Dal Next Generation EU al piano di rilancio dell’Italia

ARGOMENTI
Le banche possono ricevere la segnalazione dei nuovi pareri, delle schede e degli approfondimenti pubblicati da Tidona Giuridica. Richieda l'iscrizione →
Vedi altri articoli di Antonio Pezzuto
Vedi altri

Di Antonio Pezzuto, ex Dirigente della Banca d’Italia

  1. Introduzione

Il lockdown imposto dalle autorità  governative per contenere la diffusione del Covid-19 nelle more della messa a punto di un vaccino efficace ha avuto un impatto devastante sull’economia europea, come dimostrato dalla contrazione del PIL e dell’occupazione[1]. In tale contesto, si è fatta strada negli ambienti istituzionali comunitari l’ipotesi di varare un piano Marshall[2] europeo di eccezionali dimensioni per favorire una veloce ripresa dell’attività  economica, anche in previsione di una possibile seconda ondata di contagi che porterebbe nuovamente alla chiusura di importanti settori produttivi, con pesanti ripercussioni sul piano economico e sociale.

 

  1. Il piano per la ripresa dell’Unione Europea

Su impulso del Consiglio europeo[3], il 26 maggio scorso la Commissione europea ha proposto un piano di ampio respiro, denominato “Piano per la ripresa dell’Europa”, per far fronte alle conseguenze economiche e sociali prodotte dalla pandemia. Il piano si fonda su due pilastri:

  • il programma di rilancio Next Generation EU, attraverso il quale si prevede di accrescere le risorse su base temporanea, per un ammontare pari a 750 miliardi di euro (corrispondenti a circa il 4 per cento del PIL europeo); di questi, 500 miliardi sarebbero destinati a sovvenzioni o sussidi (grants) e 250 miliardi sarebbero messi a disposizione degli Stati membri sotto forma di prestiti (loans), da restituire tra il 2028 e il 2056. Tali risorse verrebbero reperite sul mercato tramite emissioni di titoli garantiti dal bilancio europeo e assegnate ai paesi membri per finanziare gli investimenti necessari a favorire una crescita sostenibile;
  • un Quadro finanziario pluriennale (QFP)[4] rinforzato per il periodo 2021-2027, con una dotazione per impegni di spesa pari a 1.100 miliardi.

A queste misure, che ammontano complessivamente a 1.850 miliardi di euro, si aggiungono altri tre strumenti di sostegno (Pandemic Crisis Support, SURE e garanzia della BEI), per un importo totale di 540 miliardi, approvati dal Consiglio europeo del 23 aprile 2020. Di conseguenza, le misure adottate a supporto della ripresa si ragguagliano a complessivi 2.390 miliardi.

Il 21 luglio scorso, dopo quattro giorni di intensi negoziati e di accese discussioni, i leader dei 27 paesi dell’UE hanno approvato, con modifiche non irrilevanti, il piano presentato dalla Commissione. Come correttamente osservato[5], l’accordo è un risultato straordinariamente positivo perché infrange due tabù storici dell’integrazione europea: l’opposizione all’emissione di debito comune e l’opposizione a trasferimenti fiscali espliciti tra paesi, anche se in via temporanea[6].

Rispetto alla proposta iniziale, l’accordo raggiunto dal Consiglio contiene le novità  di seguito elencate.

Innanzitutto, l’ammontare, in termini di impegni di spesa, del QFP 2021-2027 si riduce a 1.074,3 miliardi, pari all’1,067 per cento del RNL dell’UE-27, al fine di assecondare la richiesta dei paesi “frugali” (Austria, Danimarca, Olanda e Danimarca) di limitare la spesa complessiva all’1 per cento del RNL dell’UE-27.

Secondariamente, la dimensione finanziaria complessiva del Next Generation EU rimane invariata (750 miliardi), ma muta la ripartizione delle risorse tra i vari interventi: 390 miliardi in sovvenzioni e 360 miliardi in prestiti. Nel complesso, i tagli alle sovvenzioni si sono concentrati principalmente su quei programmi, come Horizon Europe e InvestEU, che sarebbero stati gestiti a livello centrale (cfr. Tab. 1). Si stabilisce inoltre che il volume complessivo dei prestiti erogabili a ciascuno Stato membro non potrà  eccedere il 6,8 per cento del suo RNL[7]. Il principale beneficiario del recovery fund sarà  l’Italia con 208,8 miliardi, di cui 81,4 miliardi tramite sussidi a fondo perduto e 127,4 miliardi sotto forma di prestiti[8]. E’ un risultato straordinariamente positivo considerato che nella proposta della Commissione il nostro Paese avrebbe dovuto ricevere 172,7 miliardi, di cui 81,8 miliardi di sussidi e 90,9 miliardi di prestiti.

