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Il Fund Raising e l’etica d’impresa per il sostegno delle opere No Profit

Di Marco Solferini

27 giugno 2005

 

Premessa

L’etica e l’impresa, un ossimoro, nella mente di qualche pensatore contemporaneo, che dietro ai paraocchi di una tutela del realismo ha mistificato l’inganno dell’evoluzione, come se quest’ultima fosse immota, sensibile al controllo di parte nel pluralismo che annacqua la sostanza e comprime la memoria.

L’economia ricorda il peso degli oggetti, flessibili, ma eterni, sulla scrivania e negli studi di chi ha fatto grande la finanza, dai salotti romani alle stanze dei bottoni, sospiri e immagini, le stesse perpetrate da una generazione che si è affacciata alla finestra del progresso, ma sempre da quelle stanze, così pregne di respiri, voci e immagini.

Orgoglio per la nostra cultura, la tradizione che ci vuole Italiani e dopo aver fatto l’Europa è necessario fare gli europei, con amore e dedizione, con lo spirito di chi va ripetendo che un impresa senza etica rinuncia a se stessa e rimane vincolata al filo d’Arianna quando conduce per contrade simili al dantesco peregrinare, assorti nella dimenticanza, in quel sonno senza sogni che genera mostri.

L’etica e la capacità di fare, di originare con passione, di esaltare l’emozione forte e condivisa di un utopia di rispetto, reciproco e non di facciata, sul quale fondare ideali di responsabilità e consapevole coraggio. Le imprese che redigono il bilancio sociale accettano di partecipare a questo processo di selezione non solo interiore, non solamente in grado di influenzare le sorti di uno stocastico, ma anche se non sopratutto, capace di far esplorare nuove risorse, capitali liberi e in attesa di un allocazione ottimale.

Basilea 2 nasce ancora, purtroppo, come già il primo capitolo, da una situazione di crisi finanziaria, irta di scandali che generano interrogativi, le cui risposte tardano a giungere, pochi laconici messaggi, in un alfabeto arcaico, quasi muto da udire se pressato dall’incedere di un bisogno che diviene necessità. Basilea 2 è una risposta, ma se è vero che i capitali necessitano di certezze, il bilancio sociale etico è fra queste, la possibilità di attingere alle risorse di fondi specializzati che gratificano l’investitore con quello che fino a poco tempo fa era considerato come una mela proibita nel paradiso degli investimenti: la correttezza.

Società responsabili che si responsabilizzano, che non sfruttano o disperdono le risorse, ma le ottimizzano e valorizzandole ne generano di nuove. Uno scambio intergenerazionale che parte dalla “sponsio” e approda negli uffici del Fund Raising presso le grandi Fondazioni verticali. Un dialogo, non più alfabetico, ma condiviso nell’ottica di un benessere, che il mondo globalizzato può e deve accogliere con un sorriso, nello scambio di opinioni e senza rinunciare a quella spinta di competitività che onora la memoria e ci rende ancora orgogliosi di essere Italiani, all’interno dell’Europa, che desideriamo unita sotto la bandiera della responsabilità, anche sociale.
Saremo un esempio di buonismo e di paternalismo che il mondo ha già conosciuto? Uno stampino per la sabbia di un modello che copieremo dalla contemporanea storia di qualcuno che definiamo “grande, fin quando la marea non scioglierà il nostro castello di illusioni, disperdendolo negli altrui passi che calpesteranno quel che è stato il nostro agire? Comprendere è sempre osare, la conoscenza non ha prezzo perchè ella è sempre scoperta, apertura di spazi e nuove opportunità.

Il segreto degli affari è conoscere sempre il futuro meglio di chi ti sta accanto: interpretare i segni e oggi la finanza etica e l’etica di impresa rappresentano anche questo. Dobbiamo avere il coraggio di abbattere l’arcipelago normativo che separa e che divide le possibilità, senza equivoci, di amalgamare la realtà del bilancio con la morale che spesso desidera senza apprezzare, ma che entra con prepotenza nell’agire economico.

Il futuro è su di noi, sulle nostre riflessioni, capacità, interiori come esteriori, sulla nostra forza di spingere oltre le Colonne d’Ercole quella spada di Damocle che imperversa similarmente alla paura di ciò che è nuovo, per approfittare di infiniti nuovi mondi.

Come la maggior parte dell’essere tutto comincia dal più piccolo, insegnare solo dopo aver compreso, ma esplorare unitamente alla mente dell’allievo, non per disperdere la conoscenza acquisita, ma per accedere ad una nuova forma di comprensione.

Procediamo per piccoli, ma significativi passi, nel comprendere cosa significa Fund Raising e siccome sono le persone i soggetti dominanti da cui tutto nasce, conosciamo anzitutto chi è il Fund Raiser.



