I social impact bond: un nuovo strumento di finanza a impatto sociale

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Di Antonio Pezzuto, ex Dirigente della Banca d’Italia

 

La contrazione dei flussi di risorse destinate al welfare, indotta da politiche di austerity seguite alla crisi finanziaria globale, ha favorito la diffusione della c.d. “finanza a impatto sociale” (o impact investing)[1].

Secondo la definizione del Global Impact Investing Network (GIIN), la finanza d’impatto comprende una vasta gamma di strategie di investimento finalizzate ad allocare risorse finanziarie in progetti, imprese e fondi che hanno lo scopo di generare un impatto sociale e ambientale (outcome) misurabile e in grado, allo stesso tempo, di produrre un rendimento economico per gli investitori. Dalla definizione si evince chiaramente che: i) la finanza d’impatto ha come finalità  principale quella di generare benefici sociali e ambientali per la collettività  mediante l’esercizio di attività  imprenditoriali finalizzate a produrre profitto; ii) l’impatto generato dall’intervento deve essere quantificabile sia in termini sia economici sia sul piano sociale e ambientale.

L’idea di fondo dei SIBs è che l’ente pubblico, delegando a terzi (organizzazioni non profit) la realizzazione e la gestione di programmi sociali, possa risparmiare denaro e ottenere risultati più soddisfacenti di quelli che avrebbe conseguito se avesse operato autonomamente. Alla base di questo approccio vi sono essenzialmente due ragioni: i) gli enti pubblici non sempre possiedono le strutture, le persone e le conoscenze (know how) per intervenire direttamente nelle aree connotate da forte disagio sociale; ii) il riconoscimento agli investitori di un compenso a fronte dei capitali forniti è legato al successo dell’iniziativa.

Elementi distintivi dell’impact investing sono:

  • l’intenzionalità  dell’investitore di generare un impatto positivo sul piano socio-ambientale;
  • l’aspettativa di un rendimento economico che è alla base della decisione dell’investitore e che deve prevedere almeno il rientro del capitale investito;
  • la flessibilità  del tasso di rendimento atteso che può essere inferiore o in linea con quello di mercato;
  • la molteplicità  degli strumenti finanziari utilizzati e delle forme di intervento;
  • la misurabilità  dell’impatto, fondamentale per assicurare trasparenza e accontability;
  • la rendicontazione degli impatti generati attraverso la pubblicazione di appositi report.

Gli strumenti che consentono di investire in attività  sociali e ambientali con l’intento di generarne un elevato impatto sono numerosi. Quelli più diffusi sul mercato europeo sono i fondi di investimento, i green bond, i social bond, i social impact bond e il crowdfunding. Nel prosieguo del lavoro si focalizzerà  l’attenzione sui social impact bond, uno strumento di finanziamento che in Italia è ancora allo stato embrionale.

Secondo una definizione largamente condivisa, i Social Impact Bond (SIBs) sono “strumenti innovativi di impact investing destinati alla realizzazione di progetti di pubblica utilità , con una remunerazione degli investitori solo in caso di effettiva generazione di impatto sociale positivo, opportunamente misurato”. Gli elementi fondamentali di tale meccanismo di finanziamento sono: i) la realizzazione di un programma di interventi in campo sociale in grado di generare un impatto sociale; e ii) l’ottenimento di un ritorno economico per l’investitore solo in caso di successo dell’iniziativa. Per questo motivo, i SIB sono considerati obbligazioni “pay by result” o “pay for success”.

Il SIB non è tuttavia un titolo obbligazionario in senso stretto, poiché non condivide alcune delle caratteristiche specifiche di un’obbligazione standard, ossia la restituzione del capitale investito, il pagamento periodico di interessi e la negoziazione in mercati secondari. Il rendimento del SIB è, infatti, variabile come il prezzo di un’azione, che cambia in base alla performance conseguita dall’impresa sociale.

