Studio Legale Tidona e Associati

HOME

CONTATTO

CHI SIAMO

 

Magistra Banca e Finanza | Studio Legale Tidona e Associati | Diritto Bancario e Finanziario

Rivista di Diritto Bancario e Finanziario
Per contattarci

CERCA ARTICOLI:

Le  filiali e le altre unità subordinate di società commerciali in Romania

Bagnasco & Bagnasco Consulting – Bucarest

10 settembre 2001

 

1.       cenni  introduttivi

Ad oggi in Romania si contano oltre 10.000 presenze imprenditoriali italiane. Esse per la maggior parte vengono rappresentate da società di diritto romeno costituite in loco ma, anche da unità supplementari di società, appunto, estere. Il motivo della massiccia presenza italiana in Romania desta un particolare interesse al diritto di quel Paese, di cui forniamo qui sommari, certo non esaustivi cenni, di un suo peculiare aspetto.

Il termine unità supplementari non viene utilizzato a caso, anzi, esso sta a denotare sino da ora la difficoltà che si evidenzierà in corso di trattazione e che ogni operatore economico incontra quando desidera sviluppare la propria attività sul mercato romeno tramite l’insediamento di filiali, succursali, rappresentanze e sedi secondarie di società estere oppure, perché no, locali.

Il riferimento normativo principale è la L. 31/90 (legge romena) sulle società commerciali.

La L. 31/90, modificata dalla Ordinanza Governativa di Urgenza n. 32/97,  stabilisce le condizioni per la costituzione di queste unità, dipendenti in massima o minor parte dalla persona giuridica di origine: la casa madre.

In base alle relazioni internazionali tra la Romania e l’Unione Europea, ex art. 45 dell’Accordo Europeo tra Romania e C. E., ratificato nel 1993 ed entrato in vigore il primo febbraio 1995, si è espressamente statuito a favore “... (de)l diritto di stabilimento ... (che presuppone) ... il diritto di iniziare e svolgere attività economiche con l’insediamento e la conduzione di filiali, succursali o rappresentanze. ”.

Si fa d’uopo premettere, ancora, che l’ordinamento romeno tratta, con la L. 31/90, delle succursali e delle filiali in via principale e richiama solo incidentalmente ma, non marginalmente - nella norma dedicata alle succursali -, il regime da applicarsi alle “... altre sedi secondarie ...” - “celealte sedii secundare - che specifica in “... agenzie, rappresentanze od altre simili sedi. ”.

Il quadro di insieme delle norme in oggetto risulta fuorviante; sopra tutto, il lettore deve porre attenzione al significato da attribuirsi alla menzionata espressione “... altre sedi secondarie ...”.

E’ bene tenere presente che nell’accezione comune della lingua italiana si intende: con il lemma filiale una azienda od ufficio che, con determinate competenze territoriali o di esercizio, svolge la propria attività nell’ambito di una organizzazione di vaste proporzioni. La filiale è, quindi, una unità subordinata che si trova alle dipendenze o sotto la direzione di una società principale e può ben essere una società fondata da quest’ultima; essa ha una gestione autonoma ed una posizione giuridica indipendente che la differenzia dalla succursale.

Con il lemma  succursale si intende, invece, la sede secondaria e distaccata di un ufficio, di una società industriale o commerciale, di un’azienda, ecc..

Richiamiamo, poi,  gli artt. 2295, 2328 e 2475 c.c. (italiano) i quali contengono la dizione “... sede della società e le eventuali sedi secondarie ...”; ove il termine sede secondaria si deve interpretare, qui, alla luce del disposto degli artt. 2299 e 2197 c.c. (italiano) Pertanto è da considerarsi sede secondaria - per l’ordinamento italiano - solo quell’unità subordinata alla casa madre e dotata di rappresentanza stabile.

In ambito comunitario, poi, la nozione di succursale, agenzia e filiale è stata formulata nella nota sentenza De Bloos c. Bouyer. Da essa si evince che agenzia, succursale e filiale sono nozioni assimilabili e richiedono la soggezione a sindacato e direzione dell’ente da cui promanano, ovvero dipendono.

Ora, fatti i necessari richiami, passiamo ad analizzare quanto stabilisce l’ordinamento romeno.

