Studio Legale Tidona e Associati | Diritto Bancario e Finanziario

HOME

CONTATTO

CHI SIAMO

 

Magistra Banca e Finanza | Studio Legale Tidona e Associati | Diritto Bancario e Finanziario

Rivista di Diritto Bancario e Finanziario
Per contattarci

CERCA ARTICOLI:

Basilea II. Una rivoluzione nei rapporti Banca/impresa

Di Roberto Marcelli

12 marzo 2007

 

Introduzione: breve excursus sul panorama storico di contorno all’Accordo di Basilea[1].

 

Nell’evoluzione economica del nostro paese il risparmio ha sempre assunto un rilievo di particolare interesse pubblico, tutelato dalla Costituzione. Da un efficiente impiego del risparmio, attraverso un’attenta selezione delle imprese più sane e suscettibili di sviluppo, derivano pregnanti riflessi sull’occupazione, sulla crescita del benessere nazionale.

 

In Italia storicamente abbiamo sempre avuto una forte divaricazione fra centri di formazione del risparmio e centri di impiego: il risparmio storicamente è stato pressoché accentrato nel settore “Famiglie” e da questo indirizzato da prima verso lo Stato e solo nell’ultimo decennio  è venuto sempre più estendendosi alle imprese.       La banca ha storicamente intermediato la parte predominante del risparmio indirizzato dalle Famiglie alle Imprese. Il sistema Italia ha sempre avuto forti connotazioni bancocentriche. Il tessuto imprenditoriale è parcellizzato in una miriade di piccole e medie imprese le quali, non potendo accedere direttamente al mercato, hanno dovuto fare ampio ricorso al sistema bancario.

 

Con gli anni novanta si determina una serie di radicali cambiamenti che non è esagerato giudicare epocali. Termina una fase storica, si apre una fase diversa caratterizzata da una diversa cultura, diversi modelli di comportamento, diverse logiche di mercato. Nell’analisi dei fatti economici, nello studio delle serie storiche si comincia a fare distinzione fra prima e dopo gli anni novanta: spesso le serie storiche precedenti apportano poca informazione nelle previsioni. Lo scenario di fondo si è completamente modificato, i modelli interpretativi che guidano le scelte risultano sostanzialmente modificati. 

 

Gli anni novanta sono caratterizzati da:

a)   una completa apertura internazionale del mercato dei capitali, accompagnata da una più ampia apertura del mercato delle merci e del lavoro;

b)   una forte emancipazione del risparmio. I BOT people si affrancano dai titoli di Stato e, con l’ausilio delle nuove figure istituzionali nel frattempo introdotte nell’ordinamento italiano (Fondi, Sim, SGR), si orientano più direttamente a scelte a maggiore contenuto di rischio;

c) si allenta la pressione che la dimensione del debito pubblico ha per lungo tempo esercitato sui tassi di mercato. Il recupero di un circuito virtuoso rallenta l’inflazione riconducendola, con l’introduzione dell’Euro, entro valori apprezzabilmente contenuti e soprattutto saldamente controllati della BCE. I tassi di mercato scendono significativamente su valori minimi, assestandosi, su valori assai prossimi al tasso di inflazione per gli impieghi a più lungo termine e portandosi addirittura, dopo lungo tempo, al di sotto dell’inflazione negli impieghi monetari. E’ terminata l’epoca dei tassi a due cifre, l’epoca dei free lunch, nella quale era possibile impiegare le proprie disponibilità finanziarie in titoli governativi, lucrando in tutta tranquillità un tasso reale apprezzabilmente positivo. Nell’attuale situazione non vi sono opportunità di significativi tassi reali positivi senza una correlata assunzione di rischio;

