Commento all’attuale dibattito sulla disciplina dell’Opa Europea e ruolo delle Associazioni Imprenditoriali Italiane nel disegnare i futuri scenari per le imprese italiane in Europa e nel Mondo

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Di Marco Solferini

01 maggio 2006

Premessa

E’ bene sottolineare che sull’Opa, come strumento, sono stati scritti moltissimi trattati, anche e soprattutto da autorevole dottrina, sulla Governance il bagaglio culturale italiano ha visto alcuni dei più importanti imprenditori italiani scrivere testi di gran pregio, mi onoro di ricordare la firma di Falk perché di recente, leggendo diversi scritti, mi è tornato alla memoria.

Di fatto sembra inspiegabile il come mai Noi, come Italiani, amiamo complicarci la vita e presentarci come fossimo gli ultimi della classe, dediti ad ascoltare anziché insegnare.. è una prassi comune l’essere miti o è scelta di campo? Come mai in campagna elettorale Noi citiamo sempre, da una parte come dall’altra, il metodo utilizzato chissà  dove; quante volte avete sentito: “la nostra ricetta è la stessa già  adottata in..” ebbene è curioso rilevare che all’estero non citano l’Italia allo stesso modo, non sarebbe forse il momento di far sì che siano gli altri, seppur coetanei nella grande magione europeista, a citare i nostri modi di concepire e di fare? Chi scrive pensa che sia una questione di carattere, infatti se mite è la burocrazia, senza nulla togliere all’organo supremo di coscienza popolare, vero è che le associazioni di imprenditori sono molto più di un aggregazione con il fine di portare interessi, hanno assunto un facere propositivo che a differenza della burocrazia è cavalleresco nell’essere spavaldo, ma onorevole.

Da tempo le associazioni imprenditoriali, nella loro componente dei giovani industriali, dimostrano grande caparbietà  e coerenza, se queste associazioni vogliono fare in modo che sia preservata la ricchezze italiana e nel contempo ampliata e incrementata, è logica conseguenza che debbano svincolarsi dalla burocrazia e prendere sul serio in mano le redini del futuro dell’imprenditoria nostrana. In Italia ci sono troppe regole e poca valorizzazione dei giovani.

Una breve valutazione d’apertura, s’impone come doverosa laddove si consideri che l’argomento Opa non è unicamente interpretato, nell’ambito dell’U.E. come un tassello, un passaggio o l’anello di una più vasta catena, ma come il nodo cruciale per riconsiderare l’assetto in termini di concorrenza, interna ed esterna, delle imprese europee in rapporto al mercato.

Il c.d. Comitato Winter ha certamente favorito lo spostamento del dibattito su alcuni punti altamente specifici che riguardano le aziende, le imprese e il mercato.
Tali possono essere sintetizzati come segue:

L’Offerta Pubblica d’Acquisto come veicolo necessario ancorché, da solo non sufficiente, a rendere più contendibile una società  e come tale a garantirne un miglior funzionamento in termini di gestione operativa e patrimonio.
La disciplina della Passivity Rule armonizzata e omogenea, è presupposto fondante l’integrazione dei mercati europei per una reale competitività  interna ed esterna.
La Governance delle società  è orientata a un principio di trasparenza.

La prima considerazione che siamo chiamati a valutare è se sia o meno fondata l’opinione di quanti giudichino una società  contendibile come più propensa ad una maggiore o migliore efficienza in termini di governance e se tale possa tradursi in una produttività  più accentuata.

L’Opa è la manifestazione più evidente della contendibilità  di una società  o è la logica conseguenza più aggressiva della manifesta volontà  espansionistica di talune società  in determinati settori? Nel secondo caso la stessa diventa una tecnica, pianificata da un management, che è a sua volta espressione di una governance e che considera la compresenza di innumerevoli fattori, fra i quali le analisi di mercato, la sostenibilità  del business nel breve, medio, lungo periodo, la gestione operativa e la strategia aziendale, le fonti di finanziamento e molti altri fattori. Difatti la normativa italiana, saggiamente, ha sempre incluso dei documenti necessari, dati di bilancio, non solo a copertura e garanzia per i destinatari, ma anche per la sostenibilità  del business della società  interessata, post Opa. Quando si parla della scelta di monetizzare la partecipazione o credere nello sviluppo della futura realtà  imprenditoriale il ragionamento non è dissimile da quello proposto in caso di fusione. Trattasi di valutare le potenzialità . Se l’Opa è la logica conseguenza di una manifesta volontà  di procedere ad un espansione per linee esterne occorre domandarci in quale momento tale volontà  concepisce il suo input genetico. Se è la governance a determinare la scelta di un Opa su un’altra società , sarebbe controproducente ipotizzare che l’Opa possa influire sulle governance in generale. Perdita del connotato più specifico e generalizzazione dei settori.

