Studio Legale Tidona e Associati

HOME

CONTATTO

CHI SIAMO

 

Magistra Banca e Finanza | Studio Legale Tidona e Associati | Diritto Bancario e Finanziario

Rivista di Diritto Bancario e Finanziario
Per contattarci

CERCA ARTICOLI:

Brevi riflessioni sulla compatibilità della legislazione antiusura con il diritto comunitario

Di Rodolfo Pacifici

10 maggio 2004

 
Traggo spunto dalla procedura d’infrazione instaurata dalla Commissione europea (v. Il Sole 24 Ore, 26 luglio 2003), a seguito di diversi esposti di enti creditizi europei, nei confronti dello Stato italiano, per svolgere alcune considerazioni sulle modalità di tutela del bene giuridico scelte dal legislatore in materia di usura.
 
L’asserita violazione del diritto comunitario sarebbe imputabile alla l. 24/2001.
 
Si ricorderà come la l. 108/96 abbia profondamente inciso sulla fattispecie di usura (art. 644 c.p.), tra l’altro a) eliminando il requisito dello stato di bisogno della vittima, divenuto circostanza aggravante, e b) fissando il principio per cui “la legge stabilisce il limite oltre il quale gli interessi sono sempre usurari”, aggiungendo che “ sono altresì usurari gli interessi, anche se inferiori a tale limite, e gli altri vantaggi o compensi che […] risultano comunque sproporzionati […] quando chi li ha dati ho promessi si trova in condizioni di difficoltà economica o finanziaria” (art. 644, co.3, c.p.).
 
Il legislatore, in seguito alle note vicende giurisprudenziali (che non richiamo per brevità), con d.l. 394/00, convertito in l. 24/01, con norma di interpretazione autentica affermò la natura istantanea del reato di usura, e stabilì che per i prestiti a tasso fisso in essere alla data del decreto i tassi di interesse non potessero superare la media del rendimento dei Btp nel periodo 1996-2000, misura questa, a parere della Commissione, “sproporzionata rispetto all’obiettivo” (il tasso, del 9.96%, risulterebbe cioè troppo basso), e che potrebbe rivelarsi un disincentivo per le banche europee ad operare in Italia, in contrasto con il principio di libera prestazione dei servizi, pur riaffermando in linea di principio l’esigenza di colpire i tassi usurari.
 
A queste si aggiungano le osservazioni di chi ritiene che l’imposizione di simili vincoli possa determinare fenomeni di razionamento del credito, soprattutto nei confronti dei soggetti patrimonialmente meno solidi; considerazioni di taglio eminentemente macroeconomico.
 
Vorrei a questo punto soffermarmi sul problema sub a).
 
E’ stata da molti criticata la scelta di ridurre lo stato di bisogno a semplice circostanza aggravante, osservando che esso è inscindibile dal concetto stesso di usura; a mio parere invece la scelta è apprezzabile, il legislatore ha cioè inteso costruire la fattispecie di usura in termini sì di approfittamento, ma da intendersi piuttosto come sproporzione grave tra le prestazioni dovute dalle parti di un rapporto, il che de facto viene ad anticipare la tutela apprestata, dalla difesa della persona bisognosa a quella del consumatore. Del resto non mi sembra revocabile in dubbio che sia notevolmente offensivo del bene tutelato ( che è pur sempre il patrimonio) il comportamento di chi richiede prestazioni sproporzionate a un soggetto comunque relativamente più debole, pur se lo sarà di più (donde l’aggravante) quello di chi lo farà nei confronti di una persona oggettivamente ( ? ) bisognosa.
 
Del resto il fatto che si possa avere approfittamento (sproporzione) senza stato di bisogno sembra confermato anche dalla previsione del co.3 dell’art.644, che parla di “condizioni di difficoltà economica o finanziaria”, distinte dallo stato di bisogno, quasi a voler delineare una sorta di progressione logica tra approfittamento, difficoltà e vero e proprio bisogno.
 