E’ bene suddividere l’esposizione per parti, in base ai  due diversi casi che potrebbero presentarsi: il primo inerisce alla costituzione di unità subordinate a società

interne – cioè formate per derivazione da società romene –, il secondo alla costituzione di unità subordinate a società estere – cioè formate per derivazione da società, nel nostro caso, italiane -.

 

2.       le   unità  subordinate  romene  di  società  commerciali  romene

 

Cominciamo, per semplicità espositiva, con il trattare delle filiali e succursali romene, compresi gli enti ad esse assimilati, - operanti cioè in territorio romeno - di società romene.

E’ possibile insediarle in tutto il territorio dello Stato, anche nella località ove si trova la sede della società madre ovvero casa madre.

Definiamo  la società dalla quale promana l’attività volitiva indirizzata alla creazione di enti minori con il termine società mamma o casa madre e, non società principale, per evitare, in corso di trattazione, eventuali fraintendimenti sui rapporti intercorrenti tra le due entità. Spieghiamo. L’idea che il termine società principale dà, è quella di una unità che assume il controllo su una unità minore, anch’essa società - cioè dotata di personalità giuridica -. Si intende quindi un rapporto tra entità equiordinate sul piano della capacità. A parere di chi scrive, invece, il termine società mamma - pur sempre di società trattandosi - lascia più spazio ad immaginare che il soggetto “figlio” possa essere sprovvisto di capacità giuridica. Ciò assume maggior rilievo nell’ordinamento giuridico romeno, ove la capacità giuridica delle società commerciali è data dall’insieme della capacità di uso - folosinta - (che potremmo pensare, nel caso di specie cui ora trattiamo - ma non solo -, come una sorta di capacità giuridica propria dei minori) e da quella di esercizio – exercitiu - (immaginabile, sempre in riferimento al paragone portato sopra, come l’equivalente della capacità di agire).

L’art. 42 L. 31/90, definisce la filiale come una società dotata di personalità giuridica; essa possiede, per disposizione della casa madre, un capitale ben determinato e sotteso allo sviluppo delle attività previste nell’atto costitutivo ed organi direttivi propri.

L’art. 42 L. 31/90 stabilisce che: “Le filiali sono società commerciali dotate di personalità giuridica e si costituiscono in una delle forme societarie descritte all’art. 2 e nelle condizioni previste per quella forma. Esse avranno il regime giuridico della forma societaria in cui si sono costituite. ”, definendo pertanto  le filiali quali società commerciali provviste di personalità giuridica. Esse vengono costituite dalla casa madre.

 La filiale è dotata di personalità giuridica, per cui partecipa in nome proprio al circuito civile e vanta la qualità e capacità processuale, così come tutti gli elementi di identificazione di una persona giuridica .

Pur se dipendente economicamente dalla società dalla quale trae origine (e per mezzo del cui capitale è stata costituita), dal punto di vista giuridico,  è indipendente da questa.

Possedendo la capacità giuridica,  la filiale possiede propri rappresentanti, la capacità di folosinta e quella di exercitiu.

Ancora, essendo la filiale una persona giuridica, essa deve venire costituita nelle forme delle società commerciali previste per legge. Non è stabilito se essa debba assumere - o meno - la medesima denominazione sociale della società principale; a nostro sommesso avviso, stando al tenore della legge, è lasciata ampia libertà di determinazione.

Cosa distingue allora una filiale da una società commerciale tout court?

Pur essendo strutturata come una società autonoma, la capacità de folosinta e de exercitiu risultano statutariamente determinate dalla casa madre della quale la filiale è, comunque, una unità dipendente.

Ciò si desume con chiarezza dall’art. 45 n. 5 lett. b dell’Accordo Europeo di Associazione con la Romania che contribuisce a dare un sicuro indirizzo interpretativo al disposto della L. 31/90. Esso descrive la filiale come “... una società che è effettivamente controllata dalla prima società. ”.

Proprio per il fatto di potere assumere una forma differente da quella della società madre – che ne ha, lege lata,  il solo “controllo” -, saremmo propensi a ritenere che la filiale possa non essere interamente posseduta da quest’ultima. Per esempio B&B Consulting s.r.l. e Tizio sono soci della filiale B&B Consulting s.r.l. di cui B&B Consulting s.r.l., interamente in proprietà di Caio, è socio di maggioranza.