 

Modifiche nella composizione del Next Generation EU

Tab. 1

ProgrammiProposta della CommissionePiano approvato dal Consiglio europeo
Recovery and Resilience Facility (RRF)

Prestiti RRF

Trasferimenti RRF

560,0

250,0

310,0

672,5

360,0

312,5

ReactEU (trasferimenti)50,047,5
Horizon Europe (trasferimenti)

13,5

5,0

InvestEU (trasferimenti)30,35,6
Rural Development (trasferimenti)

15,0

7,5

Just Transition Fund (trasferimenti)

30,0

10,0

RescEU (trasferimenti)2,01,9
NDICI (trasferimenti)15,50
EU4Heath (trasferimenti)7,70
Solvency (trasferimenti)26,00
Totale750,0750,0
Trasferimenti500,0390,0

(importi in miliardi di euro)

In terzo luogo, il Dispositivo per la ripresa e la resilienza (Recovery and Resilience Facility), lo strumento di maggior rilievo nell’ambito del programma Next Generation EU, avrà  una dotazione finanziaria di 672,5 miliardi (pari al 90 per cento delle risorse complessive), di cui 312,5 miliardi sotto forma di trasferimenti e 360 miliardi in forma di prestiti (cfr. Tab. 1). Obiettivo del Dispositivo è sostenere gli investimenti e le riforme degli Stati membri nell’ambito del Semestre europeo, allo scopo di favorire una ripresa duratura, migliorare la resilienza dei paesi europei agli shock avversi e ridurre le divergenze economiche tra i paesi membri. Il 70 per cento delle sovvenzioni erogate dal dispositivo (218,7 miliardi) dovrà  essere impegnato nei prossimi due anni secondo i criteri di assegnazione proposti dalla Commissione che comprendono l’inverso del PIL pro-capite 2019 rapportato alla media europea, la quota di popolazione nel 2019 rispetto al totale UE e il tasso medio di disoccupazione negli ultimi cinque anni rispetto alla media europea, mentre il restante 30 per cento verrà  impegnato interamente entro la fine del 2023 tenendo conto della perdita del PIL reale registrata dal PIL nel 2020 e della perdita cumulata del PIL reale osservata nel periodo 2020-2021.

In quarto luogo, gli Stati membri dovranno presentare alla Commissione, entro il prossimo 15 ottobre, Piani nazionali per la ripresa e la resilienza (PNRR) in cui venga definito un programma coerente di riforme e investimenti pubblici da realizzare nel triennio 2021-2023, con indicazione dei target intermedi e finali previsti[9]. La Commissione li valuterà  entro i successivi due mesi sulla base della loro coerenza con le Raccomandazioni specifiche per paese[10], della loro efficacia a rafforzare il potenziale di crescita, la creazione di posti di lavoro e la resilienza sociale ed economica dello Stato membro, nonché del loro effettivo contributo alla transizione ambientale e digitale (condizione preliminare ai fini di una valutazione positiva). I piani dovranno essere infine approvati dal Consiglio a maggioranza qualificata entro quattro settimane dalla proposta della Commissione. Le risorse richieste dagli Stati per l’attuazione del PNRR verranno elargite dalla Commissione al conseguimento degli obiettivi, sentito il Comitato economico e finanziario che riunisce i rappresentanti dei Ministeri delle finanze nazionali. Qualora, in via eccezionale, uno o più paesi membri ritengano che ci sia una grave deviazione dai piani presentati da un governo, questi potranno chiedere al Presidente del Consiglio europeo di riferire il caso al Consiglio. Fino a che il Consiglio europeo non si sarà  espresso, la Commissione non potrà  procedere all’erogazione delle risorse (c.d. clausola “emergency brake o “freno di emergenza”).

In quinto luogo, l’accordo prevede un aumento degli sconti (rebates) alla contribuzione del bilancio europeo per i paesi “frugali”. In particolare, alla Danimarca andranno 377 milioni (+180 milioni), all’Austria 565 milioni (+298 milioni), alla Svezia 1,06 miliardi (+217 milioni) e all’Olanda 1,9 miliardi (+345 milioni).

In sesto luogo, si è convenuto di destinare almeno il 30 per cento della spesa complessiva al raggiungimento dell’obiettivo climatico (a fronte del 25 per cento proposto dalla Commissione e del 20 per cento dell’attuale bilancio).

In settimo luogo, è prevista la possibilità  di accedere a una quota di prefinanziamento, pari al 10 per cento della Facility, che sarà  versata nel 2021 per i PNRR presentati entro il 15 ottobre 2020.

Infine, il nuovo accordo prevede che i PNRR potranno includere misure già  in corso di attuazione dal febbraio 2020 in poi, a patto che siano in linea con gli obiettivi di ripresa economica.

