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La segnalazione alla Centrale dei Rischi alla luce dei nuovi parametri bancari di Basilea 2

Di Marco Solferini

16 maggio 2005

 

Premessa

L’applicazione dei nuovi parametri previsti dal protocollo di Basliea 2 si sostanzierà in due distinte forme, il sistema dei rating esterni ed il sistema avanzato interno. In entrambe le prospettive la banca sarà responsabile di una corretta gestione delle informazioni sensibili inerenti alla capacità di far fronte ai debiti delle imprese, che ad essa si rivolgeranno.

Uno dei punti potenzialmente caldi non sarà solamente la possibilità di ottenere o meno il finanziamento richiesto, ma anche quello di gestire un adeguata informativa che sia garantista del diritto all’iniziativa economica e come tale salvaguardi la concreta possibilità di poter fare l’imprenditore, di essere imprenditori e di vivere i percorsi che sono tipici dell’imprenditoria e che possono svilupparsi unicamente attraverso una chiave di lettura nei fatti, specifici, ineluttabili, della vita dell’impresa.

Una pedissequa riproposizione schematica degli standard valutativi è certamente utile nella fase divulgativa e didattica, ma non potrebbe giammai tradursi in un applicazione responsabile della segnalazione, che non volesse tradursi in uno strumento pseudo populista con una funzione più deterrente che responsabilizzante.

Sarà necessario porre un’attenzione particolare sul nesso esistente fra libera iniziativa economica e stabilità ed efficienza del sistema bancario, laddove l’equilibrio fra codeste possibili contrapposte esigenze è ciò che rende la democrazia economica un facere filosofico entro il quale elaborare in concreto le riforme più garantiste.

Se la tutela effettiva del dato economico, riveniente dal ritorno patrimoniale spettante alle imprese e all’imprenditore, come crocevia di veritas lavorativa oltre che di profitto, da potersi reinvestire nella creatura impresa e nella soddisfazione di veder crescere il proprio impero economico similarmente al feudalismo finanziario di una realtà fatta di sprazzi fra il moderno e lo storico venisse avvilita, compressa o peggio ancora compromessa, recheremmo un danno enorme alla stabilità ed efficienza dei nuovi mercati.

Addormentare l’anima pionieristica ed esploratrice dei nuovi business, creando un collo di bottiglia sui finanziamenti che si vada ad aggiungere alla pericolosa fuga di cervelli, sarebbe un errore di babeliche proporzioni.

Un applicazione responsabile e lungimirante dei nuovi protocolli sarebbe all’opposto, un opportunità storica.

 

Indice

Il presente lavoro si compone di  quattro parti:

Prima parte: La segnalazione alla Centrale dei Rischi alla luce dei nuovi parametri bancari di Basilea 2

Seconda parte: Lo scopo e l’interesse ad effettuare la segnalazione. Un parallelo con i mercati e le aziende delle c.d. New Economy

Terza Parte: La responsabilità della banca in caso di segnalazione imprudente o errata

Quarta Parte: La responsabilità della banca circa l’operato dei propri dipendenti in rapporto alla manutenzione di adeguato sistema di gestione dati sensibili

 

Prima Parte: La segnalazione alla Centrale dei Rischi alla luce dei nuovi parametri bancari di Basilea 2

Il nuovo regime di responsabilità nei riguardi delle Banche, introdotto dagli accordi noti come Basilea 2, è destinato ad innovare profondamente i rapporti esistenti fra la banca, come istituto di credito, fonte principale del finanziamento, in particolare rivolto alle piccole e medie imprese (di seguito PMI) e il mercato dei potenziali fruitori di questo cambiamento. Per la portata e l’attuale indeterminatezza quantitativa circa il merito di applicazione, non è facile individuare una classe univoca da ricomprendersi sotto il termine di clienti.

Il garantismo e il comune senso di responsabilità che vogliono la riforma, in Basilea 2, degli standard o parametri ai quali riferirsi, per considerare lo stato di salute dell’azienda tanto nel momento antecedente alla richiesta quanto in costanza di finanziamento, potranno determinare anche l’ingresso di nuovi operatori sul mercato, precedentemente riservatisi un settore di nicchia e successivamente in grado di operare, con un cambiamento di stile nel core business, anche in rapporto al grande mercato dei finanziamenti.

Di fatto la valvola che determinerà il tasso di efficacia o meno di Basilea 2 nel merito del mercato, non potrà non considerare la questione relativa alle segnalazioni di crediti in sofferenza alla Centrale del Rischio sui Crediti. E’ doveroso sottolineare che nella pianificazione aziendale, nel business plan come nel project financing, un ruolo predominante avranno, sempre e comunque, le capacità del management di essere adeguato e di sapersi adeguare alle molteplici situazioni in cui lo stesso si potrebbe trovare, la segnalazione del rischio di credito, accompagnata da quella che usualmente è la prassi procedimentale in ambito bancario, susseguente alla stessa, potrebbe influire non tanto sulla capacità diretta dell’impresa di essere adeguata allo svolgimento delle proprie incombenze, quanto piuttosto sull’efficacia del management e come tale rischia di tradursi in una situazione di sterilità produttiva e di scarsa quanto apatica originalità.

Drammatica conseguenza di una contingente situazione generalizzata sarebbe il decadimento dell’imprenditoria famigliare, costretta a remunerare somme incidenti sul bilancio a manager di razza specifica forgiati in prevalenza attraverso una carriera di studio e post master: rispondere cioè alle logiche di bilancio solo ed unicamente con la matematica finanziaria.

Scopo, non ultimo, dei nuovi parametri nei confronti dell’impresa potrebbe inoltre essere quello di riportare in superficie le garanzie patrimoniali degli imprenditori, con riferimento in particolare a:

 

  • Fondi comuni dei coniugi

  • Patrimonio personale del dominus, privo di un intestazione diretta in capo a quest’ultimo.