E’ nello statuto della casa madre, infatti, che viene determinato l’ambito di attività della filiale ed i poteri conferiti ai suoi rappresentanti. Essi - attività statutariamente conferita e potere di rappresentanza (esercitabili) - possono differire notevolmente rispetto a quelli propri della società originaria.

Al solo scopo di portare un esempio, una società commerciale romena operante nei settori siderurgico, agricoltura ed import export, potrebbe senza problemi costituire una filiale operante esclusivamente - poiché a ciò vincolata per statuto - nel settore della coltivazione delle barbabietole; ancora, i poteri di rappresentanza conferiti agli amministratori della filiale possono risultare più ristretti o più ampi di quanto non siano quelli propri dei rappresentanti della società madre.

Importante è notare che, se la filiale è un ente dotato di personalità giuridica, oltre alla immatricolazione, essa sarà soggetta pure ad iscrizione presso gli uffici finanziari. 

Una norma fondamentale è comunque da dovere tenersi presente.

L’art. 14 L. 31/90, stabilisce la impossibilità per le società a responsabilità limitata unipersonali di essere soci di altre società a responsabilità limitata unipersonali.

Quando invece, il principale problema interpretativo, per l’ordinamento italiano è quello di stabilire se sia possibile la partecipazione di società di capitali in società di persone.

Pertanto, alla luce di quanto appena esposto, è agevole dedurre che, essendo la filiale una persona giuridica ad ogni effetto, l’operatore italiano unico quotista di società a responsabilità limitata di diritto romeno, non potrà costituire filiali a responsabilità limitata di cui sia, appunto, unico quotista.

Trascurando il disposto dell’art. 14 citato, si perviene alla medesima conclusione seguendo un iter logico semplicissimo: se la filiale è una società “figlia” di cui la società madre detiene la maggioranza di quote, l’appartenere di queste allo stesso soggetto porta a risultati aberranti.

Potrebbe darsi il caso, quindi, che l’operatore italiano si trovi a disagio nel volere trasporre le discipline in oggetto di analisi dei due ordinamenti; in Italia è infatti permesso che una società a responsabilità limitata unipersonale istituisca filiali.

Ex art. 43 L. 31/90 (romena) la succursale è una “appendice” - “dezmembraminte” - della società mamma e pertanto non gode di personalità giuridica.

La traduzione letterale del lemma “dizmembraminte” è smembramenti ma, dato il significato italiano di “Menomazione dell’unità o della compattezza di un organismo”, preferiamo tradurlo con appendice (non immaginando altro termine altrettanto congruo).

Non godendo di personalità giuridica, alla succursale può imputarsi la titolarità degli atti compiuti esclusivamente per il tramite dei rappresentanti preposti ad essa dalla società madre.

Le succursali tuttavia debbono venire immatricolate presso l’Ufficio del Registro per il Commercio competente per territorio.

La succursale dispone di una autonomia limitata, stabilita dalla società mamma, è costituita integralmente con il capitale di questa ed agisce per il di lei nome e conto.

Art. 43 L. 31/90: “Le succursali sono appendici (dislocazioni) senza personalità giuridica della società commerciale e si (devono) immatricolare prima che comincino la propria attività, nel Registro del Commercio del Distretto nel quale opereranno.

Se la succursale si costituisce in una località dello stesso distretto o nella medesima località della (società) fondatrice, si dovrà immatricolare nel medesimo registro del commercio ma distintamente, come immatricolazione indipendente.

Il regime giuridico delle sedi secondarie si applica a qualsiasi altra sede secondaria indifferentemente dalla denominazione sua rispetto alla società che la stabilisce e gli attribuisce lo statuto di succursale.

Le altre sedi secondarie - agenzie, rappresentanze o altre simili sedi - si menzionano solo nel quadro di immatricolazione delle società presso il Registro per il Commercio (ove si trova) della sede principale (per noi casa madre).

Non si possono costituire sedi secondarie con la denominazione di filiale ”.

Con il termine sede secondaria si intende: la sede secondaria propriamente detta, le agenzie, le rappresentanze (interne). Cioè rappresentanze romene di società commerciali romene, le rappresentanze appena nominate non vanno confuse, poi, con le rappresentanze romene di società estera di cui tratteremo tra poco.Esse debbono venire immatricolate sempre presso l’Ufficio del Registro per il Commercio ove si trovi la sede della società madre.

