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Le forme alternative di capitalizzazione delle piccole e medie imprese. In particolare: il leasing azionario

Di Simona Siani, Avvocato

4 giugno 2001

 

In calce:
Allegato A / IL TESTO DELLA PROPOSTA DI LEGGE C. 7036
 

INDICE:

1. Il leasing azionario. Definizione. / 2. La recente proposta di legge recante agevolazioni per la quotazione, l'allargamento dell'azionariato e la capitalizzazione delle piccole e medie imprese tramite lo strumento del leasing azionario. / 3. Il Resoconto della VI Commissione permanente (Finanze) in sede referente.

 

1. Il leasing azionario. Definizione.
Il leasing azionario (strumento praticamente sconosciuto in Italia, assai diffuso all’estero) costituisce una delle principali forme tecniche di leasing finanziario.
Brevemente, si definisce leasing azionario il contratto con cui una impresa colloca presso una società di leasing valori mobiliari, mantenendone il possesso dietro il pagamento di canoni periodici. Alla scadenza del contratto, l’impresa gode della facoltà di riscattare i titoli contro pagamento di un prezzo predeterminato.
Detto altrimenti, con un’operazione di leasing azionario la società finanziaria acquista un capitale azionario già esistente e/o di nuova creazione, per cederlo in locazione a un imprenditore.
Quest’ultimo paga canoni periodici e alla fine del contratto può divenire proprietario dei titoli pagando il prezzo di riscatto (cfr., GABBRIELLI – DE BRUNO, Capire la finanza, Guida pratica agli strumenti finanziari, da Le guide de Il sole 24 ore, Milano, 1999, 595).
Il leasing azionario permette, dunque, all'impresa di procedere all'aumento di capitale in situazioni di carenza di risorse disponibili da investire, evitando la sottoscrizione da parte di terzi.
Normalmente tale tipo di contratto interessa imprenditori che, a seconda dei casi:
· vogliono ottenere un finanziamento per i propri fabbisogni e in questo caso lo schema è simile a quello del sale and lease back (si ricorda, in breve, che il sale and lease back è un contratto con il quale il proprietario di un bene, allo scopo di ottenere un finanziamento per coprire i propri fabbisogni, cede la proprietà del bene stesso ad una società di leasing che, a sua volta, gliene cede l’uso in locazione finanziaria e quindi con possibilità di riacquistarne la proprietà al termine del contratto);
· intendono aumentare il capitale senza aprire l’azionariato, graduando e rinviando nel tempo l’esborso relativo;
· intendono creare una società ad hoc divenendone proprietari solo al termine della locazione (cfr., GABBRIELLI – DE BRUNO, op. cit., 595).

