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La responsabilità civile della Consob per i danni provocati dal proprio omesso obbligo di vigilanza

Di Maurizio Tidona, Avvocato

10 marzo 2001

 
La sentenza della Suprema Corte n. 3132 del 6 marzo 2001.
 

I giudici di legittimità, dopo le innovative pronunce a tutela dell’universo dei consumatori in materia di anatocismo bancario e di interessi usurari nei mutui, con la sentenza n. 3132 depositata in data 06 marzo 2001 sono nuovamente intervenuti in difesa dei risparmiatori ed hanno riconosciuto la responsabilità civile della Commissione Nazionale per la Società e per la Borsa, la CONSOB, la quale può essere chiamata a risarcire i danni provocati dal proprio omesso obbligo di vigilanza.

La CONSOB quale organo pubblico istituito nel 1974 annovera tra le proprie attività la tutela degli investitori ed il controllo del mercato mobiliare, oltre che delle informazioni fornite dalle società quotate e da chi promuove offerte al pubblico. Esercita inoltre un’attività di vigilanza alla quale consegue l’autorizzazione dei prospetti informativi relativi ad offerte pubbliche di vendita. Vigila sulle società di gestione dei mercati e sulla trasparenza e correttezza di intermediari e promotori finanziari.

E’ infatti dalla ritenuta omessa attività di vigilanza che trae origine la recentissima pronuncia della Suprema Corte la quale ha stabilito per la prima volta un principio di tutela dei consumatori e di responsabilità dei garanti, che, pur non essendo tenuti a suggerire agli investitori e ad avallare i vantaggi delle singole operazioni finanziarie, sono tuttavia tenuti a controllare e garantire la veridicità delle informazioni riportate nel prospetto informativo di coloro che si accingono a lanciare offerte pubbliche di vendita.

La Corte di Cassazione ha difatti stabilito che “una volta accertato dagli atti che risultava la falsità di essenziali dati del prospetto, l'organo pubblico istituzionalmente preposto ad assicurare l'effettività di minimi standard informativi aveva la potestà legale di intervenire con iniziative istruttorie, integrative, repressive su operazioni che, prima facie, quel livello di veridica informazione non fornivano”.

L’intera vicenda sottoposta al giudizio della giurisprudenza di legittimità risale al 1983 quando la CONSOB autorizzò il prospetto informativo per la sottoscrizione di titoli atipici di un gruppo finanziario, senza rendere nota la non veridicità delle informazioni in esso riportate, dal momento che veniva dichiarato che l’ammontare complessivo del capitale corrispondeva a somma enormemente superiore a quella reale, con la conseguenza che pertanto il valore del bene era nettamente inferiore rispetto a quello indicato.

Gli 890 ricorsi depositati dagli investitori danneggiati da questa operazione finanziaria “leggera”, esigevano il risarcimento dei danni subiti lamentando che la CONSOB non poteva non essersi accorta della totale non veridicità del prospetto informativo, avendo gli strumenti idonei a fornire ai sottoscrittori le dovute informazioni.

I primi due gradi del giudizio avevano respinto le istanze dei ricorrenti ritenendo che nel lontano 1983 l’organo di vigilanza in questione non aveva ancora i poteri ispettivi e di controllo che gli sarebbero stati riconosciuti solo successivamente.

La Cassazione con la sentenza n. 3132 ha rinviato l’intera questione al giudizio della Corte d’Appello di Milano, imponendo il riesame della complessa vicenda ed annullando le precedenti decisioni. Riconoscendo la responsabilità della CONSOB a seguito di mancato  controllo sui prospetti informativi, ha confermato altresì la possibilità di proporre domande risarcitorie per addebito del danno patrimoniale nei confronti di organismi di controllo.

Ha ancora ritenuto che una diversa e difforme soluzione avrebbe avuto l’effetto di sminuire l’autorità attribuita alla CONSOB, equiparandola ad un semplice ufficio di deposito atti.

Non è inoltre possibile ritenere che le informazioni diffuse dai mass media relative ai probabili rischi nei settori oggetto di controllo degli organi di vigilanza siano sufficienti a tutelare gli investitori e soprattutto possano sostituire gli obblighi della Authority di controllo. A maggior ragione queste ultime dovrebbero essere indotte ad operare accurati controlli proprio a seguito delle notizie diffuse dalla stampa.

Non c’è dubbio che la pronuncia della Corte di Cassazione sarà di notevole impatto economico: il diritto riconosciuto ai risparmiatori di agire per i danni subiti a seguito della mancata vigilanza da parte delle autorità a ciò preposte, porterebbe di certo ad un aumento delle azioni giudiziarie a tal fine, con conseguenti e rilevanti addebiti agli organi di controllo ritenuti responsabili e come tali condannabili al risarcimento dei danni patrimoniali subiti.

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Autore, Titolo, in Magistra, Banca e Finanza - www.magistra.it - ISSN: 2039-7410, anno
Esempio: CASTIGLIONI M., La securitization in Italia, in Magistra Banca e Finanza - Tidona.com - ISSN: 2039-7410, 2010
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