Un problema a priori riguarda la storia del mercato europeo, come già  rilevato da autorevole fonte: fatta l’Europa è necessario fare gli europei; esistono delle contingenti diversità  nell’impiego dei risparmi a seconda dei Paesi membri, nell’offerta di prodotti finanziari, nello sviluppo di determinati settori industriali, alimentari e quant’altro, che rappresentano elementi di disparità  che dovranno essere assimilati. Si pensi al mercato obbligazionario italiano e alle sensibili differenze rispetto a quello tedesco, come pure al fatto che la Germania si presenta come il paese più popoloso dell’U.E. anche grazie a un potente flusso migratorio, ma nei prossimi 20 anni potrebbe essere l’Italia, complice la posizione geografica, il clima e la politica lavorativa che vede la necessità  dell’immigrazione come sostegno all’economia locale, ad aumentare in modo esponenziale dal punto di vista delle nascite. Già  quest’anno l’Italia ha invertito il flusso che vedeva i decessi superiori alle nascite, in larga parte grazie alle famiglie formatisi grazie all’immigrazione.

Italia più ricca, nel futuro e più popolosa? E’ possibile, certamente l’immigrazione dovrà  rappresentare un carattere di forza multietnico, anche con riferimento all’apparato linguistico ed economico dei paesi di provenienza.

Il mercato europeo nascerà  solo da un integrazione borsistica, con la creazione di un listino unico, che forse inizialmente dovrà  riguardare solo le società  ad alta capitalizzazione, le Blue Chips europee, ma che nel futuro dovrà  essere rappresentativo delle diversità  e dei punti di forza, anche demografici, dei singoli paesi. Un passaggio obbligato laddove da soli, i singoli listini non sono competitivi o almeno non certo quanto lo sarebbe un mercato unico europeo.

Prendere a esempio lo strumento Opa come partorito dal mercato americano sarebbe fuorviante, oltreoceano l’Opa è stata la risposta a una serie di operazioni giù conosciute dai primi anni del 900[1], evoluzione, involuzione, cicli alterni e l’affermarsi di una classe dirigente relativamente giovane che ha fatto la storia del capitalismo americano, negli ultimi 100 anni. L’Opa americana è una conseguenza di questa impostazione e lo sono le scuole di pensiero americane? Per esempio l’applicazione che è stata fatta del Laveraged Buy Out.
Ci dev’essere un filone di continuità  fra il mercato e gli strumenti che lo stesso suggerisce, esamina in modo ancorché subliminale, ma sempre peculiare, finché il legislatore non tradurrà  in sostanza quanto la necessità  ha già  espressamente e casisticamente richiesto come opportuno. In Europa non si può “importare” invertendo i termini del rapporto. Vedasi la scarsa applicazione della legge 130/1999 sulle cartolarizzazioni dei crediti in Italia la cui struttura era evidentemente mediata fra la passata legge sul factoring e il metodo c.d. pass throug structure inglese.

La necessità  di fondo, affinché si provveda a livello di Paese, ad una formulazione esaustiva della fattispecie Opa in rapporto alla struttura delle imprese, se cioè la stessa debba influenzare sulla competitività , sulla governance o sulla contendibilità  delle imprese stesse passa necessariamente attraverso un osservatorio permanente di chi possiede una reale facoltà  e competenza nell’esprimere una posizione in materia. In Italia solo Confindustria e Abi posseggono il bagaglio culturale necessario per formulare indicazioni rappresentative del significato italiano da attribuire in sede comunitaria all’Opa. Un comitato che metta insieme le due rappresentanze e tragga le ovvie conclusioni a sostegno del mercato italiano è la risposta più evidente a qualunque interrogativo sulla governance delle imprese italiane e l’ausilio più importante all’apparato politico che è chiamato a rappresentare l’Italia in Europa.
E’ veramente giunto il momento che l’Associazione più rappresentativa dell’imprenditoria italiana assuma le redini del destino del segmento cui si riferisce, con responsabilità  e consapevolezza, già  oggi evidenziate in molteplici circostanze in cui ha saputo dimostrare di sapere fare meglio degli apparati politici ingessati dalla burocrazia. Senza il nostro tessuto imprenditoriale l’Italia sarà  annacquata e sperpererà  ogni sua potenzialità , le imprese devono rivendicare un ruolo e una posizione di dialogo che, seppur in costanza della democrazia repubblicana, mai chiamata a venire meno, deve tuttavia premiarle più di qualsiasi altro operatore.