  • Filtri di partecipazioni sociali attraverso società fiduciarie.

Molteplici sono anche ulteriori ipotesi contemplabili, ma in effetti queste paiono le più esemplificative, allo scrivente, per esporre quanto segue: il parametro di Basilea è un opera realizzata in costanza di un vero e proprio back office di ingegneria finanziaria in ambito bancario, se il dato attuariale che ne ha stimolato il prodursi può essere intravisto in alcune celebri e drammatiche situazioni di crisi sui mercati, è altrettanto ovvio che la stessa pianificazione ha solamente subito un accelerazione nei tempi, ma era già programmata. Distinguiamo i seguenti momenti:

  • Crisi latente dei mercati, con particolare riferimento a grandi società dotate di un marchio affermato, che versano in una situazione di default, non ancora verificatosi, ma molto probabile e conosciuto dagli addetti ai lavori.

  • Crisi manifesta a livello societario (caso Enron, Worldcom, Cirio, Parmalat ecc.)

  • Crisi di interi sistemi economici o di paese (caso Argentina).

  • Crisi di liquidità ed affermarsi di tecniche di bilancio che, consentite dai singoli ordinamenti legislativi di paese, non sono riconosciute dai sistemi bancari perché in realtà mistificano in modo appropriato le risultanze effettive a livello societario (caso France Telekom). Le banche sono in difficoltà nel negare prestiti a società che dimostrino una solidità tuttavia solo apparente.

  • Valutazioni di peso in merito all’esposizione, fra molte PMI e poche Blue Chips, i ritorni e l’influenza di un esposizione creditizia a livello di Roe premiano maggiormente i finanziamenti nelle seconde piuttosto che nelle prima. Necessità di meglio disciplinare il mercato più difficile da controllare.

La Centrale di Rischi è sostanzialmente un sistema informativo sull’indebitamento della clientela operato degli intermediari vigilati dalla Banca d’Italia, quindi dai soggetti di cui all’art. 106[1] del testo unico in materia bancaria e creditizia (D.Lgs) e art. 107[2].

La fonte normativa trova la propria ratio legis in un pacchetto di norme sintetizzabile come segue:

  • Art. 53, comma 1, lett. B)[3] e 67, comma 1, lett. B)[4] del Tub.

  • Delibera attuativa del Comitato interministeriale del credito e del risparmio (di seguito Cicr) del 29 marzo 1994[5]

  • Circolare Banca d’Italia n. 139 dell’11 febbraio 1991 in tema di istruzioni per gli intermediari creditizi , come modificata da VIII aggiornamento del 14 novembre 2001.

  • Provvedimento Banca d’Italia del 5 agosto 1995[6] denominato: “Obbligo di partecipazione degli intermediari finanziari al servizio di centralizzazione dei rischi gestito dalla banca d’Italia”

In sintesi, a dover essere segnalate, sono le situazioni di c.d. sofferenza di “soggetti che si trovano in uno stato di insolvenza, anche non accertato giudizialmente, o in situazioni sostanzialmente equiparabili”[7].

 

Seconda Parte:  Lo scopo e l’interesse ad effettuare la segnalazione. Un parallelo con i mercati e le aziende delle c.d. New Economy

L’interesse ad effettuare la segnalazione è quello pubblico e in particolare, in base alla espressa previsione del Tuf in materia, al mantenimento della stabilità e dell’efficienza del sistema creditizio. Occorre considerare che l’adesione a questo meccanismo di segnalazione è pedissequamente analitico o  meglio ancora, costruito su di un dato basato sull’automatismo laddove il prodursi dell’evento X che incide sul fatto Y è destinato a comportare la segnalazione Z.

Si rinviene questa impostazione nel momento in cui si pone l’accento in particolare sul fatto che il sistema di rilevamento è basato su modelli prestabiliti e categorie oggettivizzate suddivise per classi.

Orbene se il dato è prevalentemente fattuale, il nesso di conseguenzialità che interessa maggiormente la stabilità e l’efficienza del sistema stesso non è riferibile al passaggio fra l’evento Y e quello Z atteso che quest’ultima parte è ampiamente disciplinata dall’arcipelago normativo che se ne occupa ed è pacifico che l’esatto funzionamento del meccanismo presuppone questa stessa operosità, ma diverso è il momento sinallagmatico e genetico inerente al passaggio fra X ed Y.

E’ certamente molto sindacabile se l’evento scatenante la presunta quanto temporanea (nelle potenzialità) crisi di liquidità o di entrate sia tale da minare, nel singolo caso, l’efficienza del sistema nel suo insieme.

Occorrerebbe un benchmark di riferimento.

Un mercato, a titolo di esempio, come il terziario può certamente offrire una serie di comparazioni e un dato statistico entro il quale ricondurre l’evento prodottosi in capo alla PMI e che comporta anche, a norma di legge, una segnalazione alla Centrale dei Rischi di Credito, ma altrettanto può dirsi circa analogo verificarsi di evento in capo a una società high tech, inerente al segmento meglio noto come New economy? Un raffronto eccessivamente certosino fra settori diametralmente distinti comporterebbe una sperequazione, anche se non soprattutto, nel rilascio di fonti di finanziamento ed un appiattimento della segnalazione al verificarsi di meri eventi, alcuni dei quali potenzialmente operativi e come tali pericolosi per la stabilità del mercato, ma altri assolutamente isolati e pionieristici, tali da non rappresentare un vero e proprio sentore così inequivoco da giustificare analogo trattamento.