E’ opinione diffusa nel mercato finanziario che gli attuali equilibri dei tassi non costituiscono un fatto congiunturale: le variazioni dei tassi rimarranno contenute entro margini modesti se rapportati ai valori dei decenni precedenti. Le emissioni a lungo termine di BTP indicizzati all’inflazione e la più recente emissione degli OAT a cinquanta anni sono un’evidenza del sentiment del mercato. In questo diverso scenario l’assunzione e la gestione del rischio finanziario diviene un rilevante fattore strategico di sviluppo;

d) viene radicalmente rivisto l’assetto istituzionale ed organizzativo dei mercati: questi vengono privatizzati, alla stregua degli intermediari e delle imprese pubbliche, vengono tecnologicamente potenziati, viene introdotta una più attenta regolamentazione che ne amplia la funzionalità, il controllo e la trasparenza. Più recentemente la riforma delle S.p.A. introduce elementi di maggiore trasparenza ed  estende le opportunità di emissione di strumenti finanziari. Si vengono così a determinare idonee condizioni di contorno che possono favorire, anche ad imprese di dimensione più contenuta l’accesso diretto al risparmio.

 

In questo nuovo scenario risultano accresciuti i rischi di instabilità degli intermediari finanziari che facilmente, attraverso un processo perverso riconducibile all’effetto domino, divengono sistemici, ripercuotendosi rapidamente su tutta l’economia del globo: abbiamo assistito a frequenti episodi vistosi nella più recente storia finanziaria, si è ormai indissolubilmente legati, dall’Asia all’America, dalla Russia all’Australia.

Mentre all’estero la diretta esposizione al mercato degli intermediari finanziari, ha determinato dissesti di primari Istituti bancari con riflessi sistemici amplificati e significativi, in Italia nei decenni passati le crisi finanziarie sono state gestite a monte dalla Banca d’Italia, che ha composto i dissesti, evitando i casi di default e i conseguenti effetti sul mercato, sui depositanti, sugli operatori economici. In una situazione di apertura internazionale il dirigismo dell’istituto Centrale ha dovuto necessariamente lasciare il passo alle regole di mercato, dove le spinte concorrenziali mettono rapidamente al margine gli istituti bancari meno efficienti.

 

Sin dalla fine degli anni ’80 si è avvertita, nei principali paesi industrializzati,  la necessità di predisporre rapidamente un livello generale di presidio alla stabilità degli intermediari: fenomeni di dissesto finanziario rischiavano di pregiudicare la stessa globalizzazione dei mercati.

La prima risposta di controllo del rischio e di presidio attraverso il capitale di vigilanza, elaborata dal Comitato di Basilea nel 1998 rispondeva, seppur in termini generici e approssimati, a questa esigenza.

 

Il nuovo Accordo di Basilea interviene dopo oltre 15 anni di intenso confronto, riflessione e mediazione delle variegate realtà nazionali, intervenuto a tutti i livelli istituzionali. La complessità e l’articolazione dell’Accordo di Basilea II (oltre 400 pagine nell’ultima versione elaborata) rispecchia, nei pesi e contrappesi, la flessibilità che si è voluto mantenere nel rispetto degli obiettivi di stabilità. Elementi di specificità, come quelli presenti nel tessuto imprenditoriale italiano, sono contemplati e rispettati, margini di gestione sono attribuiti alle Autorità di Vigilanza nazionale per temperare e contrastare possibili effetti prociclici che l’impianto dell’Accordo è suscettibile di generare.

 

Il precedente Accordo era fondato essenzialmente sul rispetto di un requisito patrimoniale minimo dell’8% calcolato sulle attività con una generica ponderazione a seconda della natura della controparte.

Il nuovo Accordo di Basilea persegue la stabilità degli intermediari, intervenendo più puntualmente su tre livelli, denominati pilastri: a) requisiti patrimoniali minimi; b) controllo dell’adeguatezza patrimoniale da parte dell’Autorità di vigilanza; c) rafforzamento della disciplina di mercato.

 

Nel primo pilastro, nel quale sono state introdotte le modifiche di maggiore rilievo, vengono distinti tre tipi di rischio dettagliatamente regolamentati sul piano della copertura: i rischi di credito, i rischi di mercato e i rischi operati: questi ultimi, che sono venuti assumendo una pregnante rilevanza,  ricomprendono un coacervo di cause attinenti il corretto funzionamento dei processi (rischi informatici, rischi legali, furti, ecc.).

