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Basilea 2

Di Marco Solferini

28 febbraio 2005

 
Un ringraziamento speciale alla Professoressa Avvocato Elena Paolini, presso il cui studio svolgo l’attività di praticantato e al Professor Renzo Costi per essere stato il mio relatore durante la tesi di laurea in Diritto dei Mercati Finanziari con titolo: L’attività di collocamento dei prodotti finanziari.
 

Premessa
 
Il credito verso le banche rappresenta, ad oggi, la fonte primaria di sopravvivenza per le piccole e medie imprese che a loro volta testimoniano il tessuto socio culturale economico di un paese, l’Italia, in cui le riforme strutturali denotano un sopravanzare del c.d. gap differenziale rispetto agli altri principali partecipanti all’U.E., anziché un più accentuato contenimento dello stesso.

La competitività che passa attraverso la liquidità dell’impresa, uno dei temi caldi della finanza degli anni 90 si ripropone oggi attraverso una nuova interpretazione del soggetto più qualificato a trattare e conoscere, da vicino, la realtà imprenditoriale: la banca.


Indice

Il presente lavoro si compone di dieci parti:

Prima parte: Nascita di Basilea 2

Seconda parte: Il primo accordo, Basilea 1. Critiche e valutazioni.

Terza parte: La revisione al sistema di Basilea

Quarta parte: Le novità introdotte da Basilea 2

Quinta parte: Il progetto imprenditoriale ed il finanziamento.

Sesta parte: La stabilità e l’efficienza del nuovo parametro.

Settima parte: Il monitoraggio e le informazioni da fornire alla Banca.

Ottava parte: Il ruolo dei Confidi e i finanziamenti agevolativi alle imprese.

Nona parte: I rilievi successivi per la verifica dello stato di vita del finanziamento.

Conclusioni e valutazioni sulle criticità successive.



Prima parte: Nascita di Basilea 2.

Il comitato di Basilea per la vigilanza è un organismo che si riunisce periodicamente presso la Banca dei regolamenti Internazionali con sede, appunto, in Basilea. Non ha potere legislativo e/o normativo, ma formula proposte e linee guida, con specifico riferimento ad un obiettivo di fondamentale importanza per l’economia mondiale: assicurare la stabilità del sistema nel suo complesso.

Per meglio comprendere le funzioni di codesto benemerito comitato è bene sottolineare l’aggettivo mondiale in riferimento ad esso. Trattasi infatti di un sistema che è chiamato a ponderare una soluzione che sia macroeconomica e nel contempo veicoli sui contraenti più piccoli le reali applicazioni della stessa. In questo momento forse solo il Fondo Monetario e la Banca Mondiale possono essere un espressione della globalizzazione dei mercati tanto quanto lo è Basilea.

Il comitato fu istituito nel 1974 dalle banche centrali dei paesi aderenti al G10, a seguito del fallimento della banca tedesca Bankhaus Herstatt, con lo scopo di intervenire per supportare il buon funzionamento e la stabilità del sistema finanziario globale. Il fallimento della banca tedesca infatti rappresentò un segnale di tale portata nella sua massa critica che stimolò immediatamente la regolamentazione aggiunta di alcuni determinati settori. Lo scenario odierno non è dissimile da quello passato, giacché gli scandali finanziari statunitensi, italiani e argentini, che spesso vengono citati da fonti poco accreditate senza il dovuto rispetto che invece sarebbe necessario porre su eventi di così macroscopica portata, rappresentano un momento di estrema gravità per l’economia mondiale. Interrogativi insoluti che necessitano di una risposta in grado di interagire con il sistema per i prossimi 10 anni.

L’iterazione è la chiave per comprendere l’attività svolta da Basilea che è più di natura sociologica che finanziaria malgrado l’applicazione di alcuni coefficienti che, come vedremo, vanno ad impattare direttamente sulle logiche di bilancio. L’iterazione di un sistema che non può fagocitare se stesso per aprire a nuovi canali di sbocco delle proprie necessità, senza colmare i pregiudizi che lo hanno alimentato.

Basilea 2 è più di un semplice trattato: è una risposta.

Come poch’anzi riportato Basilea non ha potere normativo, ma di fatto il Consiglio Europeo emana la direttiva per il recepimento dell’accordo nei singoli sistemi normativi dei paesi dell’U.E.


Seconda parte: Il primo accordo, Basilea 1. Critiche e valutazioni.

La normativa sull’adeguatezza patrimoniale delle banche, introdotta dall’accordo di Basilea altrimenti definito dei requisiti patrimoniali, si fonda sui seguenti, semplici, principi base:

• Ogni attività posta in essere dall’impresa bancaria comporta l’assunzione di un certo grado di rischio (distinto fra rischio di credito e rischio di mercato).
• Il rischio dev’essere qualificato e supportato da capitale (adeguato per l’appunto).

Nel sistema italiano tale qualificazione è direttamente riferibile, nel gergo adottato dalla Banca d’Italia, al capitale di vigilanza, secondo le regole emanate dalla stessa. L’impianto così previsto da Basilea definisce il ruolo del capitale nella sua funzione fondamentale di copertura dei rischi assunti, come pure di vincolo all’attività di espansione dell’attività bancaria.

I dati desunti al 30 dicembre 2002 sono chiarificatori della situazione inerente al rischio di credito: patrimonio disponibile pari a 134,5 miliardi di euro. Patrimonio assorbito o allocato a fronte dei rischi pari a 99,20 miliardi di euro dei quali: rischio di credito 91,9 miliardi, e rischio di mercato 7,3 miliardi.

In termini percentualistici, rispetto al patrimonio complessivo assorbito dai rischi, il 92,60% è assorbito dai rischi di credito e il 7,40% è assorbito dai rischi di mercato.