Nel corso della riunione il Consiglio europeo ha inoltre:

  • approvato sia l’aumento permanente, a partire dal 2021, del massimale sulle risorse proprie per gli stanziamenti annuali di impegno e di pagamento, rispettivamente, all’1,46 e all’1,40 per cento del RNL europeo, sia l’aumento temporaneo di entrambi i massimali sulle risorse proprie di ulteriori 0,6 punti percentuali, dal 2021 e fino alla cessazione delle passività  legate a Next Generation EU e al più tardi fino a dicembre 2058[11];
  • stabilito che sarà  introdotta e applicata a decorrere dal 1° gennaio 2021 una nuova risorsa propria, da destinare al rimborso delle passività  legate a Next Generation EU, composta da una quota di entrate provenienti da un contributo nazionale calcolato in base al peso dei rifiuti di imballaggi di plastica non riciclati, con un’aliquota di prelievo di 80 centesimi per chilogrammo.

 

  1. Gli effetti del programma Next Generation EU sull’economia

In uno studio pubblicato di recente[12], si è stimato l’impatto del programma Next Generation EU sull’economia europea e su quella italiana. Le simulazioni sono state condotte utilizzando il modello macro-econometrico di previsione a dieci anni di Oxford Economics. Nella simulazione sono stati considerati tre scenari:

  • “scenario baseline”, che considera le previsioni di medio-lungo periodo delle variabili macroeconomiche formulate dal suddetto istituto di ricerca, nell’ipotesi che il tasso di inflazione per i primi due anni non si discosti dall’andamento previsto dalla BCE;
  • “scenario con spinta inflazionistica”, che aggiunge allo scenario di base l’impatto espansivo indotto da NGEU;
  • “scenario senza spinte inflazionistiche”, che aggiunge allo scenario di base l’impatto espansivo previsto da NGEU, nell’ipotesi che questo intervento non modifichi il tasso di inflazione nei prossimi dieci anni.

In base alle simulazioni effettuate, si stima che tra il 2021 e il 2024 l’attuazione del programma Next Generation EU determinerebbe un incremento medio annuale del PIL dell’Unione di circa l’1,3 per cento rispetto al PIL atteso senza le risorse messe a disposizione dal programma. Il beneficio per l’Italia sarebbe ancora più elevato: +2,7 per cento in media ogni anno entro il 2024 in uno scenario contrassegnato da spinte inflazionistiche e +3,1 per cento in uno scenario senza spinte inflazionistiche.

L’impiego delle risorse di NGEU potrebbe contribuire a ridurre il rapporto tra il debito pubblico e il PIL del nostro Paese di oltre 17 punti percentuali rispetto al livello che lo stesso potrebbe raggiungere in assenza dell’effetto NGEU.

Tali risultati sono conseguibili nel presupposto che il governo presenti un piano di azione ambizioso e credibile sia per l’accesso ai fondi europei sia per la loro utilizzazione in progetti di investimento e di riforma lungimiranti, da attuare senza ritardi e inefficienze[13].

Secondo la Banca d’Italia[14], l’impatto che il programma NGEU avrà  sull’economia italiana dipenderà  da diversi fattori, tra cui l’entità  delle risorse che saranno effettivamente destinate alla realizzazione dei progetti d’investimento, la natura aggiuntiva o sostitutiva degli interventi sovvenuti con il programma rispetto alle misure già  approvate e il livello di efficienza nell’attuazione dei progetti.

Per valutare gli effetti del nuovo strumento europeo l”˜Istituto ha condotto due simulazioni basate su scenari caratterizzati da ipotesi diverse sulla quota di risorse destinate a finanziare misure aggiuntive e sulla composizione degli interventi.

Nel primo scenario si ipotizza che le risorse siano pienamente utilizzate per attuare interventi aggiuntivi rispetto a quelli già  programmati e che riguardino totalmente progetti di investimento. Le maggiori spese ammonterebbero a oltre 41 miliardi all’anno e potrebbero generare un aumento cumulato del PIL di circa 3 punti percentuali entro il 2025, accompagnato da una crescita dell’occupazione (circa 600 mila unità ).

Nel secondo scenario si assume come ipotesi che il 30 per cento delle risorse comunitarie venga utilizzato per finanziare interventi già  pianificati e che il restante 70 per cento sia destinato per circa due terzi a sovvenire direttamente nuovi progetti di investimento. Sotto queste ipotesi gli interventi aggiuntivi ammonterebbero a circa 29 miliardi all’anno (di cui solo 19 miliardi per investimenti) e l’impatto cumulato sul PIL raggiungerebbe quasi 2 punti percentuali nel 2025.