Si pensi, per esempio, al business dei trasporti aerei sviluppatosi nel secolo trascorso: alcune grandi compagni producevano in perdita, in particolare per la realizzazione di veicoli e lo sviluppo delle tecnologie, in un momento in cui la forte concorrenza stimolava i grandi players di mercato a raggiungere sempre nuovi orizzonti, come le trasvolate oceaniche. Se si fossero applicati a codesto ambito parametri oggettivamente stringenti si avrebbe originato un monopolio ad esclusivo utilizzo di pochi. Orbene la categoria riferibile alla new economy non è così distinta dal sistema evidenziato.

La domanda anche in questo caso sorge spontanea: se cioè la banca dev’essere chiamata ad essere responsabile della segnalazione alla Centrale di Rischi o meno. Una prima risposta, nel nostro ordinamento, è arrivata con sentenza del Tribunale di Roma resa il 3 novembre 1995, dalla lettura del testo si evince chiaramente che attualizzando i contenuti, anche se non soprattutto per quanto sopra riportato, in considerazione dei settori emergenti, sarebbe oggettivamente impossibile sposare la logica espressa dai giudici. Con ciò tuttavia non è necessario criticare aspramente una decisione o qualificarla come “sbagliata” o “iniqua”, la celerità con la quale, in codesto Paese, di preferisce cercare un responsabile anziché dare una risposta concreta ai problemi, deve far riflettere e in particolare sul fatto che 10 anni sono trascorsi da quel precetto evidenziato dal Tribunale di Roma ed è normale considerare che al passo attuale, con cui la tecnica e la scienza di muovono, non è immaginabile riconsiderane i contenuti.

Con un impronta decisamente più progressista delle istruzioni per gli intermediari creditizi, al Cap. II, sez. 2, par. 5 e 6 si apprende che: “l’apposizione a sofferenza implica una valutazione da parte dell’intermediario della complessiva situazione finanziaria del cliente e non può scaturire automaticamente da un mero ritardo di quest’ultimo nel pagamento del debito” Pertanto, prima di procedere alla segnalazione di sofferenza, la banca è chiamata a procedere ad una valutazione adeguata e ponderata delle reali condizioni di difficoltà economica e/o finanziarie del cliente laddove unicamente qualora le stesse fossero serie, concrete ad attuali, giustificherebbero la segnalazione stessa.

Si noti anzitutto che è bene effettuare un distinguo fra una situazione economica ed una finanziaria, ritenendo ad avviso dello scrivente che per meglio poter qualificare e parametrare lo stato di potenziale pericolo in cui versano le imprese, è necessaria un opera realizzata con l’ausilio delle principali associazioni di categoria, nella quale valutare la parametrazione per segmenti e stadi di sviluppo dell’azienda (per esempio il distinguo fra il settore terziario, nel merito del tessile o abbigliamento e il segmento high tech e ancora, all’interno degli stessi, il distinguo fra una fase di “start up” ed una di “expansion”). In esito a codesta opera di relazione, con la pubblicazione di apposite tabelle è procedibile anche il distinguo fra il dato finanziario e quello economico che certamente debbono essere valutati ed inseriti all’interno di un percorso fatto di schemi, per poterne quantificare meglio la portata.

Sarebbe opportuno che le associazioni di categorie ne sviluppassero di omogenei.

Alla luce di quanto sopra certamente non possono rientrare nel merito della segnalazione:

  • Il mero inadempimento del debitore

  • Il rifiuto di adempiere

  • La contestazione sull’ammontare del debito.

A meno che gli stessi eventi non si inseriscano all’interno del contesto ed ecco allora che sarà più semplice valutarne la oggettiva portata e la classe di incidenza, che il meccanismo degli IAS, sembra poter consentire.

In definitiva è soprattutto nell’interesse delle banche provvedere a quanto sopra.

Il dato di adeguata e ponderata analisi richiama un'altra importantissima rilevante esigenza, se non altro di stile, in quanto coordina il merito di una disamina più afferente al diritto bancario con il pro tempore del diritto fallimentare e cioè il contenuto dell’art. 5 della legge fallimentare il quale chiarifica che la sofferenza dev’essere intesa come “lo stato di incapacità del debitore di far fronte alle proprie obbligazioni con mezzi normali di pagamento” (impostazione questa derivante da una giurisprudenza prevalente.)

Se quanto sopra è vero allora è certamente necessario concepire un parametro di efficienza specifico per la new economy che fra l’altro consideri un adeguamento nel merito della ponderazione circa lo specifico segmento cui intende riferirsi il mercato.

Ponderazione.

Adeguatezza.

Stabilità ed efficienza.

 

Terza Parte: La responsabilità della banca in caso di segnalazione imprudente o errata

Il tribunale di Cagliari, il 25 ottobre 2000 considera la sofferenza come “l’esposizione di chi, magari anche per l’entità dell’importo, versi in una obiettiva situazione di grave difficoltà di rientro, sia il debito di colui che opponga una ingiustificata resistenza all’adempimento costringendo l’intermediario a lunghe e costose iniziative giudiziarie per il recupero, sia, infine, quella di chi manifesti un tale sforzo nel rientro, da far temere che il decorso del tempo sia insufficiente a garantire il recupero e da far fondatamente dubitare della sua affidabilità patrimoniale” Sulla stessa linea merita di essere citata la giurisprudenza, recente, della Corte di Cassazione laddove individua la diligenza del buon banchiere qualificandola nel “maggior grado di prudenza e di attenzione che la professionalità del servizio consente di attendersi e che non può essere riferita a quella di un qualsiasi osservatore di medio interesse e di media diligenza”. Pare veramente opportuno sottolineare che la Cassazione ha ragionevolmente chiamato in causa l’art. 1176 codice civile e ha utilizzato non occasionalmente termini specifici nel richiamare il concetto di “buon banchiere” certamente volendosi riferire a quei requisiti di onorabilità e di professionalità che lo distinguono da altri operatori quantunque in settori limitrofi e ha allo stesso modo citato il termine “qualsiasi osservatore medio” con ciò volendo ritagliare su misura un segmento, sempre all’interno della più vasta alea dell’art. 1175[8] e in coordinamento con le disposizione del Tuf, ma evidentemente posto a salvaguardia proprio della stabilità e dell’efficienza del mercato, come del resto è ampiamente sottinteso dallo stesso tribunale di Cagliari.

