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La clausola penale, l’interesse moratorio e la  legge sull’usura

Di Maurizio Tidona, Avvocato

31 luglio 2000

 

La clausola, con cui si conviene che, in caso d'inadempimento o di ritardo nell'adempimento, uno dei contraenti è tenuto a una determinata prestazione, ha l'effetto di limitare il risarcimento alla prestazione promessa, se non è stata convenuta la risarcibilità del danno ulteriore.

La clausola penale è quindi una pattuizione accessoria del contratto convenuta dalle parti per rafforzare, da un lato, il vincolo contrattuale e per stabilire, dall'altro, preventivamente, una determinata sanzione per il caso di inadempienza o di ritardo nell'adempimento, con l'effetto di limitare alla prestazione prevista il risarcimento del danno indipendentemente dalla prova dell'effettivo pregiudizio economico verificatosi.

La giurisprudenza prevede ed ammette la previsione in un contratto di una clausola che, in caso di inadempimento del mutuatario, attribuisca al mutuante una pattuizione aggiuntiva di interessi costituendo appunto una “clausola penale” con la funzione di predeterminare l’ammontare del risarcimento del danno (così Tribunale di Vercelli , 21 luglio 1994).

Costituendo essa una determinazione preventiva del “danno” sarebbe altresì svincolata dal tasso soglia di cui al reato dell’usura - anche allorchè stabilita in via percentuale su di una somma contrattualmente dovuta o comunque nel suo risultato economico - discendendone il diritto in capo al creditore esclusivamente dopo l’inadempimento del debitore, diversamente dagli interessi che costituiscono il normale ed automatico corrispettivo del contratto e per tale motivo legalmente ed esattamente disciplinati.

Conforta tale interpretazione la possibilità concessa al debitore di chiedere giudizialmente la riduzione ad equità della penale che sia “eccessiva”, se l'obbligazione principale sia stata eseguita in parte ovvero se l'ammontare della penale sia manifestamente eccessivo, avuto sempre riguardo all'interesse  che il creditore aveva all'adempimento. 

Sulla clausola penale comunque determinata è poi possibile prevedere l’applicazione di un interesse moratorio, pur sempre nei limiti del tasso soglia dell’usura di cui alla Legge 108/96.

 

La sentenza della Cassazione n. 5286/00 ha stabilito l’illegittimità della pattuizione di interessi superiori alla soglia usuraria anche per i contratti antecedenti il 1996, dal momento che la normativa di cui alla L. 108/96 è applicabile ai rapporti non ancora esauriti (la giurisprudenza ha in precedenza esteso la legge ad ogni rapporto nel quale il creditore avanzi all’attualità una pretesa creditoria).

La circostanza che si trattasse di interessi moratori (dovuti quindi in caso del ritardo, così come avviene per la clausola penale) non è stata di ostacolo alla pronuncia dei giudici di legittimità, in conformità dell’orientamento della giurisprudenza costante che ritiene irrilevante la distinzione tra interessi corrispettivi (connaturali al contratto) ed interessi moratori (dovuti solo in caso di ritardo).

Costituendo la clausola penale una determinazione preventiva del “danno” (anche eventualmente stabilita in forma percentuale) - e mai “interesse” neppure  moratorio - la si dovrebbe ritenere ancora svincolata dal tasso-soglia di cui all’usura.

Difatti il diritto in capo al creditore consegue esclusivamente dopo l’inadempimento del debitore, diversamente dagli interessi (corrispettivi) che seguono automaticamente il contratto. La questione invece della diversità dagli interessi moratori dalla clausola penale è estremamente complessa: è molto facile cadere nell’errore di sovrapporre e confondere i due diversi aspetti (purtroppo anche da parte di un giudice avveduto).

Per chiarire la differenza un esempio:

Ipotizziamo che tra Tizio e Caio si stabilisca che il primo dovrà versare al secondo lire 200 milioni con la dichiarata intenzione di Caio di dover consegnare successivamente la detta somma a Sempronio (parte terza estranea) a conclusione di un diverso contratto di compravendita in cui già Caio ha versato la caparra di lire 100 milioni.

Ipotizziamo altresì che si pattuisca una clausola penale nell’eventualità dell’inadempimento di Tizio di lire 100 milioni, quale determinazione preventiva del danno che Caio patirà (la perdita appunto della caparra versata di lire 100 milioni a Sempronio nell’impossibilità di concludere il contratto di compravendita).

Se Tizio non adempierà alla sua obbligazione Caio diverrà creditore in forza della clausola penale di lire 100 milioni. Tizio - anche se citerà Caio dinanzi al giudice per vedersi ridotta la penale - difficilmente potrà avere ragione in quanto il danno patito da Caio è certamente commisurato alla clausola penale.

Orbene, ipotizziamo adesso tra Tizio e Caio - invece di una somma predeterminata - stabiliscano che in caso di inadempimento di Tizio quest’ultimo dovrà versare il 50% della somma dovuta e quindi ancora lire 100 milioni.

Tale supposizione - il cui risultato finale è identico a quello raggiunto nell’ipotesi della pattuizione quale clausola penale di una somma predeterminata - conduce però ad un più facile errore e così paradossalmente a ritenere la sussistenza di un tasso usurario, come invece si ritiene non sia, nella ratio assolutamente diversa della clausola penale e dell’interesse, anche se moratorio.

La clausola penale quindi quale risarcimento del danno che le parti liberamente e preventivamente stabiliscono, con esclusione, se non diversamente pattuito, del diritto di richiedere l’ ulteriore risarcimento (il quale è difatti assorbito nella pattuizione); il tasso di interesse moratorio - da contenersi invece nel limite del tasso soglia dell’usura - che costituisce uno strumento diretto alla reintegrazione del patrimonio del creditore rispetto alla perdita connessa alla mancata disponibilità tempestiva della somma oggetto del credito, in base alla presunzione di naturale fecondità del danaro, e, quindi, a prescindere dalla prova della concreta esistenza del pregiudizio, con il diritto residuo in capo alla parte di chiedere il risarcimento del danno per il mancato o tardivo adempimento.

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Esempio: CASTIGLIONI M., La securitization in Italia, in Magistra Banca e Finanza - www.tidona.com - ISSN: 2039-7410, 2010
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