L’Associazione “M&M – Idee per un Paese migliore” ha diffuso nei giorni scorsi un documento molto interessante, frutto di una accurata e approfondita ricerca che ha coinvolto docenti universitari, manager, commercialisti e funzionari pubblici, denominata “Next Generation Italia”[15]. Il documento si articola in tre parti: 1) come funziona la Recovery and Resilience Facility; 2) quali riforme e progetti potrebbe finanziare l’Italia; 3) quali meccanismi sarebbero necessari per un’attuazione rapida ed efficiente delle proposte.

Ad avviso dei ricercatori, la Facility rappresenta un’occasione irripetibile “per intervenire su quelle strutture fondamentali e quei nodi irrisolti che condizionano il futuro del Paese e la sua capacità  di progresso e crescita”. Quattro sono le aree su cui concentrare gli interventi: istruzione, lavoro, demografia e decarbonizzazione, i quali, se attuati, saranno in grado di riportare il Paese su un percorso di crescita e sostenibilità , anche demografica, di medio e lungo periodo. Come precisato, le aree prioritarie sopra individuate costituiscono solo una parte di un programma di riforme molto più vasto, per la cui realizzazione il governo potrebbe utilizzare il bilancio dello Stato oppure strumenti specifici, come, ad esempio, le linee di credito del Pandemic Crisis Support del Fondo salva Stati.

Il documento sottolinea infine l’opportunità  di prevedere il ricorso al metodo della legislazione delegata, “che appare il più idoneo per realizzare riforme strutturali ispirate ad una visione unitaria, ad un’adeguata istruttoria e alla più ampia condivisione”, nonché la costituzione di un soggetto unico responsabile del programma, con l’incarico di curare la progettazione, l’attuazione e la rendicontazione, assicurando tempi certi per la realizzazione, l’aggiudicazione e il monitoraggio delle attività  programmate e dei relativi bandi gara.

 

  1. Il PNRR dell’Italia

Il 16 settembre scorso il Governo ha presentato alle Camere le linee guida per la definizione del “Piano nazionale di ripresa e resilienza”, approvato dal Comitato interministeriale per gli affari europei (CIAE). Il documento si articola in cinque sezioni: la prima definisce il contesto economico e sociale italiano e il piano di rilancio del Governo; la seconda indica gli obiettivi e le sfide per l’Italia; la terza specifica i criteri di selezione dei progetti; la quarta individua le politiche e le riforme di supporto al piano; la quinta espone il quadro delle risorse disponibili.

Le linee guida del PNRR italiano sono state elaborate partendo dall’individuazione dei punti di debolezza che caratterizzano da tempo l’economia, quali, ad esempio, bassa crescita, ridotti investimenti pubblici, insufficiente volume delle risorse destinate alle attività  di ricerca e sviluppo, bassi tassi di occupazione e di partecipazione al lavoro, elevato livello di indebitamento[16].

Come sottolineato, le linee guida sono coerenti con il piano di rilancio discusso nel corso degli “Stati generali dell’economia”, svoltisi dal 13 al 21 giugno 2020, nonché con il Piano nazionale di energia e clima (PNIEC) e il Piano nazionale di riforma (PNR). Il piano di rilancio del Governo presentato al Parlamento è costruito intorno a tre linee strategiche: i) modernizzazione del Paese; ii) transizione ecologica; iii) inclusione sociale e territoriale, parità  di genere.

Per la realizzazione delle linee strategiche il piano di rilancio individua nove direttrici di intervento: 1) un Paese completamente digitale; 2) un Paese con infrastrutture sicure ed efficienti; 3) un Paese più verde e sostenibile; 4) un tessuto economico più competitivo e resiliente; 5) un piano integrato di sostegno alle filiere produttive; 6) una P.A. al servizio dei cittadini e delle imprese; 7) maggiori investimenti in istruzione, formazione e ricerca; 8) un’Italia più equa e inclusiva, a livello sociale, territoriale e di genere; 9) un ordinamento giuridico più moderno ed efficiente.

La strategia di politica economica delineata nel PNRR punta a conseguire una serie di obiettivi quantitativi di lungo termine, tra cui il raddoppio del tasso di crescita del Pil (0,8 per cento nell’ultimo decennio), in modo da allinearlo a quello medio europeo (1,6 per cento), l’aumento del tasso di occupazione di 10 punti percentuali, azzerando così la distanza dalla media europea (73,2 per cento), la riduzione del divario in termini di PIL, reddito e benessere tra il Centro-Nord e il Mezzogiorno, il rafforzamento della sicurezza e la resilienza del Paese a fronte di calamità  naturali, cambiamenti climatici e crisi epidemiche.