Il buon banchiere quindi ha l’onere di variare i criteri di valutazione del comportamento dovuto in relazione alla natura dell’attività e non già del tipo di obbligazione[9].

La responsabilità della banca, segnalante, non potrà che essere sia contrattuale che extracontrattuale nei confronti del cliente e degli altri intermediari aderenti al sistema della Centrale dei Rischi.

Nel merito della responsabilità contrattuale si segnala:

Violazione dei canoni di correttezza e buona fede richiesti nello svolgimento del rapporto obbligatorio secondo le norme degli art. 1715, 1374[10], 1375[11].

In ottemperanza di quanto previsto dall’art. 1218[12] l’onere della prova in codesto frangente si manifesta in capo al cliente nel dimostrare l’esistenza del rapporto con la banca e l’inosservanza, di quest’ultima del comportamento che legittimamente avrebbe dovuto tenere, la quale a sua volta dovrà dimostrare di essere esente da colpa e cioè in particolare, di non aver proceduto ad effettuare segnalazioni abusive o in assenza di presupposti[13].

Circa il regime del danno derivante da responsabilità extracontrattuale ex. art. 2043[14] rileva certamente sottolineare quanto riprodotto da recente giurisprudenza:

  • Danno ingiusto derivante da violazione dell’identità di ciascun individuo.

  • Danno ingiusto derivante da indebita rappresentazione dell’immagine imprenditoriale.

  • Danno ingiusto derivante da lesione del diritto ad essere imprenditori in ottemperanza dell’art. 41[15] della Costituzione.

Per ciò che attiene al profilo del coordinamento fra imprese bancarie e quindi sul legittimo affidamento che le stesse fanno in merito alle segnalazioni sul rischio di credito, si precisa:

  • Danno ingiusto derivante da atti di disposizione patrimoniale, compiuti in base all’avvenuta segnalazione effettuata alla Centrale dei Rischi sui Crediti.

  • Danno alla concorrenza.

  • Condizionamento dell’altrui politica creditizia.[16]

Un ulteriore profilo di danno può derivare dal disposto dell’art. 11 del D.Lgs 196/2003[17] laddove lo stesso prevede che la banca è tenuta a comunicare alla Centrale dei Rischi dati esatti e se necessario aggiornati; qualora ciò non avvenisse e sempre nel caso in cui la stessa banca non si attivi nel minor tempo possibile per la correzione dell’errore, questa sarà ritenuta responsabile ex art. 15[18], comma 1° del risarcimento, in base all’art. 2050 c.c.[19] Dalla lettura delle norme pare evidente che la banca è tenuta a dimostrare di avere adottato tutte le misure idonee ad evitare il danno e in particolare che la stessa ha trattato i dati con le più moderne ed efficienti tecniche tali da garantire un contenimento del rischio indipendente dalla sua volontà. Và di fatto rilevato che un margine d’errore è sempre contemplabile e non potrebbe trasformarsi, codesta prova liberatoria, in una prova diabolica.

Il cliente della banca può:

  • Attivarsi rivolgendosi direttamente al titolare del trattamento dei dati per chiederne la cancellazione o la correzione o l’integrazione presso la centrale dei rischi ed eventualmente può anche soltanto domandarne l’esistenza a suo carico.

  • Esperire la tutela cautelare atipica prevista ex art. 700 c.p.c.[20] per ottenere la cancellazione di eventuali segnalazioni di sofferenza suo carico presso la Centrale dei Rischi.

Se quindi il bene della vita che si vuole tutelare è coincidente in larga parte con quel diritto, costituzionalmente previsto, all’iniziativa economica, appare del tutto legittima l’impostazione che vede nell’indebita segnalazione alla Centrale dei Rischi sui Crediti il fumus boni juris unitamente al periculum in mora (come peraltro evidenziato dal Tribunale di Salerno con Sent. 22 aprile del 2002) tuttavia come sopra ampiamente elaborato la banca è chiamata a provare la propria scusabilità nell’aver ottemperato anche e soprattutto dal punto di vista tecnico, con l’adozione di appropriati sistemi integrati e coordinati, per la gestione delle informazioni.

 

Quarta Parte: La responsabilità della banca circa l’operato dei propri dipendenti in rapporto alla manutenzione di adeguato sistema di gestione dati sensibili

E’ fondamentale soffermare la nostra attenzione su questo passaggio laddove spesso a grandi gruppi bancari coincidono politiche più o meno aggressive di integrazioni e acquisizioni, in un ottica di consolidamento della posizione sul mercato che cercano di creare sinergie fra operatori. Si pensi agli innumerevoli ritardi che alcuni grandi gruppi hanno patito, post integrazioni, per un problema di coordinamento di software interni, oppure al necessario aggiornamento di know how dei dipendenti in materia di gestione dei dati con le moderne tecnologie informatiche.

Su quest’ultima evenienza è bene sottolineare che la posizione attualmente assunta dalla Cassazione in merito all’applicabilità, agli istituti di credito, di un regime di responsabilità in capo ai promotori di prodotti finanziari, in nome e per conto della banca, così come configurato dalla norma dell’art. 2049[21]c.c. sui padroni e committenti (Cass. 10580/2002; 6233/1999; 4790/1999), non esclude a priori una responsabilità nel mancato trattamento dei dati conforme alle norme sulla privacy ad opera degli operatori bancari, anche per una loro assenza di partecipazione a corsi di approfondimento e aggiornamento, laddove ricordiamo che i fondi compartecipati pubblico/privato, per l’aggiornamento dei dipendenti, sono operativi e qualora volessero gli istituti potrebbero selezionare il personale da sottoporre agli stessi (fattispecie che in effetti già avviene).

