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La retroattività della legge sull'usura si applica anche a i mutui stipulati precedentemente al 1996 ma comunque esauritisi successivamente alla prima rilevazione trimestrale dei tassi medi ai fini dell'usura (22 marzo 1997)

Di Maura Castiglioni, Avvocato

25 novembre 2000

 
Si ringrazia per l'ausilio l'Avv. Stefano Palladino.

 

La Corte di Cassazione con sentenza n. 5286/2000 ha ritenuto l’applicabilità delle disposizioni in materia di usura di cui alla L.108/96 anche a quei rapporti bancari pregressi alla data di entrata in vigore della legge de qua, i cui effetti tuttavia non fossero ancora esauriti, come nel caso di mancata estinzione del saldo passivo in un precedente rapporto bancario.

Sulla scia di tale interpretazione la recentissima sentenza n. 14899/2000 della Cassazione Civile ha ulteriormente motivato l’applicazione retroattiva della L. 108/96 sostenendo che l’obbligazione degli interessi, difatti, non si esaurisce in una sola prestazione, bensì in una serie di prestazioni successive e, in particolare, ai fini della qualificazione usuraria dell’interesse, assume rilevanza, tenuto presente il disposto dell’articolo 644, comma 1 del Codice penale, oltre il momento della stipula del contratto di mutuo, il momento della effettiva dazione delle somme stabilite per ogni rata.

Accogliendo tale autorevole principio giurisprudenziale si ritiene possibile sostenere che la  retroattività della L. 108/96 non si limita solo a quei rapporti pregressi ed ancora in essere, ma consente agli utenti che pure abbiano esaurito il rapporto bancario successivamente all’entrata in vigore della legge, e successivamente alla prima rilevazione trimestrale dei tassi di interesse effettivi globali medi ai fini dell’usura, di agire nei limiti della prescrizione ordinaria allo scopo di contestare alla banca l’applicazione di una percentuale di interessi superiore al tasso – soglia ai fini dell’usura e di ottenere conseguentemente la ripetizione di quanto corrisposto (a titolo di obbligazione sugli interessi) in eccedenza.

E’ pertanto possibile anche in relazione ai rapporti esauriti contestare il superamento del tasso soglia, purché tali rapporti si siano definitivamente conclusi solo successivamente all’applicazione della prima rilevazione trimestrale ad opera del Ministero del Tesoro, consentendo la ripetizione di quanto versato in eccedenza dal momento in cui è stato possibile eccepire alla banca l’applicazione di un tasso usurario.

L’avvio della disciplina relativa alle rilevazioni trimestrali è avvenuta con D.M. 22 marzo 1997, il quale, in adempimento all’art. 2 comma 1, L. 108/96, che attribuiva al Ministero del Tesoro il compito di rilevare trimestralmente il tasso effettivo globale medio, ha stabilito una prima rilevazione dei tassi medi su base annua da ritenersi applicabile nel periodo.

Orbene è evidente che dall’entrata in vigore della L. 108/96 al 22 marzo 1997 – corrispondente alla prima rilevazione trimestrale – vi sia stato un periodo di c.d. vacatio, in cui pur nel vigore delle nuove disposizioni in materia di usura, nulla era cambiato rispetto al passato dal momento che la contestazione del reato d’usura era possibile unicamente con gli stessi limiti ed allo stesso modo di cui al disposto dell’art. 644 del codice penale prima che venisse modificato dalla L. 108/96.

Infatti la legge sull’usura all’art. 3 ha stabilito che fino alla pubblicazione della prima rilevazione trimestrale fosse applicabile il dettato del “vecchio” art. 644 comma 1 c.p. in forza del quale doveva essere punito chiunque si facesse dare o promettere, sotto qualsiasi forma, per sé o per altri, da soggetto in condizioni di difficoltà economica o finanziaria, in corrispettivo di una prestazione di danaro o di altra utilità, interessi o altri vantaggi che, avuto riguardo alle concrete modalità del fatto ed ai tassi praticati per operazioni similari del sistema bancario e finanziario, risultano sproporzionati rispetto alla prestazione di denaro o di altra utilità.

Appare evidente come la dimostrazione della sussistenza del reato d’usura – nel periodo incluso dall’entrata in vigore della L. 108/96 al 22 marzo 1997 - fosse subordinata a criteri assolutamente soggettivi e poco rigorosi, così come in passato, quali la valutazione della difficoltà economica o finanziaria del soggetto usurato, la valutazione della sproporzione tra la prestazione di denaro e gli interessi applicati, sempre avendo riguardo ai tassi praticati per operazioni similari, e quindi come tale stessa dimostrazione fosse certamente meno agevole da raggiungere rispetto a quella attuale, relativa all’oggettivo superamento del tasso - soglia.

Pertanto giustamente può sostenersi che un effettivo mutamento rispetto alla passata disciplina - con conseguente maggior rigore nella individuazione dei confini del reato di usura - sia ravvisabile non tanto al momento dell’entrata in vigore della L. 108/96, quanto piuttosto con la pubblicazione della prima rilevazione ministeriale dei tassi di interesse effettivi globali medi.

Infine, alla luce di quanto sopra e stante l’applicazione della legge sull’usura anche ai rapporti pregressi, si sostiene che solo in relazione ai rapporti esauritisi successivamente all’introduzione delle rilevazioni trimestrali dei tassi medi, sia possibile una indubbia contestazione di interessi usurari – sempre a seguito dell’applicazione di un tasso superiore al tasso soglia individuato – che consenta di agire per ottenere la ripetizione di quanto corrisposto in eccedenza.

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Autore, Titolo, in Magistra, Banca e Finanza - www.magistra.it - ISSN: 2039-7410, anno
Esempio: CASTIGLIONI M., La securitization in Italia, in Magistra Banca e Finanza - Tidona.com - ISSN: 2039-7410, 2010
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