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Il caso Bipop-Carire. La banca ha l’obbligo di esibire la documentazione relativa alle operazioni di investimento

Di Rosanna Cafaro, Avvocato

21 giugno 2004

 

Note ad ordinanza del Tribunale di Mantova del 04-05-2004 - giudice Mauro Bernardi - e ad ordinanza del Tribunale di Bolzano del 14-05-2004 - Giudice Consuelo Pasquali - in cause nei confronti di Bipop Carire


 

1. IL CASO BIPOP-CARIRE. IN BREVE

Bipop è nata “nel 1983 con la fusione tra le piccole banche popolari di Lumezzane e di Palazzolo sull’Oglio, nel bresciano, e da lì in poi infila in serie molte acquisizioni, alleanze, accordi quasi sempre azzeccati.” (STEFANONI, Finanza in crac, Roma, 2004, p.327)

Bipop-Carire nasce, invece, nel 1999 dalla fusione tra la Banca Popolare di Brescia (fondata nel 1983) con la Cassa di Risparmio di Reggio Emilia (banca che ha iniziato la propria attività nel 1494).

Uno dei primi segni distintivi di novità nell’attività di Bipop-Carire è stato il servizio di trading on-line (FinEco On-line) e il conto corrente telematico (FinEco Bank Up).

Nel 2002 c’è stata la fusione di Bipop-Carire con il Gruppo Bancaroma, che ha portato alla nascita del Gruppo Bancario Capitalia che, con le sue 2100 filiali, rappresenta una delle principali realtà del panorama creditizio italiano.

Tuttavia, recentemente “l’istituto simbolo della economia via internet” pare che si sia reso “protagonista di pratiche discriminatorie in favore di azionisti ed investitori "privilegiati" in danno dei piccoli risparmiatori”, almeno secondo la denunzia di ADUSBEF (www.stadiotanza.it).

Parrebbe, invero, che la “principessa della new economy italiana”, ideatrice dell’originale “progetto di banca on line e di struttura finanziaria, sul modello delle aggressive new companies nordamericane” (www.stadiotanza.it), tale da avere un clamoroso successo borsistico, avrebbe adottato pratiche discriminatorie nei confronti della propria clientela, al fine di assicurare ad alcuni investitori privilegiati rendimenti finanziari certi ai rispettivi patrimoni, a scapito dei piccoli risparmiatori ed azionisti, i quali avrebbero subito trattamenti deteriori dei propri titoli e sopportato le gravi perdite bilancio, rivenienti dalle notevoli esposizioni, perciò subite dalla banca.

Il 12 ottobre 2001 il c.d.a. di Bipop-Carire “ha deliberato di riservare accantonamenti aggiuntivi per 125 milioni di euro, a copertura di sofferenze per crediti erogati a clientela primaria (almeno 250 clienti) dell’asset management in riferimento a contratti di gestione patrimoniale stipulati con garanzia di restituzione del capitale e di rendimento.” (www.studiotanza.it)

Ciò si è reso necessario, secondo un esposto formulato da uno dei componenti del collegio sindacale della Banca, a fronte della garanzia (accordata da Bipop-Carire ad alcuni clienti) di rendimenti predefiniti nelle gestioni di patrimoni, indipendentemente dall'andamento del mercato finanziario. Inoltre, pare che la stessa richiedesse a taluni clienti di acquistare azioni della società, a fronte della disponibilità di affidamenti garantiti o dal portafoglio titoli o dalle stesse azioni.

Tali singolari pratiche, operate dal c.d. “Comitato d’affari” ai vertici di Bipop-Carire, hanno finito con il causare perdite pari ad almeno 125 milioni di euro (242 miliardi di lire) e una consistente flessione del titolo in borsa, danneggiando gli investitori e i depositanti.