Basilea 1 interviene con il concetto dell’attivo ponderato, ottenuto moltiplicando il “valore dell’attività” (prestito erogato dalla banca) per un coefficiente fissato dalla norma (pari al 100%) definito “coefficiente di ponderazione”. Il risultato di questa semplice operazione è definito “attivo ponderato per il rischio di credito”, che si deve quindi moltiplicare per l’8% (valore di ragionevole approssimazione al rischio, anch’esso stabilito dalla norma).

L’esito porta ad una somma che indica il “valore del rischio”: pari al capitale che la banca dovrà detenere sul prestito erogato.

Il meccanismo così delineato si presta ad alcune storiche critiche:

• Le misure del rischio sono statiche.
• Il rischio viene considerato insensibile alla vita del prestito.
• Non vengono considerati altri fattori che invece influiscono sull’attività bancaria per tipologia di rischio.

Critiche queste, in particolare quella evidenziatasi per ultima che traggono la propria ragion d’essere esclusivamente da un ragionamento di tipo economico, tralasciando il dettato del legislatore italiano che, come vedremo nel proseguo, qualifica l’istituto bancario attraverso l’attività creditizia svolta dall’ente.


Terza parte: La revisione al sistema di Basilea.

Nel 1996 il comitato modificò i contenuti dell’accordo per ivi considerarvi anche il rischio di mercato e facendolo introdusse delle metodologie c.d. sofisticate, le quali si rivelarono più precise rispetto a quelle standard, predisposte dall’autorità di vigilanza.

La revisione vera e propria comincia sul finire degli anni 90.

Scopo di questa:

• Evitare la discesa del requisito patrimoniale sotto i livelli correnti
• Favorire la parità concorrenziale.
• Incentivare sistemi più accurati sulla misurazione del rischio.

A ben guardare dagli scopi palesati con Basilea 2 non può che dedursi come lo stesso sia una sostanziale risposta alle criticità rilevate in precedenza.
Il nuovo accordo si propone di realizzare:

• Stabilità e solidità del sistema finanziario
• Parità concorrenziale
• Sensibilità al rischio
• Incentivazioni per le misurazioni sofisticate di rischio
• Estensione a livello internazionale

Ciascuna di queste fattispecie ha una sua apposita estensione a livello normativo giacché il legislatore italiano, sensibile ed oculato proprio ai rischi che le società bancarie potrebbero soffrire, da tempo ha disposto un regime di vigilanza particolarmente articolato e penetrante. Si rammenti che le banche ragionano in termini di efficienza, laddove il legislatore ha inteso muoversi in ragione di adeguatezza. Tuttavia le due situazioni non necessariamente debbono essere considerate configgenti o non del tutto complementari fra loro.


Quarta parte: Le novità introdotte da Basilea 2.

In sostanza pur restando invariato il coefficiente minimo pari all’8% muta sensibilmente ciò che definisce il “coefficiente di ponderazione” in base al quale calcolare “l’attivo ponderato”.

Il “rischio operativo” è il rischio di perdite dirette o indirette risultanti dall’inadeguatezza o dalla disfunzione di procedure, risorse umane e sistemi interni, oppure di origine esterna; costituisce una novità perché descrive avvenimenti noti, ma in precedenza non rilevati ai fini dell’adeguatezza patrimoniale.

In Basilea 1 tutte le esposizioni nei confronti dei privati erano ponderate al 100% (con l’eccezione dei mutui ipotecari su immobili residenziali pesati al 50%), le esposizioni verso le banche erano pesate al 20% ed il rischio Stato era valutato allo 0%. Secondo le regole di Basilea 2 le stesse tipologie di esposizioni avranno ponderazioni molto differenziate e articolate in funzione dei giudizi di merito

La ratio legis dell’ampia deroga concessa dalla Commissione Europea agli accordi di Basilea 2 ha portato anzitutto a uno stravolgimento rispetto al disegno iniziale, il quale prevedeva che fossero solo le grandi banche internazionali a dover applicare l’accordo di Basilea 2 per il quale, fra l’altro, onde garantire un adeguato coordinamento nel merito dell’applicazione e anche del realizzo, l’effettiva applicazione sarebbe stata successiva solo ad una capillare condivisione dei contenuti dell’accordo e per questo motivo fu chiesto al Fondo Monetario Internazionale e alla Banca Mondiale di creare un apparato in grado di elaborare un programma di assistenza ai paesi aderenti al G10, per coordinare il recepimento di Basilea 2.

Parto di codesto intendimento fu “The Accord Implementation Group” per formalizzare e gestire uno scambio di informazioni fra i paesi aderenti che fosse omogeneo e qualitativamente utile.

E’ bene sottolineare che spesso, in passato, alla disponibilità sia di interi paesi, sia di grandi gruppi bancari ha fatto seguito una prassi deplorevole orientata al depistaggio informativo con invio di un materiale in eccesso o lacunoso, per evitare fuoriuscite di informazioni considerate troppo sensibili per poter essere trattare in un ottica di reale trasparenza. Di fatto sarebbe come domandare il codice sorgente dei sistemi operativi alle principali società high tech che li producono e difficilmente alcuna di asse farebbe il primo passo senza ottenere la garanzia che la seconda o l’ultima fra loro, si troveranno nella sua medesima situazione post collaborazione.

Va anche sottolineato come le istruzioni di vigilanza e ancor più i recenti orientamenti nel merito della privacy potrebbero fungere d’ostacolo al rilievo di una partecipazione rilevante di un impresa industriale in una o più banche con le quale abbia un esposizione creditizia. Non è questa la sede per operare un simile travaglio di considerazioni, ma è bene ritornare al fatto che dal disegno iniziale, la Commissione Europea ha spostato la proposta facendo sì che la stessa si indirizzasse a tutto il sistema bancario.
Gli Stati Uniti hanno dichiarato più volte che applicheranno Basilea 2 solo ai grandi gruppi, la Cina e l’India hanno invece affermato che non lo applicheranno e che quindi non aderiranno all’Accordo.

