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Il caso Enron. Microanalisi dell'"Enrongate": l'uso del circuito off-shore offerto dalle Cayman islands

Di Fabio Galletti

11 febbraio 2002

 
Il caso Enron presenta molti aspetti critici, di difficile decifrazione, alcuni forse verranno delucidati, altri rimarranno ignoti. Uno degli aspetti che maggiormente ha incuriosito, sul quale si sono addensati i maggiori interrogativi, ha riguardato l'utilizzo di società (quasi 800) ubicate in un paradiso fiscale quale quello delle Cayman Islands, attraverso il quale la Enron avrebbe ottenuto, secondo le analisi condotte dall'associazione Citizens, quasi un dimezzamento della tassazione sui profitti generati dal gruppo. C' è da chiedersi come questo sia stato possibile. Una delle interpretazioni che reputo plausabili è che i profitti vi siano stati, forse non come i valori del titolo quotato hanno voluto far credere, agevolati in questo caso dalla normativa fiscale sulle stock options, probabilmente anche in futuro ve ne sarebbero stati ma il problema è che poco o nulla è arrivato negli Usa, per ragioni fiscali, essendosi fermato nell ' arcipelago caraibico. Vi è da chidersi come e perchè questo sia stato possibile.
Una delle funzioni del circuito off shore è quella di costituire un vasto" corporate veil", uno" schermo societario" che inibisca l'imputazione degli utili generati dalle controllate alla controllante americana.
Nel nostro ordinamento è stata introdotta, recentemente, una normativa che impone la tassazione" per trasparenza" degli utili prodotti, cioè al termine dell ' esercizio o periodo di gestione in cui si sono formati e non quando vengano erogati, da società ubicate in paradisi fiscali. Tale strumento ha la funzione di evitare un fenomeno elusivo quale quello del differimento della tassazione degli utili prodotti all ' estero, cosa che contribuirebbe ad abbassare notevolmente il reddito del soggetto controllante residente, il quale si troverebbe a poter gestire liberamente quando, come e se, portare a tassazione i profitti generati al di fuori del territorio italiano. Ciò, infatti, sarebbe possibile convogliando tutti gli utili in una società" paradisiaca" che potrebbe fungere da" collettore ed erogatore", a seconda della convenienza fiscale.
In ordinamenti stranieri, sia dei Paesi UE che extra-UE, queste normative sono state introdotte negli anni o nei decenni passati.
Come spesso accade, furono gli Stati Uniti ad introdurre una legislazione, nota come Controlled Foreign Companies, già nel 1930, per poi modificarla nel '62, che consente di imputare a società
controllanti americane i profitti derivanti da società controllate estere cosidetti" passive", ossia dividendi, interessi, royalties, ed i cd." foreign base company income", cioè profitti derivanti da vendite, forniture di servizi, attività petrolifere.
Quindi, se la Enron ha costituito tante società controllate, i dividendi delle stesse sarebbero dovuti giungere negli Stati Uniti. Ciò non è avvenuto perchè si è frapposta una barriera costituita dalle innumerevoli società site alle Cayman Islands. Qui nasce un equivoco piuttosto diffuso nelle cronache giornalistiche economiche sulla funzione del paradiso fiscale. A tal proposito è bene sapere che, nonostante la lotta ai paradisi fiscali condotta dagli USA in sede OCSE, rimangono l ' unico ordinamento dei Paesi sviluppati a non avere adottato una"black list" sui paesi che offrono regimi a fiscalità zero per gli investimenti dei non residenti. Questo per quali ragioni ? Per il fatto che, per la loro legislazione sui profitti delle controllate, non interessa dove essi siano originati ma a quale categoria appartengono.Quindi, ai fini dell ' analisi, i dividendi o gli interessi pagati a società controllanti americani da controllate estere andrebbero comunque tassati al termine dell ' esercizio in cui sono prodotti, indipendentemente dal luogo in cui essi sono prodotti. E allora, l ' uso di un paradiso fiscale non è rilevante, in primis, per i vantaggi fiscali che produce, bensì per l ' anonimato bancario e commerciale che esso offre e che è stato usato o abusato nell'elaborazione delle strategie di
concentrazione dei profitti dai vertici Enron.
Ciò è necessario a comprendere l ' analisi del caso Enron ma non ancora sufficiente.