Sei sono le aree di intervento (cluster) individuate dall’esecutivo per il rilancio del Paese:

  1. Digitalizzazione, innovazione e competitività  del sistema produttivo (informatizzazione della P.A., identità  digitale unica per cittadini e imprese, completamento della rete nazionale di telecomunicazioni in fibra ottica, sviluppo delle reti 5G, e transizione X.0, investimenti in ricerca e sviluppo, politiche per l’attrazione di IDE e a favore del reshoring, rafforzamento del patto per l’export e sostegno all’internazionalizzazione delle filiere strategiche, ecc.);
  2. rivoluzione verde e transizione ecologica (adozione di piani urbani per il miglioramento della qualità  dell’aria e forestazione urbana, graduale decarbonizzazione dei trasporti, miglioramento della qualità  delle acque interne e marine, protezione dell’ambiente e mitigazione dei rischi idrogeologici e sismici, valorizzazione del patrimonio culturale, ecc.);
  3. infrastrutture per la mobilità  (completamento dei corridoi TEN-T, alta velocità  per passeggeri e merci, mobilità  pubblica e privata a impatto ambientale sostenibile, sviluppo della rete stradale e autostradale, ponti, viadotti e portualità , ecc.);
  4. istruzione, formazione, ricerca e cultura (digitalizzazione dei processi e degli strumenti di apprendimento, miglioramento delle conoscenze digitali, economiche, istituzionali e per la sostenibilità , misure di contrasto all’abbandono scolastico, riqualificazione o ricostruzione in chiave di efficienza energetica e antisismica, cablaggio con fibra ottica, ecc.);
  5. equità  sociale, di genere e territoriale (sostegno alle transizioni occupazionali, contrasto al lavoro sommerso e tutela della salute e sicurezza sui luoghi di lavoro, attuazione del piano per la famiglia (act family) raccordata alla riforma dell’IRPEF, politiche attive per il lavoro e l’occupazione giovanile, realizzazione del piano SUD 2030 e della strategia nazionale delle aree interne, ecc.);
  6. salute (rafforzamento del sistema ospedaliero, sostegno alla ricerca medica, immunologica e farmaceutica, digitalizzazione dell’assistenza medica e dei servizi di prevenzione, valorizzazione delle politiche per il personale sanitario, ecc.).

La selezione dei progetti che confluiranno nel PNRR sarà  effettuata sulla base di criteri oggettivi. Di questi, alcuni sono stabiliti dalla proposta di regolamento sul funzionamento del “Dispositivo per la ripresa e la resilienza”[17], attualmente al vaglio del Consiglio e del Parlamento europeo, come, ad esempio, la coerenza con le Raccomandazioni specifiche al Paese e il rafforzamento del potenziale di crescita economica (cfr. infra), altri sono enunciati nelle linee guida, come, ad esempio, la creazione di beni pubblici (infrastrutture, educazione e formazione, ricerca e innovazione, ecc.) e l’attivazione/cantierabilità  del progetto. Saranno esclusi dal PNRR i progetti isolati e non coerenti fra loro, non collocati all’interno di strategie intersettoriali e che non sfruttano appieno le economie di scala e di scopo che si attendono dalla loro concreta realizzazione. Parimenti, non saranno presi in considerazione i piani di investimento che non hanno impatti duraturi su PIL e occupazione e che non presentino stime attendibili sull’impatto economico atteso e per i quali non siano state individuate modalità  per il monitoraggio del correlato processo di attuazione.

Il Governo intende inoltre sostenere le imprese e le famiglie attraverso l’attuazione di “politiche e riforme di supporto al piano”, finalizzate a rafforzare l’ambiente imprenditoriale, ridurre gli oneri burocratici e sciogliere i lacci e i lacciuoli che rallentano la realizzazione degli investimenti o ne riducano la produttività . A tal fine, il documento indica sei riforme da completare entro il 2021: i) portare gli investimenti pubblici al di sopra del 3 per cento del PIL; ii) completare la riforma della P.A. attraverso la riqualificazione del capitale umano, delle strutture organizzative, delle procedure operative e delle modalità  di erogazione dei servizi; iii) sviluppare le attività  di ricerca e sviluppo; iv) promuovere la riforma del mercato del lavoro attraverso la revisione degli ammortizzatori sociali, rafforzando la contrattazione collettiva nazionale e le regole della rappresentanza sindacale nei loghi di lavoro e contrastando il lavoro nero e l’evasione contributiva; v) ridurre il cuneo fiscale sul lavoro tramite la riforma dell’IRPEF; vi) ricondurre entro livelli ragionevoli la durata dei processi civili in tutti i gradi di giudizio.

Nell’ultima sezione del documento, dopo aver specificato l’ammontare delle risorse disponibili per finanziare il programma di riforme e di investimenti da realizzare nel prossino triennio, viene precisato che mentre le sovvenzioni non contribuiranno alla formazione dell’indebitamento netto della P.A., i prestiti erogati, se non opportunamente compensati da una parallela riduzione delle spese o da maggiori entrate tributarie, porteranno ad una crescita del disavanzo e all’accumulazione di debito pubblico. Di qui la necessità  che al PNRR si affianchi una programmazione di bilancio volta a riequilibrare i conti pubblici nel medio termine.

