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Novità in materia di delegazione di pagamento da parte dei dipendenti pubblici

Di  Francesco Dialti [1], Avvocato

22 Febbraio 2011

 

Con la circolare n. 1 del 17 gennaio 2011, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 28 gennaio scorso (la “Circolare”), il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha dettato una serie di istruzioni in relazione all’istituto della delegazione di pagamento da parte dei dipendenti pubblici.

 

Cosa si intende per delegazione di pagamento da parte dei dipendenti pubblici – Fonti normative

Per delegazione di pagamento da parte del dipendente si intende l’incarico conferito da un dipendente al proprio datore di lavoro affinché questi effettui pagamenti a favore di un istituto di credito o di una società di assicurazione, nel caso in cui il dipendente abbia sottoscritto un contratto di finanziamento o una polizza assicurativa.

La delegazione di pagamento è possibile sia nel caso di dipendenti pubblici, che nel caso di dipendenti privati; ai fini di questo articolo tratteremo, specificamente, della delegazione di pagamento dei dipendenti pubblici, su cui è intervenuta la Circolare.

La delegazione di pagamento trova il proprio fondamento giuridico negli articoli 1269 c.c.[2] e seguenti e nel D.P.R. 180/1950.

La delegazione di pagamento è, evidentemente, un istituto che rafforza la posizione del creditore, garantito nella regolarità dei pagamenti, ma offre vantaggi anche per il debitore, liberandolo dagli oneri amministrativi collegati al pagamento (di solito su base mensile) di rate di mutui.

Come correttamente sottolineato dalla Circolare, la delegazione di pagamento non va confusa con la cessione del quinto dello stipendio; piuttosto, la delegazione di pagamento permette al dipendente, che abbia già ceduto il quinto dello stipendio, di ricevere un ulteriore finanziamento.

In ogni caso, va da subito chiarito come il D.P.R. 180/1950 preveda, al fine di tutelare il lavoratore, dei limiti alla possibilità di cumulare cessione del quinto e delegazione di pagamento. In particolare, se è vero che la delegazione di pagamento può sommarsi alla cessione del quinto, tuttavia il cumulo dei due istituti non può oltrepassare il 40% dello stipendio netto del pubblico dipendente.

Diversa è, comunque, la disciplina dei due istituti: la maggior differenza risiede nel fatto che la cessione del quinto, a differenza della delegazione di pagamento, non deve essere accettata dalla pubblica amministrazione.

 

Delegazione di pagamento convenzionale e legale

Accanto alla delegazione di pagamento c.d. “convenzionale” (in quanto è rimesso alla discrezionalità dell’amministrazione interessata decidere se obbligarsi verso l’istituto di credito/la società assicuratrice o meno), l’articolo 58 del D.P.R. 180/1950 prevede la c.d. “delegazione legale”, intendendosi con tale termine che l’amministrazione ha, nei casi ivi individuati, un vero e proprio obbligo di legge di accettare la delegazione. Tale norma, in particolare, prevede che gli impiegati e salariati ed i pensionati delle pubbliche amministrazioni abbiano facoltà di rilasciare delega, fino alla metà dello stipendio o salario o della pensione, per il pagamento delle quote del prezzo o della pigione afferenti ad alloggi popolari od economici.

La natura, legale o convenzionale, della delegazione di pagamento ha una diretta incidenza sul regime delle spese: come è pacifico che, nel caso della delegazione legale, la pubblica amministrazione non abbia diritto a ricevere alcun rimborso, allo stesso modo è pacifico che, nel caso di delegazione convenzionale, la pubblica amministrazione coinvolta abbia diritto al rimborso dei costi amministrativi sostenuti in relazione alla delegazione di pagamento.

 

Il contenuto della Circolare

Fino ad oggi, la materia della delegazione di pagamento da parte dei dipendenti pubblici era regolata, oltre che dalla anzidette norme codicistiche, da una serie di circolari che, succedutesi nel tempo, avevano – come rilevato dalla stessa Circolare – creato una serie di problemi interpretativi, anche a causa di sovrapposizioni.

Lo scopo della Circolare è, pertanto, quello di fornire nuove, e più chiare, istruzioni applicative, abrogando la maggior parte delle precedenti circolari.

