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Casi particolari di assegni irregolari e relativa iscrivibilità alla Centrale d’Allarme Interbancaria (C.A.I.)

Di Mario Petrulli

Consulente finanziario abilitato alla professione di avvocato.

9 giugno 2003

 
La Centrale d’Allarme Interbancaria (C.A.I.)[1] è un archivio informatizzato degli assegni bancari e postali e delle carte di pagamento istituito dal Decreto Legislativo 30 dicembre 1999, n. 507 e disciplinato nella sua attuazione dal “Regolamento sul funzionamento dell’archivio informatizzato degli assegni bancari e postali e delle carte di pagamento”, emanato dal Ministro della Giustizia con Decreto n. 458 del 07 novembre 2001[2], e dal “Regolamento sul funzionamento dell’archivio informatizzato degli assegni bancari e delle carte di pagamento", emanato dalla Banca d’Italia il 29 gennaio 2002[3].
 
Si tratta di un nuovo strumento che, nelle intenzioni del legislatore, dovrà assicurare il regolare funzionamento dei sistema di pagamenti.
 
L’archivio C.A.I. si compone di una sezione centrale presso la Banca d’Italia[4] e di sezioni remote presso le banche, gli uffici postali, gli intermediari vigilati emittenti carte di pagamento e le prefetture. All’interno dell’archivio saranno conservati i dati relativi a nominativi che hanno emesso assegni privi di copertura o senza autorizzazione; nominativi ai quali è stato revocato l’uso della carta di pagamento (carta di debito/bancomat o carta di credito); nominativi soggetti a sanzioni amministrative e/o penali applicate in seguito all’emissione di assegni senza autorizzazione o provvista; assegni e carte di pagamento segnalati smarriti, rubati o revocati.
 
I dati in questione vengono divulgati (secondo tempi e modalità fissati dai regolamenti) alle banche, alle Poste Italiane ed agli intermediari finanziari vigilati, al fine di poter condividere pienamente tutte le suddette informazioni e, soprattutto, quale diretta conseguenza, applicare la c.d. “revoca di sistema” a chi abbia emesso assegni[5] in assenza di autorizzazione o in difetto di provvista.
 
Tale revoca, che sostituisce la revoca bancaria del singolo istituto finanziario prevista dal testo originario della L. 386/90 (ora modificata dal D. Lgs. n. 507/99), rappresenta una vera novità e consiste nella revoca di ogni autorizzazione ad emettere assegni, nonché nel divieto a tutte le banche ed agli uffici postali di stipulare nuove convenzioni di assegno e di pagare eventuali assegni emessi da quest’ultimo, anche se nei limiti della provvista.
 
Il nuovo istituto ha determinato una serie di problematiche nella sua concreta attuazione, soprattutto con riferimento alla sua coesistenza con la disciplina generale prevista in tema di assegno[6]. Proprio tali “momenti di contatto” possono far sorgere dei dubbi di natura ermeneutica prima, ed operativi subito dopo, soprattutto in ipotesi particolari.
 
Tali dubbi, nella realtà concreta, possono tramutarsi in fonti di responsabilità per le banche, sia nel caso di mancata iscrizione ma in realtà dovuta, sia nel caso di iscrizione effettuata erroneamente: in queste brevi note cercheremo di chiarirne alcuni.
 
Supponiamo di essere di fronte ad un assegno privo di fondi, presentato nei termini ma irregolare di girata: in un caso del genere, si devono porre in essere gli adempimenti connessi alla C.A.I. e, quindi, si dovrà inviare il preavviso di revoca?
 
La risposta corretta sembra essere negativa: infatti, poiché l’assegno non risulta essere regolarmente presentato dovrà essere semplicemente respinto in quanto irregolare di girata. Se l’assegno venisse regolarizzato e ripresentato nei termini, allora dovrebbero essere posti in atto gli adempimenti C.A.I.: in questo caso, i termini per gli adempimenti (invio del preavviso di revoca) decorrono dalla seconda presentazione.
 
Altra ipotesi problematica può essere quella di presentazione di un assegno con irregolarità formali (correzione di data, luogo di emissione irregolare, ecc.): anche in questo caso, poiché l’assegno è irregolare, non scattano gli adempimenti previsti dalla C.A.I., ma verrà data priorità alle irregolarità formali ed alle relative conseguenze.
 
Supponiamo, adesso, di avere un assegno privo di autorizzazione ed anche irregolare di girata: in questo caso si deve procedere all’immediata iscrizione. Infatti, siamo di fronte ad un assegno che non doveva essere emesso, per mancanza di autorizzazione[7].
 
Altra ipotesi interessante si ha quando il soggetto a cui è stato inviato il preavviso di revoca, ma senza che vi sia ancora stata l’iscrizione nell’archivio C.A.I., continua ad emettere assegni. In tale ipotesi, purché vi sia la provvista, tali assegni devono essere pagati: infatti, solo a seguito dell’inserimento del suo nominativo nell’archivio C.A.I. scatta il divieto per il cliente di emettere assegni e  per le banche e gli uffici postali di  pagare i titoli tratti in data successiva all’inserimento stesso[8].
 
