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La compensazione nella procedura fallimentare dei crediti derivanti dallo scioglimento del contratto preliminare

L’ipotesi delle rimesse nel rapporto di conto corrente

Di Maura Castiglioni, Avvocato

29 novembre 2002

 
L’art. 72 Legge Fallimentare (R.D. n. 267/42) al comma 4 autorizza il curatore, nell’ipotesi di fallimento del venditore e sempre che il bene venduto non sia già passato in proprietà del compratore, allo scioglimento del contratto intercorso. In tal caso il compratore ha facoltà di insinuarsi nel passivo fallimentare per far valere il proprio credito, senza tuttavia alcun diritto al risarcimento di eventuali danni subiti. Questo perché si ritiene che il curatore non sia in alcun modo responsabile, atteso che si è limitato a disporre di un proprio diritto, stabilito dalla legge fallimentare.
 
La facoltà di sciogliere il contratto può essere esercitata senza necessità di ricorrere ad alcuna formula particolare ed il curatore non abbisogna neppure dell’autorizzazione da parte del giudice delegato, dal momento che non si tratta di atto di straordinaria amministrazione, ma di semplice conservazione nella massa fallimentare del bene compravenduto.
 
Il diritto del compratore alla ripetizione di quanto corrisposto in esecuzione del contratto non gode di alcun privilegio tra i crediti ammessi allo stato passivo e verrà pertanto restituito solo in misura proporzionale.
 
Qualora il bene oggetto della compravendita fosse già stato consegnato al promissario compratore prima del fallimento del venditore, l’utilizzo dell’immobile comporterà la facoltà in capo al curatore fallimentare di ottenere un diritto all’indennità per l’avvenuto utilizzo.
 
Orbene l’esistenza dei reciproci crediti vantati dalle parti potrebbe rendere applicabile la compensazione dei medesimi. In materia fallimentare l’istituto della compensazione è disciplinato all’art. 56 L.F., il quale consente infatti ai creditori il diritto di compensare coi loro debiti verso il fallito i crediti che essi vantano nei confronti del medesimo, purchè non siano scaduti prima della dichiarazione di fallimento. Tale principio ha il fine di ricondurre ad equità la posizione delle parti in quanto in mancanza si verificherebbe una ingiustificata sperequazione: il debitore del fallimento avrebbe l’obbligo di pagare per l’intero il proprio debito, mentre potrebbe incassare il proprio credito solo in moneta fallimentare e pertanto in misura ridotta rispetto al suo effettivo ammontare.
 
Per quanto concerne la reciprocità dei crediti derivanti dallo scioglimento ex art. 72 L.F. del contratto preliminare di compravendita immobiliare, l’orientamento giurisprudenziale meno recente della Suprema Corte tendeva a negare l’applicabilità della compensazione ex art. 56 L.F., ritenendo che il diritto alla restituzione di quanto versato in esecuzione del preliminare veniva ad esistenza solo successivamente all’inizio della procedura concorsuale (Cass. civ. sent. n. 6512 del 29/05/1992). Quanto sopra nella considerazione che l’art. 56 al comma 2 impedisce la compensazione se il creditore ha acquistato il credito verso il fallito dopo la dichiarazione di fallimento o nell’anno anteriore.
 
Tuttavia tale orientamento è stato disatteso da una recente pronuncia della Corte di Cassazione, che a Sezioni Unite (Cass. civ. Sez. U. sent. n. 755 del 02/11/1999) ha statuito che il credito restitutorio per le attribuzioni patrimoniali eventualmente effettuate dal promissario compratore, non può ritenersi inerente ad un’obbligazione nascente dalla stessa dichiarazione del curatore e nemmeno dalla dichiarazione di fallimento, ma è relativo ad un’obbligazione che trova il suo fondamento genetico nel venir meno della giustificazione contrattuale dell’attribuzione patrimoniale fin dal momento della sua esecuzione. Ne consegue che, collocandosi tale momento anteriormente alla dichiarazione di fallimento, il suddetto credito, in quanto deve considerarsi sorto prima del fallimento medesimo, va ritenuto compensabile con il controcredito del promissario venditore.
 
La Cassazione ha osservato che lo scioglimento posto in essere dal curatore non costituisce la fonte delle obbligazioni restitutorie eseguite prima del fallimento: il fatto genetico resta sempre il contratto, anteriore al fallimento, in esecuzione del quale le attribuzioni patrimoniali sono state effettuate. Lo scioglimento ex art. 72 rimuove il contratto anche con effetto sostanziale, sicché rende le prestazioni patrimoniali eseguite prive di titolo con conseguente obbligo di restituzione delle medesime, ma non può incidere sul fatto che quelle prestazioni avevano avuto luogo prima del fallimento nel quadro di un rapporto negoziale all’epoca valido ed efficace.
 
Pur ammettendo la possibilità di compensare i reciproci crediti, corre l’obbligo di sottolineare che il promissario compratore convenuto in giudizio dalla curatela fallimentare non può certamente chiedere la condanna nei confronti del fallimento ad un’eventuale eccedenza del proprio credito, dovendo questa essere oggetto di autonomo procedimento di insinuazione al passivo fallimentare (Cass. civ., Sez.I, sent. n. 8053 del 03/09/1996).
 
Il recente orientamento seguito dalla giurisprudenza ammette ora la compensazione ex art. 56 L.F. tra i reciproci crediti derivanti dallo scioglimento del contratto preliminare, mentre ciò non può ritenersi sussistente nell’ambito di un diverso rapporto di conto corrente.
 
Quest’ultimo ai sensi dell’art. 78 L.F. si scioglie qualora si verifichi il fallimento di una delle parti contraenti e successivamente alla avvenuta dichiarazione nessuna compensazione può realizzarsi tra le rimesse reciproche: difatti l’art. 44 L.F. sancisce l’inefficacia verso i creditori di tutti i pagamenti eseguiti o comunque ricevuti dal fallito dopo la dichiarazione di fallimento.
 
Né prima dello scioglimento del contratto si realizza alcuna compensazione tra le reciproche posizioni, in quanto gli accreditamenti e gli indebitamenti che costituiscono le reciproche rimesse comportano una operazione meramente contabile, a seguito della quale viene decurtata o aumentata l’esposizione debitoria del correntista nei confronti della Banca.

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Autore, Titolo, in Magistra, Banca e Finanza - www.magistra.it - ISSN: 2039-7410, anno
Esempio: CASTIGLIONI M., La securitization in Italia, in Magistra Banca e Finanza - Tidona.com - ISSN: 2039-7410, 2010
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