Problemi non di poco conto che peraltro incidono sul bilancio delle banche in due modi:

  • Servizio reso in outsourcing da società, a volte persino appositamente create dagli stessi gruppi bancari.

  • Spese legali per il contenzioso.

La voce n.2 è potenzialmente più “letale” della prima laddove si consideri che nella quantificazione del danno patito l’impresa che si vede negare un finanziamento per indebita segnalazione del rischio alla centrale dovrà anche attendere i non celeri tempi della giustizia prima di ottenere una pronuncia.

Orbene alla luce di quanto sopra giova riportare un passaggio della sentenza 29 ottobre 2004 della Cassazione Penale n. 42387: “per le ipotesi di irregolare tenuta della contabilità, caratterizzate dalla tenuta delle scritture contabili in guisa da non rendere possibile la ricostruzione del patrimonio o del movimento degli affari è sufficiente il dolo generico, rappresentato dalla consapevolezza che la confusa e caotica tenuta della contabilità renderà o potrà rendere impossibile la ricostruzione delle vicende del patrimonio. Non occorre pertanto che la volontà sia protesa ad impedire le conoscenze relative al patrimonio o al movimento degli affari, essendo sufficiente la consapevolezza che la disordinata o inesistente tenuta dei libri e delle scritture contabili è suscettibile di produrre quel risultato” (Cass., Sez. V, 11 maggio 2001). Di fatto che un gruppo bancario abbia, nelle sue più fitte ramificazioni, la consapevolezza che un indebita segnalazione alla Centrale di Rischi possa generare una lesione del bene della vita, quale certamente è la libera iniziativa economica, non è così dissimile dalla consapevolezza di quanto una irregolare tenuta delle scritture contabili può produrre in merito alla circolazione degli affari. La prova liberatoria della regolare tenuta delle scritture contabili o del prodursi di un evento del tutto indipendente dalla normale alea dei provvedimenti che era logico attendersi sarebbero stati assunti, non è dissimile da quella richiesta alla banca per discolparsi in merito al trattamento illegittimo dei dati.

L’unico elemento che manca è la volontarietà, ma di fatto, qualificandolo come dolo generico e non specifico, la fattispecie può ben ritagliarsi in capo al gruppo bancario post acquisizione o integrazione, difatti nell’ambito penalistico la bancarotta fraudolenta documentale si qualifica come “delitto necessariamente doloso diversamente dalla bancarotta semplice che è punibile indifferentemente a titolo di dolo o di colpa” (Cass., Sez. V, 14 aprile 1999). In questo caso il regime di responsabilità in capo all’istituto di credito sarebbe quello della colpa laddove non poteva non sapere o quantomeno prevedere, che post acquisizione, fusione o integrazione, i dati sarebbero stati trattati in modo difforme, specialmente per quanto concerne l’istituto più in debito d’ossigeno circa l’adeguamento delle proprie risorse informatiche e come tale era presupponile con altrettanta consapevolezza che questa situazione sarebbe potuta andare a danno della clientela. Anche in questo caso è possibile citare la stabilità e l’efficienza del sistema bancario nel suo insieme, fermo restando che la liberatoria derivante dal nulla osta della Banca d’Italia potrebbe spostare un addebito sul controllore in un ipotesi analoga a quella già pendente su Consob e resa dal Tribunale di Roma con sentenza 13 luglio 2004: “la Consob risponde del danno patito dai risparmiatori.. in presenza di un quadro indiziario evidente, omesso di richiedere più dettagliate informazioni.. omesso di vigilare sull’operato della stessa e del gruppo di appartenenza.. concesso l’autorizzazione..” nel caso trattato dal Trib. di Roma ci si riferisce a prodotti finanziari ad alto tasso di rischio, tuttavia il caso non è dissimile da quanto potrebbe prospettarsi in capo a Banca d’Italia per una questione riferibile alla gestione dei dati sensibili con annessa possibile mala gestio di tali dati, in rapporto alla Centrale dei Rischi su Crediti.

Ad avviso dello scrivente un fenomeno del tutto analogo potrebbe prodursi attualmente in base alle Opa che sono state lanciate da istituti bancari esteri su italiani, in particolare occorrerebbe valutare con attenzione se e in che misura il sistema informatico interno a un istituto come Bnl potrebbe integrarsi con quello del Banco di Bilbao con specifico riferimento non solo ai costi, ma anche al trattamento dei dati sensibili dei clienti del gruppo Bnl, laddove se questi non fossero cautelati in modo adeguato, certamente saremmo in presenza di una potenziale violazione della stabilità e dell’efficienza del sistema.

 

Conclusioni e valutazioni

La meritevolezza delle nostre associazioni imprenditoriali, merita certamente di essere adeguatamente tutelata attraverso la capacità di ascolto che le stesse sono in grado di esprimere proprio attraverso il dialogo con il sistema bancario; nel momento in cui entrambe le componenti pretendessero di confabulare in modo caotico questo originerebbe solo disparità di vedute e considerazioni diametralmente opposte, tuttavia il classico statuto della retorica, nel dialogo di parte, trova scarso interesse quando questo è rivolto a un dato frutto del realismo empirico quale certamente si presenta la realtà illuminata dell’imprenditoria.