La posta in gioco è troppo alta, il benessere del paese e dell’Europa stessa lo domanda a gran voce.

Il tempo delle mediazioni e dei compromessi è finito, chi ha il Potere di fatto lo eserciti o sarà  come se non lo possedesse affatto, sottolineo che la proprietà  del Potere di creare resta attribuita allo Stato come espressione della volontà  della Repubblica, ma il possesso è altra cosa, esattamente come nel diritto questo dev’essere esercitato con maggior celerità  ed efficacia.

La vicenda, recente, riguardante i dazi, il sistema di competizione e la sopravvivenza del made in Italy ne è la prova oggettivamente accertabile, da chiunque. Il sistema del partitismo non premia la rapidità  e l’economia accelera in rapidità .

Le imprese italiane devono incominciare a ragionare per conto proprio, attraverso l’organo che le rappresenta e che è l’unico in grado compiere quelle scelte che saranno premianti per l’economia del paese. Il futuro non appartiene ai pavidi e chi è debole di cuore non fa l’imprenditore, non appartiene nemmeno agli interventisti e a chi esalta con eccessiva semplicità  doti inesistenti, il futuro dell’economia italiana, in rapporto alla globalizzazione e all’evoluzione dei mercati, appartiene agli illuminati di pensiero. Coloro che avranno il coraggio di compiere scelte importanti con mentalità  preparata. Chiunque giochi a scacchi comprende bene questo concetto, gli indecisi non giocano mai realmente perché non riescono a mettersi in gioco.

Se realmente il sistema Italia vuole parlare compiutamente di Opa allora spetta a coloro che dell’Opa sono interessati, coloro che sanno mettersi in gioco e che lo hanno già  fatto, esprimersi sull’argomento.

La cultura popolare e sindacale di questo Paese ha svilito il concetto di imprenditoria, riducendo l’imprenditore a un mero benestante, ricco di proprietà  e luoghi comuni, ma questo è, oltre che diffamatorio, sbagliato e controproducente. L’imprenditorie italiano è un soggetto che ha scelto di immettere le proprie risorse ed energie nella competizione più ardua che sia oggi immaginabile, che si rinnova ogni giorno, che non dorme mai, che pone nuovi ostacoli, limiti e preclusioni da doversi affrontare al passo con il tempo, con strumenti adeguati e che sono espressione di forza e nel contempo di poesia. La prima, senza la seconda, è priva di sostanza e destinata prima o poi a cedere il passo, com’è ovvio che sia, innanzi all’evoluzione, la seconda è priva di forma, aleatoria e scarsamente pragmatica senza il dato empirico che le trasmette il realismo di chi c’era, di chi c’è stato, di chi ha incominciato e tutt’oggi continua con il sudore della propria fronte a combattere, lottare e reagire, con le proprie forze.

L’Opa comunitaria, in rapporto al mercato europeo, è un passaggio fondamentale, irrinunciabile ed è auspicabile, logica conseguenza di una siffatta considerazione è che per l’Italia parlino coloro che sono l’espressione di quanto sopra.

Un ringraziamento speciale al Professor Renzo Costi per essere stato il mio relatore durante la tesi di laurea in Diritto dei Mercati Finanziari con titolo: L’attività  di collocamento dei prodotti finanziari.

[1] Vedasi a titolo di esempio l’articolo già  pubblicato sulla storia del Laveraged Buy Out
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Come citare questo articolo

Marco Solferini, “Commento all’attuale dibattito sulla disciplina dell’Opa Europea e ruolo delle Associazioni Imprenditoriali Italiane nel disegnare i futuri scenari per le imprese italiane in Europa e nel Mondo”, Magistra Banca e Finanza, 1 maggio 2006, ISSN 2039-7410, https://www.tidona.com/commento-allattuale-dibattito-sulla-disciplina-dellopa-europea-e-ruolo-delle-associazioni-imprenditoriali-italiane-nel-disegnare-i-futuri-scenari-per-le-imprese-italiane-in-europa-e/.

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