 

Per il rischio di credito le banche potranno scegliere se valutare la rischiosità della controparte sulla base dei giudizi assegnati dalle agenzie di rating (metodo standardizzato) oppure utilizzare modelli interni di rating (di base e avanzati), validati dall’Autorità di Vigilanza. Il primo approccio, soprattutto per le banche che si rivolgono ad una clientela imprenditoriale medio-piccola, non dotata di rating esterno, l’impatto risulta assai modesto. Si esplicherà tuttavia una forte spinta di mercato all’adozione del sistema interno di rating, per via della concorrenza di mercato che porrà ai margini le banche che non lo adottano.

 

 

 

 

Basilea II e la funzione creditizia delle banche.

 

Nell’erogazione del credito da parte di una banca, il pricing è determinato da tre diverse componenti di costo:

 

 

Il costo della raccolta è funzione della politica di remunerazione dei depositi e delle possibilità e capacità di funding della banca.

 

Nel costo di produzione si riflette l’efficienza organizzativa della banca, la capacità di combinare efficacemente i fattori di produzione, adottando scelte di investimento, politica di gestione del personale, controllo dei costi funzionale agli obiettivi strategici perseguiti.

 

In questo secondo aggregato rientrano i costi impliciti nelle sofferenze che si determinano nell’erogazione del credito. Dai dati elaborati dalla Banca d’Italia si ricava che la percentuale di sofferenze media nazionale è pari a circa il 4,5% dei crediti. Ma questo dato presenta una notevole variabilità territoriale: si passa dai valori minimi di 1,5% della provincia di Trento ai valori massimi, superiori al 20% della provincia di Frosinone: naturalmente i fattori che determinano tale divario sono i  più diversi, dai settori economici interessati alla cultura d’impresa, dai fattori di selezione impiegati dalla banca alla concentrazione dei crediti erogati, alla funzionalità dell’apparato giudiziario.

 

La banca ha necessità di stimare la percentuale di sofferenze attese nell’anno e, via le probabilità di recupero del credito, stimare anche le perdite che ne conseguiranno. Questo ammontare di perdite dovrà essere “spalmato” opportunamente sui vari clienti della banca.  Per fare un esempio, l’ammontare probabile di perdite attese nell’anno può essere dato da €. 100.000, secondo la seguente distribuzione di probabilità.

 

(distribuzione di probabilità della perdita)

 

La Banca ha una perdita attesa di €. 100.000 ma corre un rischio che questa perdita risulti ex post maggiore di €. 100.000: pertanto, oltre a spesare a conto economico la perdita attesa, le viene richiesto di disporre di un capitale di vigilanza sufficiente a coprire anche eventuali perdite inattese sino ad un determinato livello di probabilità. Questo capitale di vigilanza, impegnato nell’attività bancaria, dovrà essere adeguatamente remunerato alla stregua di qualunque capitale di rischio. Pertanto la Banca trasferirà sul costo del credito, oltre al costo della raccolta e al costo della propria struttura, la ripartizione della perdita attesa di €. 100.000 e la remunerazione di quella quota del capitale di vigilanza che dovrà presidiare le eventuali perdite inattese.

 

Nella redistribuzione della perdita di €. 100.000 potrà adottare una soluzione “indifferente” spalmando la perdita proporzionalmente su ogni credito concesso: ad esempio, se l’ammontare complessivo dei crediti è pari a €. 25 ml.ni, maggiorando di 0,40 il tasso di interesse coprirà esattamente la perdita attesa.

 

Oppure, alternativamente, potrà differenziare i crediti concessi collocandoli in fasce diverse in funzione del rischio e ripartire all’interno di ciascuna fascia, la perdita attesa in ciascuna di esse. Se il sistema di rating utilizzato funziona correttamente, la frequenza dei casi di default della prima fascia, la migliore, sarà più bassa. 

 

 

Così ad esempio, ipotizzando per semplicità tre fasce di pari ammontari di credito e una perdita distribuita secondo i valori €. 10.000, €. 30.000 e €. 60.000 nelle tre fasce, è evidente che i clienti posizionati nella 1° fascia, quella a minor rischio, si vedranno caricato uno spread, a parità di altre condizioni, minore, mentre quelli della 3° fascia dovranno subire una penalizzazione di costo maggiore.

