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Societas delinquere potest: la legge 300/2000 ed i profili di responsabilità penale “diretta” delle persone giuridiche

Di Maura Castiglioni, Avvocato

13 gennaio 2001

 

Con la Legge n. 300 del 29 settembre 2000 è stato introdotto nel nostro ordinamento il principio volto ad attribuire la responsabilità penale anche in capo alle persone giuridiche. Si può ora quindi affermare – diversamente da quanto accadeva in passato - che “societas delinquere potest”.

L’innovazione di tale disposizione è innegabile: prima dell’entrata in vigore della L. 300/2000, il soggetto attivo di un reato poteva essere solo una persona fisica, in quanto un vero e proprio sbarramento all’estensione della responsabilità in capo ad enti pur dotati di personalità giuridica, era rappresentato dall'insuperabile principio costituzionale di cui all’art. 27 Cost. in forza del quale “La responsabilità penale è personale”.

L’ente giuridico è certamente privo di comportamenti volitivi colpevoli, tali per cui una sua responsabilità penale avrebbe dovuto pertanto estendersi a fatti incolpevoli, da qui la necessità manifestatasi sino all'entrata in vigore della L. 300/2000, di individuare comunque dei soggetti fisici – e pertanto capaci di atteggiamenti volitivi - all’interno dell’ente ai quali attribuire la responsabilità per i fatti imputabili alla persona giuridica.

L’assenza di una responsabilità penale direttamente imputabile alle persone giuridiche trova conferma nell’art. 197 c.p. il quale prevede a carico degli enti e in relazione ai reati commessi dai soggetti che ne abbiano la rappresentanza, solo un’obbligazione (di garanzia) volta al pagamento, in caso di insolvibilità del condannato, di una somma pari all’ammontare della multa o dell’ammenda inflitta. Tale disposizione è applicabile poi solo nel caso che il reato sia commesso nell’interesse della persona giuridica.

Tuttavia l’insufficienza di questa disciplina è sempre risultata evidente e  la necessità di aggirare lo sbarramento di cui all’art. 27 della Costituzione è stata avvertita anche dalla dottrina, la quale in forza della teoria organicistica – che concepisce una immedesimazione tra ente ed organo rappresentante, negando quindi una dualità degli stessi – riteneva di poter imputare il reato direttamente alla persona giuridica, superando l’ostacolo dettato dalla necessità di individuare una persona fisica a cui attribuire tale responsabilità.

In realtà tutte le dottrine meramente dottrinali non hanno mai trovato riscontro nella pratica dove si è continuato ad osservare il principio societas delinquere non potest.

Quanto sopra pur avvertendosi l’esigenza di seguire l’esempio dei Paesi di common law i quali ammettono la responsabilità penale in capo alla società che delinqua, attraverso la figura del corporate crime.

La vera svolta innovativa di cui alla L.300/2000 è contenuta nell’art. 11 il quale prevede una delega al Governo per la disciplina della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, con esclusione dello Stato e degli altri enti pubblici che esercitano pubblici poteri, nonchè delle società e degli enti privi di personalità giuridica.

Il Governo è tenuto entro otto mesi dall’avvenuta delega alla emanazione di un decreto legislativo  che soggiaccia all’osservazione dei seguenti principi:

a)  prevedere  la  responsabilita' in relazione alla commissione, dei reati  di cui agli articoli 316-bis, 316-ter, 317, 318, 319, 319-bis, 319-ter,  320,  321,  322,  322-bis,  640,  secondo  comma, numero 1, 640-bis  e 640-ter, secondo comma, con esclusione dell'ipotesi in cui il  fatto  e'  commesso  con  abuso  della  qualita' di operatore del sistema, del codice penale;

b)  prevedere  la  responsabilita'  in relazione alla commissione dei reati  relativi  alla  tutela  dell'incolumita' pubblica previsti dal titolo sesto del libro secondo del codice penale;

c)  prevedere  la  responsabilita'  in relazione alla commissione dei reati  previsti  dagli articoli 589 e 590 del codice penale che siano stati  commessi  con  violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni  sul  lavoro  o  relative  alla  tutela dell'igiene e della salute sul lavoro;

d)  prevedere  la  responsabilita'  in relazione alla commissione dei reati  in materia di tutela dell'ambiente e del territorio, che siano punibili  con  pena  detentiva  non  inferiore nel massimo ad un anno anche  se  alternativa  alla pena pecuniaria, previsti dalla legge 31 dicembre  1962,  n.  1860,  dalla legge 14 luglio 1965, n. 963, dalla legge  31 dicembre 1982, n. 979, dalla legge 28 febbraio 1985, n. 47, e successive modificazioni, dal decreto-legge 27 giugno 1985, n. 312, convertito, con modificazioni, dalla legge 8 agosto 1985, n. 431, dal decreto del Presidente della Repubblica 24 maggio 1988, n, 203, dalla legge  6  dicembre  1991,  n. 394, dal decreto legislativo 27 gennaio 1992,  n.  95,  dal  decreto  legislativo 27 gennaio 1992, n. 99, dal decreto  legislativo 17 marzo 1995, n. 230, dal decreto legislativo 5 febbraio  1997,  n.  22,  e  successive  modificazioni,  dal  decreto legislativo 11 maggio 1999, n. 152, dal decreto legislativo 17 agosto 1999,  n.  334,  dal decreto legislativo 4 agosto 1999, n. 372, e dal testo  unico  delle  disposizioni  legislative  in  materia  di  beni culturali  e ambientali, approvato con decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490;

