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La tassazione dei redditi di natura finanziaria e l'equalizzatore. Con la sospensione dell’equalizzatore la tassazione dei redditi di natura finanziaria recupera le vecchie regole

Di Rosa Carella, Avvocato

28 ottobre 2001

 

Con D.M. 4 agosto 2000 è stato reso operativo l’equalizzatore, un meccanismo correttivo già previsto dal D. Lgs. 21 novembre 1997 n. 461[1], che attraverso un calcolo piuttosto complesso mira a rendere equivalente la tassazione che si fonda sul realizzato con quella che si fonda sul maturato.

Si tratta di un meccanismo[2], che sotto il profilo soggettivo si applica ai seguenti soggetti che producono redditi diversi derivanti da attività finanziarie detenute per un periodo di tempo superiore a 12 mesi:

·        persone fisiche, purché i redditi non siano conseguiti nell'esercizio di imprese;

·        società semplici e soggetti a esse equiparati ai sensi dell'art. 5 del D.P.R.917/1986[3], purché i redditi non siano conseguiti nell'esercizio di imprese commerciali;

·        enti non commerciali di cui all'art. 87, comma 1, lett. c) del D.P.R. 917/1986[4], purché i redditi non siano conseguiti nell'esercizio di imprese;

·        soggetti non residenti, purché che i redditi possano essere considerati prodotti nel territorio dello Stato ex art. 20 del D.P.R. 917/1986;

e sotto un profilo oggettivo si applica alle seguenti categorie di reddito:

·        partecipazioni non qualificate in società o enti;

·        titoli non rappresentativi di merci;

·        valute estere e metalli preziosi;

·        strumenti finanziari derivati o ad altri rapporti produttivi di redditi di capitale;

·        redditi derivanti dalla partecipazione ad organismi d'investimento collettivo in valori mobiliari di diritto estero conformi alle direttive comunitarie.

Purtroppo tale strumento, che nelle intenzioni del legislatore doveva essere finalizzato a rendere equivalente e neutrale la tassazione dei redditi in regime di risparmio gestito da un lato e quella dei redditi in regime di risparmio amministrato o in regime della dichiarazione dall’altro[5], non ha incontrato il successo sperato, e addirittura il TAR del Lazio con ordinanza n. 4971 depositata in cancelleria il 3 agosto del 2001[6], ne ha disposto in via cautelare la sospensione, riconoscendo i dubbi di legittimità costituzionale avanzati nei confronti di tale strumento.

Tali dubbi costituiscono il fulcro di tutte le critiche avanzate nei confronti dell’equalizzatore, reputato dalla dottrina prevalente e tradizionale contrario al principio costituzionale della capacità contributiva consacrato nell’art. 53 della Costituzione[7], in quanto non incentrato sull’effettiva capacità contributiva del contribuente, a cui si sarebbe ispirato il legislatore Costituzionale, bensì su una capacità potenziale e virtuale.

Anche la dottrina più tollerante[8] nutre le stesse perplessità, sostenendo che tale meccanismo determina un sistema impositivo “ancorato a quotazioni del passato”, in quanto prevede il pagamento delle imposte al momento del realizzo anche qualora sia stata effettivamente realizzata una minusvalenza; e pertanto colpisce una capacità contributiva non effettiva e non attuale.

Questa stessa dottrina, però, sottolinea anche che la giurisprudenza della Corte costituzionale da tempo è ormai favorevole a riconoscere forme di tassazione c.d. “virtuale” in quanto inerente a redditi potenziali ovvero ad interessi maturati ma non riscossi.

La decisione del TAR del Lazio ha dunque dato voce ufficiale alle perplessità avanzate dalla dottrina, anche se soltanto temporaneamente, giacché bisognerà attendere la pronuncia definitiva.

Nel frattempo, però, sulla questione è intervenuta anche l’ABI[9], la quale si auspica la cancellazione immediata dell’equalizzatore e della tassazione del maturato, in ragione del fatto che la tassazione deve essere sempre effettuata sulla base di una capacità contributiva reale del contribuente, dovendo in tal senso essere intesa la norma costituzionale.

E l’Agenzia delle Entrate ha dovuto prendere atto della decisione del TAR del Lazio, e il 13 agosto 2001 ha diffuso un comunicato stampa[10] in cui conferma che la tassazione sugli investimenti torna alle regole in vigore fino al 31 dicembre 2000, che prevedono il pagamento della tassazione sui capital gain senza il ricorso all’equalizzatore.

