Il Rapporto UNODC 2026 sulla criminalità organizzata transnazionale: bilancio dei 25 anni della Convenzione di Palermo e centralità del follow the money

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Di Annamaria Gallo

Esperta in Antiriciclaggio

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Il Rapporto UNODC 2026 sulla criminalità organizzata transnazionale: bilancio dei 25 anni della Convenzione di Palermo e centralità del follow the money

In occasione del venticinquesimo anniversario dell’adozione della Convenzione delle Nazioni Unite contro la criminalità organizzata transnazionale (UNTOC, nota anche come Convenzione di Palermo), l’Ufficio delle Nazioni Unite contro la Droga e il Crimine (UNODC) ha pubblicato nel maggio 2026 il Research Brief on Transnational Organized Crime. Il documento offre una ricognizione aggiornata delle manifestazioni attuali della criminalità organizzata a livello globale e propone alcune priorità strategiche per i prossimi anni. Per un professionista che opera nell’ambito AML, il rapporto costituisce un punto di riferimento prezioso: conferma, infatti, che il contrasto ai patrimoni illeciti resta lo strumento più efficace per colpire strutture criminali sempre più fluide, transnazionali e capaci di infiltrarsi nell’economia legale.

La Convenzione di Palermo, venticinque anni dopo

Adottata nel 2000 ed entrata in vigore pochi anni dopo, la Convenzione di Palermo conta oggi 194 Stati parte e rimane uno dei trattati internazionali più ratificati al mondo. Il suo tratto distintivo, secondo l’UNODC, è la definizione volutamente aperta di “grave reato” contenuta nell’articolo 2, che ha permesso alla Convenzione stessa di essere applicabile a forme di criminalità non ancora esistenti al momento della sua redazione, dalla frode organizzata cyber-enabled al traffico di beni culturali. La Convenzione svolge una duplice funzione: da un lato fornisce un quadro normativo sussidiario per la cooperazione internazionale laddove non esistano accordi bilaterali o multilaterali, dall’altro promuove la convergenza tra gli ordinamenti nazionali, agevolando mutua assistenza giudiziaria, estradizione e cooperazione nella confisca dei proventi di reato. Il meccanismo di revisione UNTOC, avviato nel 2020, consente oggi una valutazione sistematica dell’attuazione della Convenzione e dei suoi tre protocolli addizionali dedicati a tratta di persone, traffico di migranti e traffico di armi da fuoco.

Un fenomeno che sfugge alle etichette tradizionali

Il primo dato che emerge dal Research Brief riguarda la difficoltà crescente di ricondurre la criminalità organizzata contemporanea a categorie giuridiche nitide. Gang, insorgenti, milizie, contractor della sicurezza privata, società di logistica e persino imprese regolarmente autorizzate possono, secondo l’UNODC, cooperare lungo le medesime filiere illecite. Alcuni gruppi etichettati come ribelli o organizzazioni terroristiche hanno adottato prassi tipiche della criminalità organizzata per finanziare la propria agenda politica, mentre imprese formalmente legali possono scivolare in pratiche illegali attraverso corruzione o violazione delle condizioni di licenza.

Il rapporto propone una lettura utile sul piano tassonomico: i gruppi criminali si collocano lungo un continuum tra orientamento alla governance e orientamento al commercio. I gruppi trade-oriented privilegiano la transazione efficiente e il massimo profitto, adottano strutture piatte e tendono a evitare la violenza per non attirare l’attenzione delle autorità. I gruppi governance-oriented, al contrario, puntano al controllo di un territorio o di un mercato, mantengono gerarchie più rigide, fanno leva sulla reputazione violenta e utilizzano l’estorsione come forma di tassazione parallela sulle attività lecite e illecite presenti nell’area controllata.

