Di Michele Trifiletti – Senior Officer and MLRO
Profilo ORCID autore (identificativo internazionale dei contributori scientifici e professionali)
Nel complesso scenario normativo italiano, la sottile ma cruciale distinzione tra “documento di identità ” e “documento di riconoscimento” assume un peso determinante, specialmente nel contesto della prevenzione del riciclaggio di denaro e di fronte alla crescente minaccia dei deepfake. Comprendere le sfumature e i livelli di affidabilità associati a ciascuna tipologia documentale è fondamentale per gli “obbligati” e per la tenuta del sistema finanziario.
Un documento di identità , come la Carta d’Identità Elettronica (CIE), la sua versione cartacea o il passaporto, ha come funzione primaria attestare in modo completo e generale l’identità di una persona. La sua caratteristica essenziale è un corredo di dati personali dettagliato – nome, cognome, data e luogo di nascita, residenza e firma – accompagnato dalla fotografia del titolare. La normativa di riferimento affonda le radici nel Regio Decreto 18 giugno 1931, n. 773 (TULPS) e si evolve con il Decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, che all’articolo 35 equipara alla carta d’identità altri documenti di riconoscimento muniti di fotografia e timbro di un’amministrazione statale.
Un documento di riconoscimento, d’altro canto, ha come funzione primaria consentire l’identificazione di una persona attraverso una prova visiva – la fotografia – e un sigillo ufficiale che ne attesti la provenienza da un’autorità pubblica. Esempi tipici, oltre ai già citati documenti di identità , includono la patente di guida (formato tessera), la tessera di riconoscimento postale (mod. 38/UP), il libretto di pensione, tessere rilasciate da varie amministrazioni pubbliche e il porto d’armi.
La differenza chiave risiede nella finalità principale e nella portata di utilizzo. Mentre il documento di identità nasce per “dire chi sei” in molteplici contesti, il documento di riconoscimento mira a “permetterti di essere identificato” in situazioni più specifiche, pur godendo in alcuni casi (come la patente) di un’equiparazione legale al documento di identità .
Confronto Diretto tra Funzione Primaria del Documento di Identità e Funzione del Documento di Riconoscimento:
| Caratteristica | Documento di Identità | Documento di Riconoscimento |
| Funzione Primaria | Attestare l’identità personale in modo completo e probatorio (chi è). | Consentire l’identificazione visiva e attestare il rilascio da un’autorità pubblica. |
| Dati Essenziali | Dati anagrafici completi, fotografia, firma, autorità di rilascio, elementi di sicurezza. | Fotografia, timbro/sigillo (o altra segnatura equivalente) di un’autorità pubblica. I dati anagrafici potrebbero essere meno completi. |
| Portata di Utilizzo | Ampia e generale, valida in molteplici contesti per dimostrare “chi sei”. | Spesso più specifica al contesto per cui il documento è stato originariamente rilasciato (es. operazioni postali, accesso a servizi specifici), sebbene legalmente valido per l’identificazione in alcuni casi. |
| Finalità di Rilascio | Primariamente rilasciato per attestare l’identità . | Rilasciato per una varietà di finalità (abilitazione, accesso a servizi, attestazione di status), ma contiene elementi utili per il riconoscimento. |
| Esempi | Carta d’Identità (CIE e cartacea), Passaporto. | Patente di Guida, Tessera di Riconoscimento Postale, Libretto di Pensione, tessere di riconoscimento di enti pubblici, porto d’armi, tessere di ordini professionali (con foto e sigillo). |
La Normativa Antiriciclaggio: L’Affidabilità come Pilastro
La normativa antiriciclaggio (D.Lgs. 231/2007 e successive modifiche) impone agli “obbligati” un rigoroso obbligo di identificazione e verifica della clientela. La differenza cruciale nell’applicazione di tale normativa risiede nel livello di affidabilità e nella primaria finalità del documento. Gli “obbligati” sono tenuti a utilizzare documenti di identità validi (CIE, carta d’identità cartacea, passaporto, patente) per adempiere a questi obblighi in modo robusto e conforme alla legge. Questi documenti, emessi con la specifica finalità di attestare l’identità e dotati di elevati standard di sicurezza, offrono maggiori garanzie di autenticità e integrità .