La comprensione fisiologica ed antropologicamente corretta dell’ultimo quindicennio di (ri)strutturazione del mercato creditizio italiano ci ha portato difatti a vedere consolidata una tendenza storica di eminente dottrina che nel Bigiavi, Buonocore, Cottino, Crespi hanno individuato un legame intrinseco fra la raccolta del risparmio presso il pubblico e la controprestazione creditizia, in forza del cui legame se l’una non è seguente o precedente all’altra, se ciò non sussistono entrambe, non potrebbe giammai parlarsi di credito stante il dettato dell’art. 10, 1° comma del D.lgs 385/1993: “la raccolta di risparmio tra il pubblico e l’esercizio del credito costituiscono l’attività bancaria. Ecco allora che la decifrazione dell’art. 10 ci porta ad accogliere l’assunto che “la raccolta del risparmio fra il pubblico dev’essere congiunta ad un attività di esercizio del credito”. Termine questo che, a norma sempre dell’art. 10, comma 2° rileva “l’esercizio dell’attività bancaria è riservato alle banche”, un attività che le norme europee identificano prima con la direttiva 780/1977, poi con la direttiva 646/89 con le attività di mutuo riconoscimento e cioè, a norma del T.U.B. all’art. 1, comma 2, lett. f): “«attività ammesse al mutuo riconoscimento»: le attività di:
1) raccolta di depositi o di altri fondi con obbligo di restituzione;
2) operazioni di prestito (compreso in particolare il credito al consumo, il credito con garanzia ipotecaria, il factoring, le cessioni di credito pro soluto e pro solvendo, il credito commerciale incluso il «forfaiting»);
3) leasing finanziario;
4) servizi di pagamento;
5) emissione e gestione di mezzi di pagamento (carte di credito, «travellers cheques», lettere di credito);
6) rilascio di garanzie e di impegni di firma;
7) operazioni per proprio conto o per conto della clientela in:
- strumenti di mercato monetario (assegni, cambiali, certificati di deposito, ecc.);
- cambi;
- strumenti finanziari a termine e opzioni;
- contratti su tassi di cambio e tassi d'interesse;
- valori mobiliari;
8) partecipazione alle emissioni di titoli e prestazioni di servizi connessi;
9) consulenza alle imprese in materia di struttura finanziaria, di strategia industriale e di questioni connesse, nonché consulenza e servizi nel campo delle concentrazioni e del rilievo di imprese;
10) servizi di intermediazione finanziaria del tipo «money broking»;
11) gestione o consulenza nella gestione di patrimoni;
12) custodia e amministrazione di valori mobiliari;
13) servizi di informazione commerciale;
14) locazione di cassette di sicurezza;
15) altre attività che, in virtù delle misure di adattamento assunte dalle autorità comunitarie, sono aggiunte all'elenco allegato alla seconda direttiva in materia creditizia del Consiglio delle Comunità europee n. 89/646/CEE del 15 dicembre 1989;

Il testo unico bancario non definisce il termine banca, ma opta per la identificazione dell’attività creditizia così facendo crea un raccordo con la precedente impostazione del D.P.R: 350/1985, la precedente dottrina e il futuro progressista dell’attività creditizia, che determina il significato di Banca, in ragione del mutuo riconoscimento operato dall’U.E. Se così non fosse dovremmo disconoscere molte della attività bancarie in essere, fra le quali i crediti orientati a operazioni di L.B.O. o le operazioni di Securitisation. Tutto ciò fa parte di un attività bancaria che rientra nella definizione di credito. Orbene tracciata una linea evolutiva, risulterebbe molto difficile se, nel mercato degli scambi creditizi fra intere aree geografiche si verificasse una sperequazione nell’applicazione dei parametri di Basilea 2. Una loro corretta definizione che trovi applicazioni all’interno del nostro sistema Italia, dovrà certamente conciliarsi con la terminologia di uso giuridico di “attività bancaria” e nel contempo soggiacere al principio del mutuo riconoscimento.


 
Quinta parte: Il progetto imprenditoriale ed il finanziamento

L’analisi del progetto imprenditoriale svolge un ruolo basilare, evidenziato con sistematicità in tutte le valutazioni attuariali, storiche e progressiste che compongono il nuovo parametro di Basilea 2. Di fatto il progetto è fondamentale per una corretta qualificazione non soltanto dell’attività in essere nella fase di concessione del finanziamento, ma anche in quella successiva, orientata all’evoluzione del progetto stesso.

Si addiviene pertanto ad un rapporto di monitoraggio/controllo che la banca ha la necessità di svolgere, onde conoscere dettagliatamente l’intima progressione dell’iniziativa imprenditoriale. Di fatto non è questa la sede appropriata per valutare se l’ingerenza bancaria possa o meno influire nella libera determinazione della scelta imprenditoriale, ingenerando una sorta di sudditanza a cadenza fisse, dovuta alla mano invisibile che elogia con il suo benestare e se del caso plagia l’attività stessa, nel momento in cui gli è concesso di “tutelare il proprio investimento”. La banca si globalizza attraverso Basilea 2 e come tale espande la propria area di influenza pur mantenendo saldo il suo ruolo di epicentro da cui promana l’attività valutativa. La banca come il luogo in cui nasce e termina l’avventura imprenditoriale legata al finanziamento.

La struttura del quale necessità quindi di essere prima di tutto compresa.

La necessità subordinata alla produzione è di per sé obsoleta perché unitaria rispetto a un sistema che la vuole ardentemente collocare in un puzzle di circostanze ed eventi, molti dei quali a carattere temporaneo che possono influire sulla vita nel breve, come nel medio/lungo periodo del finanziamento stesso.

Il finanziamento diviene esso stesso iniziativa imprenditoriale e come tale dev’essere argomentata.