Il SIB è uno strumento finanziario complesso al pari dei derivati, dai quali tuttavia si distingue per la finalità  sottesa alla sua emissione: promuovere l’innovazione sociale anziché favorire la speculazione. La complessità  del SIB è la rete di relazioni tra i soggetti coinvolti nell’operazione. Questi infatti sono legati da una partnership, sancita da contratti bilaterali e finalizzata a raccogliere capitali privati per promuovere politiche pubbliche innovative, in cui alla variabile “rischio finanziario” di un investimento tradizionale si associa la variabile “fiducia” tra i partner che partecipano all’iniziativa.

La struttura base di un SIB è composta da cinque soggetti, legati tra loro da contratti bilaterali di durata pluriennale:

  • un ente pubblico o governativo;
  • uno o più operatori sociali (organizzazioni non profit, ad esempio), deputati a erogare il servizio;
  • investitori privati;
  • un intermediario o una società  veicolo costituita ad hoc per la gestione del singolo progetto;
  • un valutatore indipendente (indipendent assessor), incaricato di misurare il risultato finale (performance) e di certificare il raggiungimento dell’obiettivo.

Il meccanismo di funzionamento dei SIBs si sviluppa attraverso molteplici fasi. (1) Un intermediario bancario, in accordo con l’ente pubblico, emette social bonds collocandoli presso investitori privati che forniscono le risorse necessarie a finanziare un progetto a carattere sociale. (2) L’intermediario convoglia le risorse raccolte tramite l’emissione di SIBs verso organizzazioni non profit che si occupano di fornire i servizi di pubblica utilità  previsti dal progetto. (3) Gli enti non profit dovrebbero garantire risultati tali da sollevare il settore pubblico dall’obbligo di soddisfare i bisogni potenzialmente legati all’evolversi dei rischi sociali. (4) Se, in base alla valutazione espressa da un ente indipendente, il progetto sociale o ambientale risponde agli standard qualitativi richiesti all’atto di emissione dei SIBs, l’ente pubblico è tenuto a versare il compenso pattuito più una percentuale predeterminata all’intermediario, (5) che provvederà , a sua volta, a pagare gli investitori privati che hanno fornito i capitali iniziali. Nell’eventualità  che il progetto non risponda agli standard previsti, l’ente pubblico non verserà  alcuna somma di denaro.

In sintesi, lo schema sottostante di funzionamento del SIB prevede il coinvolgimento di cinque portatori di interessi (stakeholders): 1) l’ente pubblico, che si impegna a remunerare l’investitore in caso di raggiungimento degli obiettivi prefissati; un intermediario, che riceve e distribuisce i pagamenti, coordinando il progetto; 3) l’impresa sociale che eroga il servizio; 4) l’investitore, che è remunerato solo in caso di successo dell’iniziativa e di raggiungimento degli obiettivi prefissati; 5) il valutatore, che misura e certifica in modo indipendente i risultati del progetto.

Una delle caratteristiche distintive del social bond è data dal fatto esso si configura come uno strumento “win-to-win”, capace di conferire vantaggi a tutti gli attori coinvolti nel processo. Gli enti pubblici hanno la possibilità  di affidare la gestione di progetti sociali a operatori del settore radicati in contesti in cui, di norma, la pubblica amministrazione, per carenza di risorse o per avversione al rischio, avrebbe difficoltà  ad attivare propri programmi perseguendo contemporaneamente obiettivi di economicità . Le comunità  locali possono disporre di nuovi servizi che l’ente pubblico difficilmente potrebbe erogare direttamente senza il concorso di capitali privati atti a finanziare attività  sociali. Le organizzazioni non profit possono accedere a finanziamenti rilevanti o comunque di importo superiore a quelli che potrebbero ottenere attraverso le tradizionali modalità  di raccolta fondi. Non solo. Poiché l’accesso ai fondi è subordinato al successo dell’iniziativa, gli enti non profit sono incoraggiati ad innovarsi continuamente per poterne fruire. Gli investitori privati hanno la possibilità  di conseguire profitti tanto più elevati quanto più ampio è l’impatto sociale generato dal progetto. Al tempo stesso, darebbero di sé un’immagine positiva legata al loro impegno in ambito sociale.

