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La segnalazione in Centrale dei Rischi in Bankitalia nella categoria “sofferenze”: distinzione tecnica tra “incaglio” e “sofferenza”.

L’illegittimità della segnalazione allorché sia antecedente alla formale richiesta di rientro del debito.

Di Maura Castiglioni, Avvocato

27 gennaio 2003

 
La Centrale dei rischi – ai sensi del paragrafo 2 del relativo Foglio Informativo - è un sistema di informazione gestito dalla Banca d’Italia che accentra le indicazioni sugli affidamenti concessi da ciascun intermediario ai singoli clienti, per la successiva restituzione agli intermediari stessi dell’indebitamento globale dei rispettivi clienti verso il sistema (c.d. posizione globale di rischio).
 
La Banca d’Italia attraverso la Centrale dei rischi fornisce agli intermediari segnalanti un’informativa utile per la valutazione del merito creditizio della clientela. L’obiettivo perseguito è di contribuire a migliorare la qualità degli impieghi degli intermediari partecipanti e, in ultima analisi, ad accrescere la stabilità del sistema creditizio e finanziario.
 
Gli intermediari, utilizzando il c.d. “servizio di prima informazione” hanno la facoltà di chiedere informazioni sulla posizione globale di rischio di soggetti che essi non segnalano, a condizione che le richieste siano avanzate per finalità connesse con l’assunzione e la gestione del rischio medesimo, circostanza che può verificarsi ad esempio nei confronti di soggetti per i quali sia stato avviato un processo istruttorio propedeutico all’instaurazione di un rapporto di natura creditizia (paragrafo 5.3 Foglio Informativo).
 
E’ evidente che le informazioni così apprese influenzino la decisione in merito alla concessione di un eventuale credito. Gli intermediari, tramite il servizio di prima informazione, possono accedere solo ai dati delle ultime dodici rilevazioni.
 
Una delle categorie di rischio in cui possono essere censite le segnalazioni è quella relativa ai crediti appostati “in sofferenza”, ritenendosi tali – ai sensi del paragrafo 6.2 del Foglio Informativo – i finanziamenti in essere nei confronti di soggetti in stato di insolvenza, anche non accertato giudizialmente, o in situazioni equiparabili.
 
Ai sensi del paragrafo 5.1 del Foglio Informativo della Banca d’Italia se il cliente è “in sofferenza” la posizione deve comunque essere segnalata, a prescindere dall’importo del credito.
 
L’appostazione di un credito a sofferenza e la conseguente segnalazione presso la Centrale dei rischi possono dunque avvenire solamente in caso di insolvenza: quest’ultima deve essere intesa come cronica incapacità del correntista di far fronte alle proprie obbligazioni, ai sensi dell’art. 5 R.D. 267/42 (Legge Fallimentare), non essendo all’uopo sufficiente il mero inadempimento del debito verso la Banca (Trib. Brindisi, sent. del 26 settembre 2000, G.U. Lenoci; Trib. Alessandria, ord. del 20 ottobre 2000; Trib. Roma, sent. del 10 marzo 1998; Trib. Roma, sent. del 05 agosto 1998).
 
Orbene l’art. 5 Legge Fallimentare stabilisce che lo stato d'insolvenza, necessario per dichiarare il soggetto fallito, si manifesta con inadempimenti od altri fatti esteriori, i quali dimostrino che il debitore non è più in grado di soddisfare regolarmente le proprie obbligazioni.
 
L’appostazione a sofferenza implica una valutazione dalla quale emerga una situazione di inadempimento specifico dell’affidato e, in secondo luogo, una classificazione negativa della solvibilità del cliente, sulla scorta di indici che, se non devono integrare quelli richiesti per l’insolvenza in senso proprio, devono comunque dar conto di una situazione “equiparabile” all’incapacità cronica di far fronte alle proprie obbligazioni (Trib. Milano, sentenza del 19 febbraio 2001, G.U. dott. Riva Crugnola, in Giur. It. 2002).
 
La valutazione ad opera degli enti segnalanti deve essere particolarmente rigorosa: la diligenza richiesta agli intermediari finanziari è notevolmente maggiore rispetto a quella comunemente imposta in ogni rapporto, identificabile con la diligenza del buon padre di famiglia. Infatti l’art. 1176 c.c. al secondo comma impone che nell’adempimento delle obbligazioni inerenti all’esercizio di un’attività professionale, la diligenza debba valutarsi con riguardo alla natura dell’attività esercitata.
 
Nel caso di intermediari finanziari la particolare attività consistente nel ruolo affidatogli e nel loro esercizio del credito impongono controlli ripetuti, trasparenza cristallina e responsabilità maggiorata, tali da poter tutelare l’affidamento generato nel pubblico.
 
La mancanza dei requisiti richiesti per la segnalazione nella categoria di censimento del rischio indicata come “sofferenze”, rende certamente illegittima tale segnalazione, oltre che lesiva del diritto dell’imprenditore all’immagine e alla reputazione (Trib. Savona, Procedimento cautelare n. 1139 del 03 aprile 2002, G.U. dott. Caneparo).
 