Il concetto di sede secondaria non corrisponde completamente a quello dato nell’ordinamento italiano. Il riferimento viene fatto, in particolare, alle sedi secondarie con rappresentanza stabile: esse sono entità operative dipendenti dalla impresa dalla quale promanano costituendone parte integrante e subordinata.

 

3. le unità subordinate romene di società estere

 

Passiamo ora a trattare delle unità subordinate romene di società estere.

La filiale costituita - in Romania - da una persona giuridica estera è una persona giuridica romena; da ciò ne deriva che la legge regolatrice del suo statuto è quella romena.

Vedasi l’art. 41 L. 105/92 “... lo statuto organico della filiale è sottoposto alla legge dello stato nel cui territorio ha stabilito la propria sede, indipendentemente dalla legge applicabile alla persona giuridica che la ha costituita. ”.

Le società commerciali straniere possono costituire in Romania filiali, succursali, agenzie, rappresentanze e sedi secondarie nel rispetto di due condizioni essenziali: la prima è che esse vengano costituite nelle forme e nei limiti previsti dalla legge romena, la seconda è che l’ordinamento di origine e l’atto costitutivo societario prevedano la possibilità di costituzione all’estero di tali enti.

Ex art. 45 L. 31/90 ( legge romena), i legali rappresentanti delle società estere, così come i rappresentanti di succursali, agenzie e sedi secondarie, debbono deporre presso l’Ufficio del Registro la propria firma.

Ciò che complica la visuale di insieme è, qui, il disposto della L. 105/92 (legge romena).

Lo statuto organico della succursale costituita da una persona giuridica estera,  ex art. 41 comma secondo L. 105/92, è regolato legge nazionale di quest’ultima.

La natura giuridica delle succursali di persone giuridiche estere viene regolata dall’art. 41 comma secondo L. 105/92: “Lo statuto organico delle succursali costituite da una persona giuridica estera, è sottoposto alla sua legge nazionale. ”. In altre parole, la succursale della persona giuridica estera è governata dalla legge nazionale della società fondatrice.

L’art. 43 L. 31/90 prevede pure che il regime giuridico delle succursali venga applicato ad ogni altra sede secondaria.

In realtà la succursale non è altro che un prolungamento della personalità giuridica della società estera, una forma di decentralizzazione della attività di quest’ultima. Giuridicamente deve venire considerata come un tutt’uno con la persona giuridica mamma, essendo il suo unico ruolo quello funzionale, di ridurre le distanze tra lo stato si origine e quello sopite. 

Sempre in forza dell’art. 41 citato, lo statuto organico delle filiali - di società estera,

ovviamente - è sottoposto alle leggi dello stato sul cui territorio vi ha stabilito la propria

sede, indipendentemente dalla legge regolatrice della persona giuridica da cui trae origine.

In primo luogo dobbiamo, per non incorrere in errori logici nella costruzione dei concetti propri dell’ordinamento romeno, imporci - per scelta metodologica - di scindere le nozioni che sul piano interno - “domestico” - vengono a descrivere e specificare cosa sia una filiale, succursale, etc., da quelle che descrivono le medesime unità traslate, spostate, sul piano del diritto internazionale privato.

Il problema, per quanto concerne le succursali, viene risolto col volgere l’attenzione sul concetto di “statuto organico”.

La disposizione dell’art. 41 comma secondo L. 105/92 è fuorviante.

Infatti, tenendo presente che la succursale è priva di personalità giuridica, lo statuto organico di una società ritiene in sé istituti e nozioni - quali la responsabilità verso terzi, la rappresentanza organica, la capacità, la liquidazione - di cui non si può parlare se non imputandoli a unità dotate di soggettività propria.

La succursale non è altro che il prolungamento della personalità giuridica della società estera, una forma di dislocazione dell’attività di quest’ultima. Pertanto essa viene giuridicamente considerata come un tutt’uno con la società mamma; il suo scopo è quello di “ridurre le distanze” tra il paese di origine - nel nostro caso l’Italia - e lo Stato ospite.

