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Condizioni generali di contratto nei contratti bancari - Capitolo 3°

Di Giandiego Monteleone

marzo 2001

 
Tesi di laurea

CAPITOLO III

Lo Stato italiano e la normativa comunitaria sino al 1996

 

Dato uno sguardo alla disciplina generale dei contratti di massa, ora possiamo occuparci più in particolare dei contratti bancari sotto il profilo degli interventi della Comunità Europea .

Gli interventi comunitari per una più efficace tutela dell'utenza bancaria si sviluppano nel solco delle iniziative che nel 1973 hanno dato vita alla "Carta europea dei consumatori" e successivamente alle direttive del 1985 sulla responsabilità del produttore e della pubblicità ingannevole. Un altro documento importante è anche il "Programma preliminare della CEE per una politica di protezione e di informazione dei consumatori(Ris. Del Consiglio della CEE del 14 aprile 1975).Nella "Carta..." ,accanto ai diritti fondamentali del consumatore ,quali il diritto alla sicurezza e al risarcimento dei danni, il diritto all'informazione e all'educazione ,il diritto a essere rappresentato e a essere ascoltato, si configura un diritto alla protezione e all'esistenza che riguarda direttamente almeno entro i limiti di una tutela degli interessi economici del consumatore - il controllo delle condizioni generali del contratto. Si stabilisce infatti (A,b,iii sgg.)che ogni contraente deve essere protetto "contro gli abusi del venditore" ,che, nell'ambito del rapporto negoziale, risulta "la parte più forte" ; che il consumatore deve essere protetto dalle clausole vessatorie e dalle pratiche di vendita condotte in modo "aggressivo" e intese ad ostacolare i consumatori nell'esercizio dei loro diritti essenziali (art.A,b,i e ii).E questo principio viene posto in corrispondenza con altri principi ,tra i quali merita di essere segnalato quello che rende necessario un controllo legale delle intese tra monopolisti (art.A,b,iii).

Nel "Programma..." invece le direttive e le linee progettuali appaiono più delineate. Si stabilisce infatti (Ris.cit.,n.19,i)che "gli acquirenti di beni o servizi devono essere protetti dagli abusi di potere del venditore, in particolare dai contratti tipo unilaterali, dall'esclusione abusiva dai contratti dei diritti essenziali, dalle condizioni abusive di credito, dalla richiesta di pagamento di merci non ordinate e dai metodi di vendita non ortodossi" .E, ancora , si mette in evidenza che "la presentazione e la propaganda di beni o di servizi ,ivi compresi i servizi finanziari, non devono fuorviare, né direttamente , né indirettamente, la persona alla quale vengono offerti o dalla quale sono stati richiesti"(n.19,111).

Il controllo dei contratti standard viene collocato , in entrambi i documenti, in una generale prospettiva di informazione e di educazione del consumatore, senza tuttavia trascurare l'esigenza di operare un sindacato sulle pratiche di negoziazione e di vendita diffuse nel mercato. E l'obiettivo fondamentale , a tale proposito, è quello di evitare o sanzionare gli abusi perpetrati dagli imprenditori a danno dei consumatori 50

Nel 1985 tale "Programma" fu aggiornato, in conseguenza di uno sviluppo e di un incremento della "politica dei consumatori" da parte della Comunità. Questa iniziativa coincise con la pubblicazione del "Libro bianco" sul mercato interno e fu determinante per dimostrare l'ormai certa consapevolezza dell'importanza dei problemi dei consumatori nei preparativi per la creazione di quel mercato.

E' tuttavia con l'Atto unico europeo del 1987 che la tutela dei consumatori diventa, concretamente, uno degli scopi strategici , cardini della costruzione del mercato interno :" La Commissione nelle sue proposte in materia di...protezione dei consumatori si basa su un livello di protezione molto elevato"(art.100A3 del Trattato).Questo percorso ha portato alle direttive in materia di credito al consumo,(102/87/Cee e 90/88/Cee)51; ne dimostra l'impostazione come insieme di regole che soddisfa l'esigenza di informazione e consapevolezza di un particolare utente di prodotti finanziari : quel contraente considerato "debole" per le sue caratteristiche soggettive e per la natura delle prestazioni finanziarie richieste.52

Il recepimento in Italia delle direttive comunitarie concernenti il credito al consumo , le prime che hanno affrontato il problema che a noi interessa seppure in relazione a uno specifico contratto, è avvenuto nel 1992 con la legge 142 che assieme alla legge n.154 del 1992, è successivamente confluita nel Testo Unico delle leggi in materia bancaria e creditizia.