Tutto nasce dalla domanda e la stessa non può che essere oggetto di analisi. Tanto meno qualificata ella sarà, tanto minori saranno le aspettative che la stessa incontri il favor della bancability. Di fatto la chiave per una corretta applicazione di Basilea 2, da parte delle imprese, non è interpretare le volontà bancarie e quindi confezionare un prodotto “ad hoc” che incontri il giusto plauso in filiale, bensì conoscere della propria impresa un nuovo aspetto, un tipo di imprenditorialità che si è affermato nelle aule delle facoltà di economia, nelle scuole di Master e che ha elaborato indici, parametri, qualifiche, comparazioni che la maggior parte dell’imprenditoria “sul campo” avverte, ma non conosce dal punto di vista essenziale. Per produrre un buon vino, di qualità e competitivo sul mercato, rimane fondamentale il giudizio del palato, ma è altresì necessaria la matematica finanziaria per una corretta valutazione di quelle che dovranno essere le scelte tattiche, strategiche e operative da compiere, affinché questo buon vino possa essere prodotto, confezionato, distribuito e conosciuto.

La domanda si presenta con un piano economico – finanziario in quanto le previsioni in esso contenute hanno riflessi immediati e diretti:

• Sulla redditività del progetto.
• Sulla bancabilità dell’investimento.
• Sui livelli di rischio commerciale, operativo e finanziario che caratterizzano l’intervento.
• Sull’eventuale ripartizione fra amministrazione e privato dei rischi che caratterizzano l’intervento.

Essendo in presenza di una forma di investimento finanziario privata è necessario operare una preventiva valutazione dei flussi di cassa che tale investimento sarà in grado di produrre ed in particolare, considerando elementi aggiuntivi quali:

• Il valore finanziario del tempo.
• La rischiosità del progetto.
• La struttura finanziaria definita per la copertura delle spese d’investimento.

E’ indubbio che fra i numerosi approcci oggi esistenti per la valutazione del capitale investito uno dei più diffusi è il “costo medio ponderato del capitale” (WACC). Il tasso di sconto determinato, ha la funzione di indicare il costo del capitale nelle sue diverse componenti (in particolare di debito e di rischio) tenendo conto anche di:

• Benefici fiscali derivanti dalla deducibilità degli oneri finanziari sull’indebitamento.
• Livello di rischio che viene associato al progetto d’investimento rispetto al rischio che caratterizza gli investimenti alternativi nel settore specifico.

Per fare ciò è altresì necessario parametrare l’ipotesi in discussione alle differenti strutture dei soggetti industriali operanti nel settore di riferimento, relativo allo specifico progetto d’appartenenza, in particolare avuto riguardo a:

• Tasso di rendimento del capitale di rischio.
• Tasso di rendimento sull’indebitamento.
• Aliquota fiscale per il calcolo del beneficio fiscale derivante dalla deducibilità, ai fini delle imposte dirette, degli oneri finanziari (lo scudo fiscale).

Al fine di evitare le difficoltà connesse alla determinazione di una stima puntuale della remunerazione del capitale investito è possibile fare riferimento ad un “range di oscillazione” per lo stesso parametro. Quest’ultimo deve essere definito in riferimento alle differenti strutture finanziarie preventivamente adottate nel settore di riferimento. La stima del costo del capitale di rischio, viene usualmente effettuata mediante l’applicazione del metodo che si basa sulla teoria di “equilibrio del mercato dei capitali” (capital assett pricing model – CAPM) in base al quale il costo del capitale di rischio è pari al tasso di rendimento di un attività finanziaria priva di rischio, maggiorato di un premio al rischio determinato in base all’applicazione di un coefficiente, alla differenza fra il tasso privo di rischio ed il rendimento atteso dal mercato azionario.



Sesta Parte: La stabilità e l’efficienza del nuovo parametro

Basilea 2 conferma la ratio legis orientata alla stabilità ed efficienza del mercato, ma pone in particolare l’attenzione, sull’aspetto valutativo sotteso proprio alla definizione di efficienza. Il legislatore pur demandando i termini alla Banca d’Italia, intervenuta innumerevoli volte con le istruzioni di vigilanza e successive determinazioni, giammai ha inteso discostarsi dall’interpretazione autentica che del termine efficienza può essere data solo attraverso il dettato costituzionale della libera iniziativa economica. Se il parametro di efficienza seguito in Basilea 2 dovesse dimostrarsi non più l’efficienza come intesa dalla carta costituzionale bensì come il modello assunto a realtà di fatto, da parte delle banche, allora non ci sarebbe più la stabilità, ma una parvenza della stessa, veicolata da un Grande Fratello consenziente o dissenziente che, pur non mostrandosi, siede nella cabina di regia del mercato bancario di tutti i paesi dell’U.E. La stabilità consta infatti di una componente di tutela del consumatore, sia di colui che è imprenditore come pure di colui che non lo è, ma sopratutto di tutti coloro che possono essere o divenire, l’uno come l’altro.

Stabilità quindi che non potrà non tradursi, per essere costituzionalmente legittima, in un parametro valutativo corretto ed univoco circa l’efficienza.


Settima parte: Il monitoraggio e le informazioni da fornire alla Banca

La forma di monitoraggio richiesto dalla banca per garantire la bancability dell’investimento e quindi ponderare da vicino e con dati oggettivamente apprezzabili, lo stato di salute del finanziamento erogato si sostanzia nella predisposizione di un piano economico e finanziario a scadenze prefissate da sottoporre alla Banca. E’ consigliabile, anticipatamente. L’imprenditore infatti può certamente instaurare una centrale del rischio e dotarla delle necessità che le competono, in modo tale da presentare una trimestrale alla propria filiale nella quale esplicita i contenuti dell’andamento finanziario.

In sostanza si tratta di considerare il finanziamento come una sottospecie dell’operazione industriale cui esso accede e nel farlo, è necessario inserirlo nel contesto più generale dello stato di salute dell’impresa stessa.