 

La Circolare individua, anzitutto, i presupposti per aversi delegazione di pagamento:

1)      esistenza di una rapporto di pubblico impiego;

2)      nel caso di assicurazione, il contratto deve essere finalizzato a (i) risarcire, in tutto o in parte, i danni cagionati da eventi  legati alla vita umana (assicurazione contro gli infortuni, assicurazione sulla vita) oppure (ii) a coprire i rischi professionali derivanti dall'attività' lavorativa svolta o (iii) a costituire una posizione previdenziale integrativa dell'assicurazione generale obbligatoria. Sono, quindi escluse, a titolo esemplificativo, le assicurazioni sulla responsabilità civile per gli autoveicoli, contro l'incendio o il furto, ecc.;

3)      nel caso del mutuo, la regola generale è quella per cui non rilevano i motivi per cui il mutuo viene contratto. Una rilevante eccezione è, peraltro, costituita dall’ipotesi in cui il delegante intenda oltrepassare, in caso di concorso con la cessione del quinto, la quota del 20% del proprio stipendio mensile. In tal caso infatti, al fine di tutelare il dipendente contro il rischio di un eccessivo indebitamento, l’amministrazione competente dovrà valutare attentamente le richieste pervenute, non accogliendo quelle fondate su motivi non ritenuti meritevoli di tutela (quali, ad esempio, le richieste di finanziamento per acquistare beni voluttuari o per vacanze o per partecipare a giochi).

 

Successivamente, la Circolare specifica, opportunamente, i requisiti necessari affinché una richiesta di delegazione di pagamento possa essere accolta:

1)      devono sussistere i requisiti soggettivi previsti dalla legge in capo alla società assicuratrice o all’istituto finanziatore. Per quanto concerne l’istituto finanziatore, in particolare, dovrà trattarsi, come previsto dall’art. 15 del D.P.R. 180/1950, di: a) istituti di credito o di previdenza costituiti tra impiegati e salariati delle pubbliche amministrazioni (casse mutue, casse sovvenzioni ed istituti similari); oppure di b) istituti e società esercenti il credito, nonché casse di risparmio e monti di credito su pegno;

2)      la richiesta di delegazione di pagamento non può avere ad oggetto un periodo inferiore ad un anno;

3)      nel caso di un finanziamento (salvo il caso di mutuo stipulato per pagare il prezzo dell’alloggio, ai sensi dell’art. 58, sopra citato, del D.P.R. 180/1950), la durata massima della delegazione non può superare i dieci anni;

4)      salvo il caso del concorso con la cessione del quinto dello stipendio, la quota oggetto di delegazione non può superare il 20% dello stipendio mensile, al netto delle ritenute di legge a titolo previdenziale e fiscale.

Il ricorso a tale strumento è, inoltre, subordinato all’esistenza di un’apposita convenzione tra l’istituto delegatario e l’amministrazione competente.

A tale proposito, la Circolare detta il contenuto minimo obbligatorio della convenzione (tra cui la facoltà di recesso ed il divieto di rinnovo tacito), allegando altresì due schemi di convenzione-tipo (uno per i contratti di finanziamento, l’altro in caso di polizze assicurative).

 

La Circolare detta altresì, minuziosamente, la procedura che dovrà essere seguita per l’ottenimento della delegazione di pagamento.

Come già accennato, la delegazione convenzionale, comportando oneri burocratici a carico dell’amministrazione delegata, origina un diritto in capo alla stessa amministrazione al rimborso dei costi amministrativi sostenuti.

Da questo punto di vista, la Circolare, oltre a rideterminare gli oneri amministrativi (più bassi nel caso di polizze assicurative data la minore attività richiesta, in tali ipotesi, alla pubblica amministrazione delegata) introduce un’importante novità. Mentre, fino ad oggi, il versamento degli oneri dovuti era effettuato dagli istituti delegatari a mezzo pagamento anticipato mediante bollettino di conto corrente postale (con successive operazioni di conguaglio), dal prossimo 1° luglio gli oneri amministrativi saranno, invece, oggetto di ritenuta diretta da parte dell’amministrazione interessata, che poi li verserà al pertinente capitolo di entrata del bilancio statale.


 

[1] Avv. Francesco Dialti, LL.M. (Finance)

Email: fdialti@wfw.com

[2] Delegazione di pagamento

[I]. Se il debitore per eseguire il pagamento ha delegato un terzo, questi può obbligarsi verso il creditore, salvo che il debitore l'abbia vietato.

[II]. Il terzo delegato per eseguire il pagamento non è tenuto ad accettare l'incarico, ancorché sia debitore del delegante. Sono salvi gli usi diversi.

La delegazione di pagamento consiste, quindi, nell’incarico che un soggetto (delegante) dà ad un altro (delegato) di pagare (c.d. delegatio solvendi) o di promettere di pagare (delegatio promittendi) un terzo creditore (delegatario).

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Autore, Titolo, in Magistra, Banca e Finanza - www.magistra.it - ISSN: 2039-7410, anno
Esempio: CASTIGLIONI M., La securitization in Italia, in Magistra Banca e Finanza - Tidona.com - ISSN: 2039-7410, 2010
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