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Linee guida di cui al disegno di legge recante la “Revisione delle disposizioni generali sulle società e la riforma delle società di persone”

Di Simona Siani, Avvocato

2 aprile 2001

 

1. Le principali novità introdotte dal disegno di legge di revisione delle disposizioni generali sulle società e di riforma delle società personali.

All’interno del processo di riforma del diritto societario, si è posta l’opera di riforma delle società di persone, estesa anche alle disposizioni generali sulle società, e che ha comportato una riscrittura delle norme comprese nei Capi I, II, III e IV del Titolo V del Libro V del codice civile. 
In questa opera di riforma, la Commissione di studio per la revisione sistematica del diritto commerciale ha potuto avvalersi dei lavori della Commissione Ministeriale presieduta dal Prof. Franco DI SABATO conclusi nel 1992 e della diretta, preziosa partecipazione dello stesso presidente di detta Commissione.
Le principali innovazioni che contrassegnano la bozza di progetto per completare la dotazione di strutture collettive idonee a valorizzare la gestione collettiva dell’impresa, esaltando le caratteristiche personali dei soci, sono descritte nella Relazione che accompagna il progetto.
Nella sede che ci occupa, si procederà ad una breve esposizione delle principali linee guida di cui al disegno di riforma delle società personali, con particolare considerazione di quelle disposizioni che presentano un contenuto innovativo di generale rilevanza rispetto a quello attuale.
- Come noto, l’esercizio in comune delle attività economiche è affidato all’utilizzazione di uno dei tipi di società regolati dal Titolo V del Libro V del codice civile, tutti riconducibili alla nozione unitaria di “società” dettata dall’attuale art.2247, il quale dispone che con il contratto di società due o più persone conferiscono beni o servizi per l’esercizio in comune di un’attività economica allo scopo di dividerne gli utili (cfr, per tutti, DI SABATO, Manuale delle società, Torino, 1999, 3). 
Il sistema vigente chiaramente collega lo schema della società alla figura dell’imprenditore (collettivo) e tale caratteristica emerge dalla stessa nozione generale di società sopra enunciata la quale, a sua volta, ne evoca un’altra, ossia lo scopo di lucro. Tale scopo, deve ritenersi concettualmente implicito nella nozione stessa di imprenditore di cui all’art.2082 codice civile imperniata sull’organizzazione economica dei fattori di produzione tendente al conseguimento di un’eccedenza in termini di valore al termine dell’attività o di cicli periodici di essa.
Ebbene, intervenendo sulla definizione del “contratto di società” si è sostituita la parola “persone” con la parola “parti”, e ciò per più di un motivo: si pensi, per tutti, alla previsione della partecipazione alla società di persone anche di persone giuridiche (cfr, art.2248 novellato dal disegno di legge recante “Revisione delle disposizioni generali sulle società e riforma delle società di persone” e art.2, lettera g) disegno di legge delega 7123/C).
Sempre avuto riguardo alla definizione della società, si sono recepiti quegli orientamenti intesi a collegare la struttura societaria, e l’utilizzo di questa, a scopi che non siano, necessariamente, di tipo lucrativo. In quest’ottica occorre riconoscere, infatti, che lo strumento societario viene utilizzato anche per scopi mutualistici e per scopi consortili: è sorta, dunque, l’esigenza di far uscire dalla enunciazione angusta dello scopo lucrativo la definizione di società per renderla comprensiva anche della possibilità di vantaggi patrimoniali per i soci, che non consistano soltanto nel lucro.
Di qui la previsione secondo cui con il contratto di società due o più parti conferiscono beni o servizi per l’esercizio in comune di un’attività economica allo scopo di dividerne gli utili o di attribuire ai soci altro vantaggio patrimoniale, laddove con la precisazione che lo scopo della società può consistere nell’attribuzione di “altro vantaggio patrimoniale” ai soci, si è inteso alludere non solo alla società senza scopo di lucro, ma anche alla società cooperativa e alla società con struttura consortile, che altro non è se non la cooperativa tra imprenditori.
Con la stessa norma si è, poi, voluto aggiungere un secondo comma, il quale dispone che nei casi previsti dalla legge la società può essere costituita con atto unilaterale. Modifica, quest’ultima, che ha condotto a novellare la stessa rubrica dell’art.2247 codice civile, che nel disegno di legge si intitola “Nozione”, dovendo essere evidentemente qui inteso il riferimento anche alla società che non nasce da contratto.