Il processo si presenta come segue:

• Quantificazione e trasposizione negli schemi di bilancio e nel flusso di cassa dei valori connessi con la gestione operativa del progetto.
• Quantificazione e trasposizione negli schemi di bilancio e nel flusso di cassa netto dei valori inerenti alla dinamica finanziaria dell’investimento.
• Calcolo degli indici per l’analisi della convenienza economica e della sostenibilità finanziaria.

Tanto più l’imprenditore si presenterà alla banca sprovvisto di una qualsivoglia organizzazione interna, preposta ad effettuare questo genere di valutazioni, tanto maggiormente la banca applicherà metodi di calcolo interni, con una sorta di rapporto che si sostanzierà nella richiesta di documentazione, integrazione ed esposizione delle ragioni di fatto che potranno condurre ad un “si”, “no” oppure, come nella maggior parte dei casi, “a condizione che”. E’ inversamente proporzionale il fatto che se l’impresa si presenta già in grado di garantire la trasparenza delle proprie operazioni e il monitoraggio costante degli sviluppi dipenderà meno dal giudizio unilaterale. In sostanza si è chiamati ad interagire con il sistema evitando che lo stesso schiacci il contraente più debole, perché più inesperto. Da questo punto di vista Basilea 2 può certamente essere interpretato come un accordo che offre prospettive di crescita imprenditoriale perché stimolerà una parte di quegli aspetti che sono stati, ad oggi, tralasciati.

In primo luogo è necessario determinare/quantificare una serie di parametri:

• Tasso di inflazione atteso durante tutto l’arco revisionale considerato.
• Andamento dei tassi d’interesse che andranno ad impattare sul costo delle fonti di finanziamento:
1. Analisi del programma degli investimenti e degli interventi di manutenzione straordinaria.
2. Determinazione del valore degli investimenti a livello complessivo e disaggregato.
3. Quantificazione degli oneri totali relativi alla manutenzione straordinaria.
4. Ripartizione temporale degli importi individuati seguendo l’evoluzione prevista nel piano dei lavori e della manutenzione.

Stima dei ricavi di esercizio:

• Tariffari
• Non tariffari

Stima dei costi operativi:

 Costi del personale
 Costi per l’acquisto di beni e servizi
 Costi di manutenzione ordinaria
 Costi di assicurazione
 Spese generali
 Altri costi

Individuazione della normativa fiscale di riferimento:

• Imposte dirette
• Imposte indirette
• Modalità di ammortamento applicabili all’investimento iniziale e altri oneri di capitalizzazione

Determinazione della dinamica del “Capitale Circolante Netto” (CCN):

• Tempi medi per l’incasso
• Tempi medi per il pagamento
• Punto di riordino del magazzino

Al termine di questa prima parte si dispone già di alcune voci di forte pertinenza circa lo stato di salute dell’impresa che consentono di addivenire a:

Nel conto economico:

• Margine operativo lordo (differenza fra ricavi e costi operativi)
• Reddito operativo (detrazione dal Mol della somma degli ammortamenti realizzati nel corso dell’esercizio)

Nello stato patrimoniale

• Totale delle immobilizzazioni
• Capitale circolante netto (differenza fra attività correnti e passività correnti)

Nei flussi di cassa

• Determinazione dell’importo generato dal flusso di cassa operativo.

Quest’ultima voce, nei flussi di cassa, è la più importante per determinare lo stato di salute del finanziamento per la banca che lo ha erogato e ciò accade per una questione di punti di vista. L’impresa ragiona in un ottica industriale e come tale ha un orizzonte temporale che può essere quantificato, per individuarlo, in 3 – 5 anni, di fatto la banca erogatrice nell’ambito di Basilea 2 ha un modus finanziario che ragiona nell’ipotesi di dover intervenire per recuperare il proprio credito. Un impresa il cui business è in contrazione, ma ha una saldo attivo di cassa perfettamente in grado di cautelare i creditori preoccuperà meno rispetto a un impresa che pur avendo un business in fase espansiva presenta un rosso evidente. Nell’ottica del recupero del credito la situazione è differente rispetto a quanto non accada in quella industriale dove l’orizzonte di lungo periodo può giustificare l’erogazione di un prestito con un orizzonte individuato nel “break event”. Basilea 2 punta a generare una scelta: se intervenire fintanto che si può e vi è qualcosa di salvabile oppure dare credito all’ipotesi di un recupero. La scelta non sarà facile e certamente influenzerà le aree c.d. obiettivo del territorio italiano.

Il rischio di una sperequazione è evidente.



Ottava parte: Il ruolo dei Confidi e i finanziamenti agevolativi alle imprese

Il meccanismo delle garanzie è prevalentemente orientato a chiamare in causa l’imprenditore con il proprio patrimonio personale. Le associazioni di categorie si sono mosse, da tempo, agendo per il tramite dei Confidi i quali possono certamente supportare la fattispecie dell’investimento delle singole imprese, se dotati di una struttura autonoma, elastica e dinamica, al punto da essere di immediata percezione.

Non è possibile non sottolineare che la riforma dei Confidi, nell’aria da anni, ha subito un accelerazione proprio per il tramite di quella riorganizzazione bancaria in essere fin dalla prima bozza di Basilea 2. Ne è possibile tacere l’evidente rischio di una soluzione “all’italiana” che cerchi di riciclare all’interno dei Confidi competenze derivanti da settori affini o complementari. La carenza deficitaria nella specializzazione dei “cervelli”, cui si assiste in modo a volte patologico nella direzione manageriale delle imprese, è un derivato da un momento culturale che pare aver alimentato il celebre sonno della ragione. Un team management dev’essere formato esattamente come una struttura che parta dalle fondamenta, pertanto non potrà non prendersi in considerazione lo strumento del “Master” full-time o part-time cui indirizzare i soggetti interessati a far parte della “realtà Confidi”. Si rammenti che il tempo medio di un MBA è di un anno o 18 mesi, il che rende perfettamente realizzabile un opera di indirizzo pratico e teorico anche per il tramite di convenzioni da realizzarsi fra le scuole di Master e i Confidi stessi.

