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La delega nell’ambito della gestione su base individuale di portafogli di investimento per conto terzi

Di Paolo Amato, avvocato

27 gennaio 2003

 

Premessa.

La gestione individuale di portafogli di investimento, i cui caratteri distintivi sono principalmente individuati dalla direttiva 93/22/CEE (e successive modificazioni), può essere definita come la “gestione, su base discrezionale e individualizzata, di portafogli di investimento nell’ambito di un mandato conferito dagli investitori, qualora tali portafogli includano uno o più strumenti finanziari”.[1]

Con il servizio di gestione su base individuale le Società di Gestione del Risparmio (SGR) prestano un servizio “personalizzato” (o almeno dovrebbero) e gestiscono separatamente i patrimoni dei singoli clienti, i quali hanno la facoltà di impartire alla società, cui hanno conferito l’incarico, istruzioni particolari per la gestione.[2] Tuttavia, ciò non significa che le SGR, in tale settore, siano prive della discrezionalità che le contraddistingue nell’esercizio della loro attività caratteristica: rispetto alla gestione collettiva, infatti, dove l’investitore si trova in una posizione prettamente passiva[3], nell’ambito del servizio di gestione individuale di portafogli per conto terzi, il cliente conserva un vero e proprio potere di “impartire istruzioni vincolanti in ordine alle operazioni da compiere”.[4]

La gestione individuale, nell’ambito della quale il fattore qualificante del servizio è la conoscenza del cliente in termini di situazione finanziaria, obiettivi di investimento e propensione al rischio, si basa in particolar modo sui seguenti elementi chiave: a) la personalizzazione del servizio; b) l’alta qualità dello stesso, c) la centralità del cliente. [5]

Sotto il profilo giuridico, la gestione di portafogli individuale consiste in un contratto il cui svolgimento è riservato agli intermediari autorizzati ed è disciplinato principalmente dall’art. 24 del TUIF.[6] Tale contratto è sostanzialmente un mandato fiduciario, avente ad oggetto la costruzione di un portafoglio in cui venga ottimizzata la combinazione rischio-rendimento rispetto agli obiettivi specifici dell’investitore.

 

La delega di gestione: profili regolamentari.

Ai fini della nostra ricerca, è opportuno evidenziare il comma 1, lett. f) dell’articolo suindicato, il quale consente di delegare l’esecuzione dell’incarico ricevuto, anche con riferimento all’intero portafoglio, a soggetti autorizzati alla prestazione del servizio di gestione di portafogli di investimento, previa autorizzazione scritta del cliente.

Le ragioni del ricorso alla delega di gestione sono diverse: nella prassi, essa consente principalmente all’intermediario gestore di conseguire livelli di efficienza maggiori rispetto a quelli che potrebbe perseguire se svolgesse tutti gli atti del processo gestionale all’interno della propria azienda.[7] È comunque un istituto particolarmente flessibile, diretto a soddisfare le diverse esigenze organizzative degli intermediari finanziari.

Con riguardo alla normativa di attuazione del TUIF, in tema di delega gestionale non possiamo non considerare l’art. 37 della Delibera Consob n. 11522/1998 (Contratto con gli investitori), il cui comma 1, lett. d), dispone che è necessario “indicare se l'intermediario è autorizzato a delegare a terzi l'esecuzione dell'incarico ricevuto, specificando, nel caso in cui la delega non riguardi l'intero portafoglio, gli strumenti finanziari, i settori o i mercati di investimento con riferimento ai quali l'autorizzazione viene rilasciata e, in ogni caso, gli eventuali limiti e condizioni dell'autorizzazione;”.