- Procedendo nell’esame delle singole norme, si osserva che all’art.2248 del codice civile si è ritenuto opportuno specificare che anche le persone fisiche coniugate possono partecipare a società di qualsiasi tipo, lasciando intendere che in tale caso si applicano agli atti amministrativi le regole dettate per il tipo societario prescelto. In particolare, la disciplina societaria rimane quella ordinaria, sia che la società sia costituita soltanto tra i coniugi, sia che ad essa partecipino, oltre ad uno o ad ambedue i coniugi, anche uno o più terzi, senza che a detta disciplina si possano sovrapporre le norme relative all’amministrazione dei beni rientranti nella comunione legale. 
Da segnalare, infine, per la sua rilevanza, la questione della partecipazione della società di capitali alla società di persone. Al riguardo, si rileva che l’art.2, lettera g) del disegno di legge delega 7123/C per la riforma del diritto societario, impone al legislatore delegato di rivedere il complesso fenomeno della partecipazione della società di capitali ad altri fenomeni associativi. In particolare, la norma citata dispone che la riforma del sistema delle società di capitali di cui ai capi V, VI, VII, VIII e IX del Titolo V del Libro V del codice civile e alla normativa connessa si ispira, tra gli altri, al seguente principio generale “g) disciplinare forme partecipative di società in differenti tipi associativi, tenendo conto delle esigenze di tutela dei soci, dei creditori sociali e dei terzi”.
Ebbene, la formula adottata nella delega consente al legislatore delegato di risolvere problemi – sui quali, è noto, si è creato un forte contrasto dottrinale e giurisprudenziale – attinenti, principalmente, alla possibilità delle società per azioni di partecipare a società di persone.
In particolare, per dirla con DI SABATO, il primo argomento addotto dalla giurisprudenza a sostegno della tesi secondo cui una società di capitali non potrebbe partecipare ad una società di persone, è stato quello fondato sull’affermazione che il contratto di società è caratterizzato dall’intuitus personae, ossia si caratterizza per il fatto che i soci si scelgono fra loro in virtù delle specifiche qualità personali di ciascuno di essi. 
Questo argomento sottintende che le società, persone giuridiche, non abbiano un loro intuitus personae. Ma si è osservato, anzitutto, che probabilmente non è vero che il contratto di società è un contratto caratterizzato da intuitus personae; in secondo luogo che non sarebbe questa una caratteristica essenziale ed inderogabile, per cui le parti potrebbero anche prescinderne nel costituire la società collettiva; infine, che non è vero che la società-persona giuridica è priva di un intuitus personae: anche per la persona giuridica sono individuabili, infatti, delle caratteristiche peculiari tali da rimanere costanti nel tempo e da consentirne una individuazione in relazione al suo abituale concreto modo di operare.
Altro argomento contrario all’ammissibilità di società di capitali socie di società di persone è stato quello fondato sull’inapplicabilità di talune norme che presuppongono la natura fisica del soggetto e che sono relative all’amministrazione della società e alla morte del socio; ma si è replicato osservando che, anche quando vi possano essere delle norme inapplicabili alle persone giuridiche socie, non si tratta di norme essenziali che rendono inammissibile la partecipazione della società di capitali alla società di persone.
Né, infine, si è sostenuto, può avere rilievo la caratteristica della responsabilità illimitata dei soci nelle società di persone, risultando evidente che, se socia è una società per azioni, risponderà questa con tutto il suo patrimonio (cfr, DI SABATO, op. cit., 38).
Certamente rilevante, dunque, il mutamento di indirizzo segnato dal disegno di legge delega 7123/C per la riforma del diritto societario sul dibattuto tema della partecipazione di società di capitali in società personali.
In tale contesto il legislatore delegato potrebbe anche affrontare il problema della presenza, e partecipazione, del modello società di capitali a forme organizzative non lucrative, confermando l’indirizzo, già presente, a rendere lo schema societario “modello” non necessariamente indirizzato a scopo di lucro.
- Norma di assoluta rilevanza è, poi, il novellato art.2249 codice civile ai sensi del quale nei rapporti relativi alla società devono essere osservate le regole della correttezza.