e) prevedere la responsabilità in  relazione ai reati commessi, a loro vantaggio o nel loro  interesse,  da  chi  svolge  funzioni  di  rappresentanza  o di amministrazione  ovvero  da  chi esercita, anche di fatto i poteri di gestione  e  di  controllo  ovvero  ancora  da chi e' sottoposto alla direzione  o  alla vigilanza delle persone fisiche menzionate, quando la  commissione  del  reato e' stata resa possibile dall'inosservanza degli obblighi connessi a tali funzioni; prevedere l'esclusione della responsabilita' nei casi in cui l'autore abbia commesso il reato nell'esclusivo interesse proprio o di terzi;

f) prevedere  sanzioni  amministrative-effettive, proporzionate  e dissuasive ;

g)  prevedere  una sanzione amministrativa pecuniaria non inferiore a Lire cinquanta milioni e non superiore a lire tre miliardi stabilendo che,  ai  fini  della  determinazione  in concreto della sanzione, si tenga  conto  anche  dell'ammontare  dei  proventi  del reato e delle condizioni  economiche  e patrimoniali dell'ente, prevedendo altresi' che,  nei  casi  di  particolare  tenuita'  del fatto, la sanzione da applicare  non sia inferiore a lire venti milioni e non sia superiore a lire duecento milioni; prevedere inoltre l'esclusione del pagamento in misura ridotta;

h)  prevedere  che  gli  enti rispondono del pagamento della sanzione pecuniaria entro i limiti del fondo comune o del patrimonio sociale;

i)  prevedere  la confisca del profitto o del prezzo del reato, anche nella forma per equivalente;

1) prevedere, nei casi di particolare gravita', l'applicazione di una o piu' delle seguenti sanzioni in aggiunta alle sanzioni pecuniarie:

1)   chiusura  anche  temporanea  dello  stabilimento  o  della  sede commerciale;

2)  sospensione  o revoca delle autorizzazioni, licenze o concessioni funzionali alla commissione dell'illecito:

3)  interdizione  anche  temporanea  dall'esercizio dell'attivita' ed eventuale  nomina  di  altro  soggetto  per l'esercizio vicario della medesima  quando  la  prosecuzione  dell'attivita'  e' necessaria per evitare pregiudizi ai terzi;

4)   divieto   anche   temporaneo  di  contrattare  con  la  pubblica amministrazione;

5) esclusione temporanea da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi, ed eventuale revoca di quelli gia' concessi;

6) divieto anche temporaneo di pubblicizzare beni e servizi;

7) pubblicazione della sentenza;

m)  prevedere  che le sanzioni amministrative di cui alle lettere g), i)  e  l)  si applicano soltanto nei casi e per i tempi espressamente considerati  e in relazione ai reati di cui alle lettere a), b), c) e d)  commessi  successivamente  alla  data  di  entrata  in vigore del decreto legislativo prevista dal presente articolo;

n)  prevedere  che  la sanzione amministrativa pecuniaria di cui alla lettera  g)  e'  diminuita  da  un  terzo  alla  meta'  ed  escludere l'applicabilita'  di una o piu' delle sanzioni di cui alla lettera l) in  conseguenza dell'adozione di comportamenti idonei ad assicurare un'efficace riparazione o reintegrazione rispetto all'offesa realizzata;

o)  prevedere che le sanzioni di cui alla lettera 2) sono applicabili anche  in  sede  cautelare,  con  adeguata tipizzazione dei requisiti richiesti;

p)  prevedere,  nel  caso  di violazione degli obblighi e dei divieti inerenti  alle  sanzioni  di  cui  alla  lettera  l),  la  pena della reclusione  da sei mesi a tre anni nei confronti della persona fisica responsabile  della  violazione,  e  prevedere inoltre l'applicazione delle  sanzioni  di  cui alle lettere g) e i) e, nei casi piu' gravi, l'applicazione  di  una  o piu' delle sanzioni di cui alla lettera l) diverse   da   quelle   gia'   irrogate,   nei   confronti  dell'ente nell'interesse   o  a  vantaggio  del  quale  e'  stata  commessa  la violazione;  prevedere  altresi'  che  le  disposizioni  di  cui alla presente  lettera  si applicano anche nell'ipotesi in cui le sanzioni di  cui  alla  lettera  l)  sono state applicate in sede cautelare ai sensi della lettera o);

q) prevedere, che le sanzioni amministrative a carico degli enti sono applicate  dal  giudice competente a conoscere del reato e che per il procedimento  di  accertamento della responsabilita' si applicano, in quanto  compatibili,  le disposizioni del codice di procedura penale, assicurando  l'effettiva  partecipazione  e  difesa  degli enti nelle diverse fasi del procedimento penale;