Così, “ADUSBEF ha chiesto di acclarare, con un esposto a Banca d'Italia, Antitrust e CONSOB, se sui contratti di gestione dei clienti privilegiati sia stata riportata la clausola del rendimento certo, anche per esaminare sotto quale forma e a che titolo la banca abbia accreditato performances predeterminate, ed infine se tali pratiche discriminatorie della clientela debbano considerarsi un caso isolato di finanziamento anomalo ovvero corrispondano a prassi consolidate degli istituti di credito e finanziari perché eventualmente adottate da altre banche e se tali atti, di difficile occultazione in corso di ispezioni dalle autorità di vigilanza, siano compatibili con le corrette regole di trasparenza e concorrenza.” (www.studiotanza.it)

Si parla di 250 “clienti vip” (tra cui anche la Caritas di Brescia) delle gestioni patrimoniali della banca, ai quali venivano garantiti rendimenti elevati per gonfiare la raccolta : “490 i milioni di euro concessi nel 2001 senza garanzie a 10 tra clienti e amministratori della banca stessa. 94 i milioni di euro erogati dalla banca nel solo giugno 2000 a una serie di clienti e amministratori, allo scopo occulto di acquistare azioni della Bipop-Carire per sostenerne il prezzo.” (ancora, www.studiotanza.it)

I comportamenti del “Comitato d’affari” di Bipop-Carire hanno evidentemente violato l’articolo 21 del Testo Unico delle disposizioni in materia di Intermediazione Finanziaria (TuiF, D.Lgs. n.58/ 1998), il cui 1° comma, alla lett. a), recita: “Nella prestazione dei servizi d’investimento e accessori, i soggetti abilitati devono comportarsi con diligenza, correttezza e trasparenza, nell’interesse dei clienti e dell’integrità dei mercati”.

Altra evidente violazione riguarda l’articolo 26, comma 1, lett. c) Regolamento CONSOB n. 11522 del 1 luglio 1998 (“Regolamento di attuazione del D.Lgs. n.58/98 concernente la disciplina degli intermediari”), a mente del quale gli intermediari autorizzati, nell’interesse degli investitori e dell’integrità del mercato mobiliare, “si astengono da ogni comportamento che possa avvantaggiare un investitore a danno di un altro”, allorché la banca ha spesso “venduto” ai risparmiatori i titoli azionari e i prodotti di gestione del risparmio, meramente privilegiando i propri obiettivi e profitti rispetto alle esigenze dei risparmiatori, ai quali non è stato consentito di valutare i rischi relativi e di scegliere consapevolmente.

Non solo. Ma i comportamenti del “Comitato” hanno compromesso la “sana e prudente gestione”, che impronta tutta la normativa in tema di autorizzazione all’attività e vigilanza), di cui all’articolo 70 del Testo Unico Bancario (D.Lgs. n.385 del 1 settembre 1993), concernente l’ Amministrazione straordinaria, che, al comma 1, lett. a), parla di “gravi irregolarità nell’amministrazione” e alla lett. b) di “previste gravi perdite patrimoniali”.

Non meno grave è anche la violazione, commessa da Bipop-Carire, del generale dovere di professionalità, imposto al mandatario particolarmente qualificato nella prestazione dei servizi d’investimento, con particolare riferimento alla illegittimità di promesse di rendimenti o di restituzione del capitale su gestioni patrimoniali indipendentemente dall’andamento dei mercati.


2. LE DUE ORDINANZE IN RASSEGNA


Alla fine del 2001 nei bilanci di Bipop-Carire vi era un buco di 536 milioni di euro; ma già alla metà dello stesso anno a Brescia “la procura guidata da Giancarlo Tarquini invia informazioni di garanzia all’intero vertice di Bipop-Carire. Tra amministratori e sindaci una trentina di persone”. (STEFANONI, cit., p.338)

A fine 2003 le indagini della Procura bresciana (a carico di 45 persone) sono ormai quasi concluse, e il 29 ottobre 2003 viene emesso l’avviso di conclusione delle indagini a firma del Procuratore di Brescia, Dott. Giancarlo Tarquini, e dei Sostituti, Antonio Chiappani e Silvia Bonari, con la contestazione del reato di associazione per delinquere a consiglieri, sindaci, componenti del comitato esecutivo o dirigenti; nonché con imputazioni per false comunicazioni sociali in danno di socie e creditori; infedeltà patrimoniale; mendacio bancario e “una spaventosa serie di illeciti che comprende acquisizioni, gestione del risparmio, cartolarizzazioni, finanziamenti.” (Sempre, STEFANONI, cit., p.345)

Intanto, ben 4.800 risparmiatori intendono costituirsi parte civile nel processo penale contro i futuri imputati e numerose cause civili sono state avviate contro il Gruppo Capitalia, “erede del buco”. (www.studiotanza.it)

