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Gli effetti  del "Patriot Act"  sul sistema bancario italiano.

Le disposizioni da ottemperare dalle banche italiane che intrattengono “Correspondent Accounts” con Istituti statunitensi

Di Andrea Batelli

17 marzo 2003

 
“Uniting and Strengthening America by Providing Appropriate Tools to Intercept and Obstruct Terrorism”
 
In seguito agli attacchi terroristici dell’11 settembre 2001 il Congresso statunitense ha promulgato una nuova normativa volta a fornire alle Agenzie Federali il supporto legale e gli strumenti investigativi per combattere il terrorismo internazionale. All’interno di questo quadro normativo è stata approvata il 26 ottobre 2001 la legge denominata “Uniting and Strengthening America by Providing Appropriate Tools to Intercept and Obstruct Terrorism” -  il cosiddetto “PATRIOT  ACT”.
 
Il Patriot Act comprende, tra l’altro, una serie di norme volte a controllare l’area dei finanziamenti ed in particolare le attività di riciclaggio di denaro attraverso banche estere.
 
In funzione di quanto sopra ciascuna “banca estera” la quale intrattiene un cosiddetto “Correspondent Account” con una banca statunitense, un broker-dealer in securities americano, è chiamata a sottoscrivere una certificazione concernente appunto il sopra menzionato “account”.
 
Si intende in questa sede fornire una panoramica informativa relativamente a quelle che sono le finalità del Patriot Act, illustrare le principali novità legislative introdotte con riferimento alla normativa bancaria circa l’antiriciclaggio e soprattutto esaminare gli effetti nonché gli obblighi che l’atto in esame comporta nei confronti del sistema bancario italiano.
 
Come detto, fine del Patriot Act è quello di fornire gli strumenti necessari per una efficace lotta contro il terrorismo internazionale sotto più profili. In questo quadro generale una particolare attenzione è stata dedicata al fine di individuare i canali finanziari che costituiscono la fonte vitale ed il sostentamento del terrorismo internazionale.
 
Il Titolo III dell’Atto in discorso porta infatti il titolo di “International Money Laundering Abatment and Anti-Terrorism Financing Act 2001” e pone in essere significanti modifiche al preesistente “Money Laundering Control Act del 1986 (MLCA) oltre che al “Bank Secrecy Act “ del 1970 (BSA).
 
La normativa ha come diretti destinatari quelle che in maniera molto generica vengono indicate come “Financial Institutions” .
 
Doveroso appare quindi meglio individuare l’ambito di applicazione della norma in esame e stabilire in maniera più puntuale cosa debba intendersi per “Financial Institutions”. Sembrano con certezza potersi considerare incluse all’interno di tale definizione  le seguenti categorie[1]:
 
-          U S Depository Institutions
-          Commercial Banks
-          U S Branches of Foreign Banks
-          Investment Banks and Bankers
-          Insurance companies
-          Loan and Finance companies
 
Proprio le così identificate “Financial Institutions” appaiono essere tra i principali obiettivi dei nuovi strumenti di controllo posti in essere dal Patriot Act. Come detto infatti, essendo pacifico l’intento di incrementare l’efficacia delle misure preventive di controllo e quelle finalizzate alla lotta contro il riciclaggio internazionale e, dando per assunto, come riportato all’interno dello stesso Patriot Act, che quest’ultimo costituisce la fonte finanziaria del terrorismo internazionale, la normativa in esame e più precisamente la Sezione  311 del Subtitle A prevede “SPECIAL MEASURES FOR JURISDICTIONS, FINANCIAL INSTITUTIONS OR INTERNATIONAL TRANSACTIONS OF PRIMARY MONEY LAUNDERING CONCERN”.
 
Quanto sopra comporta una importante modifica del TITOLO 31 - CAPITOLO 53 E SUB CAPITOLO II del Codice statunitense con conseguente inserimento immediatamente dopo la Sezione 5318 della nuova Sezione 5318 (A) la quale pone in essere in capo al “Secretary of the Treasury” la facoltà di richiedere “Misure speciali” per combattere il fenomeno del cosiddetto “Money Laundering”.
 
Una analisi dettagliata delle suddette “Misure speciali” appare necessaria onde perseguire gli intendimenti che costituiscono la base della presente ricerca.
 
La subsection (B) della sopra menzionata Sezione 311 del Patriot Act fornisce al lettore una lista dettagliata delle suddette “Misure speciali”.
 