Con Basilea II l’impiego di rating interni porterà a determinare un’ampia serie di fasce dove scalettare il credito in funzione del livello di rischio, tarando il tasso di erogazione ai costi derivanti dalla probabilità di default[2] e da quelli derivanti dal mantenimento del capitale di vigilanza che diviene via via più penalizzante al crescere della fascia di rischio.

Come è facile riscontrare non è trascurabile l’effetto sul pricing del credito nel caso di un articolato sistema di rating interno della Banca. Rispetto al caso estremo (teorico) della redistribuzione uniforme dell’intero aggregato delle perdite attese, l’utilizzo di una accurata griglia di rating correttamente gestita consente ai prenditori più affidabili di partecipare ad un minor ammontare di redistribuzione con apprezzabili benefici impliciti nel tasso di credito associato alla fascia. Con Basilea II, anche il patrimonio di vigilanza viene commisurato alla classe di rating con positivi riflessi sulle classi a minor contenuto di rischio.

 

Si osserva che le perdite attese rappresentano un costo dell’attività che viene recuperato nel prezzo del servizio prestato dalla banca. Il patrimonio di vigilanza è invece posto a presidio delle perdite inattese[3]: cioè la banca dovrà far fronte ad eventuali perdite straordinarie con capitale proprio onde prevenire un proprio default che potrebbe avere riflessi sistemici di rilievo. La perdita inattesa viene calcolata con un modello probabilistico di VAR (Value at Risk) che copre tutte le possibili eventualità straordinarie entro un predeterminato livello di confidenza probabilistica. I requisiti minimi imposti da Basilea II indurranno una probabilità di perdite superiore al patrimonio di vigilanza nell’1‰ dei casi.

 

Considerati gli elevati costi per la messa a punto e gestione organizzativo-tecnica di un sistema di rating efficiente, alle banche sono state prospettate diverse opportunità che vanno dal mantenere un sistema standardizzato simile a quello impiegato sino ad oggi, ricorrere ai rating esterni (Mody’s, S&P, …), impostare un sistema interno di rating standard o avanzato. I nuovi pesi, associati ai livelli di rischio delle varie classi di rating sono definiti in maniera da favorire i sistemi di rating interni. Per questi ultimi infatti le ponderazioni associate alle classi sono distribuite su valori superiori e inferiori a 100 a seconda del livello di rischio, ma nel complesso dell’aggregato si dovrebbe, di norma, pervenire ad un capitale di vigilanza inferiore all’ 8% stabilito da Basilea I uniformemente su tutti i crediti corporate.

 

E’ evidente che la scelta metodologica adottata dalla banca assume una valenza strategica. Sistemi di riferimento standard, che non realizzano un’accurata e validata selezione del rischio di credito, attrarranno gli operatori economici meno affidabili, mentre quelli di più elevato standing troveranno condizioni di tasso più interessanti presso banche che utilizzano metodologie di rating più sofisticate.

 

 

Riflessi sulle piccole e medie imprese.

 

E’ assai diffuso il timore che il nuovo Accordo di Basilea possa avere ripercussioni apprezzabili sulle Piccole e Medie Imprese (PMI), sia nell’accesso al credito, sia nel relativo onere. Si teme in particolare che l’impiego di sistemi di valutazione del merito di credito ricondotti a parametri oggettivi basati esclusivamente su dati quantitativi possa indurre un’eccessiva penalizzazione delle PMI.

 

E’ noto che le PMI presentano un’elevata dipendenza dal credito bancario che, per altro caso tipico italiano, si concentra prevalentemente nell’indebitamento a breve.

 

Occorre osservare che il nuovo Accordo di Basilea non prescrive modelli di rating specifici, lasciando alla libera imprenditorialità bancaria la definizione e la scelta dei criteri che presiedono alla valutazione del merito di credito e all’attribuzione di scale di rating: anche la validazione dell’Organo di Vigilanza non entra nel merito dei criteri, bensì è volta a verificare l’affidabilità e funzionalità di selezione dei modelli stessi.