L’illuminazione nasce dalla comprensione di se stessi e del ruolo dominante della proposta, intesa come idea, spirito di realizzo attraverso i secoli, che testimonia la continuità nell’etere dalla creatività, veramente originale, e non costrutto archetipico di una perenne risposa a tramandati problemi dormienti.

Il rimando come tecnica di dialogo ha originato mostri degni del più profondo sonno della ragione.

La valorizzazione del nuovo percorso tecnologico nel dialogo fra le parti sociali passa attraverso un concetto evoluto, un unicum del rapporto fra parole e fatti, che traduce esprimendo ed esprimendo ascolta.

L’applicazione di fattispecie così complesse non necessita solo di statistici e matematici dell’empirica virtù grafica, ma anche dei filosofi della morale imprenditoriale, della comprensione adeguata e dello sfarzo principesco che è la tradizione italiana del principi che rendono a un Popolo vizi e virtù.

La risposta più intelligente a un applicazione pratica e responsabile di Basilea 2 alberga nella genetica di una ritrovata capacità di esprimere il concetto di imprenditoria, adeguandolo al progressismo liberale e solidale dei principi più attuali di competitività e sviluppo. Un organica revisione operabile solo con la sistematicità di una consapevolezza particolarmente orientata al benessere frutto di una crescita stabile e duratura, porterà un nuovo Eldorado di possibilità, gran parte delle quali, fortunatamente, al momento ancora sconosciute, l’opposta ragione, sarebbe un torto alla sintonia e come tale creerebbe delle forzature e dei pregiudizi, effimeri certo, ma purtroppo in grado di influenzare la realtà.

[1] Art. 106 - (Elenco generale)

1. L'esercizio nei confronti del pubblico delle attività di assunzione di partecipazioni, di concessione di finanziamenti sotto qualsiasi forma, di prestazione di servizi di pagamento e di intermediazione in cambi è riservato a intermediari finanziari iscritti in un apposito elenco tenuto dall'UIC.

2. Gli intermediari finanziari indicati nel comma 1 possono svolgere esclusivamente attività finanziarie, fatte salve le riserve di attività previste dalla legge.

3. L'iscrizione nell'elenco è subordinata al ricorrere delle seguenti condizioni:

a) forma di società per azioni, di società in accomandita per azioni, di società a responsabilità limitata o di società cooperativa;

b) oggetto sociale conforme al disposto del comma 2;

c) capitale sociale versato non inferiore a cinque volte il capitale minimo previsto per la costituzione delle società per azioni;

d) possesso da parte dei partecipanti al capitale e degli esponenti aziendali dei requisiti previsti dagli articoli 108 e 109.

4. Il Ministro del tesoro, sentiti la Banca d'Italia e l'UIC:

a) specifica il contenuto delle attività indicate nel comma 1, nonché in quali circostanze ricorra l'esercizio nei confronti del pubblico. Il credito al consumo si considera comunque esercitato nei confronti del pubblico anche quando sia limitato all'ambito dei soci;
b) per gli intermediari finanziari che svolgono determinati tipi di attività, può, in deroga a quanto previsto dal comma 3, vincolare la scelta della forma giuridica, consentire l'assunzione di altre forme giuridiche e stabilire diversi requisiti patrimoniali.
5. L'UIC indica le modalità di iscrizione nell'elenco e dà comunicazione delle iscrizioni alla Banca d'Italia e alla CONSOB.
6. Al fine di verificare il rispetto dei requisiti per l'iscrizione nell'elenco, l'UIC puo' chiedere agli intermediari finanziari dati, notizie, atti e documenti e, se necessario, può effettuare verifiche presso la sede degli intermediari stessi, anche con la collaborazione di altre autorita.

7. I soggetti che svolgono funzioni di amministrazione, direzione e controllo presso gli intermediari finanziari comunicano all'UIC, con le modalità dallo stesso stabilite, le cariche analoghe ricoperte presso altre società ed enti di qualsiasi natura.

 

[2] Art. 107 - (Elenco speciale)

1. Il Ministro del tesoro, sentite la Banca d'Italia e la CONSOB, determina criteri oggettivi, riferibili all'attività svolta, alla dimensione e al rapporto tra indebitamento e patrimonio, in base ai quali sono individuati gli intermediari finanziari che si devono iscrivere in un elenco speciale tenuto dalla Banca d'Italia.

2. La Banca d'Italia, in conformità delle deliberazioni del CICR, detta agli intermediari iscritti nell'elenco speciale disposizioni aventi ad oggetto l'adeguatezza patrimoniale e il contenimento del rischio nelle sue diverse configurazioni nonché l'organizzazione amministrativa e contabile e i controlli interni. La Banca d'Italia può adottare, ove la situazione lo richieda, provvedimenti specifici nei confronti di singoli intermediari per le materie in precedenza indicate. Con riferimento a determinati tipi di attività la Banca d'Italia può inoltre dettare disposizioni volte ad assicurarne il regolare esercizio.

3. Gli intermediari inviano alla Banca d'Italia, con le modalità e nei termini da essa stabiliti, segnalazioni periodiche, nonché ogni

altro dato e documento richiesto.

4. La Banca d'Italia può effettuare ispezioni con facoltà di richiedere l'esibizione di documenti e gli atti ritenuti necessari.
4-bis. La Banca d'Italia può imporre agli intermediari il divieto di intraprendere nuove operazioni per violazione di norme di legge o di disposizioni emanate ai sensi del presente decreto.

5. Gli intermediari finanziari iscritti nell'elenco speciale restano iscritti anche nell'elenco generale; a essi non si applicano i commi 6 e 7 dell'articolo 106.