Se la Enron avesse costituito direttamente le controllate straniere, in Paesi anche fiscalmente trasparenti, quali quelli in cui effettivamente si trovano alcune controllate, non avrebbe potuto ottenere i benefici, poichè, risalendo sarebbero stati imputati direttamente alla multinazionale americana. Quindi occorreva inserire un soggetto interposto, possibilmente ubicato in un ordinamento fiscalmente" non collaborativo".
Ciò peraltro non sarebbe stato conveniente dal momento che la concentrazione di operazioni su unico soggetto avrebbe destato sospetti e poi perchè l ' Amministrazione finanziaria, molto probabilmente conosceva l ' esistenza di una o più di queste società ( certamente non dell ' esistenza di quasi 800 ) . Quindi avrebbe agevolmente rilevato l ' evasione di imposta originata dalla Enron.
Ecco, e veniamo al momento rilevante, perchè è necessario costituire più società in modo da avere un circuito, che faccia però capo ad una sola società ( x).
Se la controllata straniera( z ) genera dei profitti, anzichè imputarli alla controllante( x ) ubicata nel paradiso fiscale pagando un dividendo, li faccio giungere alla medesima attravaerso un prestito, fatto ad una controllata(y) che si trovi nello stesso paradiso fiscale, la quale li renderà sotto forma di dividendi o interessi a ( x), direttamente od indirettamente, nel caso si frappongano uleriori soggetti nel paradiso fiscale.
Torniamo all ' argomento dell ' analisi: perchè un paradiso fiscale? Perchè non si conoscono il numero e la tipogia delle transazioni interne, ma anche perchè non si impone di consolidare le controllate straniere.
Addirittura qualora lo schema della triangolazione venisse attuato anche usando un ' ordinamento, fiscalmente ordinario, in cui costituire le due ( o più controllate ),che non imponesse di consolidare le controllate straniere appartenenti a società residenti, la controllante americana avrebbe potuto egualmente non ricevere alcun profitto. Ciò deriva da un" bug" noto dal '98, al quale l ' Amministrazione finanziaria ha detto di porre rimedio considerando il prestito, per tornare all ' esempio fatto, come un pagamento di dividendi fatto direttamente da (z) a (x), con l ' interposizione reale di ( y ), in attesa di una riforma legislativa della normativa sulla tassazione dei redditi delle controllate estere.
Infatti, sulla base del sec. 954 ( c ) (3) del Subpart F ( cioà la parte del codice tributario federale che disciplina la tassazione delle controllate estere ), non rientrerebbero nel reddito della controllata straniera i dividendi, gli interessi, che fossero erogati da controllate dalla medesima ubicate nello stesso ordinamento, ossia derivanti da transazioni infragruppo.
Quindi, per assurdo, fino ad oggi, le scelte fiscali, anche se conosciute non avrebbero costituito alcun illecito fiscale, dal momento che ciò era legittimato da una lacuna legislativa interna.
Nonostante gli sforzi dell ' Amministrazione finanziaria statunitense per scongiurare sacche di elusione fiscale internazionale, finchè permane un ' assenza di scambio di informazioni, quando siano richieste e sussistano fondate ragioni per temere l ' occultamento di fattispecie elusive od evasive, sarà comunque difficile contrastare fenomeni di risparmio fiscale illegittimi.
E si tratta anche dello sforzo maggiore che si può richiedere ad un ordinamento paradisiaco. Per comprenderlo è sufficiente immaginare lo schema microeconomico del" dilemma del prigioniero" che deve fare la mossa sapendo che se collaborerà finirà per avvantaggiare il soggetto non collaborativo, che potrà beneficiare di una deviazione dei flussi di investimento in fuga dall ' ordinamento divenuto" trasparente" e pertanto, se non adeguatamente incentivato o severamente punito ( anche se non penso sia la soluzione ottimale in questi frangenti ), non sarà indotto a collaborare.
Infine una precisazione. Molto spesso nelle cronache si è letto di come sia stato possibile escludere dall ' area del consolidamento le controllate della Enron. Non mi pronuncio sull ' aspetto contabile, ma fiscalmente, se non erro fatta eccezione per le ramificazioni nei Paesi confinanti quali il Messico ed il Canada, non è possibile consolidare nell ' ambito del gruppo i risultati positivi o negativi delle controllate estere, intese invece come strutture societarie autonome distinte.

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Esempio: CASTIGLIONI M., La securitization in Italia, in Magistra Banca e Finanza - Tidona.com - ISSN: 2039-7410, 2010
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