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Anticipazioni bancarie su assegni postdatati. Brevi cenni sullo sconto cambiario e sul "castelletto"

Di Maura Castiglioni, Avvocato

24 luglio 2000

 

BREVI CENNI SULLO SCONTO CAMBIARIO:

L’art. 1858 c.c. definisce lo sconto come il contratto con il quale la banca, previa deduzione dell'interesse, anticipa al cliente l'importo di un credito verso terzi non ancora scaduto mediante la cessione, salvo buon fine, del credito stesso.

La forma di sconto tipica ed economicamente più importante è quella che utilizza quale strumento di credito la cambiale, mentre lo sconto di strumenti di credito differenti, quali buoni ordinari del tesoro, cedole del debito pubblico, etc. non viene più praticato, ricorrendo piuttosto – quando ci si trova in presenza di questi differenti strumenti – un finanziamento concesso dalla banca nella forma di un rapporto di apertura di credito in conto corrente di cui all’art. 1843 c.c., garantito dai medesimi.

Il contratto di sconto in genere avviene tramite l'utilizzo di un “castelletto” consistente in un vero e proprio fido accordato dalla banca ed utilizzabile appunto attraverso la cessione del credito – o dei crediti – non ancora scaduti, nella forma quindi in genere di effetti cambiari. Il castelletto tuttavia non è illimitato: la banca infatti stabilisce una cifra massima (c.d. cifra di castelletto) che coincide con il credito, entro il limite della quale possono essere presentati gli effetti cambiari da scontare.

La disponibilità originaria del credito accordato dalla banca si ricostituisce nel momento in cui i titoli scontati – oggetto del credito ceduto – giungono a scadenza e vengono regolarmente pagati. Da quanto sopra discende il carattere rotativo del castelletto.

Lo sconto cambiario consente al cliente di procurarsi (con l’intervento della banca che anticipa l’importo del credito di cui diviene cessionaria) un’immediata liquidità, pur concedendo ai propri debitori maggiori dilazioni di pagamento, attraverso i titoli cambiari non ancora scaduti e da scontare.

Non tutti gli effetti cambiari possono tuttavia essere oggetto di sconto, ma unicamente quelli caratterizzati da particolari requisiti che riducano i rischi di un successivo mancato pagamento, tutelando conseguentemente la banca cessionaria di tali effetti. Pertanto le cambiali c.d. “scontabili” devono presentare i seguenti presupposti:

1) l'esistenza di almeno due firme diverse di persone notoriamente solvibili, la cui responsabilità solidale costituisce garanzia per il buon esito dell'operazione;

2) la scadenza non superiore ai quattro mesi (altrimenti si presume che non sia derivante da una transazione di natura commerciale ma in rischio di accordo simulatorio tra emittente e prenditore del titolo);

3) l'ammontare della cambiale non deve essere eccessivamente elevato, né eccessivamente ridotto: nel primo caso per evitare che la banca sia sottoposta a particolari rischi economici, nel secondo per consentire alla stessa di ottenere un adeguato vantaggio economico dall’operazione di sconto;

4) il possesso dei requisiti fiscali imposti, in difetto dei quali il titolo non può ritenersi esecutivo neppure qualora venga successivamente regolarizzato;

5) l'assenza di clausole apposte sull’effetto che limitino l'esercizio dei diritti cambiari (clausola senza spese, clausola senza garanzia, clausola non all’ordine);

6) la presenza di uno sportello bancario nel luogo dove avvenire il pagamento.

La struttura del contratto di sconto prevede in favore della banca commissioni e diritti accessori riconnessi alle spese sostenute per i servizi di incasso degli effetti. Tali competenze attribuite agli istituti di credito sono: la commissione di incasso, di importo fisso per ciascun effetto; lo sconto commerciale per i giorni ricompresi tra quello di emissione e quello di scadenza di ciascun effetto (comunque per un minimo di dieci giorni); il diritto di brevità (termini minimi per la presentazione della cambiale).