Con l’espressa enunciazione del dovere di correttezza riferito ai rapporti relativi alla società, si è inteso, evidentemente, superare gran parte dei problemi di patologia che il diritto societario porta alla luce e che vengono affrontati in modo insoddisfacente dalla giurisprudenza per la difficoltà, in tale materia, di fare sicuro riferimento alla regola della correttezza e di buona fede oggettiva.
Ci si riferisce, in particolare, alla figura dell’abuso (o eccesso) di potere della maggioranza – per lo più inteso come esercizio del potere di voto assembleare volto all’esclusiva finalità di recare pregiudizio ai soci di minoranza.
L’affermazione normativa della sottoposizione dei rapporti sociali al principio di correttezza e buona fede è stata introdotta soprattutto al fine di risolvere le difficoltà a sanzionare adeguatamente l’abuso del potere della maggioranza assembleare in danno degli azionisti di minoranza che rendono incerto il consolidarsi di un orientamento giurisprudenziale.
Al riguardo, infatti, si osserva che il sistema giuridico vigente non presenta indici così univoci e concludenti da consentire di pervenire, con sicurezza, per via interpretativa, all’individuazione di analoga clausola. Anche con riferimento alla fattispecie più tipica, di abuso della regola di maggioranza in danno della minoranza assembleare, gli orientamenti giurisprudenziali convergono, in gran parte, nel richiedere l’unica, intenzionale finalità fraudolenta della maggioranza (nel provocare la lesione dei diritti patrimoniali o di partecipazione dei soci di minoranza); ma nel ricercarne il fondamento, oscillano fra posizioni che lo collocano nella deviazione del contenuto della delibera dal perseguimento dell’interesse sociale (cfr, in argomento Cass.5 maggio 1995 n.4923) ad altre, che postulano la permanenza del principio di buona fede nell’esecuzione del contratto nel corso dell’intero svolgimento del rapporto sorto con il contratto associativo, anche con riguardo alle determinazioni volitive assembleari (cfr, in argomento, Cass. 26 ottobre 1995 n.1151).
Il fondamento giuridico di tale operazione esegetica resta privo della necessaria base testuale una volta che si riconosca l’origine non necessariamente contrattuale del rapporto di società (che già oggi, può, nei casi previsti, essere costituito con atto unilaterale ovvero, come per molti enti privatizzati, derivare direttamente dalla legge).
La formulazione di una clausola generale legislativa potrebbe, pertanto, utilmente assumere il significato di una presa d’atto idonea a conferire certezza.
L’esplicita previsione della sottoposizione degli atti sociali al canone di correttezza consente così l’aggancio della clausola generale come costituzione di un’obbligazione specifica, che ha il suo fondamento nella legge (cfr, artt.1173 e 1175 codice civile). Né potrebbe obiettarsi che i doveri ex art.1175 (che pure comprende il creditore fra i soggetti all’obbligazione di buona fede) sono accessori ad un rapporto obbligatorio che suppongono già esistente. La caratteristica descritta che, a maggior ragione può predicarsi con riferimento all’art.1337 e all’obbligazione di buona fede precontrattuale che vi viene affermata, riflette la varietà che può assumere la clausola generale riassunta nell’endiadi “correttezza e buona fede”.
Il riferimento ai “rapporti relativi alla società” non limita l’operatività della clausola all’esecuzione del contratto di società - come avverrebbe se ci si muovesse nell’orbita di cui all’art.1375 - ma ne sancisce e ne estende la portata anche a specifiche vicende che muovono da un “contatto sociale”, elevato a fonte di un rapporto obbligatorio. 
La violazione della regola di buona fede, inoltre, non ha attitudine a fungere soltanto come regola di comportamento (la cui violazione comporta una tutela meramente risarcitoria), ma anche come regola di validità, idonea a dare al soggetto danneggiato, con l’annullamento dell’atto compiuto in violazione di essa, tutela reale.
Il disegno di legge ribadisce, dunque, il principio di correttezza e di buona fede, non solo come regola di comportamento, bensì come regola di validità, ossia idonea a produrre tutela mediante l’annullamento dell’atto posto in essere in violazione di essa.
Ne consegue che la scelta di introdurre in modo espresso la clausola generale di correttezza potrebbe dare spazio interpretativo per passare da un controllo sull’esercizio del diritto di voto da parte di singoli soci (fondato sull’elemento soggettivo dell’intenzione fraudolenta), ad un controllo sulla oggettiva contrarietà a buona fede dell’atto, per il suo contenuto, destinato a valere come limite dell’imputabilità stessa della decisione di maggioranza alla volontà sociale.