La governance criminale e la cattura delle istituzioni

Un intero capitolo del rapporto è dedicato alla governance criminale, definita come la capacità dei gruppi organizzati di imporre regole alternative a quelle dello Stato attraverso coercizione, corruzione, fornitura selettiva di servizi e manipolazione dei mercati. Gli esempi riportati spaziano da Haiti, dove nel 2024 le gang controllavano circa l’85 per cento della capitale Port-au-Prince, a contesti ad alta capacità istituzionale come la Svezia, dove ricerche del National Council for Crime Prevention documentano una suddivisione territoriale dei mercati della droga tra gruppi organizzati e la formazione di quelle che vengono definite “strutture parallele”.

Nessun Paese o comunità, indipendentemente dal livello di sviluppo istituzionale, può dirsi immune alla minaccia della governance criminale.

L’estorsione emerge come fonte di reddito stabile e sicura per le organizzazioni orientate alla governance: in Italia, solo nel primo semestre del 2023, la Direzione Investigativa Antimafia ha censito circa 5.500 casi di estorsione riconducibili a gruppi organizzati. Il dato conferma quanto già noto agli operatori del settore AML: la penetrazione nel tessuto economico locale rappresenta spesso il primo passo verso l’infiltrazione di appalti pubblici, sussidi e, in ultima analisi, del sistema finanziario legale.

I mercati illeciti e l’evoluzione della filiera della cocaina

Il rapporto conferma che il traffico di stupefacenti resta la spina dorsale finanziaria della maggior parte dei gruppi criminali transnazionali, pur accanto a un ventaglio crescente di altri mercati illeciti: armi da fuoco, risorse naturali, migranti, esseri umani. Interessante il caso della filiera della cocaina, raramente controllata da un unico gruppo lungo tutto il suo sviluppo: produttori, broker, trafficanti su scala globale, fornitori di livello intermedio e distributori operano spesso in cooperazione reciproca, con un crescente ruolo di “service provider” specializzati che gestiscono singole fasi della filiera senza detenere la proprietà della sostanza. L’ingresso diretto di gruppi balcanici nella fornitura di cocaina verso l’Europa a partire dal 2012 e la ridefinizione delle rotte verso il cosiddetto “Southern Cone” rappresentano, secondo l’UNODC, un esempio emblematico di come i mutamenti nella geografia della criminalità organizzata siano capaci di trasformare l’intero mercato globale di una sostanza.

Il rapporto documenta inoltre la crescente convergenza tra mercati illeciti diversi: in America Latina si osserva il fenomeno della cosiddetta “narco-deforestazione”, in cui i proventi del narcotraffico vengono reinvestiti in speculazione fondiaria, agricoltura e allevamento, con un impatto diretto sulla foresta amazzonica. Nel Sahel, le aree di estrazione aurifera si sovrappongono spesso alle rotte di traffico di droga, migranti e armi, generando ecosistemi criminali integrati difficili da smantellare con un intervento settoriale isolato.

Tecnologia, scam center e nuove forme di riciclaggio

Il terzo asse del rapporto riguarda l’impatto della tecnologia sull’operatività dei gruppi criminali. L’UNODC stima perdite finanziarie comprese tra 18 e 37 miliardi di dollari statunitensi riconducibili a truffe ai danni di vittime in Asia orientale e sudorientale nel solo 2023, con un ruolo rilevante dei cosiddetti scam center, complessi industriali dove operatori spesso vittime di tratta vengono costretti a condurre frodi online su larga scala. Il rapporto segnala inoltre come i casinò, i circuiti junket e il gioco d’azzardo online in Asia orientale e sudorientale costituiscano oggi un’infrastruttura di riciclaggio a ciclo completo, capace di coprire l’intero percorso dal collocamento all’integrazione dei proventi illeciti.