Quanto detto per le succursali ha validità sia sul piano interno che nell’ottica del diritto internazionale privato, il riferimento allo statuto organico delle succursali nella L. 105/92 altro non è, quindi, che una imprecisione del legislatore, poiché lo stesso art. 41 comma secondo della citata legge afferma che la succursale della persona giuridica estera è governata dalla legge nazionale della società fondatrice.

Per quanto pertiene le filiali si debbono ancora portare alcune specificazioni.

Abbiamo visto come si possa discutere, ed in dottrina romena si discute, circa le possibilità ed i modi di acquisto della personalità giuridica di filiali e succursali di società commerciali.

Evidenziamo ora come la nozione di filiale propria della L. 105/92 (legge romena) assume il lemma filiale con un significato differente dalla L. 31/90 (legge romena).

In entrambe le norme la filiale, ovviamente, viene considerata persona giuridica ma, esiste una ineguaglianza.

Nel diritto internazionale privato  romeno, - L. 105/92 - la filiale costituita da una persona giuridica estera è una persona giuridica romena a partecipazione estera, essa assume la qualità di dislocamento della società estera. Non è società originaria romena, come contrariamente avviene per le filiali romene di società commerciali romene.

Non viene mai considerata come società romena propriamente detta.

Probabilmente per questo motivo il Filipescu afferma che nella L. 105/92 il termine filiale sta’ ad indicare la “società filiale” - “societate filiala” - mentre nella L. 31/90 esso indica semplicemente la filiale. Egli non chiarisce il significato proprio di ogni termine ma, in base a quanto fino ad ora esposto possiamo, in ogni caso, dedurre che il termine filiale deve venire interpretato nell’accezione propria dell’ordinamento romeno: ente dotato di personalità giuridica.

Il termine società filiale, invece, sta’ a significare qualche cosa di diverso: una unità subordinata (eventualmente sotto totale controllo di società non romena)  della società commerciale estera - poiché è nel diritto internazionale privato che ci “muoviamo” -, anch’essa dotata di personalità giuridica.  La società filiale dovrà quindi sottostare alle norme di diritto interno romeno ed alle norme statutarie della società madre, in quanto applicabili: essa sarà dotata di quella che ci piace chiamare, capacità effettiva.

Intendiamo  il termine subordinazione in senso forte, inteso come controllo anche totale.

Per capacità effettiva, invece intendiamo la capacità che un ente, in diritto internazionale privato, acquisisce per commistione di norme che derivano da due o più ordinamenti differenti. Nel caso di specie norme romene e norme italiane andranno a regolamentare insieme la idoneità della filiale a compiere determinati atti anziché altri, etc. . A prevalere saranno sempre le norme di applicazione necessaria romene – per la filiale romena, ovviamente – ed alternativamente le norme dispositive di ogni ordinamento quando sia consentito oppure, quando vi sia un rinvio.

Per quanto attiene il concetto di sede secondaria di società estera, nel nostro caso italiana, dobbiamo rilevare che esso è pienamente equiparabile a quello di succursale.

Sia le sedi secondarie che le succursali e filiali, rappresentano investimenti esteri e, come tali sono soggetti alla normativa fiscale di settore.

Ricordiamo ancora, che detti enti rientrano nella previsione del disposto della L. 704/94 (italiana),  sulla reciproca protezione e promozione degli investimenti.

 

4. le rappresentanze di società estere in romania

 

Un cenno degno di nota, deve ancora venire rivolto alle rappresentanze in Romania di società estere.

L’Ordinanza Governativa n. 122/90 regola l’attività delle rappresentanze di società estere in Romania, esse non possono intraprendere come enti individualmente distinti dalla casa madre attività commerciali, anzi possono svolgere principalmente solo attività atte a supportare quella della organizzazione dalla quale esse dipendono.

Le rappresentanze, devono venire registrate presso il Dipartimento per il Commercio Estero, e sono soggette a licenza.

Le rappresentanze si differenziano sia dal concetto di filiale che da quello di succursale, esse compiono infatti una funzione di intermediazione tra la società dalla quale dipendono ed i partners contrattuali.

La rappresentanza non possiede personalità giuridica, ciò la assimila alla nozione di succursale ma, da questa si distingue per il fatto che non le è data possibilità di svolgere attività produttive o prestazioni di servizi che non siano strettamente inerenti la promozione e svolgimento della attività della società fondatrice.