Un mero ritardo nel pagamento o ancora semplici difficoltà transitorie nell’estinzione della posizione, o addirittura l’integrale utilizzo del credito concesso (che come tale potrebbe indurre a considerare il soggetto affidato “rischioso” per quanto attiene la restituzione degli importi utilizzati) non possono comportare l’appostazione del credito “in sofferenza”, con conseguente segnalazione in Centrale dei rischi, ma semplicemente determinano una valutazione necessariamente intermedia (c.d. “incaglio”) tra la situazione in bonis del debitore ed il passaggio della posizione in sofferenza.
 
Pertanto, una illegittima segnalazione che obbliga al ristoro dei danni subiti, può determinarsi non solo nell’ipotesi in cui la posizione debitoria non sia più esistente, ma anche nell’ipotesi di appostazione “in sofferenza” di un credito che dovrebbe semplicemente essere valutato quale “incaglio”, o persino di una posizione che ancora non può ritenersi debitoria, in quanto ad esempio gli affidamenti in essere non sono ancora stati revocati (e che come tale nemmeno può essere qualificata quale “incaglio”) e non è quindi stato richiesto il rientro del debito.
 
Quest’ultima ipotesi è stata oggetto di una recente pronuncia del Tribunale di Milano che sul punto ha così statuito: “(…) la valutazione compiuta nel caso dalla convenuta Banca non pare aver appunto rispettato tali canoni di apprezzamento della situazione dei clienti, ritenuti versare in situazione finanziaria equiparabile all’insolvenza (e quindi da segnalare in centrale dei rischi) in un contesto di rapporto nel quale neppure era stata formalmente ed in via univoca loro comunicata la revoca delle facilitazioni, cosicché, ad avviso del giudicante, neppure poteva in senso proprio parlarsi di inadempimento rispetto ad una obbligazione di rientro puntualmente sorta a seguito della revoca dell’affidamento” (Trib. Milano, sentenza del 19 febbraio 2001, G.U. dott. Riva Crugnola, in Giur. It. 2002, pag. 334).
 
L’intermediario è dunque responsabile qualora ometta, prima della segnalazione alla Centrale dei rischi, una condotta univoca di revoca del rapporto in essere, così qualificando in sofferenza una posizione, il cui titolare nemmeno sia stato chiamato ultimativamente al rientro ed esponendolo quindi agli effetti interbancari della segnalazione, senza che abbia potuto valutare l’opportunità di evitare tali effetti a mezzo di una immediata copertura (Trib. Milano, sentenza del 19 febbraio 2001, G.U. dott.ssa Riva Crugnola, in Giur. It. 2002).
 
La condotta tenuta dall’istituto segnalante ben può integrare specifico titolo di responsabilità del medesimo verso il soggetto segnalato in quanto non conforme ai canoni di diligenza professionale imposti all’intermediario in virtù del proprio status.
 
Per quanto attiene il danno subito dal soggetto illegittimamente segnalato, questo può identificarsi oltre che in un danno patrimoniale – tutto da dimostrarsi da parte del soggetto pregiudicato – anche in un ingiusto danno alla reputazione commerciale, pregiudicata difatti da un’erronea segnalazione che certamente costituisce causa di discredito del soggetto coinvolto, tanto più ove il discredito avvenga all’interno del sistema creditizio il quale fa fronte comune nella (di norma giustificata) difesa dagli insolventi o da chi è ritenuto tale anche da uno solo degli aderenti.
 
La ingiusta segnalazione di una "sofferenza", è destinata ad assumere rilevanza peculiare in un'ottica commerciale ed imprenditoriale, risolvendosi in una complessa vicenda di indubitabile discredito patrimoniale, idonea a provocare un danno anche alla reputazione imprenditoriale del segnalato. In tal caso è ipotizzabile una responsabilità dell'azienda di credito verso il cliente ingiustamente segnalato alla Centrale dei rischi, che può essere di natura contrattuale o extracontrattuale (Trib. Bari, sez. I, G.U. dott. Cirillo, sent. del 22 dicembre 2000).
 
La giurisprudenza è costante nel ritenere che nell’ipotesi di lesione alla reputazione commerciale si determina un danno che si ritiene in re ipsa e che legittima pertanto il diritto al risarcimento senza che incomba sul danneggiato l’onere di fornire la prova dell’esistenza del danno ai propri interessi commerciali e patrimoniali (Cass. civ., Sez. III, sent. n. 4881 del 19/01/2001; Cass. civ. sent. n. 1103 del 05/11/1998; Trib. Milano, sentenza del 19 febbraio 2001, G.U. dott. Riva Crugnola).

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Autore, Titolo, in Magistra, Banca e Finanza - www.magistra.it - ISSN: 2039-7410, anno
Esempio: CASTIGLIONI M., La securitization in Italia, in Magistra Banca e Finanza - Tidona.com - ISSN: 2039-7410, 2010
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