Di Antonio Pezzuto, ex Dirigente della Banca d’Italia
Come noto, l’EBA (European Bank Authority) conduce con cadenza biennale, in collaborazione con la BCE e le autorità di vigilanza nazionali, uno stress test sui principali gruppi europei, allo scopo di valutarne la solidità patrimoniale.
Il 2 novembre scorso l’Autorità europea ha pubblicato i risultati della prova di stress che ha coinvolto 48 enti creditizi. Di questi 33 sono soggetti alla vigilanza della BCE e rappresentano il 70 per cento delle attività bancarie dell’area dell’euro. Hanno partecipato all’esercizio 4 banche italiane: Intesa Sanpaolo, UniCredit, Banco BPM e UBI Banca.
L’esercizio di quest’anno non stabilisce, in analogia a quello condotto nel 2016, una soglia minima di capitale da rispettare attraverso immediate misure di rafforzamento patrimoniale, ma rappresenta uno degli strumenti a disposizione delle Autorità di vigilanza per valutare la capacità di tenuta dei mezzi patrimoniali delle banche a fronte di ipotetici scenari economici e finanziari avversi. I risultati dell’esercizio, unitamente ad altri elementi, rientrano tra le informazioni utilizzate dalle Autorità di vigilanza (BCE per le banche significative e Banca d’Italia per le banche meno significative) per la quantificazione del capitale di Secondo Pilastro (Pillar 2) nell’ambito del processo di revisione e valutazione prudenziale (SREP, Supervisory Review and Evaluation Process).
Gli scenari ipotizzati per l’esercizio, quello di base (baseline) e quello avverso (adverse), sono stati definiti a gennaio di quest’anno dall’ERSB (European Systemic Risk Board), in collaborazione con la BCE e l’EBA. La metodologia su cui si basa lo stress test 2018 è stata resa nota dall’EBA a novembre 2017. Essa si fonda, come di consueto, sul principio del “bilancio statico”, in virtù del quale la solidità delle banche viene valutata senza tener conto delle azioni che il management potrebbe porre in atto nel corso del triennio per mitigare gli effetti negativi degli shock. Lo scenario avverso, che copre un orizzonte temporale di tre anni (2018-2020), ipotizza il manifestarsi di quattro rischi sistemici, considerati come le minacce più rilevanti per la stabilità del sistema bancario europeo: rivalutazione dei premi per il rischio; timori per la sostenibilità del debito pubblico e privato; aumento del rischio di liquidità nel settore finanziario non bancario; spirali negative tra crescita bassa e redditività debole delle banche.
La prova di stress del 2018 tiene conto anche dell’introduzione del principio contabile IFRS 9, entrato in vigore a gennaio di quest’anno in sostituzione dello IAS 39, che richiede alle banche di operare accantonamenti non solo per i crediti già deteriorati, ma anche per quelli che si potrebbero deteriorare in futuro.
I risultati della prova di stress mostrano che le 33 banche vigilate direttamente dalla BCE hanno aumentato la loro capacità di tenuta agli shock macroeconomici. Nonostante uno scenario avverso più severo di quello ipotizzato nello stress test del 2016, il coefficiente di capitale primario di classe 1 (Common Equity Tier 1, CET 1) delle 33 banche si è attestato al 9,9 per cento, a fronte dell’8,8 per cento del 2016. Nello scenario avverso il capitale delle suddette banche si è ridotto in media di 3,8 punti percentuali, una variazione superiore a quella registrata nella precedente rilevazione (3,3 punti percentuali).
Secondo la Banca d’Italia, i risultati dello stress test indicano che “nel complesso le banche europee hanno mostrato una buona capacità di tenuta a fronte delle condizioni di stress ipotizzate nello scenario avverso, confermando il generale rafforzamento della solidità del sistema bancario europeo”.
Le quattro banche italiane hanno registrato esiti positivi, avendo riportato indici patrimoniali superiori alla soglia minima del 5,5% nello scenario avverso[1] riferito al 2020. In base alle “regole vigenti”, Intesa Sanpaolo è la banca più solida del gruppo con un CET 1 ratio[2] del 10,40%, superiore alla media europea (10,3%). Seguono UniCredit con il 9,34%, Banco BPM con l’8,47 e UBI Banca con l’8,32, con ratios di capitale inferiori alla media europea (Tab. 1).
