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Diritto tributario comparato. Appunti  sulla fiscalità delle società commerciali romene

Di Emanuele Guglielmo Bagnasco e Riccardo Bagnasco

12 novembre 2001

 

1.Introduzione.

 

Il Governo romeno apporta continue modifiche al proprio sistema di leggi.

L’obbiettivo da raggiungere è quello della armonizzazione normativa interna a quella vigente in ambito U.E..

Anche il regime fiscale, in questa ottica, ha subito notevoli cambiamenti; se da una parte esso recepisce nozioni tipiche dei Paesi che gravitano in ambito C.E. – per esempio la nozione di “valore nominale”, dall’altra mantiene e crea elementi e forme che possono procurare un vantaggioso afflusso di capitali esteri.

Ciò si traduce, in termini fattuali, sopra tutto nella revisione continua delle regole inerenti i carichi di imposta.

Le imprese estere trovano notevoli vantaggi nell’investire in Romania, sia nel costo della mano d’opera che, appunto in un sistema fiscale abbastanza agile e, pertanto, non estremamente pesante, risulta assai basso, sia nelle agevolazioni fiscali accordate.

Nell’intraprendere affari con la Romania, l’imprenditore italiano trova poi un ulteriore punto di forza nel fatto che tra i due Pesi esiste un Trattato stipulato onde evitare ipotesi di doppia imposizione.

 

2. Le imposte sul reddito delle società commerciali.

 

Le società commerciali romene, ex Ordinanza Governativa di Urgenza 217/99, in generale, subiscono un carico fiscale del 25%. Ovviamente, onde potere stabilire un rapporto di convenienza, in comparazione al carico fiscale italiano, l’operatore economico dovrà tenere conto, non solo del freddo dato delle aliquote ma, in particolare, delle voci imponibili.

Diamo qui un breve sunto sulla deducibilità di alcuni costi ed accantonamenti:

a) le imposte sui redditi; le ammende e le penalità; le sopravvenienze passive derivate da cessione di immobilizzazioni; i costi sostenuti a favore dei soci; i beni perduti, degradati e la T.V.A. ad essi inerente; sono indeducibili.

b) le spese di rappresentanza sono deducibili in misura del 2% dell’utile imponibile.

c) i costi sostenuti per operazioni pubblicitarie sono deducibili esclusivamente nel caso in cui si sia stipulato un contratto scritto.

d) le polizze di assicurazione sono deducibili solo nel caso in cui ineriscano beni materiali od immateriali.

e) per quanto concerne gli ammortamenti risulta indeducibile la differenza rispetto al coefficiente di utilizzazione, mentre per quanto concerne le automobili il valore ammesso è fino ai dodicimila Euro.

f) non è possibile dedurre gli interessi pagati ad una persona fisica nel caso in cui, per quest’ultima, costituiscano un ricavo non imponibile; allo stesso modo non si possono dedurre gli interessi pagati a soggetti che non siano banche od istituti autorizzati, nel caso in cui questi superino il tasso medio comunicato da BNR (Banca Nazionale di Romania).

g) si può infine dedurre l’accantonamento a riserva legale in misura del 5% dell’utile sino al raggiungimento del 20% del capitale sociale sottoscritto.

Situazioni assai rare, comunque, prevedono una aliquota di imposta del 50%: essa viene applicata sui proventi derivanti da attività di case da gioco, club privati, etc. (attività notturne).

E’ importante sottolineare che esiste uno sconto fiscale del 50% per le imprese che decidano di reinvestire l’utile di esercizio nell’acquisto di beni ammortizzabili destinati allo sviluppo della attività societaria.

Un vantaggio enorme, è poi ancora dato dalla O.G.U. 217/99,  che prevede una imposta sul reddito di impresa pari al 6% per le società che abbiano esercitato il seguente tipo di attività e ne abbiano incassato i proventi: esportazione diretta o per mezzo di concessionario di beni e/o servizi realizzati dalla impresa stessa.

Ancora, le microimprese, ex O.G. 24/2001, subiscono una tassazione forfetaria pari all’1,5% sul totale dei ricavi.

 

3. Le zone “defavorizate” e le zone franche.

 

Esistono aree geografiche che hanno enormemente sofferto il periodo di transizione dall’economia pianificata a quella di mercato.

Ammontano a circa una trentina, tra le quali possiamo ricordare anche aree abbastanza conosciute e grandi quali Baia Mare, Bucovina e Comanesti.

Per le zone “depresse” (traduzione letterale) il governo ha predisposto particolari misure, specialmente di carattere fiscale, onde favorire la ripresa economica delle regioni medesime.

All’operatore economico che investe in una zona “depressa”, è fatto obbligo di insediarvi la sede principale (romena, ovviamente) dei propri affari; effettuarvi nuovi investimenti; creare occupazione ed essere in possesso di uno speciale certificato rilasciato dall’Agenzia Sviluppo Regionale, certificato che attesta semplicemente lo status di investitore.

Le agevolazioni che può ottenere l’operatore economico che investe in una zona “depressa” sono notevoli:

1)                 Gode della priorità di assegnazione dei fondi pubblici destinati allo sviluppo economico.

2)                 Gode di totale esenzione da imposte sul reddito per l’intiero lasso temporale entro il quale la regione in essere viene dichiarata “defavorizata”.

3)                 Gode della totale esenzione da dazi all’importazione di materie prime destinate all’utilizzazione diretta.