Le due ordinanze in commento, emesse dal Tribunale di Mantova e da quello di Bolzano, rispettivamente il 4.5.2004 e il 14.5.2004, riaccendono le speranze dei molti utenti bancari di Bipop-Carire, che hanno avviato, con l’assistenza dei Legali e della Vicepresidenza Nazionale di ADUSBEF, le c.d. ‘cause pilota’ contro la Banca, al fine di sentirne accertare e dichiarare il comportamento, dispiegatosi nella violazione dell’articolo 21, comma 1, lett. a), b), c), e), T.U.f.; dell’articolo 26, comma 1, lett. c) e f) del Regolamento CONSOB n. 11522 del 1 luglio 1998; del principio di sana e prudente gestione, di cui all’articolo 70 T.U.b.; dell’obbligo di correttezza e diligenza nell’adempimento delle obbligazioni in genere (ex articoli 1175 e 1176 C.c.); nonché, degli obblighi derivanti dall’esercizio del mandato in genere e di quelli derivanti dallo svolgimento di attività professionale (articolo 1176, comma 2, C.c.),

I Tribunali di Mantova e Bolzano hanno, entrambi, ordinato alla Banca di esibire i documenti relativi ai contratti di gestione patrimoniale, stipulati con gli attori; il Tribunale di Mantova ha anche intimato alla Kpmg Spa, nota società di revisione dei bilanci di Bipop-Carire, di produrre copia del giudizio di revisione elaborato per l’anno 2001 ed ha formulato precisi quesiti per il CTU; mentre, il Tribunale di Bolzano ha ordinato a Bipop-Carire di produrre copia di delibere assembleari e del c.d.a., e copia dei provvedimenti di Consob e Banca d’Italia, emessi a seguito dei controlli ispettivi degli anni 2001 e 2002.

Un primo scoglio è stato, dunque, superato, grazie alle due ordinanze. Ed è un ostacolo non di poco conto, se pensiamo che, per ottenere dalle banche i documenti relativi alle varie operazioni di investimento e/o ai vari rapporti con esse intrattenuti, gli utenti devono ricorrere quasi sempre ad atti di diffida (notificati con l’Ufficiale Giudiziario) o a decreti ingiuntivi (laddove siano fortunati da incontrare Giudici tanto ‘illuminati’, che non esitano ad intimare alle banche la consegna di documenti e non abbiano, al contrario, la ventura di sentirsi rispondere dal Magistrato che “i documenti non sono beni mobili” e di vedersi rifiutare il richiesto provvedimento di ingiunzione)


3. L’OBBLIGO DI CONSEGNA DEI DOCUMENTI RELATIVI ALLE OPERAZIONI DI INVESTIMENTO


Eppure l’accesso ai dati personali e ai documenti bancari è per l’utente assolutamente gratuito.

Le banche hanno l’obbligo, sancito dall’articolo 119 del D.Lgs. n.385/93 (noto come Testo Unico delle leggi in materia bancaria e creditizia), di consegnare al cliente, che ne faccia richiesta, copia della documentazione di ogni operazione da lui effettuata.

Stesso obbligo è stabilito dall’articolo 13 della legge n.675 del 1996, che consente l’accesso gratuito dell’utente a tutte le informazioni personali detenute dagli istituti di credito, e dall’articolo 17 del D.P.R. n.501/98, che impone al titolare o al responsabile del trattamento di estrapolare dai propri archivi e documenti tutti i dati personali oggetto di richiesta, che siano su supporto cartaceo o informatico, che riguardano l’interessato, e a comunicarli a quest’ultimo con modalità idonee a renderli agevolmente comprensibili.

Recentemente anche l’Autorità Garante per la privacy, a fronte di due ricorsi da parte di utenti bancari, ha stabilito che l’esercizio del diritto di accesso ai dati personali deve essere per gli utenti bancari gratuito ed incondizionato, ordinando alle banche di estrarre dagli atti e dai documenti, da esse detenuti, tutte le informazioni personali richieste sulle movimentazioni effettuate, e di comunicarle agli interessati con modalità intelligibili entro quarantacinque giorni dalla data di ricezione del provvedimento, e condannando gli istituti di credito a rifondere le spese del procedimento.