2. La recente proposta di legge recante agevolazioni per la quotazione, l'allargamento dell'azionariato e la capitalizzazione delle piccole e medie imprese tramite lo strumento del leasing azionario.
Contenuto del progetto di legge C.7036, presentato in data 31 maggio 2000, è, principalmente, quello di introdurre un procedimento diretto ad incentivare la capitalizzazione delle imprese non quotate e l'allargamento dell'azionariato delle stesse nonché la loro quotazione, utilizzando lo strumento del leasing azionario.
Come anticipato, e per come argomentato nella Relazione che accompagna il progetto in esame, questa forma di finanziamento - non utilizzata in Italia per mancanza di certezza normativa sia civilistica che fiscale - può risultare molto utile per aumentare il capitale delle imprese in vista di uno sviluppo ulteriore dell'attività delle stesse ed essere propedeutica all'apertura al mercato dei capitali, ovvero può costituire una nuova forma utilizzabile dalle cd. "merchant banks" (che normalmente sono delle finanziarie vigilate iscritte all'albo di cui all'articolo 107 del Testo Unico delle leggi in materia bancaria e creditizia, emanato con decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385) per entrare nel capitale di nuove iniziative.
In particolare, l’art.1 del progetto di legge citato prescrive che le banche e gli intermediari iscritti agli albi di cui agli articoli 106 e 107 del testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia … possono effettuare operazioni di locazione finanziaria … aventi come oggetto azioni di piccole e medie imprese industriali e di servizi … le cui azioni non siano quotate in mercati regolamentati.
Ebbene, secondo lo schema proposto nel progetto di legge C.7036, la società delibera un aumento di capitale che viene sottoscritto da una banca o da una finanziaria iscritta negli appositi albi previsti dal citato Testo Unico delle leggi in materia bancaria e creditizia.
Successivamente, con il pagamento dei canoni di leasing ed esercitando l'opzione di riscatto, la società riacquista le azioni emesse con un esborso diluito negli anni, beneficiando, sin dall’inizio, degli effetti dell'aumento di capitale.
Al riguardo, l’art.2, comma 1, del progetto di legge dispone che le operazioni di locazione finanziaria possono avere come oggetto … azioni emesse a seguito di un aumento di capitale sottoscritto da una banca ovvero da un intermediario finanziario iscritti agli albi di cui agli artt.106 e 107 del Testo Unico delle leggi in materia bancaria e creditizia.
All’art.2, comma 4, del progetto di legge citato si legge, poi, che il contratto di locazione deve prevedere che il locatario possa riacquistare la proprietà delle azioni pagando un prezzo prestabilito.
In altre parole, una siffatta operazione consente la capitalizzazione dell’azienda mediante l’utilizzo della capacità di credito della stessa.
La banca o la finanziaria deve solo valutare se l'azienda emittente è in grado, con il cash flow generato dalla gestione, di pagare i canoni di leasing, né più né meno di quello che accade quando effettua una operazione di locazione di un bene strumentale.
Ne discende, ancora, che all'intermediario finanziario non vengono richieste particolari competenze in merito alle valutazioni di piani aziendali se non la normale professionalità nella valutazione della capacità di credito a medio termine. In altre parole, l’intermediario che accetta di effettuare una operazione di locazione azionaria, deve procedere alla sola valutazione delle prospettive economiche dell’impresa finanziata.
Con riguardo, poi, all’impresa finanziata, si osserva che, per essa, la presenza di un socio, il cui percorso di uscita è già segnato e che non interferisce nella gestione aziendale, costituisce una prima forma di apertura compatibile con la nota avversione alle interferenze esterne che caratterizza le imprese non quotate.
Peraltro, nel progetto di legge all’esame, proprio al fine di evitare interferenze nella gestione da parte della società finanziaria, è stato altresì previsto di sterilizzare il diritto di voto delle azioni di proprietà della società di leasing.
In particolare, l’art.2, comma 7, dispone che le azioni di proprietà del locatore non hanno diritto di voto.
Questa limitazione è coerente con lo spirito dell'operazione, che è puramente finanziario ed evita alle banche e agli intermediari vigilati di dover considerare le azioni sottoscritte a tutti gli effetti come partecipazioni, con il relativo inserimento nel limite generale all'assunzione di partecipazioni.
E' stato, inoltre, inserito un tetto massimo alle operazioni di leasing azionario fissato al 24% del capitale della società (cfr., art.2, comma 1, ai sensi del quale le operazioni di locazione finanziaria possono avere come oggetto azioni emesse a seguito di un aumento di capitale sottoscritto da uno dei soggetti di cui all’art.1, nella misura massima del 24 per cento del capitale sociale della società locataria).
Ebbene, l'inserimento di un tetto massimo rapportato al capitale sociale costituisce un incentivo a capitalizzare l'azienda da parte dei soci prima di effettuare l'operazione di leasing azionario per sfruttare al massimo le agevolazioni connesse all'operazione.
Ed ancora.
Nella proposta di legge in esame è stato inserito un meccanismo di incentivazione fiscale alla successiva quotazione o cessione delle azioni oggetto dell'operazione di leasing a nuovi soci.
Al riguardo, l’art.3, comma 5, dispone che la differenza fra il ricavato della vendita delle azioni e il prezzo di riscatto, la cui previsione consente al locatario di riacquistare la proprietà delle azioni oggetto dell’operazione di locazione azionaria, se positiva, è assoggettata in capo all’impresa venditrice ad una imposta sostitutiva del 19 per cento a condizione che:

la vendita avvenga sul mercato in caso di quotazione;

la vendita avvenga a dipendenti della società o di società controllate o a nuovi azionisti, ovvero a soggetti che non siano stati precedentemente iscritti al libro dei soci della società;