E ancora, altri diritti attribuibili alla banca sono: il diritto di avviso d’incasso, il diritto di richiesta d’esito e la commissione di accettazione.

LO SCONTO DI ASSEGNI POSTDATATI:

Una prassi bancaria consolidata, benché irregolare, permette di ottenere gli effetti tipici dello sconto cambiario ricorrendo anziché ai titoli cambiari, al diverso strumento dell’assegno bancario postdatato, utilizzato pertanto quale strumento di pagamento “posticipato” (così come le cambiali, i buoni ordinari del tesoro, cedole del debito pubblico, etc.) e non di pagamento immediato, a vista, qual è invece la funzione unica dell’assegno.

Si ammetterebbe pertanto che il cliente presenti assegni postdatati da scontare, il cui importo viene quindi anticipato dalla banca, la quale per contro attende che gli stessi assegni giungano a successiva “scadenza”.

L’irregolarità di tale operazione è piuttosto evidente: difatti l’assegno è pagabile sempre a vista ed ogni diversa disposizione si ha per non apposta ex art. 31 R.D. 1736/33 (c.d. Legge Assegni). Una data di scadenza contrasterebbe indubbiamente con la natura di strumento di pagamento tipica dell’assegno, trasformandolo pertanto in strumento di credito. E ancora, se il titolo viene presentato al pagamento prima del giorno che è indicato come data di emissione (quindi postdatato), è pagabile nello stesso giorno della presentazione.

La postdatazione è consentita esclusivamente quando sia necessaria per consentire che il titolo pervenga al destinatario o per altra impossibilità materiale di presentazione immediata, e purché la data non differisca di oltre quattro giorni da quella della emissione effettiva. Ma anche in tali casi l’assegno può essere presentato al pagamento prima del giorno indicato come data di emissione che è sempre - si ripete - la data di scadenza.

In ogni caso qualora nell’assegno venga indicata una data posteriore a quella dell’effettiva emissione dell’assegno, l’art. 121 L.A. dispone che si rende applicabile la tassa graduale delle cambiali, salvo le sanzioni di cui all’art. 66 n. 5, della legge del bollo 30 dicembre 1923, n. 3268.

Pertanto l’assegno bancario postdatato può essere azionato quale strumento di credito – ed avere quindi la funzione tipica della cambiale – solo nell’ipotesi in cui venga regolarizzato fiscalmente.

In difetto, non può trattarsi di sconto cambiario laddove vengano utilizzati assegni postdatati non “convertiti” fiscalmente in cambiali.

Il rapporto così intrattenuto con l’istituto di credito è piuttosto configurabile – così come avviene attualmente per lo sconto di strumenti di credito non cambiari - quale apertura di credito in conto corrente ex artt. 1842 e 1843 c.c., mediante la quale la banca si obbliga a mettere a disposizione del cliente somme di denaro, che possono essere utilizzate – attraverso l’apertura di conto corrente - anche più volte dall’utente, il quale è tenuto con successivi versamenti a ripristinare la sua disponibilità.

In quest’ultima ipotesi la banca, a differenza di quanto accade nello sconto, non anticipa al cliente l’importo di un credito verso terzi - sconto di cambiale -, ma mette a disposizione denaro proprio, verso la successiva reintegrazione della disponibilità ad opera dell’utente.

Nell’apertura di credito all’istituto non spettano altre competenze, se non il tasso di interesse pattuito (e se non stabilito, quello legale e sempre nei limiti del tasso-soglia dell’usura) ed identificato quale corrispettivo sulle somme di denaro concesse, non essendo configurabile l’addebito di spese di commissione o di altre voci ravvisabili invece nel caso di sconto.

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Autore, Titolo, in Magistra, Banca e Finanza - www.magistra.it - ISSN: 2039-7410, anno
Esempio: CASTIGLIONI M., La securitization in Italia, in Magistra Banca e Finanza - Tidona.com - ISSN: 2039-7410, 2010
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