E’ stato, infine, osservato che, nel diritto delle società, una generale prescrizione della regola di correttezza potrà proiettare effetti nella disciplina dei gruppi di società.
Al riguardo, si evidenzia come lo stesso d.lgs. 24 febbraio 1998 n.58, noto come Testo Unico della Finanza, assume, ai fini informativi e di controllo, la gestione di gruppo come un modello di gestione imprenditoriale, con la revisione dei bilanci, l’obbligo di notizia degli amministratori e la responsabilità del collegio sindacale e consente di rilevare come i principi di corretta amministrazione sul cui rispetto vigila il collegio sindacale si elevano, sia pure solo con riferimento alla disciplina delle quotate, a clausola generale che segna il passaggio dal controllo sulla gestione dell’impresa sociale all’impresa di gruppo (cfr., artt. 97, 114, 1 e 2 comma, 149, 165, 193 Testo Unico della Finanza) (cfr, Relazione generale provvisoria di cui al disegno di legge recante “Revisione delle disposizioni generali sulle società e riforma delle società di persone”).
- Nell’ambito delle disposizioni generali si è ritenuto necessario introdurre la norma secondo cui non può essere costituita una società al solo scopo del godimento di una o più cose (cfr, art.2250).
Ebbene, nel disegno di legge di riforma delle società personali si è inteso formulare una norma ancor più rigida rispetto a quella contenuta nell’attuale dettato normativo di cui all’art.2248 codice civile.    
La disposizione novellata - che evidentemente risponde alla logica produttivistica delle attività economiche - nello stabilire che non si può dedicare un patrimonio al solo scopo di godimento, tende ad arginare la sottrazione dei patrimoni alla garanzia generale dei creditori, non ritenendosi meritevole di tutela l’esigenza di riservare certi beni solo ai creditori che la gestione di detti beni determina.
- L’individuazione di un tipo societario esclusivamente destinato alle attività non commerciali, e cioè essenzialmente alle attività agricole, conduceva alla individuazione della struttura base del fenomeno societario in un tipo – la società semplice – scarsamente utilizzato nella pratica e non necessario per il raggiungimento delle finalità di tutela dell’impresa agricola, le quali non rientrano nell’ambito del presente provvedimento.
Si è, dunque, eliminata la società semplice e si è configurata, come struttura societaria elementare, la società in nome collettivo, che diviene, così, strumento utile per l’esercizio di ogni attività, sia essa commerciale o non commerciale.
L’eliminazione del tipo della società semplice non incide, tuttavia, sulla garanzia dell’imprenditore collettivo agricolo (o non commerciale in genere) di non essere coinvolto nell’applicazione degli statuti dell’imprenditore commerciale. Di qui la necessità, sopprimendo la società semplice, di aggiungere alle cause di scioglimento, la dichiarazione di fallimento per la società in nome collettivo, salvo che eserciti attività non commerciale. Riferendo la salvezza all’esercizio in concreto di attività non commerciale, si salva la non fallibilità della società che, qualunque forma e tipo abbia, esercita, di fatto, un’attività agricola (cfr, in questo senso, il novellato art.2290).
- Con particolare riguardo, poi, alle norme in tema di conferimenti – elementi essenziali comuni a tutti i tipi di società, nel senso che non può darsi società se non in quanto i soci predispongano gli strumenti per l’esercizio in comune dell’attività economica - ed allo scopo di dirimere i dubbi e le problematiche applicative relative al possibile silenzio dell’atto costitutivo circa i conferimenti dovuti e la determinazione della parte spettante al socio d’opera negli utili e nelle perdite, si sono introdotte apposite previsioni residuali che individuano nel denaro l’entità conferibile e nella media dei valori dei conferimenti degli altri soci la parte spettante al socio d’opera (cfr, il novellato art. 2253 ai sensi del quale il socio è obbligato a eseguire i conferimenti determinati nell’atto costitutivo e che salvo diversa disposizione dell’atto costitutivo i conferimenti devono farsi in denaro nonché cfr, art.2257, il quale, in merito alla disciplina sulla ripartizione degli utili e delle perdite, dispone che le parti spettanti ai soci negli utili e nelle perdite si presumono proporzionali al valore dei conferimenti. / Se questo non è determinato dall’atto costitutivo, esse si presumono uguali. / La parte spettante al socio che ha conferito la propria opera, se non è determinata dall’atto costitutivo, si presume uguale alla media dei valori dei conferimenti degli altri soci o, se la società si compone di due soci, al conferimento dell’altro socio. / Se l’atto costitutivo determina soltanto la parte di ciascun socio negli utili, nella stessa misura si presume che debba determinarsi la partecipazione alle perdite).