Pertanto, i redditi di natura finanziaria continueranno ad essere sottoposti ai tre differenti regimi di tassazione (a scelta del contribuente), introdotti dal D. Lgs. 21 novembre 1997 n. 461, ossia:

·      il regime della dichiarazione, che costituisce la forma ordinaria e in cui l’imposta viene calcolata in sede di dichiarazione dei redditi relativamente all’anno nel quale si è verificata la cessione o il rimborso e l’imposta dovrà essere versata nel termine previsto per il versamento a saldo delle imposte risultanti dalla dichiarazione dei redditi;

·      il regime del risparmio gestito che ricorre in tutti i casi in cui il contribuente affida il proprio capitale a società di gestione del risparmio (SGR), SIM e Banche. In tal caso l’intermediario presso cui i titoli sono depositati applica un’imposta sostitutiva calcolata sulla base imponibile rappresentata dal risultato di gestione alla fine del periodo d’imposta. In tale regime la tassazione viene effettuata in base al criterio della maturazione, in quanto l’imposizione viene effettuata su redditi potenziali e non su plusvalenze reali ed effettive;

·      il regime del risparmio amministrato, al quale possono ricorrere quanti hanno titoli in custodia o in amministrazione presso gli intermediari finanziari (i.e. banche, SIM, etc.). In tal caso la tassazione dei redditi diversi avviene a mezzo dell’intermediario finanziario, il quale tasserà l’eventuale capital gain al momento della cessione o del rimborso, dopo aver dedotto da tali plusvalenze eventuali minusvalenze riportate dai precedenti periodi (ma non oltre il quarto).

Come è evidente da quanto fin qui detto, i redditi di natura finanziaria resteranno, in attesa della decisione definitiva del TAR del Lazio e dell’intervento del legislatore, sottoposti a due diversi criteri di tassazione, ossia il criterio di cassa o del realizzo per i redditi tassati con il regime della dichiarazione e del risparmio amministrato; e il criterio di maturazione  per i redditi tassati con il regime del risparmio gestito.

 

 

[1] Entrato in vigore il 1° Luglio 1998 e contenente la disciplina dell’equalizzatore delle plusvalenze e minusvalenze di natura finanziaria in applicazione dell’art. 82, comma 9 del D.P.R. 917/1986 e dei redditi di capitale derivanti dalla partecipazione ad organismi di investimento collettivo in valori mobiliari di diritto estero conformi alle direttive comunitarie ex art. 10-ter della L. 23/3/1983 n. 77; cfr. art. 4, co. 9, D. Lgs. 21/11/1997 n. 461.

[2] Che a partire dal 1 gennaio 2001 avrebbe dovuto essere applicato ai soli contribuenti che si trovino nei regimi del “risparmio amministrato” e della “dichiarazione”, quindi in quei regimi in cui i redditi sono tassati al momento del loro realizzo.

[3] I.e. società di fatto, associazioni senza personalità giuridica costituite fra persone fisiche per l’esercizio in forma associata di arti e professioni.

[4] I.e. enti pubblici e privati diversi dalle società, residenti nel territorio italiano, che non hanno per oggetto esclusivo o principale l’esercizio di attività commerciali.

[5] Il regime della dichiarazione, il rgime del risparmio gestito e il regime del risparmio amministrato sono i tre diversi schemi impositivi dei redditi di natura finanziaria introdotti  con D. Lgs. 21 novembre 1997 n. 461

[6] con la quale ha accolto il ricorso del Codacons avverso il D.M. 4 agosto 2000

[7] Secondo cui “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva”.

[8] Cfr. P. Anello “La sospensione dell’equalizzatore disposta dal TAR  del Lazio”, in Corriere tributario, 37/2001 pag. 2753

[9] cfr. lettera ABI 10 agosto 2001 “Tassazione delle rendite finanziarie (pos.410/7) Equalizzatore. Ordinanza TAR Lazio n. 4971 del 3 agosto 2001”

[10] cfr. Comunicato stampa Agenzia delle Entrate del 13.8.2001 “A seguito dell'ordinanza con la quale il TAR del Lazio ha sospeso l'efficacia del decreto del Ministro delle finanze 4 agosto 2000 che individua gli elementi di rettifica da utilizzare per la determinazione delle plusvalenze e degli altri redditi di natura finanziaria, nonché di taluni redditi di capitale (meccanismo dell'equalizzatore), allo stato, a decorrere dal 4 agosto 2001, ai fini della tassazione dei cespiti anzidetti si rendono applicabili le modalità vigenti anteriormente al 1° gennaio 2001, senza tener conto dell'equalizzatore”.

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Autore, Titolo, in Magistra, Banca e Finanza - www.magistra.it - ISSN: 2039-7410, anno
Esempio: CASTIGLIONI M., La securitization in Italia, in Magistra Banca e Finanza - Tidona.com - ISSN: 2039-7410, 2010
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