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Anatocismo bancario. La contabilizzazione trimestrale degli interessi applicati dalla banca alla clientela. Sentenze della Corte di Cassazione n. 2374/99 e n. 3096/99

Di Maurizio Tidona, Avvocato

ottobre 1999

 

N.d.R. pubblicato successivamente il decreto legislativo  n. 342 del 4 agosto 1999: si veda l'articolo di dicembre '99 su "L'incostituzionalità del d. lgs. n. 342/99 sull'anatocismo bancario"

 

In base all'art. 1283 del cod. civ. gli interessi su interessi sono ammessi - salvo usi contrari - solo dal giorno della domanda giudiziale o per effetto di accordo successivo alla scadenza e sempre che siano dovuti per almeno sei mesi.

Così la Cassazione:  "gli interessi scaduti non possono produrre altri interessi ogni trimestre": al contrario di quanto sostenuto dagli Istituti di credito non esiste un uso normativo che autorizzi il c.d. anatocismo al di fuori dei  limiti imposti dalla legge. E' quindi nulla l'eventuale clausola inserita dalla banca nel contratto e fatta sottoscrivere al cliente (Cassazione, sentenza n. 2374/1999, depositata il 16.03.99).

E' stato osservato, continua la sentenza, che una somma di denaro concessa a mutuo al tasso annuo del 5% si raddoppia in 20 anni mentre con la capitalizzazione degli  interessi la stessa somma si raddoppia in soli 14 anni.

Accade pertanto che il cliente regola i propri rapporti debitori saldando gli accessori quattro volte all'anno - ogni tre mesi - mentre riceve gli interessi a credito solo una volta in occasione della capitalizzazione di fine anno.

Gli interessi a debito sono dunque segnati nella casella dare dell'estratto conto e comportano pertanto il calcolo di ulteriori non dovuti interessi.

Si consideri poi che la contabilizzazione trimestrale comporta l'addebito al cliente di tutte le spese amministrative di chiusura conto, che vanno ad aggiungersi al debito effettivo per interessi: interessi e spese quattro volte l'anno.

Vi era pertanto - nell'interpretazione della Cassazione - violazione palese del divieto di cui all'art. 1283 cod. civ.: bisogna difatti negare in tali casi l'esistenza di usi normativi (in detta accezione deve intendersi concordemente il riferimento di cui all'art. 1283 cod. civ.). Per l'esistenza di un uso normativo (o di una norma consuetudinaria) occorre la consapevolezza e la volontà dei consociati di obbedire ad una regola - anche se non scritta - dell'ordinamento giuridico.

Mai però gli utenti hanno partecipato alla formazione della norma consuetudinaria  e  la capitalizzazione trimestrale è nei fatti imposta dalle banche al cliente.

Pertanto mancando gli usi - non sono sufficienti gli usi contrattuali - non sarebbero integrati i requisiti di legge di ammissibilità dell'anatocismo.

La Cassazione, con la sentenza n. 2374/99, ha accolto in pieno questa impostazione di diritto declassando gli usi bancari da normativi a  negoziali e facendo venire meno il fondamento giuridico della richiesta degli interessi a debito quattro volte all'anno.

(Successiva sentenza, la n. 3096/99, ha confermato tale interpretazione di legittimità, nei medesimi contenuti della sentenza n. 2374/99). 


N.d.R.: pubblicato successivamente il decreto legislativo  n. 342 del 4 agosto 1999: si veda l'articolo di dicembre '99 su "L'incostituzionalità del d. lgs. n. 342/99 sull'anatocismo bancario".

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Autore, Titolo, in Magistra, Banca e Finanza - www.magistra.it - ISSN: 2039-7410, anno
Esempio: CASTIGLIONI M., La securitization in Italia, in Magistra Banca e Finanza - Tidona.com - ISSN: 2039-7410, 2010
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