Sul fronte degli asset virtuali, l’UNODC segnala la crescente combinazione tra transazioni su blockchain e sistemi informali di trasferimento valore di tipo hawala, l’uso di stablecoin per la loro bassa volatilità e alta liquidità e il ricorso a mixer e cross-chain swap per interrompere la tracciabilità dei fondi. Lungo la cosiddetta rotta balcanica, tra il 2019 e il 2022, tra 3,4 e 6,9 miliardi di dollari statunitensi all’anno hanno attraversato le frontiere come flussi finanziari illeciti connessi al traffico di oppiacei e metanfetamine, una cifra che in Paesi come l’Afghanistan e la Macedonia del Nord rappresenta una quota rilevante del prodotto interno lordo nazionale.

Le priorità strategiche indicate dall’UNODC

Nella parte conclusiva, il rapporto individua cinque linee di azione per la comunità internazionale: sviluppare risposte strategiche alla dimensione digitale della criminalità organizzata, rafforzare la cooperazione giudiziaria e di polizia transfrontaliera, contrastare la governance criminale con interventi integrati che superino il solo ambito penale, colpire i profitti illeciti attraverso misure antiriciclaggio e di contrasto al finanziamento del terrorismo, affrontare la criminalità organizzata come fattore di instabilità nelle aree di conflitto. Tutte le linee di azione convergono, seppure con angolazioni diverse, verso un unico principio operativo: il profitto costituisce la motivazione primaria della criminalità organizzata e la sua individuazione, tracciamento e confisca restano lo strumento più efficace per disarticolare le organizzazioni criminali.

Conclusioni

Il Research Brief UNODC restituisce un quadro in cui le organizzazioni criminali appaiono sempre più fluide, capaci di attraversare confini geografici e giuridici, di convergere su più mercati illeciti contemporaneamente e di sfruttare le tecnologie digitali per ampliare la scala delle proprie operazioni. Proprio questa fluidità rende il criterio classificatorio tradizionale, fondato sulla struttura interna del gruppo o sulla tipologia di reato commesso, sempre meno idoneo a orientare l’azione di contrasto.

In questo scenario, il principio del follow the money assume un rilievo centrale, non soltanto come tecnica investigativa, ma come vera e propria chiave di lettura del fenomeno. Il rapporto lo conferma su più livelli: la governance criminale si regge sul controllo dei flussi finanziari locali, i mercati illeciti restano redditizi solo finché i proventi possono essere reinvestiti e occultati, la stessa espansione geografica dei gruppi criminali segue le opportunità di riciclaggio offerte da giurisdizioni con presidi normativi deboli. I flussi finanziari rivelano chi esercita il controllo, chi ne beneficia e dove l’influenza criminale si sta trasformando in potere economico e istituzionale. Colpire i patrimoni, prima ancora che le singole condotte, significa quindi intervenire sulla condizione strutturale che rende possibile la persistenza dell’organizzazione nel tempo.

Per gli operatori dell’ambito AML, l’indicazione che emerge dal rapporto rafforza scelte già consolidate a livello normativo europeo e nazionale: potenziamento delle capacità di investigazione finanziaria, cooperazione stabile tra unità di intelligence finanziaria e autorità giudiziarie, tracciamento degli asset virtuali anche attraverso l’analisi dei mixer e delle stablecoin, condivisione tempestiva di informazioni con il settore privato, che detiene ormai una parte rilevante dei dati rilevanti per le indagini. La capacità di seguire il denaro, dal collocamento fino all’integrazione nell’economia legale, resta lo strumento più concreto per trasformare la cooperazione internazionale evocata dalla Convenzione di Palermo in un risultato tangibile di contrasto alla criminalità organizzata transnazionale.

Research Brief on Transnational Organized Crime 2026


Come citare questo articolo

Annamaria Gallo, “Il Rapporto UNODC 2026 sulla criminalità organizzata transnazionale: bilancio dei 25 anni della Convenzione di Palermo e centralità del follow the money”, Magistra Banca e Finanza, 31 agosto 2026, ISSN 2039-7410, https://www.tidona.com/il-rapporto-unodc-2026-sulla-criminalita-organizzata-transnazionale-bilancio-dei-25-anni-della-convenzione-di-palermo-e-centralita-del-follow-the-money/.

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