Più in generale, il ricorso ai SIBs consentirebbe:

  1. la promozione di meccanismi di allocazione efficace ed efficiente delle risorse, in grado cioè di generare un effettivo impatto sociale;
  2. un uso trasparente delle risorse pubbliche documentato da misurazioni chiare e verificabili;
  3. l’attivazione di cicli positivi di spesa pubblica (il risparmio di spesa ottenuto dalla realizzazione di un SIB può essere utilizzato per finanziare altri progetti sociali);
  4. il successo di questi strumenti favorirebbe l’innovazione finanziaria e l’effetto leva.

I SIBs non sono immuni, tuttavia, da criticità  e rischi.

Stante la necessità  di misurare i risultati del progetto finanziato attraverso l’emissione di SIBs, i social bond sono utilizzabili in un numero limitato di situazioni, in cui possono essere stabiliti criteri statisticamente validi per la misurazione dell’impatto sociale. Al rischio finanziario dell’operazione che, in assenza di coperture o garanzie, ricade interamente sugli investitori, i quali – va precisato – sono i soggetti meno coinvolti nell’operatività  e meno provvisti di poteri in grado di influenzare le scelte degli altri attori, si aggiungono altre tipologie di rischi, come, ad esempio, quello di fallimento del programma, connesso con l’inadattabilità  del SIB al contesto specifico per il quale è stato ideato, e quello politico derivante dalla incapacità  dell’ente pubblico di far fronte ai pagamenti dovuti in caso di successo del programma.

La misurazione dell’impatto sociale generato dall’intervento assume un ruolo fondamentale nei meccanismi di funzionamento del SIB. Infatti, solo a partire da questo valore si può stimare il risparmio di spesa per la pubblica amministrazione e la redditività  dello strumento. Il percorso di valutazione si sviluppa attraverso tre fasi distinte:

  • la selezione di un gruppo di trattamento (campione) all’interno di una popolazione obiettivo;
  • la misurazione dei risultati ottenuti sul gruppo di trattamento;
  • la stima del valore economico in termini monetari.

La selezione del campione si basa sulla raccolta di informazioni rilevanti sulla popolazione obiettivo, organizzate per indicatori rappresentativi delle caratteristiche individuali che meglio descrivono la situazione di disagio sociale.

Per la misurazione dei risultati è buona prassi far ricorso a metodi controfattuali, che consistono nel porre a confronto i risultati del campione con le evidenze riscontrate in un altro gruppo, selezionato in modo da approssimare ciò che sarebbe successo in assenza dell’intervento. I metodi attualmente in uso possono essere distinti in:

  • metodi sperimentali, che prevedono il confronto con un gruppo di controllo;
  • metodi quasi sperimentali, che realizzano il confronto con un gruppo statistico, con caratteristiche simili oggettivamente misurabili;
  • metodi non sperimentali, che si basano sul confronto con dati storici relativi agli stessi beneficiari o altri soggetti prima di essere coinvolti nell’iniziativa.

I metodi sperimentali sono molto affidabili e rigorosi dal punto di vista analitico, dato che consentono di misurare e comparare in modo oggettivo i risultati del trattamento. Tuttavia, questi approcci richiedono banche dati affidabili, che difficilmente sono a disposizione delle pubbliche amministrazioni, e processi di misurazione costosi.

Il primo SIB è stato sperimentato nel settembre 2010 nel Regno Unito, su iniziativa della banca d’investimento Social Finance in collaborazione con il Ministero di giustizia inglese. Il progetto era finalizzato al reinserimento sociale dei detenuti del penitenziario di Peterborough, reclusi per un periodo inferiore ai 12 mesi, i quali presentavano tassi di recidiva molto elevati[2]. A quanto risulta, l’iniziativa ha registrato un formidabile successo: il risultato sociale atteso è stato infatti non solo raggiunto ma anche superato, poiché il tasso di recidiva delle persone detenute è diminuito del 9 per cento rispetto al gruppo di controllo definito al momento della progettazione, a fronte di un target prefissato dal Ministero del 7,5 per cento[3]. Questo risultato consentirà  agli investitori di ricevere dal Ministero di giustizia e dal Big Lottery Fund il capitale inizialmente investito[4], con una maggiorazione del 3 per cento per ogni anno di finanziamento (6 anni).