Inoltre, l’art. 46 della medesima Delibera Consob (Delega dell’attività di gestione), dopo aver confermato nei primi due commi la possibilità di conferire, mediante un apposito contratto scritto, deleghe gestionali ad intermediari autorizzati[8] (alla prestazione del servizio di gestione patrimoniale), al comma 3 afferma che “la delega:

a) non implica alcun esonero o limitazione di responsabilità dell'intermediario delegante che resta soggetto alle disposizioni di cui al presente regolamento anche con riferimento alle operazioni compiute dall'intermediario delegato;

b) deve avere una durata determinata e deve poter essere revocata con effetto immediato dall'intermediario delegante;

c) deve essere conforme alle indicazioni fornite dall'investitore nel contratto;

d) deve contenere clausole che, ove l'esecuzione delle operazioni non sia subordinata al preventivo assenso del delegante, prevedano che il delegato debba attenersi, nelle scelte degli investimenti, alle indicazioni impartite periodicamente dall'intermediario delegante;

e) deve essere formulata in modo da assicurare il rispetto delle disposizioni in materia di conflitto di interessi con riferimento all'intermediario delegante e a quello delegato;

f) deve prevedere un flusso costante di informazioni sulle operazioni effettuate dall'intermediario delegato al delegante che consenta l'esatta ricostruzione dei patrimoni gestiti di pertinenza dei singoli investitori.”.[9]

Quanto alle Istruzioni di Vigilanza della Banca d’Italia, è opportuno ricordare il Provvedimento 1° luglio 1998, il quale, nell’ambito delle disposizioni concernenti l’autorizzazione delle SGR[10], riconosce la facoltà delle società di conferire a terzi l’esecuzione dell’incarico gestorio, avendo l’obbligo di specificare l’ampiezza ed il contenuto della delega stessa nel caso in cui non venisse conferita con riferimento all’intero portafoglio del cliente.

Il medesimo Provvedimento[11] stabilisce che, indipendentemente dal carattere particolare (cioè riferita a specifici strumenti finanziari, settori o mercati) o generale (cioè riguardante l’intera attività di investimento relativa al patrimonio affidato) della delega conferita, si applicheranno – in quanto compatibili – le indicazioni previste in materia di delega di gestione collettiva. In particolare, la delega conferita:

- non implica alcun esonero o limitazione di responsabilità della SGR delegante;

- deve poter essere revocata con effetto immediato dalla società di gestione;

- ha carattere non esclusivo, dovendo consentire alla SGR delegante di continuare ad effettuare operazioni sugli stessi mercati e strumenti finanziari per i quali è stata concessa la delega.

Inoltre, in ragione della responsabilità che la SGR delegante conserva nei confronti dei clienti (che le hanno affidato un patrimonio da gestire), dovranno essere adottati particolari presidi organizzativi che consentano alla stessa SGR di:

- conoscere con tempestività la situazione di ciascun portafoglio gestito;

- controllare che le operazioni poste in essere dal delegato siano coerenti con il profilo di rischio/rendimento indicato dal cliente nel contratto;[12]

- attuare le norme in materia di separazione patrimoniale dei valori della clientela tra di loro e con quelli della SGR.

Per la realizzazione delle precedenti indicazioni ed in ragione dell’attribuzione della responsabilità in capo alla società delegante, quest’ultima, insieme al delegato, dovranno definire:

- il contenuto e le modalità di trasmissione dei flussi informativi (anche telematici);

- le modalità con le quali il delegante verifica l’operato del delegato.

In tema di informazioni ed indicazioni periodiche da impartire alla società delegata (ed alle quali la delegata stessa dovrà attenersi), bisogna ricordare che il contratto di delega gestionale dovrà stabilire necessariamente la cadenza minima di tali indicazioni, soprattutto se concernenti le scelte strategiche generali di investimento.[13]

Quanto alle relative operazioni di verifica, invece, si precisa che tale controllo è finalizzato al riscontro: a) della corretta attuazione – da parte del delegato – delle indicazioni di cui sopra, b) del corretto assolvimento delle norme che disciplinano lo svolgimento del servizio di gestione e c) della corretta esecuzione delle eventuali speciali istruzioni impartite dal cliente e delle specifiche istruzioni che la società delegante può impartire in qualsiasi momento.