Questa stessa esigenza ha condotto a precisare il tipo di indicazioni relative ai conferimenti che deve contenere l’atto costitutivo. Resta, ad ogni modo, confermata la libera conferibilità di ogni entità utile al conseguimento dell’oggetto sociale.
Sempre avuto riguardo ai contrasti giurisprudenziali in tema di conferimenti, è stato ritenuto opportuno risolvere positivamente la problematica dell’individuazione del conferimento avente ad oggetto beni immobili, nel silenzio dell’atto costitutivo (cfr, in argomento, art.2267, secondo comma).
- Al fine di salvaguardare le caratteristiche fondamentali delle società di persone, si è introdotto il principio della indivisibilità della quota che, salvo diversa disposizione dell’atto costitutivo, è stabilito sia nel caso di trasferimento inter vivos sia in quello mortis causa, introducendo, per il caso di contitolarità, la figura del rappresentante comune (cfr, art.2268).
- Nel disegno di legge in esame, si è ritenuto, inoltre, di prendere posizione sul problema della distinta soggettività della società non con una norma particolare, bensì mediante previsioni introdotte nelle singole norme che regolamentano il riferimento di diritti ed obblighi alla società, come ad esempio, nel caso di scioglimento del rapporto sociale limitatamente ad un socio, laddove si è prescritto che la società è tenuta a procedere al pagamento. In particolare, il novellato art.2311, con riferimento alla liquidazione della quota del socio uscente, prescrive che il pagamento della quota spettante al socio deve essere fatto dalla società entro sei mesi dal giorno in cui si verifica lo scioglimento del rapporto.
Con espresso riferimento, poi, al divieto di concorrenza, l’art.2271, nel prescrivere che il socio non può, senza il consenso degli altri soci, assumere la qualità di socio illimitatamente responsabile in società concorrente né esercitare, per conto proprio o di terzi, un’attività concorrente dispone che in caso di inosservanza della prescrizione appena ricordata la società ha diritto al risarcimento del danno.
Ed infine, tra le altre, si segnala la disposizione di cui all’art.2306 ai sensi del quale salvo diversa disposizione dell’atto costitutivo, in caso di morte di uno dei soci, la società deve liquidare la quota agli eredi, a meno che i soci superstiti preferiscano sciogliere la società ovvero continuarla con gli eredi stessi e questi vi acconsentano. 
- Procedendo nell’esame delle singole norme, particolare rilevanza ha l’introduzione del riferimento alla spendita del nome della società, con l’imputazione alla società degli atti compiuti da coloro che hanno il potere di rappresentanza. In particolare, l’art.2282 dispone che la società acquista diritti ed assume obbligazioni per mezzo degli amministratori che ne hanno la rappresentanza e agiscono in suo nome; sta in giudizio nella persona dei medesimi.   
Ragioni di coerenza hanno, altresì, suggerito di esplicitare che la sentenza pronunciata nei confronti della società fa stato ed è efficace nei confronti dei singoli soci. Questi ultimi, infatti, rispondono illimitatamente delle obbligazioni sociali; in caso di fallimento della società, il fallimento si estende anche nei loro confronti. 
Si è, peraltro, ritenuto di stabilire espressamente che i singoli soci possono intervenire ed impugnare la sentenza resa nei confronti della società: il che significa che essi possono esercitare tali poteri sia quali amministratori, sostituendosi a colui o a coloro che hanno rappresentato la società, sia al fine di dedurre l’esclusione della propria responsabilità ovvero la mancanza di poteri rappresentativi in capo a chi si è costituito in giudizio per la società (cfr, art.2283). 
- Al fine di colmare la mancanza, per le società di persone, di una disciplina tipica relativa alla invalidità della società, si è ritenuto di introdurre una previsione specifica (cfr, art.2264) che regolamenti le conseguenze della dichiarazione di nullità o della pronuncia di annullamento della società. 
Al riguardo, è agevole osservare che la norma di cui all’art.2264 si conforma alla disciplina tipica relativa alla invalidità – e nella specie relativa alla nullità – dettata per le società di capitali all’art.2332 codice civile. 