La rappresentanza si comporta come un mandatario od un commissionario.

Per costituire una rappresentanza in Romania, la società estera - casa madre - deve depositare presso il Dipartimento per il Commercio Estero - interno al Ministero per il Commercio - la seguente documentazione: l’attestazione riguardante lo status, attività e capitale sottoscritto rilasciato dalla Camera di Commercio od altro ente a ciò preposto nel paese ove la casa madre sia registrata - come sede principale -; l’oggetto di attività della rappresentanza; le referenze finanziarie rilasciate dalle banche cui la casa madre sia cliente; il periodo di attività previsto; il numero e la posizione delle persone elette a rappresentanti - titolari della rappresentanza - ed un mandato legalizzato per atto di notaio attestante che detti individui sono autorizzati ad agire in rappresentanza.

Ex Ordinanza Governativa n. 122/90, nel caso si tratti di persone straniere dovrà inoltre attestarsi quale sia il loro indirizzo all’estero, ruolo e funzioni ricoperti presso la casa madre e presso l’ufficio di rappresentanza.

Non possedendo personalità giuridica e capitale proprio, le rappresentanze non sono considerate investimenti esteri, conseguentemente a ciò, esse non possono ottenere licenze di importazione esportazione ma, ex L. 30/70 (legge romena), possono portare in Romania tutti i beni necessari allo stabilimento e vita della sede nel Paese, pagando ovviamente i dazi di importazioni previsti.

Le rappresentanze non possono godere quindi di nessuna forma di agevolazione a vantaggio degli investitori stranieri; inoltre,  non è dato loro possedere beni immobili siti in Romania.

Gli uffici di rappresentanza sono soggetti al sistema di contabilità adottato dagli operatori economici romeni.

 

Bibliografia.

Annibale S., Riforma del sistema italiano di diritto internazionale privato, CEDAM, 1997.

A.R.D., Romania, An Investment Guide, Bucharest, Romanian Development Agency, 1997.

AA.VV., Global economy, Milano, EGEA, 1997.

Ballarino T., Diritto internazionale privato, 2a ed., con la collaborazione di A. Bonomi, CEDAM, 1999.

Birsan C. e Statescu C., Drept civil, Teoria generala, Bucuresti, Bic All, 1992.

Birsan C. e Sitaru D. A. A., Romania, in AA.VV., Legal Aspects of Doing Business in Eastern Europe and the Soviet Union, Deventer, The Netherlans, Kluwer Law and Txation Publischers, (International Business Series), 1986.

Birsan C. e Sitaru D. A. A., Romania, in AA.VV., Legal Aspects of Doing Business in Europe, The Hague, The Netherlands, Kluwer Law International, (International Business Series), Suppl. 1, Sept. 1990.

Birsan C. e Sitaru D. A. A., Romania, in AA.VV., Legal Aspects of Doing Business in Europe, The Hague, The Netherlands, Kluwer Law International, (International Business Series), Suppl. 9, Feb. 1998.

Bortolotti F., Diritto dei contratti internazionali, Manuale di diritto commerciale internazionale, CEDAM, 1997.

Campobasso G. F., Diritto Commerciale, 3a ed., Voll. III, UTET, 2000.

Capatina O., Litigiul arbitral de comert exterior, Bucuresti, Editura Academiei, 1998.

Capatina O. e Stefanescu B., Operatiunile complexe de comert exterior in dreptul international privat, Bucuresti, Editura Academica, 1982.

Capriel A., Reorganizarii si lichidarii judiciare, Bucuresti, Lumina Lex, 1995.

Carpenaru S. D., Drept comercial roman, 2a ed., Bucuresti, All Educational, 1998.

Consiglio Nazionale del Notariato, Studi e materiali, a cura della commissione Studi, Giuffrè, 1998.

Consiliul Legislativ, Repertoriul legislatiei romaniei, Evidenta oficiala, Bucuresti, Lumina Lex, 1998.

Cosmovici P. M., Drept civil, Introducere in dreptul civil, Bucuresti, All Educational, 1999.

Danil M., “Ceteva probleme ale functionarii si administrarii societatilor comerciale”, Revista de drept comercial, n. 3/93, Bucuresti, (1993), p. 89 - 102.