La consegna all’investitore dei documenti, relativi alle operazioni finanziarie e/o di investimento è, dunque, specificamente prevista dalla normativa finanziaria, in particolare dal Testo Unico sulla Finanza e dal relativo Regolamento di attuazione della Consob del 1998 e il ritardo o rifiuto di consegna impedisce spesso agli utenti bancari di poter verificare la legittimità dell’operato della Banca nelle singole operazioni di investimento o nei rapporti di conto corrente e di individuare eventuali profili di responsabilità risarcitoria.

Inoltre, l’articolo 28, comma 5°, della Regolamento CONSOB n°11522/98 espressamente dispone che “gli intermediari autorizzati mettono sollecitamente a disposizione dell’investitore che ne faccia richiesta i documenti e le registrazioni in loro possesso che lo riguardano, contro rimborso delle spese effettivamente sostenute”, disciplinando analiticamente la fase pre e contrattuale del rapporto intermediario/investitore quanto all’obbligo di consegna al cliente di tutta la documentazione contrattuale, documentazione che, in ogni caso, l’intermediario deve mettere prontamente a disposizione del cliente a richiesta di questi.

Per quanto riguarda la consegna di cose mobili (come sono, appunto, i documenti), è stata ritenuta l’ammissibilità del procedimento monitorio : ad esempio, con decreto ingiuntivo è stato intimato all’INPS il rilascio di estratto conto relativo ai dati contributivi e retributivi (Cfr., Pretura Bari, 27.11.1990, in Foro It., 91/II,958); ad una banca è stato intimato di esibire gli estratti conto relativi ai rapporti intrattenuti con un soggetto fallito (Cfr., Tribunale Milano, 21.6.1996, in Foro It., 96,I,3200), o di rilasciare copia della documentazione inerente a conti di conto corrente e di apertura di credito (Cfr., Tribunale Bari, G.I. Dott. L. Di Lalla, n°782/2002), oppure, copia dei contratti, del documento sui rischi generali dell’investimento, del documento attestante il rifiuto a fornire informazioni sulla esperienza in investimenti, dei prospetti informativi e di rendicontazione contabile delle singole operazioni (Cfr., Tribunale Bari, G.I. Dott. L. Di Lalla, 11.3.2003; Tribunale di Siracusa, Giudice Unico Dott. Paolo Montoneri, n°351/2003).

“L’estrema ritrosia degli intermediari di consegnare al consumatore quanto è suo diritto ottenere, costituisce un serio ostacolo per la tutela dei diritti degli investitori che, fino a prima della innovativa pronuncia del Tribunale di Bari, erano costretti a promuovere un apposito giudizio ordinario (con gli intuibili costi elevati e tempi lunghi) per ottenere semplicemente copia dei documenti (e a rimandare ad una successiva altra causa una eventuale domanda di risarcimento), oppure a “metterci una pietra sopra”” (MELPIGNANO – TANZA, Volete vederci chiaro nei vostri investimenti finanziari? La banca non consegna i documenti relativi alle operazioni finanziarie? Si può ottenere dal giudice la consegna, www.studiomelpignano.it)

Ad un utente bancario, invece, un Tribunale insulare ha inspiegabilmente risposto che “i documenti non sono beni mobili” ed ha negato la possibilità di ottenere un decreto ingiuntivo e, con esso, la più o meno tempestiva consegna di documentazione essenziale per valutare compiutamente tanto il comportamento della banca, quanto la tipologia di operazioni e rapporti con la stessa intrattenuti.

Dunque, pare che non sia facile ottenere nemmeno giudizialmente il rispetto delle regole ed una maggiore trasparenza nei rapporti tra banche e clienti e che non è sempre pacificamente ritenuta “la sussistenza della prova scritta del diritto alla consegna” dei documenti contrattuali che le banche e le SIM hanno l’obbligo di far sottoscrivere ai clienti per ogni singola operazione di investimento.

Tuttavia, “il messaggio per i consumatori è altrettanto chiaro: non arrendersi dinanzi al rifiuto di consegna dei documenti” (MELPIGNANO – TANZA, cit., ibidem), ma insistere, comunque, nel ricorrere ai giudici per far valere i propri diritti, confidando che sono ormai sempre di più i Magistrati sensibili alle problematiche degli utenti deboli e decisi a contrastare i potentati bancari.

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Autore, Titolo, in Magistra, Banca e Finanza - www.magistra.it - ISSN: 2039-7410, anno
Esempio: CASTIGLIONI M., La securitization in Italia, in Magistra Banca e Finanza - Tidona.com - ISSN: 2039-7410, 2010
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