Difficile invece ipotizzare un coordinamento fra i Confidi e il sistema bancario dato che in più fasi dell’evoluzione del rapporto, sono portatori di interessi distinti.

La riforma dei Confidi stimola la nascita di aggregati in grado di rappresentare meglio e con maggior spessore finanziario le imprese locali. La settorializzazione è una conseguenza immediata. Certamente l’impresa troverà in essi una validissimo supporto in grado di prestare loro assistenza. Ma la domanda che casisticamente si porranno in molti, al di là del sostegno finanziario “brevi manu”, sul quale poco si può aggiungere perché trattasi di una forma molto comune e di agevole comprensione, è se esistano o meno metodi che possano arginare i parametri di Basilea 2 e cioè offrire una sorta di capitalizzazione fittizia cui la banca potrebbe “credere” e in conseguenza di ciò, erogare il richiesto finanziamento.

Fermo restando il potere d’indagine che la stessa banca detiene, resta il fatto che l’impresa prima e i Confidi poi, hanno la possibilità di coinvolgere strutture di ingegneria finanziaria in grado di predisporre centrali del rischio “ad acta” per supportare burocraticamente i propri imprenditori. Se un raggruppamento di Confidi o uno solo di essi di proporzioni “grandi” decidesse di avvalersi dell’opera di una Trust Company situata in un paese a regime giuridico protetto come possono indicativamente essere le Isole Cayman, potrà certamente veicolare l’amministrazione delle proprie sostanze al reperimento di un paniere di beni quali prodotti finanziari e beni immobili tesi, a garantire l’appoggio a singoli imprenditori residenti sul territorio italiano. La formula del garante, fideiussore e ancor più della cordata per la realizzazione di un progetto consente spesso l’ingresso di un socio apportatore di risorse finanziarie. Or bene allo stato attuale nulla vieta che dopo l’affido al Trust dei beni acquistati per il tramite di quest’ultimo si generi un incubator di settlors al solo scopo di far girare su di essi il paniere protetto dei beni. Di fatto le filiali bancarie non controlleranno tutti i conferimenti dei singoli soci di ciascuna impresa che richiederà un finanziamento o almeno non li verificheranno in modo così esaustivo da andare oltre una certificazione di proprietà con relativa intestazione. Laddove si rammenti che se la struttura operativa della centrale di rischi funzionasse a dovere, anche la presentazione del piano economico e finanziario dell’impresa avrebbe il suo peso in quanto, in nessun caso la banca può discriminare o effettuare scelte di favore o sfavore prive di una palese giustificazione. In sé considerato quindi è possibile che il medesimo bene funga da garanzia per due soggetti distinti, fra loro, non in diretto contatto, ma entrambi soci d’appoggio di un impresa. E’ altresì possibile che la monetizzazione degli stessi prodotti finanziari dati in garanzia possa servire per una ulteriore. Non si può inoltre tralasciare il fatto che post riforma delle società, il meccanismo delle scatole cinesi che utilizzi una moltitudine di S.r.l. controllate da una S.r.l. madre potrebbe facilitare un movimento costante delle somme, teso a rendere più difficoltosa la ricostruzione dei singoli passaggi.

Certamente quanto sopra costituisce reato o meglio un insieme di reati, fra i quali la violazione del principio della separazione patrimoniale, ma questo, le esperienze più tragiche dei recenti scandali finanziari ci insegnano, non necessariamente è sinonimo di dissuasione.

Un effetto perverso di Basilea 2 potrà essere lo strangolamento iniziale dell’imprenditoria con una conseguente ricerca di forme più o meno lecite per arginare i parametri stessi. Il sistema ha dimostrato che nella fase congiunturale negativa, in presenza di stravolgimenti inerenti a determinate consolidate fattispecie, su cui si fonda l’agire di un capitalismo non più in una fase embrionale, bensì matura e a volte persino satura, è possibile si produca un istinto di conservazione e sopravvivenza che diventa oltre che consuetudine, molto condiviso e supportato. Il fenomeno della negazione plausibile nell’ambito del “lavoro in nero” è stato possibile in Italia anche perché il vicinato di colui che onestamente ha sempre pagato quel che doveva all’erario, dapprima gli ha sorriso in modo sornione e suadente, osservandolo come fosse un animale un po’ raro da vedersi poi, messaggi subliminali a parte, lo ha indottrinato e gli ha mostrato che non solo era possibile, ma ciò accadeva alla luce del sole, con il luogo comune di quanti, reiteratamente affermavano, al circolo del golf, in piscina, in un locale o giocando a bridge che “tutti fanno tutto in nero!”. Affermazione questa che ha rappresentato una parte triste della storia dell’evasione fiscale laddove non ci si deve dimenticare che è al passaparola che si deve in larga parte la c.d. fuga dei capitali dall’estero.

Il sistema bancario sappia pertanto che a volte una cura frettolosa può essere peggiore del male che si intende sanare.

Un secondo importante interrogativo riguarda l’evenienza, usuale nella prassi, che concorrano al medesimo progetto più finanziamenti. Circostanza abbastanza comune sarà il domandarsi se l’aver predisposto la richiesta di un finanziamento a tasso agevolato in Italia o all’U.E., fra cui anche a fondo perduto, possa o meno influire sulla richiesta effettuata alla filiale bancaria. Tipica sarebbe la circostanza in cui l’imprenditore si ritrova ad opporre al direttore di filiale che gli domanda chiarimenti la frase: “mi hanno rilasciato un prestito..” oppure “sto aspettando una risposta da...” volendo fare un curioso parallelo con i commercianti marittimi del settecento per i quali non era inusuale, all’epoca, citare spedizioni di materie prime in viaggio, per condiscendere i timori del banchiere di fiducia. Di fatto il rilascio di queste fonti di finanziamento certamente influirà sui conti successivi, ma non nella fase iniziale, in quanto l’applicazione dei parametri consentirà una valutazione ex ante ed ex post; in particolare fotograferà diverse situazioni, decurtando alcune voci di certune componenti. In sintesi quel che interessa è la posizione effettiva.