6. Gli intermediari finanziari iscritti nell'elenco speciale, quando siano stati autorizzati all'esercizio di servizi di investimento ovvero abbiano acquisito fondi con obbligo di rimborso per un ammontare superiore al patrimonio, sono assoggettati alle disposizioni previste nel Titolo IV, Capo I, Sezioni I e III; in luogo degli articoli 86, commi 6 e 7, 87, comma 1, si applica l'articolo 57, commi 4 e 5, del testo unico delle disposizioni in materia di mercati finanziari, emanato ai sensi dell'articolo 21 della legge 6 febbraio 1996, n. 52.

7. Agli intermediari iscritti nell'elenco previsto dal comma 1 che esercitano l'attivita' di concessione di finanziamenti sotto qualsiasi forma si applicano le disposizioni dell'articolo 47.

 

[3] Art. 53 - (Vigilanza regolamentare)

1. La Banca d'Italia, in conformità delle deliberazioni del CICR, emana disposizioni di carattere generale aventi a oggetto:

a) l'adeguatezza patrimoniale;

b) il contenimento del rischio nelle sue diverse configurazioni;

c) le partecipazioni detenibili;

d) l'organizzazione amministrativa e contabile e i controlli interni.

2. Le disposizioni emanate ai sensi del comma 1 possono prevedere che determinate operazioni siano sottoposte ad autorizzazione

della Banca d'Italia.

3. La Banca d'Italia può:

a) convocare gli amministratori, i sindaci e i dirigenti delle banche per esaminare la situazione delle stesse;

b) ordinare la convocazione degli organi collegiali delle banche, fissandone l'ordine del giorno, e proporre l'assunzione di determinate

decisioni;

c) procedere direttamente alla convocazione degli organi collegiali delle banche quando gli organi competenti non abbiano ottemperato a quanto previsto dalla lettera b);

d) adottare, ove la situazione lo richieda, provvedimenti specifici nei confronti di singole banche per le materie indicate nel comma 1.
4. Le banche devono rispettare, per la concessione di credito in favore di soggetti a loro collegati o che in esse detengono una partecipazione rilevante al capitale, i limiti indicati dalla Banca d'Italia, in conformità delle deliberazioni del CICR. Tali limiti sono determinati con esclusivo riferimento al patrimonio della banca e alla partecipazione in essa detenuta dal soggetto richiedente il credito. Il CICR disciplina i conflitti di interesse tra le banche e i loro azionisti rilevanti, relativi alle altre attività bancarie.

 

[4] Art. 67 - (Vigilanza regolamentare)

1. Al fine di realizzare la vigilanza consolidata, la Banca d'Italia, in conformità delle deliberazioni del CICR, ha facoltà di impartire alla capogruppo, con provvedimenti di carattere generale o particolare, disposizioni, concernenti il gruppo bancario

complessivamente considerato o suoi componenti, aventi ad oggetto:

a) l'adeguatezza patrimoniale;

b) il contenimento del rischio nelle sue diverse configurazioni;

c) le partecipazioni detenibili;

d) l'organizzazione amministrativa e contabile e i controlli interni.

2. Le disposizioni emanate ai sensi del comma 1 possono prevedere che determinate operazioni siano sottoposte ad autorizzazione

della Banca d'Italia.

3. Le disposizioni emanate dalla Banca d'Italia per realizzare la vigilanza su base consolidata possono tener conto, anche con riferimento alla singola banca, della situazione e delle attività dei soggetti indicati nelle lettere da b) a g) del comma 1 dell'articolo 65.

 

[5] 1. Alla Banca d’Italia è affidato il servizio di centralizzazione dei rischi creditizi. Le banche iscritte nell’albo di cui all’art. 13, le società finanziarie di cui all’art. 65, comma 1, lett. a) e b) e gli intermediari finanziari iscritti nell’elenco speciale di cui all’art. 107 del testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia sono tenuti, a richiesta della Banca d’Italia e con le modalità da questa stabilite, a comunicare periodicamente l’esposizione nei confronti dei propri affidati e i nominativi a questi collegati. La Banca d’Italia individua nell’ambito delle società finanziarie di cui all’art. 65 sopra indicate e dei soggetti iscritti nell’elenco speciale di cui all’art. 107, quelli che, anche in ragione dell’attività svolta, sono tenuti a effettuare la segnalazione alla Centrale dei rischi.

2. La Banca d’Italia fornisce periodicamente a ogni soggetto tenuto a effettuare le comunicazioni di cui al precedente punto 1 la posizione riepigolativa dei rischi complessivamente censiti al nome di ciascun affidato dallo stesso segnalato e dei nominativi collegati.

3. Le società e gli enti di cui al punto 1 possono richiedere alla Banca d’Italia che sia loro resa nota la posizione globale di rischio di nominativi censiti diversi da quelli da essi segnalati. Tali richieste possono essere avanzate per finalità connesse all’attività di assunzione del rischio nelle sue diverse configurazioni; a fronte delle stesse deve essere versato alla Banca d’Italia, con le modalità da questa stabilite, un corrispettivo volto a perseguire l’economicità del servizio e la correttezza del suo utilizzo.

4. I dati personali censiti dalla Centrale dei rischi hanno carattere riservato. La Banca d’Italia e i soggetti di cui al punto 1 possono comunicare ai terzi le informazioni registrate a loro nome, secondo la procedura indicata dalla Centrale dei rischi.

5. Nell’ambito dei rapporti di collaborazione di cui all’art. 7, comma 7, del testo unico, la Banca d’Italia può portare a conoscenza delle autorità competenti degli altri Stati membri dell’Unione Europea le informazioni concernenti le posizioni globali di rischio dei nominativi censiti dalla Centrale dei rischi, consentendo che le stesse siano utilizzate dalle banche e dagli intermediari finanziari di quegli Stati.

6. Per l’inosservanza delle disposizioni della presente delibera e di quelle che verranno impartite dalla Banca d’Italia per l’attuazione del servizio si applicano le previsioni di cui agli artt. 144 e 145 del testo unico.