 

I modelli di valutazione del merito di credito e di assegnazione del rating potranno fondarsi su criteri esclusivamente quantitativi o su criteri che contemperano aspetti quantitativi con aspetti qualitativi che attengono alle capacità manageriali del vertice aziendale, la sua formazione professionale, l’inserimento dell’azienda nel mercato in cui opera e le sue prospettive di espansione, è una scelta di politica aziendale della banca. Quelle più attente ai rapporti con il territorio,  quelle che per vocazione sociale intrattengono e valorizzano i rapporti ad personam saranno presumibilmente interessate a preservare questa linea di conduzione gestionale, ricomprendendo opportunamente nei modelli di rating elementi di valutazione che tengano nel debito conto il tessuto imprenditoriale territoriale e valorizzino il patrimonio di rapporti alimentato nel tempo. Dovranno comunque dotarsi di strumenti di analisi e diagnosi della realtà economica in cui operano per pervenire a modelli di selezione efficienti che superino il vaglio dell’Autorità di Vigilanza. Certamente non potranno prescindere da criteri quantitativi: una minor ritrosia all’informazione e una maggiore trasparenza dei dati di bilancio della PMI può contribuire apprezzabilmente ad una funzionale mediazione fra l’automatismo implicito ai dati quantitativi e la personale valutazione qualitativa, in un diverso modello di rapporti banca/impresa, più confidenziale, penetrante e continuo nel tempo.

 

Per le PMI si è riscontrato che queste presentano mediamente un maggior rischio delle grandi. Tuttavia queste ultime risultano particolarmente sensibili al ciclo economico presentando, all’interno dell’aggregato, un’apprezzabile correlazione tra i loro andamenti. Le piccole e medie imprese, invece, entrano più frequentemente in crisi per fattori interni all’azienda e di riflesso presentano livelli di correlazione, all’interno dell’aggregato, significativamente più ridotti. Questa particolare attenuazione del rischio trova adeguata considerazione nei parametri di Basilea: per i crediti di importo inferiore a 1 mil.ne di Euro, ad esempio, nel metodo standardizzato  vengono sottoposti ad un requisito di vigilanza del 6%.

 

Più in generale non sono i parametri di Basilea che potranno determinare fenomeni di razionamento o lievitazione dei costi di accesso al credito bancario. I risultati di indagini effettuate su campionamenti di ampio respiro, condotte non solo da Bankitalia ma anche da altri osservatori del credito (Prometeia, Unioncamere) hanno evidenziato che, rispetto al requisito indifferenziato dell’8% previsto da Basilea I, con il nuovo Accordo sarebbero prevalenti i casi di un miglioramento del pricing del credito rispetto a quelli di un peggioramento.

 

 

Riflessioni conclusive.

 

Le evidenze sopra illustrate sembrano attenuare i timori che il nuovo Accordo di Basilea possa, di per sé, riflettersi sulle piccole-medie imprese in una generale limitazione del credito e/o in un innalzamento dei relativi tassi.

Con Basilea II la determinazione del capitale di vigilanza viene più rigorosamente a dipendere, negli approcci dei modelli di rating, direttamente dalla rischiosità effettiva delle singole operazioni creditizie che la banca effettua.           

 

Ancor prima della sua entrata in vigore prevista per la fine del ’06, Basilea II va già determinando un acceleramento del processo di impiego di modelli interni di rating, per una migliore selezione e pricing del credito. La maggiore attenzione e sensibilizzazione al rischio delle banche, congiuntamente ai livelli di maggiore concorrenza sospinti dall’apertura del mercato del credito, impongono alla banca la revisione culturale dettata dai modelli di rating per conseguire margini di efficienza e tutelare la propria posizione di mercato. Basilea II viene accelerando un processo già in corso in tutti i paesi europei e ampiamente realizzato negli USA.

 

La piena diffusione anche in Italia dei modelli di rating determinerà certamente una maggiore diversificazione delle condizioni di credito fra operatori economici in funzione della solidità e stabilità di bilancio e delle prospettive di sviluppo.