Un altro dubbio può sorgere avendo riguardo alla possibile coesistenza tra la revoca all’autorizzazione (prevista dalla L. 386/90) ad emettere assegni e la revoca di sistema: in altri termini, le due revoche possono coesistere? Anche in questo caso la risposta è negativa: la revoca di sistema sostituisce la precedente forma di revoca.
 
Supponiamo, poi, di avere un assegno che, inizialmente privo di fondi, successivamente sia stato richiamato da parte della banca negoziatrice: in questo caso l’iscrizione sembra dovuta in quanto l’illecito amministrativo si è ormai perfezionato al momento della presentazione iniziale.
 
Supponiamo, ancora, di avere un assegno diffidato, ossia iscritto nel segmento PASS della C.A.I., in quanto denunciato smarrito, rubato o non restituito dal cliente a seguito di revoca della convenzione di assegno (per recesso della banca o del cliente, o per revoca di sistema). In questo caso può sorgere il dubbio circa l’eventuale negoziabilità di tale assegno: secondo noi tale assegno rimane comunque negoziabile, anche perché in questo modo il presentatore dell’assegno può conoscere, in modo ufficiale, il motivo dell’iscrizione del titolo nell’archivio C.A.I.
 
Da ultimo, rimane il dubbio dell’iscrivibilità nell’archivio di un assegno in lire, eventualmente emesso nonostante che, a seguito dell’emanazione del d.l. 25 settembre 2001, n. 350[9], convertito con modificazioni dalla L. 23 novembre 2001, n. 409[10], titolato “Disposizioni urgenti in vista dell’introduzione dell’euro, in materia di tassazione dei redditi di natura finanziaria, di emersione di attività detenute all’estero, di cartolarizzazione e di altre operazioni finanziarie”, sia stato previsto che “a decorrere dal 1° gennaio 2002 non possono essere emessi assegni o altri titoli di credito in lire e, se emessi, non valgono come titoli di credito” (art. 1, comma 3°).
 
Noi riteniamo che tale iscrivibilità non sia possibile, sulla base di due semplici considerazioni. In primo luogo non siamo di fronte ad un assegno in senso tecnico ma ad un titolo diverso (quindi non soggetto alla disciplina C.A.I.); in secondo luogo nessuna banca può accettare un titolo del genere e perciò non potrà mai trovarsi nella situazione di iscrivere alla C.A.I. alcun nominativo[11].
[1] In argomento è possibile consultare due recenti contributi on-line: uno del sottoscritto, dal titolo “La revoca di sistema della centrale d'allarme interbancaria (c.a.i.): effetti giuridici ed operatività”, alla pagina www.filodiritto.com/diritto/pubblico/tributario/CAIpetrulli.htm; l’altro dell’avv. Maura Castiglioni, dal titolo “La centrale d’allarme interbancaria (C.A.I.)”, alla pagina www.tidona.com/pubblicazioni/febbraio03_6.htm .
[2] Pubblicato sulla G.U. n. 3 del 4 gennaio 2002.
[3] Pubblicato sulla G.U. n. 27 del 1° febbraio 2002.
[4] La gestione dei flussi informatici da e verso le banche e le Poste Italiane è affidata alla S.I.A. S.p.A. (Società Interbancaria per l’Automazione). La Banca d’Italia, inoltre, controlla la regolarità del funzionamento dell’archivio.
[5] Sia bancari sia postali. Se un soggetto emette più assegni senza autorizzazione o privi di provvista, ci saranno più revoche di sistema.
[6] R.d. 21 dicembre 1933 n. 1736, emanato a seguito del r.d. 24 agosto 1933 n. 1077, con il quale vennero rese esecutive le convenzioni sull’assegno bancario, stipulate a Ginevra il 19 marzo 1931; legge 15 dicembre 1990, n. 386.
[7] Ovviamente andrà effettuata anche la comunicazione al Prefetto.
[8] Ovviamente, una volta inviato il preavviso di revoca, la banca può anche recedere dal contratto di conto corrente. In tal caso, gli assegni emessi in data successiva alla ricezione della raccomandata di recesso saranno essere protestati per mancanza di autorizzazione.
[9] Pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 26 settembre 2001, n. 224.
[10] Pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 24 novembre 2001, n. 274.
[11] Un titolo del genere non può essere presentato nel sistema interbancario: ABI, Comitato Strategico EMU, Procedure interbancarie. Linee guida per il completamento della transizione all’euro, edizione 26.04.2001.

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Autore, Titolo, in Magistra, Banca e Finanza - www.magistra.it - ISSN: 2039-7410, anno
Esempio: CASTIGLIONI M., La securitization in Italia, in Magistra Banca e Finanza - Tidona.com - ISSN: 2039-7410, 2010
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