Come osserva Costi , ai rapporti tra banche e utenti dei prodotti bancari il legislatore impone un grado di trasparenza maggiore di quello che il diritto comune pretende, in genere, per i rapporti tra imprese e acquirenti dei relativi prodotti.

La disciplina speciale è oggi costituita dal titolo VI ("Trasparenza delle condizioni contrattuali") del T.U . del 1993. Il legislatore ha stabilito degli obblighi di trasparenza essenzialmente per due motivi : il primo perché i prodotti bancari sono come tutti i prodotti finanziari dei contratti, perciò la possibilità di conoscerne il contenuto , da parte dei consumatori è mediamente inferiore di quella acquisibile nei confronti di prodotti che abbiano un qualsiasi riferimento empirico che rientri nell'esperienza comune. Ecco perché c'è l'obbligo di fornire informazioni normalmente non richieste in baso al diritto comune.

Il secondo motivo per cui il legislatore ha fatto ricorso alla l.154/92 è perché la trasparenza delle condizioni contrattuali è uno strumento per assicurare concorrenzialità al mercato e quindi efficienza all'esercizio dell'attività bancaria ;efficienza assolutamente necessaria per garantire un finanziamento dell'economia e un sistema di pagamenti meno oneroso per la collettività ; rappresenta anche , si può dire, una vera e propria forma di tutela indiretta dell'aderente in quanto gli si riconosce così un'ampia possibilità di comparare i vari prodotti e di fare le conseguenti scelte sul piano negoziale. La legge 154/92 sarà debitamente trattata nel successivo capitolo ad essa dedicato.

La conoscenza da parte dei consumatori delle caratteristiche e dei prezzi effettivi dei servizi bancari e la possibilità di confrontarli sono necessari quindi per garantire la concorrenza la quale determinando una riduzione dei costi dei servizi assicura sia pure indirettamente una maggiore tutela all'aderente. I clienti delle banche , in particolare quelli che compiono operazioni standardizzate e di piccolo importo , non sempre sono in grado di valutare i diversi, complessi, sevizi offerti nonché di coglierne le conseguenze in materia di costi e condizioni. E per questo ci sono delle norme che impongono all'impresa obblighi informativi che minimizzano le possibilità di distorsioni del mercato.53

Ma quale era la situazione italiana in questo campo prima della legge 154/92 ? Vi era la legge bancaria del 1936 che non conteneva una disciplina speciale per la trasparenza delle condizioni contrattuali né interveniva sul contenuto di queste. Infatti secondo l'art.32 le aziende di credito dovevano attenersi alle istruzioni che la Banca d'Italia, su direttiva del Cicr, avesse emanato relativamente "ai limiti dei tassi attivi e passivi e alle operazioni di deposito e conto corrente" e "alle provvigioni" per i diversi servizi bancari. Questi limiti per Costi potevano perseguire solo la stabilità dell'ente, almeno alla luce della Costituzione , e , quindi imporre un limite massimo a quelli passivi e una soglia minima a quelli attivi e non anche , per fini estranei al sistema bancario, l'esatto contrario. Taluni sostengono che nel momento in cui la legge bancaria attribuiva alle autorità creditizie il potere di dare istruzioni riguardo alle condizioni delle operazioni di deposito e di conto corrente, avrebbe riconosciuto loro un generico potere di controllo sulle condizioni di contratto e quindi , sulle clausole contrattuali di tutte le operazioni bancarie e tale controllo avrebbe dovuto esercitarsi anche a tutela del contraente debole.54 Non si tratta di una tesi condivisibile se solo osserviamo come non vi sia traccia nei lavori preparatori, nella dottrina successiva di una siffattta interpretazione dell'art.32 della "legge bancaria" ; tale articolo invece risponde sicuramente ad esigenze di politica monetaria cui la Banca d'Italia era ed è preposta.. Si tratta quindi di una tesi che non ha avuto alcun riscontro pratico, anche perché di fatto forzava troppo la lettera della legge che si riferiva solo alle operazioni di deposito e di conto corrente ed esclusivamente riguardo i corrispettivi.

Nel corso degli anni ottanta la comunità europea è intervenuta con alcune direttive e raccomandazioni , queste ultime per cercare di rendere interoperativi i sistemi di pagamento elettronici esistenti nei paesi membri e definire ,al riguardo, alcune regole comuni di comportamento.

Con le raccomandazioni 87/598 e 88/590 la Commissione CE si è fatta carico di tutta una serie di problemi derivanti direttamente dalla crescente , quanto inevitabile, applicazione delle nuove tecnologie della microelettronica e dell'informatica alle operazioni bancarie , alle carte di pagamento e al video-text . Problemi di natura diversa che investono la necessità di definire princìpi paritari di comportamento leale tra gli operatori economici dei paesi membri, la salvaguardia della concorrenza ed anche l'elevato grado di entropia dei nuovi sistemi di pagamento.