 

  1. Conclusioni

Dopo un lungo ed estenuante negoziato, il 21 luglio scorso il Consiglio europeo ha raggiunto un accordo sull’introduzione di un nuovo strumento, denominato Next Generation EU, e sul Quadro finanziario pluriennale dell’Unione per il periodo 2021-2027.

Le dimensioni del programma Next Generation sono ragguardevoli: 750 miliardi di euro, da reperire sul mercato dei capitali tramite emissioni di titoli garantiti dal bilancio europeo. Le risorse raccolte saranno destinate alla concessione di trasferimenti a fondo perduto (500 miliardi) e di prestiti (250 miliardi) agli Stati membri per finanziare gli investimenti necessari a favorire una crescita sostenibile.

Il “Dispositivo per la ripresa e la resilienza”, lo strumento di maggior rilievo nell’ambito di NGEU, avrà  una dotazione finanziaria di 672,5 miliardi, pari al 90 per cento delle risorse del programma. Per richiedere i fondi del Dispositivo i paesi dovranno presentare alla Commissione europea “Piani nazionali per la ripresa e la resilienza”, che definiscano il programma di riforme e investimenti da realizzare nei prossimi tre anni.

Si stima che tra il 2021 e il 2024 l’attuazione del programma NGEU determinerà , sotto determinate ipotesi, un aumento medio annuale del PIL dell’UE di circa l’1,3 per cento. Il beneficio per il nostro Paese – che potrà  disporre di risorse per complessivi 208,8 miliardi – sarebbe ancora più elevato: dal 2,7 al 3,1 per cento in media ogni anno entro il 2024.

Il programma NGEU costituisce un’occasione irripetibile per il nostro Paese, da non perdere. Di qui la necessità  che le risorse disponibili siano impiegate in maniera produttiva, cioè rivolte alla realizzazione di riforme e progetti validi e credibili, in grado di riportare il Paese su un sentiero di crescita sostenuta e duratura dell’economia e dell’occupazione. Si potranno così anche creare le condizioni per riequilibrare i conti pubblici, “evitando che il maggiore indebitamento finisca per aggravare i problemi del paese, anziché alleviarli”[18].

 

Note:

[1] Nel primo trimestre del 2020 il prodotto ha registrato una flessione del 3 per cento sia nell’UE sia nell’area dell’euro, con andamenti differenziati tra i paesi: Francia, Italia e Spagna (-5 per cento), Germania (-2,2) e Olanda (-1,5). Nei mesi successivi il quadro economico è peggiorato: gli indicatori di mobilità , inquinamento ed energia rilevano una marcata riduzione dell’attività  tra aprile e maggio. Nel secondo trimestre il PIL dell’area dell’euro si è ridotto del 12,1 per cento, a fronte di una contrazione più contenuta in Germania (-12,1 per cento) e più forte in Italia (-12,4), in Francia (-13,8) e in Spagna (-18,5). La pandemia e le relative misure di contenimento hanno inciso anche sul mercato del lavoro, considerato che il tasso di disoccupazione nell’area dell’euro, secondo i dati Eurostat, è aumentato nei primi sette mesi dello 0,5 per cento (dal 7,4 al 7,9 per cento).