- Inoltre, sempre in analogia a quanto prescritto per le società di capitali – ed in particolare per la società per azioni all’art.2393 codice civile - il disegno di legge di riforma delle società personali ha riservato alla deliberazione dei soci l’azione di responsabilità contro gli amministratori prevedendo, in particolare, che l’azione di responsabilità contro gli amministratori è promossa in seguito a deliberazione dei soci, anche se la società è in liquidazione, con la maggioranza determinata a norma dell’art.2272, secondo comma ossia con la maggioranza determinata secondo il valore dei rispettivi conferimenti o, in mancanza, secondo la parte attribuita a ciascun socio negli utili.
Il diverso problema dell’eventuale conflitto che può venirsi a determinare è stato risolto mediante il richiamo della disciplina del curatore speciale di cui all’art.78 cod.proc.civ., la cui nomina può essere richiesta dal singolo socio (cfr, art.2276).
- Ed ancora. Si è ritenuto di modificare la disciplina relativa al procedimento di esclusione facoltativa dei soci (cfr, art.2309), in modo da contenere i possibili pericoli di abusi che una spregiudicata applicazione della norma attuale (cfr, art.2287 codice civile) può determinare.
In tal senso devono leggersi, per un verso, la possibilità riservata al socio che si intende escludere, di conoscere preventivamente le motivazioni per le quali gli altri soci intendono procedere all’esclusione (l’esclusione è deliberata, previa contestazione scritta di una delle cause di esclusione), e d’altro canto, la sostituzione del meccanismo maggioritario per teste con quello per quote, con maggiore tutela degli interessi patrimoniali coinvolti (l’esclusione è deliberata … dalla maggioranza dei soci determinata a norma dell’art.2272, secondo comma, non computandosi la quota del socio da escludere).
Da ultimo, in riferimento alla sospensione delle deliberazioni di esclusione, è apparso opportuno esplicitare il rinvio alla disciplina del procedimento cautelare uniforme – già applicato dalla giurisprudenza alla specifica materia – prevedendo, in particolare, che entro trenta giorni dalla data della comunicazione della deliberazione di esclusione al socio escluso, quest’ultimo può fare opposizione davanti al tribunale e chiedere in via cautelare la sospensione dell’esecuzione. In tal modo si sono scongiurati i rischi della utilizzazione di una formula vaga e generica.
- Il rispetto di fondamentali esigenze di serietà imprenditoriale e di informazione dei terzi, alla luce dell’attuazione del registro delle imprese, ha condotto ad attribuire un ruolo ancor più rilevante all’adempimento degli oneri pubblicitari già previsti nell’attuale disciplina. Ciò anche alla luce dell’introduzione della possibilità di partecipazione di società di capitali in società di persone, consentendosi così l’accesso per i soci della società partecipante e per i terzi alle necessarie informazioni relative alla società partecipata.
Nella stessa logica si colloca un più acuito disfavore per le società non registrate, con la introduzione di più articolati oneri pubblicitari quale, tra gli altri, la previsione del deposito del bilancio di esercizio nel registro delle imprese. 
A questi oneri corrispondono, invero, notevoli benefici per le società che, invece, correttamente adempiono gli oneri pubblicitari prescritti. In particolare, nel disegno di legge in esame, si è proceduto ad arginare taluni orientamenti restrittivi in tema di applicazione alle società della disciplina dell’imprenditore cessato e dell’imprenditore defunto, definendo le modalità di applicazione di queste previsioni alle società personali, con peculiare collegamento alla iscrizione degli eventi determinanti la cessazione del rapporto. 
Si tengano presenti, tra le altre, le disposizioni di cui agli artt.2263, 2264, 2265, 2266, 2282, 2294 e 2312.