Quanto alla responsabilità dell’intermediario delegante, come noto, il contratto di delega non implica alcun esonero o limitazione, restando la SGR delegante responsabile anche per le operazioni compiute dal delegato.

In relazione a ciò, potrebbe sorgere un problema nelle ipotesi di “imputazione preventiva degli ordini” di cui all’art. 43, comma 3, lett. a), Delibera Consob n. 11522/1998. Infatti, ai sensi di tale articolo, gli intermediari autorizzati devono imputare gli ordini separatamente a ciascun investitore prima della loro trasmissione all'incaricato dell'esecuzione: essendo tali ordini impartiti dalla delegata, il soggetto delegante si troverebbe, di regola, nella impossibilità di curare direttamente la preimputazione degli ordini.

L’intermediario delegato, pertanto, dovrà provvedere a curare la preimputazione relativa alle operazioni compiute in esecuzione della delega di gestione, mentre la SGR delegante sarà tenuta a controllare l’operato del suo delegato al fine di assicurare il corretto adempimento di tale obbligo. [14]

Con riferimento alla responsabilità del soggetto delegato, naturalmente quest’ultimo, essendo vincolato al contenuto del contratto sottoscritto, e quindi agli impegni assunti con esso, sarà responsabile nei confronti della controparte (il delegante) del corretto adempimento delle proprie obbligazioni.

Giova evidenziare, infine, che la delega di gestione non può riguardare ciò che attiene all’instaurazione del rapporto tra il delegante ed il cliente-investitore, essendo una delega concernente soltanto l’esecuzione dell’incarico ricevuto.

Il soggetto delegante, infatti, ha l’esclusività del rapporto con il cliente, assolvendo agli obblighi informativi preliminari alla stipulazione del contratto di gestione.[15]

Quanto all’esecuzione della delega, bisogna tuttavia ricordare che, nonostante la dottrina prevalente riconosca, quale principale oggetto di delega, l’attività di “stock picking”[16], mantenendo in capo alla delegante quanto meno l’“asset allocation” di carattere strategico[17], non mancano orientamenti difformi i quali, prevedendo invece la possibilità di “frazionare” ulteriormente l’attività da delegare, consentono addirittura il conferimento della sola attività prodromica all’esecuzione della gestione. Altri, ancora, ritengono possibile delegare esclusivamente l’attività di “stock picking”, conservando non solo l’elaborazione dell’”asset allocation”, ma anche l’attività di mera esecuzione degli ordini, cioè il vero e proprio investimento avente ad oggetto strumenti finanziari, crediti o altri beni mobili ed immobili.[18]

Tali ultimi orientamenti, tuttavia, non sono particolarmente condivisi dalle Autorità di Vigilanza, le quali, pur consce della genericità dell’espressione utilizzata dal testo normativo[19], interpretano la norma in modo più rigoroso, ritenendo possibile solo una netta divisione tra l’“asset allocation”, in capo al delegante, e lo “stock picking” (con tutte le attività complementari che siano necessarie allo svolgimento dell’incarico ricevuto, compresa l’esecuzione di obbligazioni accessorie) in capo al delegato.[20]

 

(segue): profili civilistici.

Sia in dottrina sia in giurisprudenza, al contratto scritto ex art. 24 del TUIF si attribuisce la natura di un vero e proprio mandato di cui all’art. 1703 cod. civ.

Il mandato, contratto nominato definito secondo alcuni come “contratto di prestazione di servigi”[21], è “il contratto con il quale una parte (il mandatario) si obbliga a compiere uno o più atti giuridici per conto dell’altra parte (il mandante)”.