r)  prevedere  che le sanzioni amministrative di cui alle lettere g), i)  e  1)  si  prescrivono decorsi cinque anni dalla consumazione dei reati  indicati  nelle  lettere  a), b), c) e d) e che l'interruzione della prescrizione e' regolata dalle norme del codice civile;

s) prevedere l'istituzione, senza nuovi o maggiori oneri a carico del bilancio   dello  Stato,  di  un'Anagrafe  nazionale  delle  sanzioni amministrative  irrogate;

t)  prevedere,  salvo  che gli stessi siano stati consenzienti ovvero abbiano   svolto,  anche  indirettamente  o  di  fatto,  funzioni  di gestione,  di  controllo  o di amministrazione, che sia assicurato il diritto dell'azionista, del socio o dell'associato ai soggetti di cui all'alinea  del  presente comma nei confronti dei quali sia accertata la  responsabilita'  amministrativa con riferimento a quanto previsto nelle   lettere   da   a)   a   q),  di  recedere  dalla  societa'  o dall'associazione   o   dall'ente,   con   particolari  modalita'  di liquidazione  della  quota  posseduta,  ferma  restando  l'azione  di risarcimento di cui alle lettere v) e z); disciplinare i termini e le forme  con cui tale diritto puo' essere esercitato e prevedere che la liquidazione  della  quota sia fatta in base al suo valore al momento del recesso determinato a norma degli articoli 2289, secondo comma, e 2437  dei codice civile; prevedere altresi' che la liquidazione della quota  possa  aver  luogo  anche  con  onere  a  carico  dei predetti soggetti,  e  prevedere  che in tal caso il recedente ove non ricorra l'ipotesi  prevista  dalla lettera 1), numero 3), debba richiedere al Presidente  del  tribunale  del luogo in cui i soggetti hanno la sede legale  la  nomina di un curatore speciale cui devono essere delegati tutti i poteri gestionali comunque inerenti alle attivita' necessarie per  la  liquidazione  della quota, compresa la capacita' di stare in giudizio,    agli   oneri   per   la   finanza   pubblica   derivanti dall'attuazione  della  presente  lettera  si  provvede  mediante gli ordinari  stanziamenti  di  bilancio  per liti ed arbitraggi previsti nello stato di previsione dei Ministero della giustizia;

u)  prevedere  che  l'azione sociale di responsabilita' nei confronti degli  amministratori  delle  persone giuridiche e delle societa', di cui   sia  stata  accertata  la  responsabilita'  amministrativa  con riferimento  a  quanto  previsto  nelle  lettere  da  a)  a  q),  sia deliberata  dall'assemblea con voto favorevole di almeno un ventesimo del  capitale  sociale  nel  caso  in cui questo sia inferiore a lire cinquecento  milioni  e  di  almeno un quarantesimo negli altri casi. disciplinare  coerentemente  le  ipotesi di rinuncia o di transazione dell'azione sociale di responsabilita':

v) prevedere che il riconoscimento del danno a seguito dell'azione di risarcimento  spettante  al  singolo  socio  o al terzo nei confronti degli  amministratori  dei  soggetti  di  cui all'alinea del presente comma,  di  cui sia stata accertata la responsabilita' amministrativa con  riferimento  a quanto previsto nelle lettere da a) a q), non sia vincolato   dalla   dimostrazione   della  sussistenza  di  nesso  di causalita'  diretto  tra  il  fatto che ha determinato l'accertamento della  responsabilita'  del soggetto ed il danno subito prevedere che la  disposizione non operi nel caso in cui il reato e' stato commesso da  chi  e'  sottoposto alla direzione o alla vigilanza di chi svolge funzioni  di  rappresentanza  o  di  amministrazione  o di direzione, ovvero  esercita,  anche di fatto, poteri di gestione e di controllo, quando   la   commissione   del   reato   e'   stata  resa  possibile dall'inosservanza degli obblighi connessi a tali funzioni;

z)  prevedere che le disposizioni di cui alla lettera v),si applicano anche  nell'ipotesi  in  cui  l'azione  di  risarcimento del danno e' proposta  contro  l'azionista,  il socio o l'associato ai soggetti di cui  all'alinea del presente comma che sia stato consenziente o abbia svolto,  anche  indirettamente  o  di fatto, funzioni di gestione, di controllo  o  di  amministrazione, anteriormente alla commissione del fatto   che   ha  determinato  l'accertamento  della  responsabilita' dell'ente.

In conclusione le direttive contenute nella delega al Governo determinano una svolta nel campo della responsabilità penale e del carattere personale della stessa, attribuendola per la prima volta alle persone giuridiche (con particolare riferimento ai reati indicati nelle prime lettere dell’art. 11) con conseguente applicazione di pene pecuniarie immediatamente irrogate agli enti giuridici - e non più dunque con quella funzione di garanzia prevista ex art. 197 c.p. - e di ulteriori sanzioni espressamente individuate nelle ipotesi di maggiore gravità.

 

Consiglio dei Ministri: via libera alla disciplina della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche. 11 aprile 2001

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