Indice
 

Il presente lavoro si compone di due parti:

Premessa: L’Etica e l’Impresa
Prima parte: Il Fund Raising attraverso l’opera del Fund Raiser.
Seconda parte: Una tecnica tipica di Fund Raising: la sponsorizzazione.
Considerazioni e valutazioni



Prima parte: Il Fund Raising attraverso l’opera del Fund Raiser

Gli aspetti più qualificanti di codesta attività si possono comprendere solo in parte attraverso un opera analitica di statistica, poiché in larga parte quel che rende il Fund Raiser soggetto idoneo a perpetrare l’ideale della raccolta fondi è il fondamentale della creatività.

L’apprendimento soggettivo conosce un punto di massima rilevanza nel momento in cui, in pace con sé stesso, il soggetto preposto alla raccolta, elabora, avvantaggiandosi da un lato di elementi quali le norme e i precedenti nell’ambito economico/finanziario e in altra misura del proprio bagaglio culturale, ideologico e familiare. L’attività del Fund Raiser pertanto è una rappresentazione, nello specchio dell’anima, di una sommatoria di capacità del tutto individuali e come tali irripetibili.

Questo elemento dona non soltanto creatività, ma anche originalità e versatilità alla figura.

In sostanza, in base all’impostazione che ne è stata data, noi definiamo questa attività come “raccolta fondi” tuttavia per quanto implicita nella terminologia utilizzata, è una traduzione che non chiarifica né dove essa si svolga né tanto mento in che misura.

Il Fund Raiser ha la possibilità di entrare a contatto con due soggetti di notevole importanza per statuire un percorso apprezzabile e prevedere il tipo di risultati cui lo stesso può giungere. In primo luogo egli può interloquire con la Pubblica Amministrazione (di seguito P.A.) in tutte le sue innumerevoli ramificazioni e stratificazioni. La seconda ipotesi è quella di un contatto con uno o più privati. L’una scelta non necessariamente preclude alla seconda, ma è vero che la metodologia e l’approccio sono distinti. Nei confronti della P.A. la strada meglio percorribile è tracciata dallo “strumento” della convenzione e/o dell’accordo, mentre con riguardo all’opera svolta con altri privati è di fondamentale importanza l’informazione e la proposizione

Alla fonte di un attività di Fund Raising non può che esserci il c.d. “animus donandi”, la propensione cioè al compimento di uno o più atti di liberalità. La donazione, intesa come spirito di liberalità, in assenza di qualsivoglia meccanismo di costrizione, trova un interessante riflesso conformista nella statuizione che ne viene data dal nostro codice civile all’art. 769 ss. come pure da una consolidata dottrina ad opera della Corte di Cassazione, agile e sempre costante nel definire compiutamente l’aspetto più civilistico, normativo e costituzionale, della fattispecie in essere.

Tuttavia, tale inquadratura legislativa, rappresenta la sponda o meglio il recinto della tutela normativa, laddove definitone il contenuto, quel che resta in capo ad ogni singolo soggetto è in parte il sentore del proprio spirito di liberalità e in altra misura l’impiego che dello stesso possiamo e dobbiamo presupporre. Se un soggetto denominato Tizio come pure un suo coetaneo di nome Caio sentono entrambi una propensione all’animus donandi e desiderano impegnarsi al meglio delle proprie possibilità può darsi che l’ambito di riferimento non debba necessariamente coincidere. Ecco allora che entra in gioco il bagaglio formativo che ha, nel corso degli anni, accompagnato nel lungo viatico della crescita entrambi i soggetti, Tizio e Caio. Il Fund Raising ha una manifestazione personale cui si accompagna un sentimento di personalizzazione, anche dell’animus donandi, il quale necessariamente sfugge all’interpretazione che dello stesso viene dato, in ambito dottrinale e giurisprudenziale.

La questione pertanto è comprendere come ottimizzare e nel contempo valorizzare al meglio codesta sensibile caratteristica, in modo tale da indirizzare le proprie attività nel migliore dei modi e facendolo, in costanza di un forte sentimento di partecipazione, arrivare a generalizzare, proprio attraverso l’individualismo, un comune quanto apprezzabile sentimenti di liberalità che sia socialmente utile ad una moltitudine di destinatari.


 

Seconda parte: Una tecnica tipica di Fund Raising: la sponsorizzazione
 

La sponsorizzazione è con ottima probabilità l’aspetto più tipico e qualificante che può assumere un attività di Fund Raising compiuta da un gruppo di individui, soggetti privati.

Tecnicamente definiamo come sponsorizzazione sociale, l’associare un marchio noto, tipico dello sponsor ad un evento o servizio socialmente utile. Il presupposto quindi è una capillare diffusione, all’interno di un target di destinatari, di un veicolo promozionale tipico: il marchio.

Distinguiamo pertanto due soggetti: il target e il marchio.