Quanto al punto sub b) e alle osservazioni della Commissione, sono convinto che il diritto penale debba essere strumento di governo dell’economia, non di politica economica, e penso che nel caso di specie questo principio sia stato rispettato: la fissazione di un limite ai tassi di interesse tende non già a sovvertire la regola per cui al debitore meno solido si chiedono interessi maggiori, ma solamente a porvi un limite, un tetto, e del resto, se per l’operare stesso di quella regola, interessi esorbitanti sarebbero stati chiesti solo ai soggetti bisognosi, questa previsione potrebbe (in teoria dovrebbe) addirittura agevolare i soggetti meno capitalizzati. E se questo non avviene, non è per la l.108/96, ma eventualmente per altre cause, al centro oggi di un vivo dibattito (basti pensare allo sviluppo dei mercati finanziari, all’impiego del risparmio in Italia, all’introduzione nell’UE dei contenuti dell’accordo c.d. di “Basilea 2”).
 
Qualora si volesse sindacare l’entità del limite fissato dalla legge, mi sembra che questo, come tutti gli argomenti quantitativi, non sia sostenibile: simili valutazioni hanno un contenuto pienamente discrezionale, non sindacabile se non in punto di irragionevolezza.
 
Quanto alla struttura, ritengo che il superamento del tasso-soglia sia elemento costitutivo del reato, con quel che ne consegue in termini di dolo, e non condizione obiettiva di punibilità, non essendo certo “esterno” alla struttura del reato (valgano le considerazioni svolte in dottrina sulle soglie di punibilità nel reato di false comunicazioni sociali): in definitiva il legislatore opera quella valutazione di ragionevolezza che nell’ipotesi di cui al co.3 è demandata al prudente apprezzamento del giudice.
 
In conclusione, se si vorrà analizzare il diritto penale dell’economia non isolatamente ma nel complesso di tutti gli strumenti di governo dell’economia approntati dall’ordinamento, ritengo che la norma in questione non sia possibile causa di razionamento del credito, ma forma di tutela (più o meno efficace) del consumatore, anche nel quadro dell’ordinamento comunitario.

Elenco completo degli articoli

 

Si iscriva alla Newsletter per ricevere gli approfondimenti

 

Raccolta di Giurisprudenza in Omaggio:

IL CONTENZIOSO SUL MUTUO BANCARIO

Clicca qui per richiedere la Raccolta in omaggio

 
 
 

© COPYRIGHT TIDONA

Tutti i contenuti sono protetti dal diritto d'autore. Ogni utilizzo non autorizzato sarà perseguito ai sensi di legge.

RIPRODUZIONE VIETATA

 

 

 

Vedi tutti gli articoli
NOTE OBBLIGATORIE per la citazione o riproduzione degli articoli e dei documenti pubblicati in Magistra Banca e Finanza
È consentito il solo link dal proprio sito alla pagina della rivista che contiene l'articolo di interesse.
È vietato che l'intero articolo, se non in sua parte (non superiore al decimo), sia copiato in altro sito;  anche in caso di pubblicazione di un estratto parziale è sempre obbligatoria l'indicazione della fonte e l'inserimento di un link diretto alla pagina della rivista che contiene l'articolo.
Per la citazione in Libri, Riviste, Tesi di laurea, e ogni diversa pubblicazione, online o cartacea, di articoli (o estratti di articoli) pubblicati in questa rivista è obbligatoria l'indicazione della fonte, nel modo che segue:
Autore, Titolo, in Magistra, Banca e Finanza - www.magistra.it - ISSN: 2039-7410, anno
Esempio: CASTIGLIONI M., La securitization in Italia, in Magistra Banca e Finanza - Tidona.com - ISSN: 2039-7410, 2010
Studio Legale Tidona | Diritto Bancario e Finanziario
 
In questo sito web utilizziamo cookies tecnici per migliorare la Sua navigazione. Continuando la navigazione acconsente al loro uso. Maggiori informazioni alla nostra cookie policy.

stampa questa pagina

© copyright 1998-2009 Studio Legale Tidona e Associati | Tidona.com |