Secondo gli ultimi dati disponibili, ad oggi sono stati sviluppati nel mondo 89 SIBs in 19 paesi diversi che mobilitano circa 400 milioni di dollari di investimenti. Il paese con il più alto numero di sperimentazioni è il Regno Unito (34), seguito da Stati Uniti (15) e Olanda (7). In Italia il mercato dei SIBs tarda a decollare per questioni di ordine giuridico, legate ai vincoli del quadro normativo[5], e di ordine organizzativo[6]. il primo progetto di obbligazione a impatto sociale è nato a Torino su iniziativa di Fondazione CRT e Human Foundation, in collaborazione con la casa circondariale “Lorusso e Cotugno”. Un’altra iniziativa, avviata nel 2015 da Banca Prossima per la valorizzazione dei rifiuti ai fini della produzione di energia elettrica in Campania, è stata poi abbandonata.

 

Riferimenti bibliografici:

Bernardoni A. e Marocchi G., Social Impact Bond, Payment by results e imprese sociali: un’analisi critica, in Welfare Oggi, n. 3/2018.

Broccadoro E. e Mazzuca M., I social impact bond: valore economico e prospettive, in Bancaria, n. 11/2019

Dal Maso D., I social impact bonds. Natura, funzionamento, criticità , in Investimenti a impatto sociale: analisi e opportunità , Terzo Quaderno di approfondimento 2016, Welfare e investimenti a 360 gradi.

Fondazione Cariplo, I social impact bond. La finanza al servizio dell’innovazione sociale? Quaderno n. 11/2013.

Forum per la Finanza Sostenibile, Impact Investing: la finanza a supporto dell’impatto socio-ambientale, ottobre 2017.

 

Note:

[1] L’espressione “impact investing” è stata coniata all’indomani della crisi finanziaria globale da due istituzioni finanziarie internazionali, JP Morgan e Rockefeller Foundation. Il mercato mondiale dell’impact investing ha superato i 500 miliardi di dollari alla fine del 2018. Gli investimenti a impatto stanno registrando un interessante sviluppo anche in Italia. Secondo il rapporto di Eurosif, l’Italia è il paese europeo nel quale gli investimenti a impatto sono più diffusi: nel biennio 2015-2017 hanno registrato una crescita significativa, passando da 3 a 52 miliardi di euro di asset gestiti.

[2] Il 60 per cento dei detenuti veniva condannato per un nuovo reato nell’arco dell’anno successivo alla loro liberazione.

[3] Il risultato finale del programma è stato valutato da due valutatori indipendenti, QinetiQ e Università  di Leicester.

[4] Pari a 5 milioni di sterline, raccolti tra 17 investitori, costituiti per lo più da fondazioni filantropiche

[5] La disciplina vigente in materia di contratti pubblici e finanza pubblica costituisce un ostacolo di non poco conto all’impego dei SIBs nel contesto italiano.

[6] Complessità  della struttura contrattuale e dei connessi costi; mancanza di risorse umane altamente qualificate presso la P.A.; scarsa propensione dell’ente pubblico alla realizzazione di progetti innovativi per avversione al rischio, nonché alla condivisione di obiettivi e responsabilità .


Come citare questo articolo

Antonio Pezzuto, “I social impact bond: un nuovo strumento di finanza a impatto sociale”, Magistra Banca e Finanza, 16 gennaio 2020, ISSN 2039-7410, https://www.tidona.com/i-social-impact-bond-un-nuovo-strumento-di-finanza-a-impatto-sociale/.

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