Potrà altresì influire sullo “spread” richiesto dall’ente finanziatore? Il panorama dei finanziamenti è articolato e per molti versi disorganico: dai “secured” fino agli “unsecured financing”, generalmente le variabili sono molteplici e di fatto la risposta a un simile interrogativo dev’essere ricercata esclusivamente nell’ambito normativo, con particolare riferimento alle leggi volte a salvaguardare dagli interessi usurai.



Nona parte: I rilievi successivi per la verifica dello stato di vita del finanziamento

Nelle successive programmatiche sottoposizioni degli stadi di avanzamento relativi allo stato di salute dell’impresa, in costanza di finanziamento, sarà fondamentale evidenziare, sempre nell’ambito del Piano Economico e Finanziario, in aggiunta alle voci già determinate in precedenza:

• Nel conto economico, il reddito netto ottenuto sottraendo dal reddito operativo gli oneri finanziari e le imposte di esercizio.
• Nello stato patrimoniale, la struttura finanziaria dell’iniziativa nel rapporto fra Totale finanziamenti e Patrimonio netto.
• Nel calcolo dei flussi di cassa gli importi relativi al Flusso monetario disponibile per il servizio del debito (rappresentato dalla somma delle rate riferite a ciascun esercizio, di tutti i finanziamenti considerati in esse comprensive di una quota di interessi e una quota destinata al rimborso del capitale. Il flusso monetario disponibile per il servizio del debito è dato dal flusso di cassa che residua dopo aver sottratto dal Mol, le imposte sul reddito operativo, la variazione del capitale circolante netto, gli investimenti e gli importi corrispondenti al pagamento/incasso dell’IVA sugli stessi, le erogazioni di capitale proprio e di debito).

L’analisi della redditività viene condotta nella condizione che un azienda crea valore quando è in grado di conseguire profitti tali da remunerare i capitali in essa investiti, a tassi superiori al costo di mercato del capitale stesso.

L’analisi di solidità tende a misurare, in un ottica prudenziale, la consistenza di beni e attività che siano di garanzia ai crediti.

L’analisi di liquidità tende a misurare la capacità dell’azienda a realizzare una condizione di equilibrio finanziario a breve e lungo termine, essenziale per la capacità di rimborsare il credito nel tempo.

Il profilo sopra evidenziato è realizzabile per il tramite di:

• Bilancio CEE che rappresenta la situazione patrimoniale economica e finanziaria dell’impresa e definisce il valore del risultato economico di esercizio e del capitale di funzionamento.
• Rendiconto finanziario: descrive i flussi di cassa generati e assorbiti dall’operatività ordinaria e straordinaria dell’azienda.
• Dichiarazione dei redditi: per i soggetti che non sono tenuti alla redazione del bilancio o alla tenuta della contabilità questa rappresenta l’unica fonte informativa attendibile.

Cosa è necessario dimostrare:

• Di avere piena consapevolezza degli elementi di criticità che emergono dall’analisi dei dati e di avere già stabilito un piano per la rimozione delle anomalie.
• Mostrare alla banca una grande serietà nella tenuta dei dati contabili per creare un rapporto di fiducia sotteso, fra l’altro, a garantire l’attendibilità degli stessi.

Per assegnare il rating nella nuova logica di Basilea 2 i dati attuariali non sono sufficienti ed è pertanto necessario, per la banca, individuare quelli futuri relativi allo sviluppo dell’impresa, per farlo, la formulazione più competente passa attraverso l’esame dei bilanci previsionali che riassumono la logica dell’impresa sia per quanto concerne il budgeting come pure nella suddivisione delle varie aree o divisioni aziendali.

Il bilancio previsionale è pertanto uno strumento molto concordante e preciso per la banca a patto che la sua redazione tenga adeguatamente conto, in modo responsabile e veritiero, del sistema di budget. Il bilancio previsionale, presentato annualmente, dev’essere integrato quantomeno da quello semestrale, ma sarebbe altresì importante se vi fosse quello trimestrale.


Conclusioni e valutazioni sulle criticità successive
 
La banca ricerca, oltre ad un controllo relativo al dato fattuale, uno ulteriore denominato controllo andamentale per il tramite del quale ella interpreta e di conseguenza reagisce a tutti quei sintomi di un eventuale dissesto finanziario che potrebbero colpire l’impresa e che di solito si manifestano attraverso comportamenti anomali nei confronti della banca stessa. L’autorità di vigilanza, in passato e tutt’ora, ha sempre prestato molta attenzione a questo aspetto valutativo circa le concrete possibilità di reazione della banca stessa lasciandole tradizionalmente scarsi margini di manovra. Di fatto, per quanto importante questo passaggio rischia di essere uno dei più ostici. Da un lato abbiamo un direttore di filiale che poco conosce, se non il dato oggettivo dell’impresa, con ottima approssimazione questo è un elemento da considerare data la prassi invalsa di effettuare un “turnover” spesso anche generazionale, dei direttori di filiale a volte post master specialistico. Controparte invece, come imprenditore, ha un intima conoscenza dello stato di salute della propria impresa e come tale potrebbe giudicare approssimativo se non addirittura incompetente il timore manifestato attraverso la richiesta di chiarimenti da parte della filiale bancaria. Il rischio è quello di arrivare al punto in cui le due parti parlano linguaggi differenti pur riferendosi alla medesima fattispecie e generino dei comportamenti ostracisti e tracotanti, gli uni nei riguardi degli altri. Non può inoltre essere tralasciato il dato che vede il divario di età come una variabile imponderabile. Un imprenditore di famiglia, dominus da generazioni che spesso è accompagnato dal figlio/a potrebbe non gradire l’atteggiamento di un manager bancario in età troppo contenuta.