Esse possono essere così elencate:
 
1.      RECORDKEEPING AND REPORTING OF CERTAIN FINANCIAL TRANSACTIONS;
2.       INFORMATION RELATING TO BENEFICIAL OWNERSHIP ; 
3.      INFORMATION RELATING TO CERTAIN PAYABLE-THROUGH ACCOUNTS
4.      INFORMATION RELATING TO CERTAIN CORRESPONDENT ACCOUNTS;
5.      PROHIBITIONS OR CONDITIONS ON OPENING OR MAINTAINING CERTAIN CORRESPONDENT OR PAYBLE-THROUGH ACCOUNTS.
 
Il punto (e) della medesima sezione 311 fornisce le definizioni di cosa debba intendersi per :
 
-          Account
-          Correspondent Account
-          Payble – Through Account
 
La sezione 312 del Patriot Act disciplina inoltre la cosiddetta “Special Due Diligence for Correspondent Accounts and Private Banking Accounts”.
 
Nell’ambito di tale disciplina vengono stabiliti nuovi standard che ciascun “Financial Institution”, così come sopra descritto, è tenuto ad osservare al fine di operare un attento monitoraggio su fenomeni di “Money Laundering”.
 
Tali nuovi standard comportano , tra l’altro, l’obbligo in capo a “Financial Institutions” che intrattengono “Private Banking Accounts” di conoscere la provenienza dei fondi depositati, di accertare l’identità dell’effettivo beneficiario del conto o della transazione nonché l’obbligo di “report”relativamente a transazioni giudicate sospette.
 
La sezione 313 prevede inoltre una dettagliata normativa da cui discende il divieto assoluto per “Financial Institutions” di intrattenere rapporti di conto con banche estere cosiddette “shell banks” ovvero enti finanziari privi di una presenza stabile ed effettiva in un determinato paese.
 
Sulla base di tali disposizioni viene richiesta da parte dei più volte richiamati “Financial Institutions” la sottoscrizione per opera dei titolari di “Correspondent Accounts” di certificazioni volte appunto ad accertare l’identità del titolare di detto conto.
 
Una particolare attenzione merita il disposto della sezione 317 del Patriot Act recante una nuova disciplina in materia di competenza giurisdizionale nei confronti dei cosiddetti “Foreign Money Launderers”. Quanto sopra comporta un notevole ampliamento di quelli che tradizionalmente sono le competenze territoriali della giurisdizione americana. Il paragrafo (2) di tale sezione prevede infatti la competenza della Corte distrettuale statunitense nell’eventualità in cui il crimine commesso riguardi o sia riferibile ad una transazione finanziaria che , seppur solo in parte, si sia verificata negli Stati Uniti d’America.
 
Così come estremamente chiara risulta essere la portata della norma contenuta nel paragrafo (3) della sezione 317 ove viene contemplata l’autorità della Corte distrettuale statunitense di emettere un’ordinanza o quant’altro necessario al fine di assicurare l’assoggettamento ed il funzionamento di un giudizio secondo i termini della stessa sezione 317.
 
Un particolare approfondimento merita infine la sezione 319 del Patriot Act all’interno della quale viene contemplata la facoltà in capo alla amministrazione statunitense di porre in essere confische e sequestri di fondi quale conseguenza della commissione di taluni reati.[2]
 
La suddetta sezione 319 porta il titolo di “FORFEITURE OF FUNDS IN UNITED STATES INTERBANK ACCOUNTS”. Nella stessa sono previste ampie facoltà in capo all’amministrazione americana di operare sequestri su “Interbank Accounts” intrattenuti da banche estere con “Financial Institutions” nell’eventualità in cui determinati fondi possano ritenersi di dubbia provenienza o illegittima destinazione.
 
Di particolare rilevanza appare quanto previsto al paragrafo (2) della presente sezione lì dove si prevede l’assoluta irrilevanza, ai fini della titolarità all’azione da parte del Governo statunitense, della ricostruzione circa una diretta derivazione dei fondi sottoposti a confisca con i fondi depositati presso la banca estera. Questo in forza della presunzione di cui al paragrafo (1) della stessa sezione secondo cui nell’eventualità di fondi depositati su un conto estero di una corrispondente la quale intrattiene anche un “Interbank Account” con un “Financial Institution” statunitense, i suddetti fondi si presumono depositati presso l’ “Interbank Account” il quale diverrà automaticamente il destinatario dell’ordine di sequestro.
 