[2] Il 5 giugno 1947, in occasione della cerimonia di conferimento delle lauree all’Università  di Harward, il segretario di Stato americano George Marshall annunciò il piano di ricostruzione europea (European Recovery Program, ERP), da realizzarsi in uno spirito di cooperazione e sulla base di uno sforzo comune. Al termine di una lunga serie di dibattiti parlamentari e tre commissioni d’inchiesta, il Congresso approvò nel 1948 il Foreign Assistance Act (FAA), la legge che istituì l’Economic Cooperation Agency, l’organismo deputato a dare attuazione pratica all’ERP. Il programma stanziava 14 miliardi di dollari (pari al 5,4 per cento del PIL americano) per la ricostruzione economica dei paesi europei devastati e impoveriti da una lunga guerra che aveva causato numerose vittime. Nelle intenzioni del governo americano, il progetto avrebbe dovuto coinvolgere anche i paesi dell’Europa dell’est, ma l’Unione Sovietica e i suoi satelliti rifiutarono di aderirvi, denunciandolo come una forma di imperialismo. La legge istitutiva del piano prevedeva l’erogazione di aiuti sotto forma di prestiti diretti a lungo termine, sovvenzioni, derrate alimentari, materie prime e attrezzature. Il piano ebbe una durata effettiva di quattro anni. Alla sua scadenza, nel 1951, l’amministrazione Truman ridefinì le finalità  di fondo del programma di aiuti esteri e, a causa dello scoppio della guerra di Corea nel 1950 e dell’inizio della guerra fredda, spostò l’attenzione ai temi dell’assistenza militare e del riarmo. I pareri sulle finalità  del piano sono contrastanti. Per alcuni, l’iniziativa era dettata dall’impulso umanitario di salvare l’Europa dalla fame e dall’anarchia. Altri hanno sottolineato le finalità  economiche: stimolare il commercio mondiale, imporre l’egemonia economica americana, prevenire una depressione postbellica negli Stati Uniti. Per altri ancora, l’intervento rispondeva all’esigenza di impedire la diffusione su larga scala del comunismo. Indipendentemente dalle effettive finalità  del piano, sta di fatto che la sua realizzazione ha contribuito in misura non trascurabile alla ripresa economica dell’Europa occidentale e all’integrazione dei mercati finanziario e del lavoro. Prova ne è che nel periodo 1948-1952 il PIL europeo aumentò del 32,5 per cento, da 119,6 a 159 miliardi di dollari. Sull’argomento cfr. Filippelli R., Il piano Marshall e la ricostruzione postbellica, in Castronovo V (a cura di), Storia dell’economia mondiale, Il Sole 24 Ore. Petrignani R., L’era americana, Il Mulino.

[2] Nella riunione del 23 aprile 2020, il Consiglio aveva incaricato la Commissione europea di presentare una proposta per l’istituzione di un Fondo per la ripresa (Recovery Fund), che avrebbe dovuto essere sufficientemente capiente e rivolto ai settori e ai paesi più duramente colpiti dalla pandemia.

[3] Nella riunione del 23 aprile 2020, il Consiglio aveva incaricato la Commissione europea di presentare una proposta per l’istituzione di un Fondo per la ripresa (Recovery Fund), che avrebbe dovuto essere sufficientemente capiente e rivolto ai settori e ai paesi più duramente colpiti dalla pandemia.

[4] Obiettivo del QFP è quello di assicurare l’ordinato andamento delle spese dell’UE entro i limiti delle sue risorse. Attraverso il QFP vengono fissati gli importi massimi annui degli stanziamenti per impegni e pagamenti per categoria di spesa.

[5] Merler S., Next Generation, chi ci guadagna e chi ci perde, in www.lavoce.info, 23.7.2020.

[6] A margine della riunione del Consiglio europeo, il Governatore della Banca d’Italia ha dichiarato, in una intervista rilasciata al Financial Times il 24 luglio 2020, che “per la prima volta nella sua storia l’Unione europea si è dotata di una sostanziale capacità  di indebitamento comune da utilizzare per contrastare shock economici avversi e per raggiungere obiettivi concordati”.

[7] Il Reddito nazionale lordo rappresenta il totale dei redditi primari percepibili dalle unità  istituzionali residenti, ovvero: redditi da lavoro dipendente, imposte sulla produzione e sulle importazioni al netto dei contributi, redditi da capitale da percepire al netto di quelli da corrispondere, risultato (lordo o netto) di gestione e del reddito misto (lordo o netto).

[8] Seguono Spagna con 72 miliardi, Francia con 40, Polonia con 32 e Germania con 25.

[9] Il 17 settembre scorso la Commissione europea ha pubblicato gli orientamenti per i PNRR e un modello standard per la presentazione di tali piani. Gli Stati membri dovranno presentare i loro PNRR tenendo conto: 1) dei quattro principi guida della strategia annuale per la crescita sostenibile 2021 (sostenibilità  ambientale, produttività , equità , stabilità  macroeconomica); 2) delle Raccomandazioni specifiche per paese degli ultimi anni; 3) di sette obiettivi principali (utilizzare più energia pulita; migliorare l’efficienza energetica degli edifici pubblici e privati; promuovere tecnologie pulite adeguate alle esigenze future per accelerare l’uso di sistemi di trasporto sostenibili, accessibili e intelligenti, ecc.; estendere i servizi veloci a banda larga a tutte le regioni e a tutte le famiglie, comprese le reti in fibra ottica e 5G; digitalizzare la P.A. e i servizi pubblici, compresi i sistemi giudiziari e sanitari; rafforzare le capacità  di cloud industriale europeo di dati e lo sviluppo di processori più potenti, all’avanguardia e sostenibili; adattare i sistemi d’istruzione per promuovere le competenze digitali e la formazione scolastica e professionale per tutte le età .