nel caso di cui alla lettera b), le azioni vendute non siano cedibili per un periodo di almeno tre anni dalla vendita. Tale vincolo non si applica nel caso in cui l’acquirente sia una società di investimento pubblica, una società di investimento in capitale a rischio, un investitore istituzionale o una società di cui al comma 1 dell’articolo 2 della legge 5 ottobre 1991 n.317.
Questo meccanismo ben si accompagna con l'operazione di leasing azionario in quanto l'azienda, come in tutte le operazioni di leasing, riacquista la proprietà del bene locato (in questo caso le azioni), pagando un prezzo finale molto modesto rispetto al valore originario del bene.
Pertanto, nel caso di alienazione a terzi delle azioni si crea un differenziale, presumibilmente positivo, fra il prezzo pagato per acquisirne la proprietà ed il prezzo di vendita delle stesse.
Assoggettando questo differenziale ad una tassazione del 19% invece che alla normale aliquota fiscale, l'impresa consegue un vantaggio ad alienare a terzi le azioni oggetto della locazione in quanto ha dedotto dal reddito i canoni risparmiando l'aliquota ordinaria e cede le stesse azioni beneficiando di una aliquota inferiore.
Come osservato, peraltro, l'applicazione dell'aliquota agevolata è possibile solo in caso di quotazione e di vendita delle azioni ai dipendenti ed ai nuovi soci: in questi due ultimi casi è subordinata alla non alienabilità delle azioni per un periodo minimo di tre anni, per scoraggiare triangolazioni con i vecchi soci e per armonizzare la disciplina dell'assegnazione di azioni ai dipendenti.
Inoltre, la durata minima del contratto di leasing prevista in diciotto mesi (cfr., art.2, comma 3), è stata volutamente tenuta breve per permettere alle imprese che intendono utilizzare il meccanismo previsto dal provvedimento per una capitalizzazione e successiva quotazione, di poterlo fare senza dover attendere tempi troppo lunghi.
E’ stato, inoltre, previsto che l'aumento di capitale effettuato per realizzare l'operazione di leasing azionario sia valido ai fini della dual income tax (DIT) solo in caso di quotazione o di alienazione a terzi del capitale medesimo fin dal momento dell'operazione di leasing.
In particolare, l’art.3, comma 7, dispone che gli aumenti di capitale operati in relazione alle operazioni di leasing azionario sono computati ai fini del calcolo della disciplina introdotta dal decreto legislativo 18 dicembre 1997 n.466 solo nel caso in cui l’impresa utilizzi le azioni oggetto di locazione per le operazioni di cui alle lettere a) e b) del comma 5 del presente articolo (quotazione e vendita a dipendenti della società o di società controllate o a nuovi azionisti ovvero a soggetti che non siano stati precedentemente iscritti al libro dei soci della società); il computo avviene a decorrere dalla data dell’aumento di capitale di cui al comma 1 dell’articolo 2 tramite l’utilizzo di un credito di imposta, deducibile a decorrere dall’esercizio in cui avviene la cessione delle azioni e commisurato alla differenza fra le imposte calcolate sul reddito di impresa e quelle che sarebbero risultate dall’applicazione della disciplina del citato decreto legislativo n.466 del 1997.
A ciò si aggiunga che al fine di incentivare maggiormente la quotazione è stata introdotta la possibilità di effettuare una seconda operazione di leasing azionario sul 24% del capitale risultante dopo la prima operazione di leasing, per le società che, dopo aver ampliato la compagine azionaria, intendano quotarsi in borsa (cfr., art.3, comma 8).
Ebbene, questa serie di agevolazioni potrà permettere di incentivare in forma modulare:

le società che aumentino il solo capitale con il leasing azionario;

le società che dopo aver aumentato il capitale con il leasing azionario, amplino la compagine sociale (ad esempio, con la cessione di quote ad una merchant bank);

le società che, dopo aver effettuato le precedenti operazioni, effettuino un altro aumento di capitale con il leasing azionario finalizzato alla successiva quotazione.
E’ stato, ovviamente, necessario inserire una deroga agli articoli del codice civile che pongono limiti al riacquisto di azioni proprie (cfr., art.2, comma 8), in quanto la finalità del leasing azionario è diversa dal puro riacquisto di azioni proprie ed è comunque necessariamente preceduta da un incremento del capitale della società.
 