 

Le piccole e medio imprese in particolare verranno sospinte a prestare una maggiore attenzione alla variabile finanziaria che verrà sempre più assumendo una valenza strategica. Accanto a profili strutturali – redditività e equilibrio patrimoniale – assumerà maggior rilievo il profilo di liquidità: la gestione della tesoreria dovrà essere improntata a criteri di maggior prudenza se non si vorrà scadere in profili di rating più bassi. Spesso nelle imprese minori, il management aziendale presenta diffuse carenze professionali in ambito finanziario: assorbito dagli obiettivi di produzione, vengono spesso trascurati i margini di economia, efficienza e contenimento dei rischi che un’equilibrata sincronia di produzione e finanza può determinare. Le crisi aziendali  iniziano frequentemente, in sordina, in squilibri di questa natura e carenze di cultura e sensibilità al rischio finanziario procrastinano nel tempo lo squilibrio rendendo talvolta tardive la presa di consapevolezza e l’intervento di risanamento. Basilea II e soprattutto la diffusione presso il sistema bancario dei modelli di rating imporranno una sistematica attenzione alla finanza aziendale: le migliori opportunità di Basilea II verranno colte dagli operatori economici che presteranno una corretta attenzione ad una documentata e trasparente rappresentazione dei fatti gestionali, dei piani finanziari, delle strategie aziendali, nonché del rispetto dei budget programmati. In questo senso Basilea II, attraverso le banche, potrà alimentare un ampliamento  della cultura finanziaria e dei principi di gestione del rischio.  

 

Per le banche che adottano l’approccio standard la situazione della propria clientela non subirà sostanziali mutamenti in quanto per le aziende unrated il requisito di vigilanza rimane al 100%, pari a quanto previsto da Basilea I. Anzi le aziende unrated a più elevato profilo di rischio (inferiore a B-) risulteranno favoriti rispetto all’approccio dei modelli standard. Tuttavia si ritiene che sarà un vantaggio di breve momento visto che il processo di migrazione verso l’approccio dei modelli interni verrà fortemente sospinto dalla concorrenza di mercato e tali imprese si troveranno, nella circostanza, ad effettuare in ritardo e più rapidamente una riconversione senza beneficiare della graduale transizione che si determinerà nella prospettiva di Basilea II.

 

Un’ultima considerazione per terminare. L’introduzione dell’Euro docet. Con l’applicazione del nuovo Accordo di Basilea occorrerà prestare maggiore attenzione ai rapporti con le banche onde evitare, nelle pieghe del cambiamento, indebiti aumenti dei costi di accesso al credito che, abbiamo visto dovranno di norma rimanere invariati. I nutriti investimenti che i nuovi modelli di rating comportano e le apprezzabili spese di gestione necessarie al mantenimento e aggiornamento dell’archivio informatico, devono trovare un naturale ammortamento e ristoro più che nei costi del servizio, nei benefici che una migliore allocazione del credito porterà nel tempo alle banche.

 

Un’emancipazione finanziaria del management imprenditoriale trova espressione in atteggiamenti e comportamenti meno dimessi e supini, in un più attivo confronto con la banca per l’attribuzione di un rating coerente con le propria situazione economico-finanziaria. Nella nuova situazione che gradualmente, ma non molto gradualmente, si determinerà, si renderà inevitabile ridurre il numero dei rapporti bancari e modificare sostanzialmente il modello relazionale. La selezione dell’operatore bancario, al quale partecipare le proprie vicissitudini, i propri piani di sviluppo, le proprie necessità, in un rapporto che si protragga nel tempo, rappresenterà una scelta determinante. Il grado di capitalizzazione della banca non è trascurabile, considerando che in una fase ciclica di depressione il rischio di insolvenza aumenta e parallelamente aumenta anche il capitale di vigilanza inducendo un ridimensionamento del credito: una banca sovra-capitalizzata preserva l’operatore economico da un’eccessiva restrizione del credito nelle fasi flettenti del ciclo economico. Inoltre le banche hanno una loro specificità,  espressa nelle loro strategia aziendale, nella loro presenza territoriale, nella loro struttura organizzativa, nei criteri di determinazione dei modelli di rating e nei margini di personalizzazione in questi inclusi: al di là degli slogan di facciata, non tutte sono idonee per tutti gli operatori economici. Ogni operatore deve individuare la propria banca, che sia in grado, nello spettro delle proprie esigenze, di offrire servizi tempestivi efficienti a condizioni economiche concorrenziali.