Il target non è rappresentato solamente da colui o coloro che partecipano all’evento bensì anche (se non soprattutto) dalla propria capacità di attrattiva. Nel caso in cui la stessa fosse bassa, l’interessamento per il marchio, quantunque percepito, si limiterebbe a un sensibilità momentanea che con il tempo andrebbe riducendosi a meno che non fosse successivamente rafforzata da ulteriori immissioni di input, a titolo promozionale (il che notoriamente alimenta la scelta di marketing dei detentori di un marchio nel voler essere reiteratamente associati a determinati eventi).

La seconda ipotesi è che i singoli individui non siano solo destinatari del messaggio, ma anche portatori dello stesso, assumendo le vesti di potenziali veicoli: un ricettacolo di input e output. Si pensi a un evento cui partecipano responsabili di Associazioni e Cooperative, laddove è possibile che, assimilando un marchio, decidano poi di proporre lo stesso all’interno delle loro rispettive realtà. Questo genera un impatto evolutivo della sponsorizzazione.

L’individuazione dell’evento è quindi molto importante, così come la sua esatta qualificazione. Se puntare cioè su un fenomeno di massa, con target molto diversificati, oppure su un evento di nicchia, ma con target particolareggiati e accomunati da un filo conduttore.

Il marchio, notoriamente assolve la funzione di associare una determinata tipologia di beni o servizi a una casa madre, di cui rappresenta la miglior ambasciata per il pubblico. L’associarsi al fenomeno della sponsorizzazione comporta, per il marchio, il poter veicolare le proprie funzionalità e attività che caratterizzano i beni e/o servizi a monte dello stesso. Questo significa applicare le più consuete attività di indagine del mercato, propensione del target di destinatari a recepire un determinato tipo di messaggio e valutazione del tasso di penetrazione di quel messaggio.

Il dato che ci viene proposto con evidenza è come l’aspetto più dinamico ed evolutivo delle classiche quanto meritorie tecniche di marketing possono trovare nuovi e sensibili spunti di riflessioni e di creatività in seno proprio al Fund Raising. Un buon Team di esperti che lavora anche dal punto di vista economico, finanziario, ma non solo, sociologico ed etico, può creare un piano industriale i cui contenuti sono ragguardevoli ed efficaci.


Conclusioni e valutazioni

Il dato più qualificante nell’agire umano è sempre la forte capacità di condivisione di un ideale, la cui adesione massimizza i contenuti dello stesso e rende le persone che partecipano a questo progetto, realmente attive nell’ambito del medesimo. Le grandi opere devono gemellare colui o coloro che le promuovono con la fase di realizzazione, il vero trasformismo delle idee nello stampo evolutivo che può e deve contraddistinguere l’evoluzione dei mercati, passa attraverso una forma di consapevolezza di una potenzialità che possiamo apostrofare come etica o come globalizzazione dell’etica, ma che nel profondo, dove è negato il pregiudizio e la mera ipocrisia frutto della mistificazione, è sopratutto logica dell’apprendimento.

Il Fund Raising per le opere no profit è questo: logica dell’apprendimento e per meglio comprendere ogni individuo dev’essere penitente con se stesso ed umile, deve taoisticamente far propria l’idea che “anche un viaggio di 1000 km comincia pur sempre con un singolo passo” e questa è una forma mentale, una predisposizione all’apertura che come un grande campo necessita di essere innaffiato e seminato, il nostro compito non è quello di far si che da ogni chicco cresca una pianta e poi un frutto, ma dare a tutti i chicchi uguali possibilità di emergere poiché essi sono le idee e come tali necessitano di essere ascoltate.

Una società che voglia essere economicamente all’avanguardia e finanziariamente autosufficiente, fattispecie questa che genera anche la capacità concorrenziale, dovrà per certo dimostrare un apertura mentale il cui spessore si misura nel saper comprendere che oggi siamo noi i frutti di quanto in passato è stato seminato e siamo anche il motivo per cui tanti altri prima hanno compiuto delle scelte, affrontato delle difficoltà e fatto propri gli ideali che hanno cambiato intere epoche come la grande rivoluzione industriale.

Il Fund Raiser è illuminato da questa forma di comprensione della realtà attuale, apostrofa le sinergie, comprendere quali e quante potenzialità nascono alla luce del sole e le offre sotto forma di project financing per le opere no profit, non ad un segmento chiuso, non ad un mallo impenetrabile bensì ad una più vasta e globalizzata visione dell’azienda, dell’impresa del commercio stesso.

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Autore, Titolo, in Magistra, Banca e Finanza - www.magistra.it - ISSN: 2039-7410, anno
Esempio: CASTIGLIONI M., La securitization in Italia, in Magistra Banca e Finanza - Tidona.com - ISSN: 2039-7410, 2010
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