3. Il Resoconto della VI Commissione permanente (Finanze) in sede referente.
Per come emerge dalla Relazione accompagnatoria al progetto di legge in esame (cfr., ALLEGATO A alla presente nota), si evidenzia che il leasing azionario consiste nelle operazioni seguenti:
· la società delibera un aumento, fino al 24 per cento, del capitale sociale;
· l'aumento di capitale viene sottoscritto da una banca o da una finanziaria (merchant bank);
· la società paga i canoni di leasing;
· alla fine del periodo, la società riacquista le proprie azioni.
Ebbene, come rilevato, la descritta operazione presenta vantaggi sia civilistico-finanziari sia fiscali.
Sotto il profilo civilistico-finanziario, si osserva che la società può aumentare il capitale in brevissimo tempo con mezzi finanziari forniti da un soggetto terzo che non interferisce nella gestione e il cui percorso di uscita dalla società medesima è predeterminato; la società può diluire poi nel tempo il riacquisto delle proprie azioni; può, infine, riacquistare le azioni ad un prezzo di riscatto molto basso, permettendo alla azienda di realizzare una consistente plusvalenza in caso di cessione a terzi delle azioni riacquistate.
La banca (o la finanziaria) che partecipa ad una operazione di leasing azionario deve procedere ad una valutazione dell'impresa dal mero punto di vista finanziario, ossia solo sulla base della possibilità di pagare i canoni di leasing.
Infine, il tetto massimo all'emissione di leasing azionario (il 24 per cento del capitale sociale), induce i soci a capitalizzare l'impresa per godere dei vantaggi dello stesso.
Sotto il profilo fiscale, la proposta di legge in esame interviene in modo articolato nell'articolo 3.
In sintesi, il principale vantaggio dell'impresa è quello di poter dedurre i canoni di leasing dall'imponibile (cfr., art.3 comma 1).
Inoltre, al momento del riacquisto delle azioni, l'impresa beneficia di una aliquota ridotta (19 per cento) sulla differenza tra il prezzo di vendita e il prezzo di riscatto. L'impresa può, invero, godere di questa agevolazione solo se vende le azioni a terzi o ai dipendenti, i quali si devono impegnare a detenere le azioni per un periodo minimo di tre anni. È poi previsto che l'aumento di capitale effettuato attraverso il leasing azionario gode anche della dual income tax (DIT) nel caso in cui la società venda a terzi l'incremento di capitale sociale oppure se si quota.
Nel caso di quotazione la società ha un ulteriore beneficio, che consiste nel poter ripetere, per una sola ulteriore volta, l'operazione di leasing azionario (cfr., art.3, comma 8).
Le agevolazioni sono, dunque, regolate in modo da favorire le società che allargano il capitale sociale, le società che allargano la compagine sociale e infine le società che si quotano.
Da ultimo, per completezza espositiva, appare opportuno ricordare brevemente le critiche mosse al progetto di legge C.7036 che, in particolare, richiederebbe ulteriori approfondimenti.
In primo luogo, si è evidenziato che la disposizione di cui all'articolo 2, comma 8, nel prevedere che al leasing azionario non sia applicabile la disciplina del riacquisto delle azioni proprie (articoli da 2357 a 2359-quinquies del codice civile), introduce una deroga rilevante alla attuale disciplina delle azioni proprie e delle operazioni sul capitale (si ricorda che, ad oggi, gli aumenti di capitale del tipo previsto dal testo in esame sono limitati al 10 per cento del capitale sociale – cfr., art.2357, comma 3, del codice civile – mentre, come visto, il provvedimento estende tale aumento al 24 per cento, considerandolo, in caso contrario, non adeguato con la necessità di ricapitalizzazione aziendale delle piccole e medie imprese e ai fini di una eventuale quotazione). Con riguardo alla ricordata deroga, si pongono, quindi, delicate questioni di compatibilità con l'attuale diritto societario.
In secondo luogo, è emerso che la proposta di legge in esame non si esprime sulla ripartizione di competenze tra assemblea e amministratori sulle decisioni di aumentare il capitale sociale attraverso il leasing azionario e sulla esecuzione dell’operazione (al riguardo, si ricorda che l'articolo 2357 ter del codice civile stabilisce che sia l'assemblea ad autorizzare gli amministratori a disporre di azioni riacquistate).
Un altro tema di approfondimento riguarda il diritto di voto delle azioni riacquistate se, giunte nelle mani della società, debbano o no poter votare.
Infine, non è stabilito se il limite del 24 per cento debba intendersi comprensivo o aggiuntivo a quello del 10 per cento previsto attualmente dal codice civile.
 