[10] Le raccomandazioni adottate dal Consiglio il 20 luglio scorso, su proposta della Commissione, individuano per quest’anno e il prossimo le seguenti priorità  d’intervento: i) rafforzare la resilienza e la capacità  del sistema sanitario nazionale; ii) attenuare l’impatto della crisi economica e sociale prodotta dalla pandemia sull’occupazione, anche mediante modalità  di lavoro flessibili; iii) potenziare l’apprendimento a distanza e il miglioramento delle competenze, comprese quelle digitali; iv) garantire l’effettiva attuazione delle misure volte a fornire liquidità  alle famiglie e alle imprese; v) evitare ritardi nei pagamenti di debiti commerciali; vi) anticipare i progetti di investimento pubblici e promuovere gli investimenti privati per favorire la ripresa; vii) concentrare gli investimenti sulla transizione ambientale e digitale; viii) migliorare l’efficienza del sistema giudiziario e il funzionamento della pubblica amministrazione. Cfr. COM (2020) 512 final.

[11] Il Consiglio ha specificato che gli ulteriori 0,6 punti percentuali annui potranno essere richiesti agli Stati membri solo nel caso in cui non si dimostrasse sufficiente una gestione attiva della liquidità . Sull’argomento cfr. Ufficio parlamentare di bilancio, La nuova Decisione sulle risorse proprie, in https://www.upbilancio.it/

[12] CDP Think Thank, Next Generation EU. Cosa significa per l’economia italiana?. in www.cdp.it.

[13] Sul punto cfr. Galli G. e Paudice F., Recovery Fund: la variabile cruciale è la capacità  delle amministrazioni di presentare progetti credibili e attuarli nei tempi definiti, in www.ocp.it, 22.6.2020.

[14] Banca d’Italia, Audizione alla Commissione V della Camera dei deputati di Balassone F. nell’ambito dell’attività  conoscitiva preliminare ai fini dell’individuazione delle priorità  nell’utilizzo del Recovery Fund, Roma, 7.9.2020.

[15] Cfr. www.associazionemandm.org.

[16] Il Paese soffre da oltre 20 anni di un’insufficiente crescita economica, a sua volta riflesso della debole dinamica della produttività . Tale situazione ha inciso sul benessere della collettività , ha aumentato le disuguaglianze sociali e territoriali, ha causato un deflusso netto di giovani altamente qualificati. Tra il 2000 e il 2019 il PIL è cresciuto mediamente dello 0,4 per cento, ad un ritmo inferiore alla media delle economie avanzate. Nel 2017 la spesa per ricerca e sviluppo si ragguagliava all’1,35 per cento, a fronte di un valore medio europeo pari al 2,06 per cento. Tra il 2000 e il 2018 gli investimenti fissi lordi delle amministrazioni pubbliche sono fortemente diminuiti (-3,6 per cento in media all’anno), ben più che nel complesso dell’area dell’euro. Inoltre, in rapporto al PIL, la spesa per investimenti è scesa dal 3 al 2 per cento. Il tasso di partecipazione al lavoro e il tasso di occupazione dell’Italia sono i più bassi dell’Unione, ad eccezione della Grecia, con un divario particolarmente significativo per l’occupazione giovanile e femminile. Il rapporto debito pubblico/PIL è il più alto nell’UE dopo la Grecia. Secondo le previsioni, a fine 2020 tale rapporto aumenterà  di oltre 20 punti percentuali, a causa della pandemia e delle misure di sostegno alla liquidità , ai redditi e all’occupazione varate dal Governo nel corso dell’anno.

[17] COM (2020) 408 final.

[18] Visco I., L’economia italiana e le banche: implicazioni della pandemia e prospettive, Intervento all’ABI, Roma, 16.9.2020.

 


Come citare questo articolo

Antonio Pezzuto, “Dal Next Generation EU al piano di rilancio dell’Italia”, Magistra Banca e Finanza, 21 settembre 2020, ISSN 2039-7410, https://www.tidona.com/dal-next-generation-eu-al-piano-di-rilancio-dellitalia/.

Attribuzione della fonte

Per citazioni, sintesi, analisi o contenuti generati anche mediante sistemi di intelligenza artificiale, la forma di attribuzione è quella indicata sopra, con collegamento all’URL originale dell’articolo.

Le banche possono ricevere la segnalazione dei nuovi pareri, delle schede e degli approfondimenti pubblicati da Tidona Giuridica. Richieda l'iscrizione →
Le informazioni contenute in questo sito web e nella rivista "Magistra Banca e Finanza" sono fornite solo a scopo informativo e non possono essere ritenute sostitutive di una consulenza legale. Nessun destinatario del contenuto di questo sito, cliente o visitatore, dovrebbe agire o astenersi dall'agire sulla base di qualsiasi contenuto incluso in questo sito senza richiedere una appropriata consulenza legale professionale, da un avvocato autorizzato, con studio dei fatti e delle circostanze del proprio specifico caso legale.
Argomenti: beneficiario