David R e Jauffret Spinosi C., I grandi sistemi giuridici contemporanei, a cura di R. Sacco, 4a ed. italiana, CEDAM, 1994.

Filipescu I. P., Drept international privat, Ed. Academiei Romane, Chisinau, 1992.

Filipescu I. P., Drept international privat, Voll. II, Bucuresti, Editura Actami, 1997.

Galgano F., Diritto privato, 4a ed., CEDAM, 2000.

Gitti G., Contratti regolamentari e normativi, CEDAM (Pubblicazioni della Università di Pavia Facoltà di Giurisprudenza - Studi nelle scienze giuridiche e sociali - Nuova serie, volume n. 75), 1994.

Hamangiu C., Rosetti Balanescu I. e Baicoianu Al., Tratat de drept civil roman, a cura di D. Radescu, Voll. III, Bucuresti, Bic All, 2001.

Hanga V. e Jacota M., Drept privat roman, 5a ed., Bucuresti, Editura didatica si pedagogica, 1994.

I.C.E., Romania, Guida Paese, Roma, Istituto Nazionale per il Commercio Estero, marzo 1997.

I.C.E., Romania, Guida Paese, Roma, Istituto Nazionale per il Commercio Estero, 16 luglio 1998.

Laurini, “L’istituzione in Italia di sedi secondarie di società estere e la nuova disciplina del diritto internazionale privato”, Rivista del notariato, (1996): pp. 119 - 120.

Monitore Ufficiale della Repubblica di Romania, anni 1991 -  luglio 2001

Mosconi F., Diritto internazionale privato e processuale, Parte generale e contratti, UTET, 1996.

Petrescu R., Constituirea si modificarea societatii comerciale, Bucuresti, Oscar Print, 1998.

Piccoli Zanolini, “Le persone giuridiche nella riforma del diritto internazionale privato”, Rivista del notariato, (1996): pp. 169 - 172.

Sacco R., Introduzione al diritto comparato, UTET (Trattato di diritto comparato), 1995.

Torrente A. e Schlesinger P., Manuale di diritto privato, Giuffrè, 2000.

Prima pagina della rivista

 

Riceva gratuitamente la Newsletter Tidona di diritto bancario e finanziario

 

Convegno

Il Contenzioso sul Credito Bancario

13 novembre 2014

Palazzo Mezzanotte, Milano

 

Programma e Modulo di iscrizione

 

Nuova Raccolta di Giurisprudenza in omaggio:

L'ANATOCISMO NEI CONTRATTI BANCARI

Richieda la Raccolta in OMAGGIO

 

 

Il Nuovo Testo Unico Annotato con la Giurisprudenza

Edizione 2013 - 679 pagine con la giurisprudenza sul diritto bancario

Il Nuovo Testo Unico Bancario Annotato con la Giurisprudenza - 2013 - Tidona Comunicazione

Vedi il Bookstore

 
 

 

 

Si iscriva alla Newsletter Tidona per ricevere articoli e novità di diritto bancario e finanziario
NOTE OBBLIGATORIE per la citazione o riproduzione degli articoli e dei documenti pubblicati in Magistra Banca e Finanza
E' consentito il solo rimando ipertestuale (c.d. link) dal proprio sito alla pagina della rivista che contiene l'articolo di interesse.
Non è consentito che l'intero articolo, se non in sua parte (non superiore al decimo dell'articolo medesimo), sia copiato in altro sito. 
Per la citazione in Libri, Riviste, Tesi di laurea, ed ogni diversa pubblicazione, online o cartacea, di articoli (o estratti di articoli) pubblicati in questa rivista è obbligatoria la indicazione della fonte nel modo che segue:
Autore, Titolo, in Magistra, Banca e Finanza - www.magistra.it - ISSN: 2039-7410, anno
Esempio: CASTIGLIONI M., La securitization in Italia, in Magistra Banca e Finanza - www.tidona.com - ISSN: 2039-7410, 2010
Grazie dell'attenzione.
Studio Legale Tidona | Diritto Bancario e Finanziario
 

Vai alla Pagina PrecedenteTorna Su

stampa questa pagina

© copyright 1998-2009 Studio Legale Tidona e Associati | Tidona.com |