CET 1 ratio “a regole vigenti” Tab.1
| Banche | 2017 | Scenario di base 2018 2019 2020 | Scenario avverso 2018 2019 2020 |
| Intesa Sanpaolo | 13,24 | 12,93 12,93 13,04 | 10,80 10,64 10,40 |
| UniCredit | 12,80 | 12,99 13,38 13,76 | 10,31 9,58 9,34 |
| Banco BPM | 13,94 | 13,68 14,95 15,74 | 9,93 9,40 8,47 |
| UBI Banche | 11,70 | 11,51 12,08 12,49 | 9,76 9,25 8,32 |
Anche nell’ipotesi di “fully loaded”, cioè “a regime”[3], i risultati sono positivi, ma non particolarmente brillanti. Intesa Sanpaolo, pur confermandosi la banca più solida del lotto, registra un CET 1 ratio del 9,66%, che è tuttavia inferiore alla media europea (10,05%). A seguire UniCredit con il 9,34%, UBI Banca con il 7,46 e Banco BPM con il 6,67 (Tab. 2).
CET 1 ratio “a regime” Tab.2
| Banche | 2017 | Scenario di base 2018 2019 2020 | Scenario avverso 2018 2019 2020 |
| Intesa Sanpaolo | 11,85 | 11,84 12,02 12,28 | 9,76 9,74 9,66 |
| UniCredit | 12,68 | 12,95 13,38 13,76 | 10,32 9,58 9,34 |
| Banco BPM | 11,20 | 11,73 13,20 14,32 | 7,03 7,01 6,67 |
| UBI Banche | 11,20 | 10,92 11,70 12,22 | 8,88 8,54 7,46 |
Tra le banche del campione che hanno registrato indici di solidità patrimoniale meno soddisfacenti, collocandosi al di sotto della media europea nello scenario avverso, e che potrebbero essere chiamate in futuro ad adeguare la loro dotazione di capitale primario, si segnalano in particolare una tedesca e tre inglesi (Tab. 3).
CET 1 ratio “a regime” Tab. 3
| Banche | 2017 | Scenario avverso nel 2020 |
| Deutsche Bank | 14,65 | 8,14 – 651 punti base |
| Lloyds Banking | 13,75 | 6,80 – 695 punti base |
| Barclays | 12,94 | 6,37 – 657 punti base |
| RoyalBank Scotland | 16,17 | 9,92 – 625 punti base |
Meno rassicuranti sono invece i risultati relativi al leverage ratio [4] “a regime”, considerato che Banco BPM con il 2,71% e UBI Banca con il 3,55% si collocano, rispettivamente, al di sotto e poco al di sopra della soglia del 3% prevista da Basilea 3 (Tab. 4).
Leverage ratio “a regime” Tab. 4
| Banche | 2017 | Scenario di base 2018 2019 2020 | Scenario avverso 2018 2019 2020 |
| Intesa Sanpaolo | 5,66 | 5,69 5,77 5,89 | 4,98 4,98 4,95 |
| UniCredit | 5,22 | 5,34 5,50 5,66 | 4,50 4,42 4,46 |
| Banco BPM | 4,26 | 4,55 5,05 5,48 | 2,75 2,81 2,71 |
| UBI Banche | 5,14 | 5,01 5,37 5,61 | 4,09 3,92 3,55 |
In parallelo alla prova di stress dell’EBA, la BCE ha condotto un esercizio di stress test sulle banche sottoposte alla sua diretta supervisione ma non incluse nel campione dell’EBA. Le banche coinvolte sono sei, precisamente BPER, Banca Carige, Mediobanca, Banco Popolare di Sondrio, CREDEM e ICCREA. Secondo notizie di stampa, anche in questo caso le banche avrebbero superato la prova, con l’eccezione di Banca Carige che avrebbe registrato un CET 1 ratio al di sotto della soglia minima.
[1] In tale scenario si ipotizza per l’Italia una caduta del PIL nel triennio 2018-2020 di sette punti percentuali e un aumento nell’analogo periodo del rendimento dei titoli di Stato a lungo termine di 250 punti base.
[2] Il CET 1 ratio è dato dal rapporto tra capitale di primaria qualità e attività di rischio ponderate.
[3] Il CET 1 ratio incorpora gli effetti a regime della piena implementazione della CRR (Capital Requirements Regulation), della CRD IV (Capital Requirements Directive) e dello standard contabile IFRS 9.
[4] Il leverage ratio è dato dal rapporto tra patrimonio di base e totale attività .
Antonio Pezzuto, “Lo stress test 2018 conferma il buono stato di salute delle banche italiane”, Magistra Banca e Finanza, 17 novembre 2018, ISSN 2039-7410, https://www.tidona.com/lo-stress-test-2018-conferma-il-buono-stato-di-salute-delle-banche-italiane/.
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