ALLEGATO A
IL TESTO DELLA PROPOSTA DI LEGGE C.7036
 

Art. 1. (Soggetti abilitati a realizzare le operazioni di locazione finanziaria azionaria).
1. Ai fini di cui alla presente legge, le banche e gli intermediari finanziari iscritti agli albi di cui agli articoli 106 e 107 del testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia, emanato con decreto legislativo 1^ settembre 1993, n. 385, e successive modificazioni, possono effettuare operazioni di locazione finanziaria con le caratteristiche di cui all'articolo 2 della presente legge, aventi come oggetto azioni di piccole e medie imprese industriali e di servizi, come definite dalla normativa comunitaria vigente e le cui azioni non siano quotate in mercati regolamentati.
Art. 2. (Caratteristiche delle operazioni di locazione finanziaria di azioni)
1. Le operazioni di locazione finanziaria possono avere come oggetto, nella misura massima del 24 per cento del capitale sociale della società locataria, azioni emesse a seguito di un aumento di capitale sottoscritto da uno dei soggetti di cui all'articolo 1.
2. Nel caso di più operazioni, il limite di cui al comma 1 è considerato cumulativamente.
3. La durata del contratto di locazione non deve essere inferiore ai diciotto mesi.
4. Il contratto di locazione deve prevedere che il locatario possa riacquistare la proprietà delle azioni pagando un prezzo prestabilito.
5. Il locatore non può cedere a terzi, prima della scadenza del contratto, le azioni sottoscritte, salvo assenso scritto del locatario, sua inadempienza o non esercizio dell'opzione di riacquisto, ai sensi del comma 4.
6. Il locatore si impegna a corrispondere i dividendi e gli altri frutti che maturino sulle azioni nel periodo di sua proprietà al locatario, salvo inadempienza da parte di quest'ultimo.
7. Le azioni di proprietà del locatore non hanno diritto di voto.
8. Alle operazioni di locazione di cui alla presente legge non si applicano gli articoli da 2357 a 2359-quinquies del codice civile.
Art. 3. (Disposizioni fiscali e di bilancio).
1. I canoni relativi alle operazioni di locazione finanziaria di cui all'articolo 2 sono interamente deducibili dal reddito di impresa da parte del locatario.
2. Le azioni riacquistate dal locatario in relazione ad un contratto di locazione azionaria sono inserite in bilancio con una apposita voce denominata "azioni proprie locazione finanziaria".
3. In caso di quotazione delle azioni del locatario in un mercato regolamentato, devono essere offerte in quotazione con priorità le azioni relative alle riserve di cui al comma 2.
4. Nel caso di aumenti di capitale riservati ai dipendenti della società o di società controllate sono utilizzate prioritariamente le azioni inserite nelle riserve di cui al comma 2.
5. La differenza fra il ricavato della vendita delle azioni e il prezzo del riscatto di cui al comma 4 dell'articolo 2, se positiva, è assoggettata in capo all'impresa venditrice ad una imposta sostitutiva del 19 per cento a condizione che:
a) la vendita avvenga sul mercato in caso di quotazione;
b) la vendita avvenga a dipendenti della società o di società controllate o a nuovi azionisti, ovvero a soggetti che non siano stati precedentemente iscritti al libro dei soci della società;
c) nel caso di cui alla lettera b), le azioni vendute non siano cedibili per un periodo di almeno tre anni dalla vendita. Tale vincolo non si applica nel caso in cui l'acquirente sia una società di investimento pubblica, una società di investimento in capitale a rischio, un investitore istituzionale, o una società di cui al comma 1 dell'articolo 2 della legge 5 ottobre 1991, n. 317.
6. La società locatrice può ammortizzare le azioni oggetto della locazione in relazione alla durata del contratto.
7. Gli aumenti di capitale operati in relazione alle operazioni di cui alla presente legge sono computati ai fini del calcolo della disciplina introdotta dal decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 466, solo nel caso in cui l'impresa utilizzi le azioni oggetto di locazione per le operazioni di cui alle lettere a) e b) del comma 5 del presente articolo; il computo avviene a decorrere dalla data dell'aumento di capitale di cui al comma 1 dell'articolo 2 tramite l'utilizzo di un credito di imposta, deducibile a decorrere dall'esercizio in cui avviene la cessione delle azioni e commisurato alla differenza fra le imposte calcolate sul reddito di impresa e quelle che sarebbero risultate dall'applicazione della disciplina del citato decreto legislativo n. 466 del 1997.
8. L'impresa che ha ceduto tutte le azioni oggetto dall'operazione di leasing finanziario con le modalità di cui alla lettera b) del comma 5 del presente articolo, può porre in essere ulteriori operazioni di leasing azionario fino ad un massimo del 24 per cento del nuovo capitale a condizione che la società utilizzi le azioni oggetto di locazione per la successiva quotazione in un mercato regolamentato entro due anni dal termine dell'ultimo contratto di locazione e comunque entro cinque anni dalla sottoscrizione dell'aumento di capitale da parte di un soggetto di cui all'articolo 1.
9. Alla fattispecie di cui al comma 8 del presente articolo si applicano le disposizioni di cui ai commi 1, 2 e 5 del medesimo articolo nonché la disciplina del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 466, a decorrere dalla data di sottoscrizione dell'aumento di capitale da parte di uno dei soggetti di cui all'articolo 1 della presente legge.
10. Nel caso in cui non intervenga la quotazione entro il termine di cui al comma 8, la società deve corrispondere una maggiore imposta calcolata senza tenere conto dei benefici previsti ai commi 8 e 9.

 

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