A questo si aggiunga che non soltanto sarà valutata la posizione del cliente nei confronti di una filiale o del gruppo medesimo, ma incideranno pure i rapporti avuti con altri istituti. Il c.d. comportamento nei confronti delle banche per rilevare il quale il sistema creditizio si avvale de:

• La centrale dei rischi: servizio accentrato di informazioni sui rischi bancari svolto dalla Banca d’Italia.
• Centrale Associativa: gestita dalla società interbancaria e riferita a importi più contenuti rispetto a quelli della Centrale dei Rischi.

Di fatto la seconda ha una funzione integrativa della prima ed entrambe sono state istituite dal Cicr.

In ultima analisi dovranno essere aggiunti i c.d. rumors di mercato poiché le aziende hanno una loro reputazione alla quale spesso è legata una parte della capacità delle stesse, di essere solventi. Una “voce” insistente sulla presunta precarietà di una o più aree dell’impresa possono allarmare la banca.

Pertanto, da come sopra riproposto andranno valutati:

• Comportamento nei confronti della banca
• Comportamenti nei confronti del sistema bancario
• Rumors di mercato

L’analisi in sé compiuta, specie per quanto riguarda le possibili forme di impedimento al dialogo che potrebbero insorgere, stimola l’assunzione di un dato: la necessità di avere un responsabile per le pubbliche relazioni e in particolare per i rapporti con gli stakeholders e gli enti creditizi. Un esperto in grado di soppesare adeguatamente i toni delle informazioni, fare chiarezza, sintetizzare ed argomentare, se del caso esporre e convocare una conferenza. Costui è un bene prezioso per l’impresa, anche per la PMI che voglia gestire al meglio i rapporti con la propria Banca. Non dimenticando poi che a norma di questo nuovo accordo l’ipotesi di andarsene e di rivolgersi altrove, potrebbe ugualmente influenzare il nuovo rapporto in forza del succitato punto n.2.

I Confidi hanno certamente la possibilità di mettere a disposizione queste professionalità e ancor più di addestrarne di nuove con l’ausilio delle associazioni di categoria.

Un ulteriore ambito nel quale si manifestano le capacità dell’impresa è rappresentato dalla qualità del management non solo dal punto di vista della sua solidità patrimoniale, ma anche per quanto attiene le caratteristiche più tipiche di una buona, saggia ed oculata gestione del mercato di riferimento.

Spesso le banche pur avvalendosi di indagini conoscitive e report non conoscono adeguatamente il settore di riferimento dell’impresa, si pensi al distinguo fra la vendita di pneumatici e quella di un buon vino. E’ ovvio che ogni settore manifesta determinati sintomi e ha certune tendenze che sono sintomatologiche di un ambito predeterminato; non necessariamente le conseguenze si manifestano in modo uniforme. Pertanto la banca valuterà con particolare attenzione i dati più oggettivamente apprezzabili, quali potranno certamente essere:

• La gestione del personale
• L’assegnazione di ruoli e competenze
• La capacità di trattenere determinate professionalità
• I premi e gli incentivi
• L’ambiente di lavoro e la qualità dello stesso.

Tutto quanto sopra testimonierà il grado di competenza del management, se cioè lo stesso ha le qualità per essere degno di fiducia e quindi in grado di risolvere anche le situazioni più difficoltose o viceversa, al primo scossone darà segnali di cedimento. Si ipotizzi, per meglio comprendere quanto sopra, un parallelo a titolo di esempio, con le corse sulla neve delle slitte trainate dai cani. Un buon conducente pur non avendo i cani più addestrati potrà prevalere perché in grado di interpretare il clima, la variabile del terreno, il suo stato di salute e quello di chi lo guida. Elementi insomma che premiano un allenatore a discapito di un altro, che forgiano una figura, il manager, che non è soltanto numerica bensì anche scacchisticamente parlando, consona al ruolo assegnatogli.

Anche in questo caso i Confidi potranno fare moltissimo per alimentare questa professionalità e ancor più per accostargli la figura del responsabile per le pubbliche relazioni: una specie di Ministro degli esteri competente e qualificato.

Un ultimo dato qualificante sarà l’assenza di pregiudiziali negative a carico dei soggetti, persone fisiche, che compongono il board di un c.d.a. In particolare si consideri la pessima influenza che avrebbe su una banca il fatto che taluno dei membri fosse stato più volte citato per insolvenza, frode, truffa, protestato e via dicendo. Da questo punto di vista sarebbe molto difficile qualificare coloro i quali hanno dei procedimenti in corso. Com’è tragicamente risaputo, la giustizia ha tempi tecnici lunghi e certamente dopo un primo grado, appello e Cassazione è possibile che siano trascorsi anni, prima che un soggetto si veda completamente riabilitato da un giudizio di piena assoluzione (essendo che le formule intermedie come per esempio l’assenza di prove tali da giustificare il rinvio a giudizio, potrebbero non essere soddisfacenti e altrettanto dicasi per la prescrizione). Discriminare un soggetto in un sistema come il nostro, ove è costituzionalmente garantita l’innocenza fino a prova contraria, sarebbe “contra legem”, tuttavia il dubbio, il ragionevole timore, è umanamente comprensibile. L’unica strada percorribile, da parte di chi abbia in essere vertenze giuridiche è quella di affidarsi ad un professionista forense, uno studio legale competente, che non solo si occupi della sua legittima difesa in giudizio, ma sia anche in grado di provare l’assenza di addebiti oggettivamente certi, da parte di qualsivoglia controparte.

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Autore, Titolo, in Magistra, Banca e Finanza - www.magistra.it - ISSN: 2039-7410, anno
Esempio: CASTIGLIONI M., La securitization in Italia, in Magistra Banca e Finanza - Tidona.com - ISSN: 2039-7410, 2010
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