Il contenuto dell’attività a cui il mandatario si obbliga, che è il compimento di atti giuridici, distingue il mandato dalla locatio operis, che ha per oggetto attività d’altro genere, materiale o intellettuale che sia.[22]

Di regola, il contratto con cui si conferisce delega a gestire portafogli di investimento individuale consiste in un mandato senza rappresentanza[23], un negozio, quindi, che non attribuisce al mandatario il potere di impegnare direttamente il mandante spendendo il suo nome nei confronti dei terzi. In questo caso, il mandatario agisce in nome proprio e acquista i diritti e assume gli obblighi derivanti dal negozio, mentre i terzi non entrano in alcun rapporto col mandante, anche se questi hanno avuto conoscenza del mandato. I rapporti diretti saranno, pertanto, tra il mandatario ed il terzo, e non tra il mandante ed il terzo. Al mandante dovranno poi essere devoluti i risultati del negozio compiuto per suo conto dal mandatario.[24]

Nell’ambito del settore finanziario, tuttavia, nonostante la delega di gestione (il mandato ad un soggetto terzo autorizzato alla prestazione del servizio di gestione di portafogli di investimento) sia senza rappresentanza, sulla base di quanto disposto dalla normativa Consob[25], gli ordini e qualsiasi altra operazione sui mercati per conto dei singoli portafogli avuti in delega dovranno essere effettuati imputandoli direttamente a ciascun patrimonio gestito, “mitigando” in un certo senso l’assenza di rappresentanza.[26]

L’ambito del mandato è esteso al compimento di tutti quegli atti funzionalmente subordinati e necessari per l’attuazione dell’atto o degli atti principali ed essenziali.[27] Non sono compresi, quindi, quegli atti che possono essere definiti non necessari e conseguenziali per l’esecuzione del contratto, in quanto ne costituiscono un ulteriore sviluppo attraverso la dilatazione dell’oggetto.

In ogni caso, pur non potendo consistere in un’attività meramente materiale, tecnica o manuale, la prestazione del mandatario non deve necessariamente avere ad oggetto esclusivo una dichiarazione di volontà negoziale ben potendo comprendere, oltre tutte quelle attività complementari che siano necessarie allo svolgimento del mandato, l’esecuzione di obbligazioni eterogenee accessorie, anche non essenziali o di mero fatto, che siano espressamente previste dalle parti nella loro autonomia contrattuale, senza che ne resti violata la natura del contratto stesso.[28] Ed è verosimile che le obbligazioni diverse da quelle caratterizzanti l’oggetto (in senso stretto) del contratto di delega gestionale, ma comunque inerenti ad esso, possano essere legittimamente ricomprese tra le sopracitate.

Con riferimento alle obbligazioni del mandatario, poi, il codice civile stabilisce chiaramente che “il mandatario è tenuto ad eseguire il mandato con la diligenza del buon padre di famiglia”.[29]

Il richiamo esplicito al principio generale espresso dall’art. 1176, comma 1, cod. civ., in tema di adempimento delle obbligazioni, oltre che a sottolineare l’intensità del ruolo rivestito dalla diligenza nel mandato, costituisce un criterio di determinazione della prestazione, soprattutto delle obbligazioni di fare, indicando la misura dell’attenzione e della cura che il mandatario deve adoperare, anche nella scelta dei mezzi non esplicitamente previsti con riferimento alla diligenza in generale.[30]

Il mandatario, inoltre, non può, nell’esecuzione del mandato, eccedere i limiti fissati nel contratto: se egli compie un atto che esorbita dal mandato, tale atto resta a suo carico qualora non venga ratificato dal mandante (art. 1711 cod. civ.).

Quanto al mandante, dal suo canto, egli è principalmente tenuto a somministrare al mandatario i mezzi necessari per l’esecuzione del mandato e per l’adempimento delle obbligazioni che a tal fine ha contratte in proprio nome (salvo patto contrario); deve pagare al delegato l’eventuale compenso, nonché risarcirgli i danni eventualmente subìti a causa dell’incarico.[31]

Si tralasciano, in quanto non direttamente afferenti la nostra ricerca, gli aspetti relativi all’ipotesi dell’estinzione, della rinuncia, della revoca e di ogni altra causa di estinzione del mandato, rinviando ai relativi articoli del codice civile per un’analisi più approfondita.[32]


 

Gli aspetti operativi.

