CASSAZIONE – Il pagamento del fideiussore non è revocabile ex art. 67 Legge Fallimentare anche se eseguito con accredito diretto sul conto del soggetto successivamente fallito

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Cassazione Civile, sez. VI, sent. n. 13458 del 17 maggio 2019

 

Principio di diritto:

La consolidata giurisprudenza di questa Corte ritiene che il principio di autonomia contrattuale consenta al fideiussore di uno scoperto di conto corrente bancario di poter estinguere il proprio debito fideiussorio, oltre che in modo diretto (ossia mediante versamento alla banca personalmente), altresì in modo indiretto (cioè mediante accreditamento della somma sul conto del garantito, perché la banca se ne giovi), di modo che, quando un terzo versi sul conto corrente del debitore, e dopo il fallimento di costui, una somma a riduzione dello scoperto del conto stesso per il quale esso terzo aveva prestato fideiussione, e non risulti la sussistenza di debiti verso il fallito da parte del terzo, deve ritenersi che questi abbia adempiuto il proprio debito fideiussorio, restando pertanto il relativo accreditamento sottratto alla dichiarazione di inefficacia di cui alla L. fall., art. 44, ovvero all’azione revocatoria di cui al successivo art. 67 della medesima legge (Cass. 10004/2011, Cass. 7695/1998). Il senso di simili principi è evidente: se la dichiarazione di fallimento provoca la cristallizzazione dei rapporti facenti capo al fallito sia dal lato attivo che dal lato passivo, sicché nessun pagamento del fallito può avere efficacia nei confronti dei creditori così come nessun pagamento dei creditori effettuato a mani del fallito può avere effetto liberatorio per la parte obbligata, non rimane regolato dalla disciplina della L. fall., art. 44 il pagamento che esuli da queste finalità  e sia volto invece, secondo il principio di autonomia contrattuale, a estinguere un debito verso un soggetto diverso dal fallito, seppur in maniera indiretta, vale a dire mediante accreditamento della somma sul conto del garantito dichiarato fallito perché la banca se ne giovi.

 

Motivazione:

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CONSIDERATO CHE

4. il motivo di ricorso presentato denuncia la violazione e falsa applicazione della L. fall., art. 44 e art. 1180 c.c. nonché l’omesso esame di fatti decisivi per il giudizio già  oggetto di discussione fra le parti: la corte territoriale, nell’affermare che R.F., non essendo fideiussore del conto intestato alla fallita, non potesse estinguere in modo legittimo il debito fideiussorio del figlio M., avrebbe erroneamente trascurato di considerare che il versamento era stato eseguito dal padre in luogo del discendente, ai sensi dell’art. 1180 c.c., al fine di estinguere l’obbligazione di garanzia di pertinenza di quest’ultimo;

5. il motivo è fondato;

La consolidata giurisprudenza di questa Corte ritiene che il principio di autonomia contrattuale consenta al fideiussore di uno scoperto di conto corrente bancario di poter estinguere il proprio debito fideiussorio, oltre che in modo diretto (ossia mediante versamento alla banca personalmente), altresì in modo indiretto (cioè mediante accreditamento della somma sul conto del garantito, perché la banca se ne giovi), di modo che, quando un terzo versi sul conto corrente del debitore, e dopo il fallimento di costui, una somma a riduzione dello scoperto del conto stesso per il quale esso terzo aveva prestato fideiussione, e non risulti la sussistenza di debiti verso il fallito da parte del terzo, deve ritenersi che questi abbia adempiuto il proprio debito fideiussorio, restando pertanto il relativo accreditamento sottratto alla dichiarazione di inefficacia di cui alla L. fall., art. 44, ovvero all’azione revocatoria di cui al successivo art. 67 della medesima legge (Cass. 10004/2011, Cass. 7695/1998);

Il senso di simili principi è evidente: se la dichiarazione di fallimento provoca la cristallizzazione dei rapporti facenti capo al fallito sia dal lato attivo che dal lato passivo, sicché nessun pagamento del fallito può avere efficacia nei confronti dei creditori così come nessun pagamento dei creditori effettuato a mani del fallito può avere effetto liberatorio per la parte obbligata, non rimane regolato dalla disciplina della L. fall., art. 44 il pagamento che esuli da queste finalità  e sia volto invece, secondo il principio di autonomia contrattuale, a estinguere un debito verso un soggetto diverso dal fallito, seppur in maniera indiretta, vale a dire mediante accreditamento della somma sul conto del garantito dichiarato fallito perché la banca se ne giovi;

La corte di merito, laddove ha ritenuto che il genitore del garante, a ciò obbligatosi tramite accordo diretto con la banca, non poteva estinguere in modo legittimo il debito fideiussorio del discendente, non essendo fideiussore del rapporto di conto corrente, ha falsamente applicato alla fattispecie in esame il disposto della L. fall., art. 44, comma 2, limitandosi a una interpretazione prettamente letterale della giurisprudenza richiamata, di cui però non ha colto il senso;

Ciò non solo perché l’adempimento del terzo ex art. 1180 c.c. costituisce una modalità  di adempimento dell’obbligazione del debitore equivalente all’adempimento diretto e non snatura, di per sé, l’obbligazione che intende soddisfare, ma soprattutto perché ai fini dell’applicazione della L. fall., art. 44, comma 2, il pagamento di cui è chiesta la declaratoria di inefficacia deve essere indagato, quanto a titolo e causa, allo scopo di verificare se esso sia volto all’estinzione di un debito verso il fallito, e dunque violi il principio di cristallizzazione dei rapporti facenti capo al fallito, oppure intenda estinguere un debito verso un soggetto diverso, anche se in maniera indiretta, mediante accreditamento della somma sul conto del garantito dichiarato fallito;

6. la sentenza impugnata andrà  dunque cassata, con rinvio della causa alla corte distrettuale, la quale, nel procedere al suo nuovo esame, si atterrà  ai principi sopra illustrati, avendo cura anche di provvedere sulle spese del giudizio di legittimità .


Come citare questo articolo

Studio Legale Tidona, “CASSAZIONE – Il pagamento del fideiussore non è revocabile ex art. 67 Legge Fallimentare anche se eseguito con accredito diretto sul conto del soggetto successivamente fallito”, Magistra Banca e Finanza, 5 ottobre 2019, ISSN 2039-7410, https://www.tidona.com/cassazione-il-pagamento-del-fideiussore-non-e-revocabile-ex-art-67-legge-fallimentare-anche-se-eseguito-con-accredito-diretto-sul-conto-del-soggetto-successivamente-fallito/.

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