4)                 Gode della totale esenzione T.V.A. sia per la importazione di macchinari ed attrezzature che per l’acquisto in Romania delle stesse.

5)                 Gode di particolari agevolazioni nell’acquisto di terreni.

Per quanto concerne, poi, le zone franche, create dal 1992, sia qui sufficiente sottolineare come in esse risulta possibile effettuare ogni tipo di attività produttiva, commerciale o di sevizi a mezzo di particolari licenze rilasciate dalla Amministrazione locale.

Nelle zone franche non vi è distinzione, a differenza di quanto accade per le zone “defavorizate”, tra persone fisiche e giuridiche: in esse possono tutte operarvi, indistintamente.

Le caratteristiche salienti delle zone franche consistono nella totale esenzione da accise, dazi doganali ed imposte per l’introduzione di mezzi di trasporto, macchinari, ed in generale beni di provenienza estera; le somme derivate dalle attività svolte all’interno delle zone franche sono liberamente trasferibili; all’interno delle zone franche possono venire effettuati pagamenti sia in LEI (valuta locale è il Leu) che in qualsiasi altra valuta estera.

Ad oggi esistono sei zone franche localizzate nelle circoscrizioni dei comuni di Arad, Traila, Costanta, Galati, Giurgiu, e Sulina.

 

4. Gli oneri previdenziali e gli altri carichi fiscali per i lavoratori dipendenti.

 

La remunerazione media, netta in busta, di un lavoratore romeno è (al 20-09-2001) di 103 Dollari americani, il salario lordo è di circa 120 Dollari americani.

Sul datore di lavoro gravano, inoltre, i seguenti costi aggiuntivi:

a)                 Fondo previdenza sociale dal 30% al 40% (in funzione del livello e qualifica).

b)                 Fondo disoccupazione 5% (calcolato su base lorda).

c)                 Fondo salute 7% (calcolato su base lorda).

d)                 Fondo speciale per la protezione dei disabili 3% (calcolato su base lorda).

 

5.L’imposta sul valore aggiunto.

 

Anche in Romania esiste l’imposta sul valore aggiunto (T.V.A.)

Da alcuni anni, ormai, è fissata al 19%, indipendentemente dalla natura del bene su cui vada ad incidere.

Grandi imprese statali, ovvero imprese statali privatizzate le quali garantiscano il mantenimento di tutti i posti di lavoro ed investimenti notevoli nella modernizzazione e sviluppo, generalmente sono esentate dal pagamento di T.V.A.

Sono comunque esenti dal pagamento di T.V.A. le operazioni bancarie e di attività finanziaria; le attività svolte da fondazioni; quelli inerenti l’istruzione e la tutela della salute.

 

6. I dazi all’importazione e le accise.

 

Dal 1995, anno in cui la Romania ha concluso l’Accordo di associazione con le CE, i dazi all’importazione hanno subito notevoli ritocchi al ribasso.

E’ prevista la loro totale scomparsa a partire dal 2002.

Ex Ordinanza Governativa n. 27/2000 le accise sono dovute dai produttori od importatori di: bevande alcoliche; tabacco e prodotti derivati; olii minerali; caffè; veicoli a motore; profumi; oro; platino etc.. Il valore delle aliquote è variabile, in genere dall1% al 50%.

 

7.I vantaggi del sistema fiscale romeno.

 

Se da un punto visuale neutro, il sistema fiscale romeno pare non offrire particolari vantaggi all’operatore economico, analizzato con attenzione e nella sua interezza, invece, può rilevarsi assai interessante. E’ ovvio che i punti di forza sono dati dalla esistenza delle “zone franche”  e dalle zone “depresse” ma, altrettanto vero è che vantaggi notevoli li traggono le microimprese. Inoltre il Governo, spesso vara importanti iniziative, in accordo a progetti finanziati da Istituzioni appartenenti all’ambito di influenza C.E. che, comunque rendono il mercato idoneo ad investimenti a lungo termine. L’impossibilità di elencare qui iniziative particolari è evidente.

 

8. Il Casellario fiscale.

 

A partire dal gennaio 2002 il Governo ha predisposto che, per la costituzione di nuove società, ovvero per la cessione di quote od azioni di quelle già esistenti, la presentazione da

parte degli interessati del Casellario fiscale.

Il Casellario fiscale altro non è che un documento certificativo, rilasciato da appositi uffici del Ministero delle Finanze, onde si segnala la esistenza di reati di carattere fiscale, finanziario o doganale commessi dal richiedente.

Ciò assume particolare valore, ed è un dato degno di evidenza, nel presente scritto, per il fatto che:

a)                        detta certificazione non trova specifica collocazione nel sistema italiano

b)                        il Casellario fiscale inciderà in modo significativo sui valori della evasione fiscale e della economia sommersa, contribuendo a fare decrescere il carico fiscale che grava sul contribuente.

 

Bibliografia.

A.R.D., Romania, An Investment Guide, Bucharest, Romanian Development Agency, 1997.

Ministeru Finante, Fiscal Regime, 2001.

Birsan C. e Sitaru D. A. A., Romania, in AA.VV., Legal Aspects of Doing Business in Europe, The Hague, The Netherlands, Kluwer Law International, (International Business Series), Suppl. 9, Feb. 1998.

I.C.E., Romania, Guida Paese, Roma, Istituto Nazionale per il Commercio Estero, 16 luglio 1998.

Monitore Ufficiale della Repubblica di Romania, anni 1991 -  settembre 2001

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