Il coordinamento ed il corretto funzionamento delle strutture della SGR o di altro intermediario autorizzato, anche sotto il profilo della prestazione dei servizi[33], deve essere garantito dalle procedure interne, cioè da quell’insieme di disposizioni dirette a disciplinare l’ordinato e corretto svolgimento dell’attività.

Le procedure, infatti, conseguono lo scopo di consentire all’intermediario di poter ricostruire le modalità, i tempi e le caratteristiche dei comportamenti posti in essere nella prestazione dei servizi e assicurare un’adeguata vigilanza interna sulle attività svolte dal personale addetto e dagli eventuali promotori finanziari.[34]

La logica sottostante delle procedure, quindi, è quella di rivedere criticamente l’organizzazione della società affinché tutte le funzioni, nel rispetto della normativa e sulla base di una chiara definizione di ruoli e responsabilità, siano nelle condizioni di operare in modo corretto.

La stessa normativa di attuazione del TUIF, all’art. 56, comma 1, Delibera Consob n. 11522/1998 stabilisce che “per procedura si intende l'insieme delle disposizioni interne e degli strumenti adottati per la prestazione dei servizi”, mentre al comma 2, alle lettere a) e b), afferma in particolare che gli intermediari autorizzati e le SGR devono dotarsi di procedure che possano essere considerate idonee ad “assicurare l'ordinata e corretta prestazione dei servizi” e che consentano di “ricostruire le modalità, i tempi e le caratteristiche dei comportamenti posti in essere nella prestazione dei servizi. Va da sé, pertanto, che, in caso di delega di gestione, compatibilmente con la sussistente responsabilità della società delegante, parte di tali compiti non potranno che essere ripartiti con il delegato (almeno in fase di esecuzione), e quindi affidati a quest’ultimo, anche se comunque ciò avverrà sotto la responsabilità del delegante.

Di regola, gli aspetti procedurali ed operativi di un contratto di delega gestionale sono disciplinati, data appunto la loro natura prevalentemente tecnica, in appositi allegati al contratto. Ed è soprattutto in tema di controlli da parte della delegante che vengono utilizzati gli allegati tecnici, onde definire in modo specifico le modalità di svolgimento di detto controllo nonché illustrare compiutamente le soluzioni organizzative.

Tra l’altro, è opportuno considerare, in conclusione, che la tecnica redazionale del “mero rinvio” agli allegati di un accordo giuridico costituisce una normale e diffusa pratica contrattuale che consente, di regola, il suo costante aggiornamento, soprattutto in caso di implementazioni dei sistemi operativi e/o informativi, senza dover procedere a continue e spesso complesse variazioni dell’articolato contrattuale.


 

[1] Direttiva 93/22/CEE del Consiglio, del 10 maggio 1993, relativa ai servizi di investimento nel settore dei valori mobiliari, Allegato – Sezione A, punto 3.

[2] N. Salanitro, Società per azioni e mercati finanziari, Milano, 1996.

[3] Non avendo alcun potere di intervenire sulle scelte del gestore.

[4] Art. 24, comma 1, lett. b), D.Lgs. n. 58/1998 (Testo Unico dell’Intermediazione Finanziaria, comunemente detto anche TUIF).

[5] Tuttavia, l’“alta qualità del servizio”, di cui alla lett. b), risulta lievemente ridotta nel caso in cui si tratti delle c.d. gestioni standardizzate, cioè rivolte a quella fascia di investitori che intendono affidare in una gestione individuale somme non particolarmente considerevoli.