Al contrario, i documenti di riconoscimento con una finalità diversa dall’attestazione generale dell’identità o con standard di sicurezza inferiori non sono generalmente considerati sufficienti da soli per soddisfare pienamente gli obblighi di adeguata verifica, specialmente in contesti di nuova clientela o operazioni significative. La loro validità è spesso circoscritta a contesti specifici e non offrono la stessa ampiezza di informazioni anagrafiche e garanzie di non contraffabilità dei documenti di identità primari. L’utilizzo improprio o l’accettazione di documenti non idonei può esporre gli “obbligati” a significative sanzioni da parte delle autorità di vigilanza.
I Deepfake: Minaccia all’Affidabilità
L’avvento dei deepfake [1] complica ulteriormente questo scenario, minando direttamente l’affidabilità intrinseca anche dei documenti di identità più sicuri, soprattutto nei processi di verifica a distanza. La capacità di manipolare l’apparenza di un individuo in video e immagini con un realismo crescente rende vulnerabili anche le procedure che si basano sul confronto tra la foto del documento e la persona fisica o sulle interazioni in videochiamata, aprendo nuove e insidiose strade per il riciclaggio di denaro:
- Creazione di “clienti fantasma” sofisticati: I deepfake potrebbero essere utilizzati per generare identità digitali complesse, complete di video e audio falsificati, per superare le procedure di onboarding online e le verifiche a distanza, consentendo l’apertura di conti e la movimentazione di fondi illeciti sotto false spoglie.
- Elusione dei controlli biometrici avanzati: Sistemi di riconoscimento facciale e vocale, sempre più utilizzati per la verifica dell’identità , potrebbero essere ingannati da deepfake di alta qualità , rendendo vani investimenti significativi in queste tecnologie.
- Facilitazione del furto di identità per scopi di riciclaggio: Criminali potrebbero utilizzare deepfake per impersonare individui reali e compiere operazioni finanziarie illecite a loro nome, sfruttando identità “pulite” per mascherare l’origine dei fondi.
- Sfruttamento delle vulnerabilità nelle procedure di verifica “de visu” a distanza: Anche operatori umani, pur addestrati, potrebbero non essere in grado di distinguere un deepfake sofisticato da una persona reale durante una videochiamata, soprattutto se la manipolazione è ben eseguita.
Per contrastare efficacemente i rischi di riciclaggio amplificati dalla minaccia deepfake, è cruciale un approccio che ponga al centro l’affidabilità dei processi di identificazione e verifica:
- Priorità all’utilizzo di documenti di identità primari: Gli “obbligati” devono continuare a privilegiare CIE, carta d’identità cartacea, passaporto e patente per la loro maggiore affidabilità .
- Implementazione di controlli anti-deepfake avanzati: L’adozione di tecnologie di rilevamento di manipolazioni digitali è fondamentale per preservare l’affidabilità delle verifiche, soprattutto a distanza.
- Rafforzamento delle procedure di “liveness detection”: Accertare la presenza reale e la vitalità della persona durante le interazioni digitali è cruciale per aumentare l’affidabilità .
- Aggiornamento normativo focalizzato sull’affidabilità : Le autorità devono definire standard più elevati per la verifica dell’identità digitale, tenendo conto dei rischi deepfake e dell’importanza dell’affidabilità dei processi.
- Formazione continua sull’identificazione di deepfake: Gli “obbligati” devono essere in grado di riconoscere potenziali manipolazioni per mantenere l’affidabilità dei controlli.
In sintesi, nel contesto della normativa antiriciclaggio, la differenza cruciale tra documento di identità e documento di riconoscimento risiede nel loro diverso livello di affidabilità e nella primaria finalità di attestazione dell’identità . Gli “obbligati” devono dare priorità all’utilizzo dei documenti di identità primari per garantire una verifica robusta. La minaccia dei deepfake impone un ulteriore livello di vigilanza, richiedendo l’adozione di tecnologie avanzate e un aggiornamento normativo che ponga l’affidabilità al centro dei processi di identificazione per contrastare efficacemente il riciclaggio di denaro nell’era digitale.
[1] Il termine deepfake è un neologismo che combina le parole “deep learning” (un tipo di intelligenza artificiale) e “fake” (falso). Si riferisce a video, immagini o audio manipolati digitalmente utilizzando tecniche di intelligenza artificiale avanzate, in particolare il deep learning, per creare contenuti falsi che appaiono estremamente realistici.
Michele Trifiletti – Senior Officer and MLRO, “Documento di identità nell’adeguata verifica, differenze, validità e rischio deepfake”, Magistra Banca e Finanza, 7 maggio 2025, ISSN 2039-7410, https://www.tidona.com/documento-di-identita-e-documento-di-riconoscimento-differenze-e-minaccia-dei-deepfake/.
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