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La Cassazione interviene con la sentenza n. 14899/2000 sui mutui con interesse usurario. Il mutuo diviene “gratuito” anche per i contratti ante 1996 e non sono dovuti gli interessi ma il solo capitale

Di Maurizio Tidona, Avvocato

30 ottobre 2000

 

 

Con la legge 7 marzo 1996 n. 108 (Disposizioni in materia di usura) il legislatore all’art. 1, terzo comma della sopra indicata legge, nel sostituire l'art. 644 c.p., ha previsto che "la legge stabilisce il limite oltre il quale gli interessi sono sempre usurari" e l'art. 2, quarto comma, ha individuato la soglia usuraria nel "tasso medio risultante dall'ultima rilevazione pubblicata nella Gazzetta Ufficiale ai sensi del comma uno, relativamente alla categoria di operazioni cui il credito è compreso, aumentata della metà".

Attualmente l’ultima rilevazione pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale ha fissato, con riferimento ai rapporti di mutuo, al 9,95% il tasso usurario (maggiorazione del 50% del tasso limite del 6.63%) – ed in precedenza sempre tassi inferiori al 9.95% – al di là del quale è configurabile la fattispecie dell’usura.  Si veda la Rilevazione dei tassi interesse effettivi globali medi ai fini della legge sull'usura dal 1° gennaio 1999 al 31 dicembre 2000 (documenti di SLT).

Nonostante il contratto di mutuo intercorso tra le parti possa essere antecedente all’entrata in vigore della legge relativa alla disciplina sull’usura, l'orientamento prevalente fra la giurisprudenza di merito e di legittimità (Cass. civ. 2 febbraio 2000 sent. n. 1126; Cass. civ. 22 aprile 2000 sent. n. 5286;), era di già per “l'immediata applicabilità della legge 108/96, e delle soglie via via indicate nella Gazzetta Ufficiale, nei rapporti di mutuo, quantomeno "limitatamente alla regolamentazione di effetti ancora in corso"” (Trib. Parma 07 agosto 2000).

La Corte Suprema con le sentenze n. 1126/2000 e n. 5286/2000 aveva riconosciuto la natura usuraria dei tassi di interesse contenuti in contratti stipulati anteriormente al 1996, ritenendo dunque applicabile la L. 108/96.

Difatti pur nel principio generale dell’irretroattività della legge nel tempo - art. 11 disposizioni sulla legge in generale (preleggi) - la quale non dispone che per l’avvenire, la Cassazione ha ritenuto applicabile le norme di cui alla L.108/96 anche a quei rapporti bancari pregressi, i cui effetti non siano ancora esauriti – come nell’ipotesi in cui una parte pretenda dall’altra il pagamento del saldo passivo relativamente ad un contratto concluso in precedenza.

A giustificazione dell’applicazione di una legge successiva al sorgere del contratto al quale viene riferita, la Suprema Corte ha ritenuto che il momento determinante per stabilire la disciplina applicabile ad un’obbligazione di pagamento di saldo passivo, risulta quello della materiale esecuzione della stessa e non il momento in cui tale obbligazione sarebbe sorta.

La L. 108/96 determinerebbe per questi contratti una sorta di nullità parziale sopravvenuta in relazione ai tassi di interesse applicati.

Dall’applicazione alla fattispecie de qua della L. 108/96, consegue anche l’applicazione dell’ultimo comma dell’art. 1815 c.c. – introdotto dall’art. 4 L. 108/96 – il quale dispone in materia di mutui che “se sono convenuti interessi usurari, la clausola è nulla e non sono dovuti interessi”, dando così origine al c.d. mutuo gratuito.

Con tale disposizione si è voluto addossare interamente all’Istituto di credito – quale parte contraente in posizione dominante – la responsabilità per aver, unilateralmente, stabilito a carico della parte mutuataria interessi usurari.

Ne discende pertanto il diritto in capo all’esponente di ripetere quanto indebitamente versato a titolo di interessi corrispettivi, o, comunque, l’applicazione, in luogo degli interessi contrattuali divenuti usurari, del tasso legale di cui all’art. 1284 c.c.

* * *

La Corte di cassazione è intervenuta nuovamente con la sentenza n. 14899/2000, pubblicata oggi, che dispone come possono essere dichiarati nulli i contratti di mutuo stipulati con le banche che prevedono interessi usurari, anche se stipulati prima della legge del 1996 sull’usura.

La Corte ha così annullato la decisione presa dai giudici di appello di Bologna che avevano respinto la richiesta del cliente di una banca, con un mutuo stipulato nel maggio 1993, che prevedeva rate mensili con un tasso d'interesse del 15,55% per i primi cinque anni e un prospetto di ammortamento con rate crescenti.

Arrivati alla fine del 1994, il cliente si era accorto di aver versato già più di 10 milioni di lire alla banca, ma di avere restituito solo 3 milioni circa di capitale.

Così afferma la sentenza della Cassazione che ha dato ragione al cliente: «di fronte ad un rapporto fra cittadino e banca che non si è già concluso nel momento dell’entrata in vigore della legge antiusura (perchè all’istituto si deve ancora corrispondere le rate di somma capitale e gli interessi), i giudici non potevano escludere la possibilità di rilevare d’ufficio la nullità della clausola del contratto relativa agli interessi. Non basta infatti dire che l’accordo sia stato formalizzato prima del 1996. Non si può insomma far proseguire una pattuizione di interessi che siano eventualmente divenuti usurari, di fronte ad un principio introdotto nel nostro ordinamento con un valore generale ed assoluto».

La sentenza della Cassazione è in linea con le precedenti sentenze della stessa Corte sulla rilevanza del momento in cui gli interessi pattuiti sono considerati usurari, dovendosi avere riguardo non solo al momento in cui essi sono stati concordati fra banca e cliente ma anche a quello in cui essi devono essere corrisposti, tenute presenti le disposizioni di legge in materia d’usura vigenti al momento del pagamento delle rate di mutuo comprensive di interessi (sentenze 11055/1998 e 5286/2000).

Pur potendosi ritenere legittima la clausola che originariamente abbia determinato gli interessi in una determinata percentuale all’epoca legittima, al momento della loro corresponsione questa clausola deve essere considerata travolta dalla normativa successivamente intervenuta, prevedendo un tasso-soglia oltre il quale si ricade nell'usura.

L’obbligazione degli interessi, peraltro, non si esaurisce in una sola prestazione, bensì in una serie di prestazioni successive e, in particolare, ai fini della qualificazione usuraria dell’interesse, assume rilevanza, tenuto presente il disposto dell’articolo 644, comma 1 del Codice penale, oltre il momento della stipula del contratto di mutuo, il momento della effettiva dazione delle somme stabilite per ogni rata. Questo non solo in virtù della disposizione dell’articolo 1339 del Codice civile (secondo cui «le clausole, i prezzi di beni o di servizi imposti dalla legge sono di diritto inseriti nel contratto anche in sostituzione delle clausole difformi apposte dalle parti») ma anche all’articolo 644 ter del Codice penale per il quale «la prescrizione del reato di usura decorre dal giorno dell’ultima riscossione sia degli interessi che del capitale».

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Autore, Titolo, in Magistra, Banca e Finanza - www.magistra.it - ISSN: 2039-7410, anno
Esempio: CASTIGLIONI M., La securitization in Italia, in Magistra Banca e Finanza - Tidona.com - ISSN: 2039-7410, 2010
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