Preme in questa sede sottolineare che la sezione 319 di cui trattasi risulta esplicitamente richiamata, insieme alla sezione 313, nelle certificazioni di cui viene richiesta la sottoscrizione da parte di Istituti di credito titolari di “Correspondent Accounts” con controparti statunitensi.
 
Le banche italiane che intrattengono “Correspondent Accounts” con Istituti statunitensi sono tenute infatti ad ottemperare alle disposizioni contenute all’interno del Patriot Act e, così come specificato nel paragrafo (b) della sezione 319, indicare una persona residente negli Stati Uniti  la quale è autorizzata a ricevere eventuali notifiche di procedimenti legali con riferimento agli obblighi di “recordkeeping” di cui in precedenza si è fatta menzione.
 
Il punto (3) del sopra indicato paragrafo (b) della sezione 319 conferisce in capo al “Secretary of Treasury” o in alternativa all’ “Attorney General” la facoltà di perseguire ciascuna banca estera che intrattiene “Correspondent Accounts” negli Stati Uniti e richiedere documentazione ed informazioni concernenti gli stessi conti, ivi comprese informazioni e documentazione mantenuta al di fuori del territorio statunitense.
 
Vale la pena di significare che una eventuale omissione da parte della banca estera di ottemperare a quanto richiesto da parte dell’amministrazione statunitense secondo i termini di cui sopra, così come l’omessa instaurazione negli Stati Uniti di un procedimento legale quale conseguenza di una citazione in giudizio, comporta in capo al “Financial Institution” con il quale il rapporto oggetto di contestazione è intrattenuto, l’obbligo di interrompere ogni rapporto nel termine di 10 giorni lavoritivi a far data dalla ricezione di una comunicazione volta in tal senso da parte del “Secretary of Treasury”.
 
 
Conclusioni
 
Alla luce dei disposti normativi sopra illustrati il livello di incidenza del Patriot Act con riferimento ai destinatari dello stesso appare particolarmente ampio ed idoneo a produrre obblighi di legge piuttosto vincolanti.
 
Ciascun Istituto italiano che intrattiene rapporti di “Correspondent Account” con Istituti statunitensi appare assoggettato, nello spirito di una collaborazione internazionale alla lotta contro il terrorismo internazionale, ad una serie di regole le quali hanno come obiettivo primario la ricerca di una trasparenza nelle transazioni finanziarie tale da garantire un efficace strumento di controllo oltre che di persecuzione di fattispecie criminose.
 
Gli obblighi di cui sopra appaiono inoltre  particolarmente incisivi stante l’amplia competenza giurisdizionale attribuita alle autorità statunitensi e l’efficacia di provvedimenti quali il sequestro di fondi e l’obbligo di interruzione di ciascun rapporto dal quale, ed attraverso il quale, possa configurarsi la sussistenza di transazioni sospette o che comunque non garantisca il livello di trasparenza dallo stesso Patriot Act introdotto.
 
In funzione di quanto sopra sembra potersi affermare che nell’eventualità in cui un Istituto di credito italiano il quale intrattiene un conto di corrispondenza con una Banca statunitense o con una branch negli Stati Uniti di una banca italiana venga richiesto di fornire informazioni circa determinate operazioni, sussiste di fatto un obbligo giuridico in capo alla stessa di fornire le suddette informazioni in funzione della sopra esposta portata del Patriot Act.
 
Un eventuale rifiuto può comportare conseguenze di vario genere che andranno valutate caso per caso. Appare tuttavia pacifico che, se non altro, sussiste l’eventualità, nonchè il rischio, di un sequestro o di un ordine di interruzione del rapporto (il quale raggiungerà il “Financial Institutions” del caso) nel caso di rifiuto a fornire le informazioni richieste o di costituirsi nel giudizio instaurato innanzi alla Autorità giudiziaria statunitense.

 

[1] The USA Patriot Act and Finantial Institutions – An advisatory report from Steptoe & Johnson LLP – June 2002 (www.steptoe.com)

[2] CRS Report for Congress – The USA Patriot Act: A legal analysis – Congressional Research Service – The Library of Congress -  2002

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Autore, Titolo, in Magistra, Banca e Finanza - www.magistra.it - ISSN: 2039-7410, anno
Esempio: CASTIGLIONI M., La securitization in Italia, in Magistra Banca e Finanza - Tidona.com - ISSN: 2039-7410, 2010
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