[6] Art. 24 (Gestione di portafogli di investimento):

1. Al servizio di gestione di portafogli di investimento si applicano le seguenti regole:

a) il contratto è redatto in forma scritta;

b) il cliente può impartire istruzioni vincolanti in ordine alle operazioni da compiere;

c) l'impresa di investimento, la società di gestione del risparmio o la banca non possono, salvo specifica istruzione scritta, contrarre obbligazioni per conto del cliente che lo impegnino oltre il patrimonio gestito;

d) il cliente può recedere in ogni momento dal contratto, fermo restando il diritto di recesso dell'impresa di investimento, della società di gestione del risparmio o della banca ai sensi dell'articolo 1727 del codice civile;

e) la rappresentanza per l'esercizio dei diritti di voto inerente agli strumenti finanziari in gestione può essere conferita all'impresa di investimento, alla banca o alla società di gestione del risparmio con procura da rilasciarsi per iscritto e per singola assemblea nel rispetto dei limiti e con le modalità stabiliti con regolamento dal Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica, sentite la Banca d'Italia e la Consob;

f) l'esecuzione dell'incarico ricevuto può essere delegata, anche con riferimento all'intero portafoglio, a soggetti autorizzati alla prestazione del servizio di gestione di portafogli di investimento previa autorizzazione scritta del cliente.

2. Sono nulli i patti contrari alle disposizioni del presente articolo; la nullità può essere fatta valere solo dal cliente.

[7] La gestione, infatti, non è una mera attività, ma un insieme di attività aventi contenuto diverso che, se considerate unitariamente, formano un particolare processo, il “processo di produzione della gestione” (A.M. Bracci, La delega di gestione, Milano, 1999).

[8] Non solo comunitari ma anche extracomunitari, purché autorizzati nel proprio Stato d’origine e, per quest’ultimi, a condizione che sussistano anche delle apposite intese tra la Consob e le competenti autorità dello Stato in cui essi hanno sede.

[9] Infine, il comma 4 stabilisce che “Ove non specificato nel contratto e in ogni caso di successive variazioni, l'intermediario autorizzato comunica prontamente per iscritto all'investitore gli estremi identificativi dell'intermediario delegato prima dell'inizio dell'operatività dello stesso intermediario delegato.”.

[10] Cap. I, Sez. III, Punto II (Programma di attività e relazione sulla struttura organizzativa).

[11] Cap. VII, Sez. II, Punto 4 (Rapporti tra SGR e soggetto delegato ai sensi dell’art. 24, comma 1, lett. f) del Testo Unico).

[12] E con gli eventuali limiti posti dallo stesso cliente.

[13] Ferma restando la possibilità, per la delegante, di impartire in qualsiasi momento istruzioni di carattere tempestivo, ogni volta che lo ritenga opportuno.

È importante sottolineare, inoltre, che il contenuto delle indicazioni periodiche sarà più o meno dettagliato a seconda del grado di autonomia decisionale che la società delegante intenderà attribuire al soggetto delegato, nonché a seconda della circostanza che la delega riguardi la totalità ovvero parte del portafoglio. In particolare, se il delegato ha un ampio grado di autonomia le indicazioni periodiche avranno carattere molto generale di indirizzo dell’attività di gestione e rifletteranno il contenuto delle deliberazioni inerenti le strategie generali di investimento.

[14] Al fine, poi, di evitare la duplicazione degli adempimenti di registrazione, si dovrà consentire alla SGR delegante l’accessibilità diretta delle registrazioni, eventualmente grazie anche a particolari modalità tecniche, da specificarsi in un allegato tecnico-operativo al contratto di delega.

[15] In particolare, acquisire informazioni sull’esperienza in materia di investimenti in strumenti finanziari, sulla situazione finanziaria e sugli obiettivi di investimento, sulla sua propensione al rischio, informandolo al tempo stesso per consentire al cliente di valutare adeguatamente i rischi e le implicazioni del servizio di gestione.

[16] Detto anche “stock selection”, è il processo di scelta di un particolare titolo, effettuata generalmente sulla base dell’analisi tecnica e/o fondamentale.

[17] Primo passo della gestione di un fondo o di un portafoglio, consistente nella selezione delle categorie di attività finanziarie nelle quali investire, basandosi principalmente su analisi macroeconomiche.

[18] Ovviamente, nel caso in cui la società delegata possa direttamente effettuare la negoziazione; diversamente, potrà farlo solo attraverso diversi “brokers” e “dealers”, cioè tramite coloro che operano sui mercati finanziari e che ricercano una controparte con cui eseguire una negoziazione.