Il tema dell’informazione dei soci e dei terzi è stato particolarmente sentito con riferimento al bilancio e, in questo senso, si è così definito positivamente l’obbligo, per le società di persone, di redigere il bilancio di esercizio con richiamo alle norme dettate in tema di società per azioni: in particolare, la disposizione contenuta nel novellato art.2279 dispone che entro trenta giorni dall’approvazione una copia del bilancio deve essere depositata a cura degli amministratori presso l’ufficio del registro delle imprese; quanto all’approvazione, si è invece ritenuto di non formalizzare la stessa con una deliberazione dei soci e di prevedere, invece, l’adozione del silenzio-assenso, con possibilità di opposizione da parte di ciascun socio. In particolare, l’articolo sopra citato, al suo terzo comma, dispone che il bilancio si intende approvato se entro trenta giorni dalla comunicazione non pervenga alla società opposizione di alcuno dei soci. I soci decidono sull’opposizione a norma dell’art.2272, secondo comma. Ciò, evidentemente, consente di contemperare le esigenze di agilità gestionale della società personale con la necessità di consentire ai soci non amministratori di esperire gli opportuni controlli. 
- Con riferimento alle vicende successive alla cancellazione della società dal registro delle imprese, dopo la regolare liquidazione, ovvero alla iscrizione della cessazione del singolo rapporto sociale, si è ritenuto opportuno fissare un limite temporale alla fallibilità, a tutela dell’interesse generale alla certezza delle situazioni giuridiche. In tal modo, si è esplicitata in parte la norma già enunciata dalla Corte Costituzionale nella recente pronuncia interpretativa n. 66/1999 di rigetto sull’art.147 L.F., accogliendo l’esigenza più volte evidenziata dalla dottrina e dalla giurisprudenza di non lasciare indefinitivamente assoggettabile alla procedura concorsuale tanto la società quanto il singolo socio (cfr, art.2304, terzo comma). 
- Infine, relativamente alla disciplina della società in accomandita semplice (che resta sostanzialmente immutata), si sono rettificate talune espressioni poco lineari ed è stata introdotta la specificazione che i soci accomandanti partecipano all’approvazione del bilancio, per il rinvio operato dall’art.2320 all’art.2278 del codice civile (cfr, in argomento art.2320, terzo comma).

2. Conclusioni.
Per come emerge dalla relazione tecnico-normativa al disegno di legge recante la revisione delle disposizioni generali sulle società e la riforma delle società di persone, approvato dal Consiglio dei Ministri in data 7 febbraio 2001, l’intervento normativo - che novella i capi I, II, III, e IV del Titolo V del Libro V del codice civile e che abroga la rubrica del Capo II del Titolo V del Libro V del codice civile “società semplice” - si colloca nell’ambito della più vasta riforma che ha investito le società di capitali e le società cooperative secondo lo schema del disegno di legge delega approvato dal Consiglio dei Ministri il 26 maggio 2000 ed attualmente all’esame delle Commissioni Finanza e Giustizia della Camera dei Deputati (7123/C). In particolare, il disegno di legge delega 7123/C ha inteso portare avanti il disegno riformatore del diritto societario, delineando nuovi modelli per la società a responsabilità limitata e la società per azioni, in modo da predisporre una sovrastruttura giuridica regolatrice della forma societaria senza che la stessa possa essere di ostacolo alla esplicazione della capacità di impresa di produrre e di distribuire ricchezza.
In questa ottica, il provvedimento di rivisitazione della figura delle società personali completa il disegno riformatore, mediante una più moderna disciplina delle strutture collettive idonee a valorizzare la gestione collettiva dell’impresa e le caratteristiche personali dei soci.
Come più volte ripetuto, il quadro normativo, nel quale l’intervento si inserisce, è costituito dalla disciplina delle società in generale, e delle società di persone di cui ai capi I, II, III, e IV del Titolo V del Libro V del codice civile, restando fuori del provvedimento tutta la parte relativa alla nozione di imprenditore di cui ai capi I del Titolo II del Libro V del codice civile.
Ne discende che, obiettivo dell’intervento è quello di aggiornare la disciplina delle società di persone, tenendo conto delle finalità complessive perseguite dal disegno di riforma del diritto societario, nonché delle esigenze degli imprenditori collettivi - destinatari diretti del provvedimento - di avere strumenti normativi agili e maggiormente aderenti alla realtà economica delle piccole imprese. 
Ebbene, l’impatto atteso della disciplina contenuta nel provvedimento è quello di un miglioramento della funzionalità del sistema societario nel suo complesso, in modo da valorizzare l’imprenditorialità e di promuovere lo sviluppo delle imprese, rendendole maggiormente competitive sul piano nazionale ed internazionale, mediante l’introduzione di una maggiore funzionalità degli strumenti societari nonché con l’eliminazione degli adempimenti non necessari ed una conseguente riduzione dei costi delle strutture societarie.

 

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