ai possessori di queste, in concorso con i soci, sulla base del rapporto di cambio.

- [2] L'offerta di opzione deve essere depositata presso l'ufficio del registro delle imprese. Salvo quanto previsto dalle leggi speciali per le societa' con azioni quotate in mercati regolamentati, per l'esercizio del diritto di opzione deve essere concesso un termine non inferiore a trenta giorni dalla pubblicazione dell'offerta. 

- [3] Coloro che esercitano il diritto di opzione, purché ne facciano contestuale richiesta, hanno diritto di prelazione nell'acquisto delle azioni e delle obbligazioni convertibili in azioni che siano rimaste non optate. Se le azioni sono quotate in mercati regolamentati, i diritti di opzione non esercitati devono essere offerti nel mercato regolamentato dagli amministratori, per conto della società, per almeno cinque riunioni, entro il mese successivo alla scadenza del termine stabilito a norma del secondo comma. 

- [4] Il diritto di opzione non spetta per le azioni di nuova emissione che, secondo la deliberazione di aumento del capitale, devono essere liberate mediante conferimenti in natura. Nelle società con azioni quotate in mercati regolamentati lo statuto può altresì escludere il diritto di opzione nei limiti del dieci per cento del capitale sociale preesistente, a condizione che il prezzo di emissione corrisponda al valore di mercato delle azioni e ciò sia confermato in apposita relazione dalla società incaricata della revisione contabile.

- [5] Quando l'interesse della società lo esige, il diritto di opzione può essere escluso o limitato con la deliberazione di aumento di capitale, approvata da tanti soci che rappresentino oltre la metà del capitale sociale, anche se la deliberazione è presa in assemblea di convocazione successiva alla prima.

- [6] Le proposte di aumento di capitale sociale con esclusione o limitazione del diritto di opzione, ai sensi del primo periodo del quarto comma o del quinto comma del presente articolo, devono essere illustrate dagli amministratori con apposita relazione, dalla quale devono risultare le ragioni dell'esclusione o della limitazione, ovvero, qualora l'esclusione derivi da un conferimento in natura, le ragioni di questo e in ogni caso i criteri adottati per la determinazione del prezzo di emissione. La relazione deve essere comunicata dagli amministratori al collegio sindacale o al consiglio di sorveglianza e al soggetto incaricato del controllo contabile almeno trenta giorni prima di quello fissato per l'assemblea. Entro quindici giorni il collegio sindacale deve esprimere il proprio parere sulla congruità del prezzo di emissione delle azioni. Il parere del collegio sindacale e la relazione giurata dell'esperto designato dal tribunale nell'ipotesi prevista dal quarto comma devono restare depositati nella sede della società durante i quindici giorni che precedono l'assemblea e finché questa non abbia deliberato; i soci possono prenderne visione. La deliberazione determina il prezzo di emissione delle azioni in base al valore del patrimonio netto, tenendo conto, per le azioni quotate in mercati regolamentati, anche dell'andamento delle quotazioni nell'ultimo semestre.

- [7] Non si considera escluso né limitato il diritto di opzione qualora la deliberazione di aumento di capitale preveda che le azioni di nuova emissione siano sottoscritte da banche, da enti o società finanziarie soggetti al controllo della Commissione nazionale per le società e la borsa ovvero da altri soggetti autorizzati all'esercizio dell'attività di collocamento di strumenti finanziari, con obbligo di offrirle agli azionisti della società, con operazioni di qualsiasi tipo, in conformità con i primi tre commi del presente articolo. Nel periodo di detenzione delle azioni offerte agli azionisti e comunque fino a quando non sia stato esercitato il diritto di opzione, i medesimi soggetti non possono esercitare il diritto di voto. Le spese dell'operazione sono a carico della società e la deliberazione di aumento del capitale deve indicarne l'ammontare.

- [8] Con deliberazione dell'assemblea presa con la maggioranza richiesta per le assemblee straordinarie può essere escluso il diritto di opzione limitatamente a un quarto delle azioni di nuova emissione, se queste sono offerte in sottoscrizione ai dipendenti della società o di società che la controllano o che sono da essa controllate. L'esclusione dell'opzione in misura superiore al quarto deve essere approvata con la maggioranza prescritta nel quinto comma.

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