[19] Art. 24, comma 1, lett. f), TUIF: “l’esecuzione dell’incarico ricevuto può essere delegata ……. a soggetti autorizzati…..”.

[20] Sulla possibilità di delegare, invece, ad un intermediario abilitato l'attività di gestione e ad un soggetto terzo l'amministrazione, si veda la Comunicazione Consob n. DI/98025269 del 6 aprile 1998.

[21] A. Trabucchi, Istituzioni di diritto civile, Padova, 1988.

[22] Non deve escludersi, tuttavia, che nella complessa attività a cui s’impegna il prestatore d’opera rientri anche lo svolgimento di atti giuridici, ma questo può avvenire solo nell’ambito di una più ampia prestazione d’altra natura.

[23] Nella prassi, tale ipotesi è quella prevalentemente applicata.

[24] Non bisogna peraltro dimenticare che, ai sensi del comma 2 dell’art. 1705 cod. civ., per ragioni di tutela dell’interesse del mandante, esiste un’eccezione al fondamentale principio – enunciato nel comma 1 – secondo cui il mandatario che agisce in nome proprio acquista i diritti ed assume gli obblighi derivanti dagli atti compiuti con i terzi: infatti, il mandante, sostituendosi al mandatario, può esercitare i diritti di credito derivanti dall’esecuzione del mandato, salvo che ciò possa pregiudicare i diritti attribuiti al mandatario dalle disposizioni degli articoli successivi al 1705.

Secondo diverse pronunce giurisprudenziali (Cass., 5/11/1998, n. 11118, Cass., 20/07/1976, n. 2877), detta eccezione non può ritenersi estensibile anche all’esercizio di diritti di natura diversa, quale quello di esperire contro il terzo le azioni da contratto e, in particolare quelle di risoluzione per inadempimento e di risarcimento dei danni, perché altrimenti la disposizione generale di cui allo stesso art. 1705 cod. civ. resterebbe svuotata di contenuto.

[25] Art. 43, comma 3, Delibera Consob n. 11522/1998 (Prestazione del servizio):

Gli intermediari autorizzati imputano gli ordini separatamente a ciascun investitore prima della loro trasmissione all'incaricato dell'esecuzione.

[26] Sul punto si veda anche supra.

Ad ogni modo, non è esclusa la possibilità, per il delegato, di operare in nome e per conto del cliente finale; in tale caso, a scopo cautelativo, il delegante può richiedere al cliente il rilascio di un’attestazione diretta a confermare che l’autorizzazione data allo stesso delegante per agire in nome e per conto del cliente si intende data anche per il soggetto delegato.

[27] Minervini, Il mandato, Trattato Vassalli, 1954; App. Napoli, 14/10/1974.

[28] Cass., 5/9/1989, n. 3853.

[29] Art. 1710 cod. civ. (Diligenza del mandatario):

Il mandatario è tenuto a eseguire il mandato con la diligenza del buon padre di famiglia; ma se il mandato è gratuito, la responsabilità per colpa è valutata con minore rigore.

Il mandatario è tenuto a rendere note al mandante le circostanze sopravvenute che possono determinare la revoca o la modificazione del mandato.

Naturalmente, si dovrà tener conto della specifica natura dell’attività svolta dal delegato e degli altri particolari obblighi derivanti dalla specialità dell’incarico ricevuto.

[30] Natoli, L’attuazione del rapporto obbligatorio, II, Trattato Cicu-Messineo, Milano, 1984.

[31] Artt. 1719 e 1720 cod. civ.

[32] Artt. 1722 e ss., cod. civ.

[33] Considerando, quindi anche le eventuali gestioni affidate ad altri intermediari autorizzati, prescindendo dalla natura collettiva od individuale della gestione delegata.

[34] A. Sanguinetti – M. Forte, Le società di gestione del risparmio, Milano, 2000.

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