 

Un ruolo importante può essere svolto dalle Associazioni che nei vari aspetti aggregano gli operatori economici, nel fare sistema e favorire una crescita della cultura finanziaria, nell’accompagnare per tempo la predisposizione delle condizioni gestionali, di bilancio e di trasparenza necessarie, nel curare il dialogo e il confronto con l’operatore bancario. Asimmetrie informative e carenze culturali condurrebbero altrimenti l’imprenditore ad affidarsi – senza un vaglio professionale delle condizioni e con scarso potere negoziale – alle valutazioni della propria banca e la presenza di interessi configgenti condurrebbe a soluzioni di mediazione più prossime alle esigenze della banca stessa che a quelle dell’imprenditore: l’assistenza di un advisor indipendente può assicurare un più corretto equilibrio nel dialogo banca/impresa.

 

In sintesi, per finire, si può ragionevolmente affermare che l’adozione dei principi di Basilea II condurrà ad un utilizzo più razionale del risparmio ed ad una più efficiente allocazione del credito bancario; questo significherà migliori opportunità di crescita per l’imprenditoria più sana e pronta a cogliere il diverso rapporto che si verrà ad instaurare con la banca. Costituirà un forte richiamo alla revisione della politica aziendale per l’imprenditoria più disattenta sul fronte degli equilibri finanziari e più celata e retriva a criteri di trasparenza nella propria gestione e nel proprio sviluppo. Esigerà da tutti gli operatori economici una pronta acquisizione di una maggiore cultura finanziaria.

 

[1] Testo dell’intervento tenuto il 22/3/05 al Convegno ADERC: “Basilea II: Opportunità o Rischio?”

[2] Nell’accordo di Basilea si fornisce una chiara definizione del default, ricomprendendo sia le partite di credito in temporanea situazione di difficoltà, che presumibilmente potranno trovare soluzione seppur ritardata nel tempo (partite incagliate), sia le situazioni di vera e propria insolvenza acclarata (partite in sofferenza).

[3] In effetti i requisiti di Basilea sono determinati in funzione sia delle perdite attese che di quelle inattese, ma poi deducono le svalutazioni sui crediti per la determinazione del capitale di vigilanza: ciò è equivalente ad un requisito patrimoniale  posto a presidio delle sole perdite inattese.

Elenco completo degli articoli

 

Si iscriva alla Newsletter per ricevere gli approfondimenti

 

Raccolta di Giurisprudenza in Omaggio:

IL CONTENZIOSO SUL MUTUO BANCARIO

Clicca qui per richiedere la Raccolta in omaggio

 
 
 

© COPYRIGHT TIDONA

Tutti i contenuti sono protetti dal diritto d'autore. Ogni utilizzo non autorizzato sarà perseguito ai sensi di legge.

RIPRODUZIONE VIETATA

 

 

 

Vedi tutti gli articoli
NOTE OBBLIGATORIE per la citazione o riproduzione degli articoli e dei documenti pubblicati in Magistra Banca e Finanza
È consentito il solo link dal proprio sito alla pagina della rivista che contiene l'articolo di interesse.
È vietato che l'intero articolo, se non in sua parte (non superiore al decimo), sia copiato in altro sito;  anche in caso di pubblicazione di un estratto parziale è sempre obbligatoria l'indicazione della fonte e l'inserimento di un link diretto alla pagina della rivista che contiene l'articolo.
Per la citazione in Libri, Riviste, Tesi di laurea, e ogni diversa pubblicazione, online o cartacea, di articoli (o estratti di articoli) pubblicati in questa rivista è obbligatoria l'indicazione della fonte, nel modo che segue:
Autore, Titolo, in Magistra, Banca e Finanza - www.magistra.it - ISSN: 2039-7410, anno
Esempio: CASTIGLIONI M., La securitization in Italia, in Magistra Banca e Finanza - Tidona.com - ISSN: 2039-7410, 2010
Studio Legale Tidona | Diritto Bancario e Finanziario
 
In questo sito web utilizziamo cookies tecnici per migliorare la Sua navigazione. Continuando la navigazione acconsente al loro uso. Maggiori informazioni alla nostra cookie policy.

stampa questa pagina

© copyright 1998-2009 Studio Legale Tidona e Associati | Tidona.com |