La presente delibera sarà pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.

 

[6] 1. Partecipano al servizio di centralizzazione dei rischi gestito dalla Banca d'Italia gli intermediari finanziari ex art. 106 del decreto legislativo 1° settembre 1993, n.385, iscritti nell'albo e/o nell'elenco speciale di cui agli articoli, rispettivamente, 64 e 107 del medesimo decreto, i quali esercitano in via esclusiva o prevalente l'attività di finanziamento sotto qualsiasi forma, come definita dall'art. 2 del richiamato Decreto del Ministro del Tesoro del 6 luglio 1994.

2. L'esercizio dell'attività di finanziamento, comprensiva del valore dei beni concessi in locazione finanziaria, si considera prevalente quando rappresenta più del 50 per cento dell'ammontare complessivo degli elementi dell'attivo, inclusi gli impegni a erogare fondi e le garanzie rilasciate.

3. Sono esonerati dall'obbligo di partecipazione al servizio gli intermediari di cui al punto 1, per i quali i crediti al consumo rappresentino più del 50 per cento dell'attività di finanziamento.

4. La sussistenza e il venir meno delle condizioni di adesione e di esonero dal servizio vanno accertati dagli intermediari finanziari medesimi - in base ai dati dei bilanci approvati degli ultimi due esercizi chiusi - e comunicati tempestivamente alla Banca d'Italia.

5. Con un congruo preavviso verrà comunicata la data a partire dalla quale gli intermediari finanziari tenuti all'obbligo di partecipazione al servizio dovranno inviare le informazioni alla Centrale dei rischi.

 

[7] Così le istruzioni per gli intermediari creditizi, cap. II, Sez. 2, par. 5

[8] Comportamento secondo correttezza.  Il debitore e il creditore devono comportarsi secondo le regole della correttezza

 

[9] Così Diritto e Pratica delle Società del 6-11 aprile 2005, articolo di Angela maria Carozzi: “Segnalazione alla centrale rischi e responsabilità dell’intermediario”

 

[10] Integrazione del contratto.  Il contratto obbliga le parti non solo a quanto è nel medesimo espresso, ma anche a tutte le conseguenze che ne derivano secondo la legge o, in mancanza, secondo gli usi (disp. att. 8) e l’equità (1340, 1368, 2078)

 

[11] Esecuzione di buona fede.  Il contratto deve essere eseguito secondo buona fede (1175, 1337, 1358, 1366, 1391, 1460)2

 

[12] Responsabilità del debitore. Il debitore che non esegue esattamente (1307, 1453) la prestazione dovuta è tenuto al risarcimento del danno (2740), se non prova (1673, 1681, 1693, 1784, 1787, 1805-2, 1821) che l'inadempimento o il ritardo è stato determinato da impossibilità della prestazione derivante da causa a lui non imputabile (1256; att. 160).

 

[13] Tribunale di Brindisi 26 settembre 2000, come pure tribunale di Milano 19 febbraio 2001

 

[14] Risarcimento per fatto illecito Qualunque fatto doloso o colposo, che cagiona ad altri un danno ingiusto, obbliga colui che ha commesso il fatto a risarcire il danno.

 

[15] L'iniziativa economica privata è libera.

Non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.
La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l'attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali.

[16] Così Diritto e pratica delle Società, il Sole 24 Ore, del 6 aprile articolo di Angela Maria Carozzi

 

[17] Modalita' del trattamento e requisiti dei dati)

1. I dati personali oggetto di trattamento sono:

a) trattati in modo lecito e secondo correttezza;

b) raccolti e registrati per scopi determinati, espliciti e legittimi, ed utilizzati in altre operazioni del trattamento in termini compatibili

con tali scopi;

c) esatti e, se necessario, aggiornati;

d) pertinenti, completi e non eccedenti rispetto alle finalita' per le quali sono raccolti o successivamente trattati;
e) conservati in una forma che consenta l'identificazione dell'interessato per un periodo di tempo non superiore a quello necessario agli scopi per i quali essi sono stati raccolti o successivamente trattati.

2. I dati personali trattati in violazione della disciplina rilevante in materia di trattamento dei dati personali non possono essere utilizzati.

 

[18] Danni cagionati per effetto del trattamento)

1. Chiunque cagiona danno ad altri per effetto del trattamento di dati personali e' tenuto al risarcimento ai sensi dell'articolo 2050 del codice civile.

2. Il danno non patrimoniale e' risarcibile anche in caso di violazione dell'articolo 11

 

[19] Responsabilità per l`esercizio di attività pericolose

Chiunque cagiona danno ad altri nello svolgimento di un`attività pericolosa, per sua natura o per la natura dei mezzi adoperati, e tenuto al risarcimento, se non prova di avere adottato tutte le misure idonee a evitare il danno.

 

[20] Fuori dei casi regolati nelle precedenti sezioni di questo capo, chi ha fondato motivo di temere che durante il tempo occorrente per far valere il suo diritto in via ordinaria, questo sia minacciato da un pregiudizio imminente e irreparabile, può chiedere con ricorso al giudice i provvedimenti d'urgenza, che appaiono, secondo le circostanze, più idonei ad assicurare provvisoriamente gli effetti della decisione sul merito.

[21] Responsabilità dei padroni e dei committenti

I padroni e i committenti sono responsabili per i danni arrecati dal fatto illecito dei loro domestici e commessi nell`esercizio delle incombenze a cui sono adibiti.

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Autore, Titolo, in Magistra, Banca e Finanza - www.magistra.it - ISSN: 2039-7410, anno
Esempio: CASTIGLIONI M., La securitization in Italia, in Magistra Banca e Finanza - Tidona.com - ISSN: 2039-7410, 2010
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