Non bisogna inoltre sottovalutare l'estrema mutevolezza cui sono sottoposti i sistemi di pagamento per la loro particolare dipendenza da fattori in continua evoluzione quali la microelettronica e l'informatica. Per cui, definendo norme rigide e dettagliate in materia, si corre il rischio di frenare lo sviluppo stesso di questi sistemi di pagamento pregiudicando fortemente l'ammodernamento dell'operatività bancaria.

La prima raccomandazione della Commissione CE, la 87/598, in linea con queste esigenze, definisce un "Codice europeo di buona condotta in materia di pagamento elettronico". Le norme che, più da vicino, interessano la tutela del consumatore bancario sono contenute nel capitolo relativo ai contratti con i quali il consumatore bancario riceve dalla banca un documento valido per effettuare operazioni di pagamento elettronico. L'obiettivo della raccomandazione è di prevedere la forma scritta di tali contratti e l'obbligo di inserire, con precisione ,al loro interno , le condizioni generali e particolari dell'accordo, compreso le condizioni di rescissione specifica del contratto. Alla lettera c) del capitolo sui contratti, inoltre, è stato stabilito che ogni tariffazione dovrà essere trasparente , nel senso di tenere conto , nella misura più reale possibile , degli eventuali oneri e rischi cui il consumatore va incontro nel servirsi di una carta di pagamento.55

Più specifica, nella definizione di misure in grado di assicurare la trasparenza dell'attività bancaria in materia , risulta la seconda raccomandazione della Commissione CE, la 88/590.

Mentre la 87/598 prende in esame le relazioni tra istituti finanziari, commercianti, prestatori di servizio e consumatori, la raccomandazione 88/590 è riferita, in particolare, al rapporto tra il proprietario della carta e l'emittente della carta. Attraverso la 88/590 la Commissione ha tentato di rispondere alla diffusa esigenza di chiarezza e trasparenza nel comportamento degli operatori finanziari che emettono carte di pagamento elettronico. In particolare al punto 3.2 dell'allegato alla raccomandazione , viene stabilito che le condizioni contrattuali devono essere redatte "con espressioni facilmente comprensibili e in una forma tipografica facilmente leggibile".

Il dire "espressioni facilmente comprensibili", di per sé, non certifica la trasparenza del comportamento bancario, poiché lascia aperti, ancora, di ampia discrezionalità al comportamento dell'emittente della carta.

Il disposto della raccomandazione va , invece ,letto nel senso della definizione di un principio generale al quale ispirare e uniformare la legislazione particolare degli stati membri.

All'interno delle condizioni contrattuali , sempre secondo la 88/590 , devono essere specificati :

* la base di calcolo dell'ammontare degli eventuali oneri (ivi compresi gli interessi) che il proprietario della carta deve pagare all'emittente ;

* il tempo entro il quale saranno addebitate o accreditate le operazioni effettuate dal proprietario della carta ;

il tempo entro il quale sarà effettuata al proprietario della carta la fatturazione delle operazioni che la richiedono.

Per quel che attiene le possibili modifiche alle condizioni contrattuali, la raccomandazione prevede come necessario , a tal fine, l'accordo tra le parti che, tuttavia si intende per presunto qualora il proprietario della carta , dopo una eventuale modifica unilaterale dell'emittente , continui a fare uso dello strumento di pagamento.56

Le disposizioni delle raccomandazioni 87/598 e 88/590 , comunque , non hanno trovato piena applicazione nei sistemi dei Paesi membri, anche perché si è in attesa di una direttiva del Consiglio al riguardo, di ormai prossima emanazione.

Degna di menzione è pure la raccomandazione della Commissione CEE sulla trasparenza delle condizioni bancarie nelle transazioni bancarie transfrontaliere del 14 febbraio 1990.57

Nel 1993 abbiamo avuto infine la direttiva CEE n°13 che si occupa delle clausole abusive inserite nei contratti dei consumatori ; l'ampiezza e l'importanza del provvedimento recepito di recente dallo Stato italiano ne suggeriscono una trattazione specifica ed accurata nell'ultimo capitolo di questo lavoro ad essa espressamente dedicato.

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Autore, Titolo, in Magistra, Banca e Finanza - www.magistra.it - ISSN: 2039-7410, anno
Esempio: CASTIGLIONI M., La securitization in Italia, in Magistra Banca e Finanza - Tidona.com - ISSN: 2039-7410, 2010
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