Mafia, imprese e riciclaggio: il legame indissolubile tra criminalità  organizzata ed economia legale secondo la Banca d’Italia

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Di Annamaria Gallo, Esperta in Antiriciclaggio

L’Unità  di Informazione Finanziaria per l’Italia (UIF) e la Banca d’Italia hanno recentemente pubblicato una serie di studi che gettano nuova luce su uno dei fenomeni più insidiosi per l’economia italiana: l’infiltrazione della criminalità  organizzata nelle imprese legali e il conseguente riciclaggio di capitali illeciti. Tre documenti in particolare – il Quaderno n. 32 “A loan you can’t refuse”, il Quaderno n. 24 “Mafias and firms” e il Temi di Discussione n. 1502 “Mafia infiltrations in times of crisis” – offrono un quadro analitico senza precedenti di questo intreccio pericoloso tra economia legale e illegale, con implicazioni profonde per le strategie di contrasto al riciclaggio.

I tre pilastri della ricerca UIF – Bankit

Quando il credito si stringe, entra la mafia (Quaderno n. 32)

Il Quaderno n. 32, pubblicato nell’ottobre 2025, analizza come le restrizioni al credito (razionamento) aumentino il rischio di infiltrazione della criminalità  organizzata nelle imprese italiane dimostrando con evidenze causali che un declassamento creditizio, che riduce la disponibilità  di credito di oltre il 30% in cinque anni, incrementa la probabilità  di infiltrazione del 5% rispetto a imprese comparabili. La ricerca, che utilizza dati confidenziali su riscontri investigativi, rating creditizi ed esposizione bancaria relativi alle società  italiane nel periodo 2001-2020, rivela un meccanismo tanto semplice quanto preoccupante: la criminalità  organizzata può agire come fonte alternativa di finanziamento, sostenendo imprese non più redditizie ed orientandone potenzialmente le strategie verso finalità  illecite.

L’effetto è particolarmente marcato nel settore immobiliare, dove la probabilità  di infiltrazione cresce del 10% dopo un downgrade creditizio, confermando la vocazione di questo comparto come veicolo privilegiato per il riciclaggio. Le imprese infiltrate mostrano, inoltre, tassi di sopravvivenza più elevati delle altre imprese con declassamento creditizio, pur registrando analoghi cali dell’occupazione e del fatturato, configurandosi come vere e proprie “imprese zombie” tenute artificialmente in vita dal capitale mafioso. Ne consegue che il capitale illecito sostiene imprese non più redditizie distorcendo la concorrenza e i meccanismi di mercato.

La vulnerabilità  finanziaria è, quindi, una porta d’accesso cruciale per l’infiltrazione criminale nell’economia legale permettendo alla criminalità  organizzata di intervenire come fonte finanziaria alternativa a sostegno delle imprese in difficoltà , che si vedono rifiutare credito dalle banche.

Le molteplici facce dell’infiltrazione (Quaderno n. 24)

Il Quaderno n. 24, pubblicato nel novembre 2024, introduce un framework concettuale innovativo per comprendere le motivazioni dell’infiltrazione mafiosa. Circa il 2% delle imprese italiane appare avere legami con organizzazioni criminali, con tre motivazioni principali che emergono dall’analisi della “Mappatura” sviluppata dalla UIF.

La ricerca identifica innanzitutto una motivazione funzionale: le imprese create dalle organizzazioni criminali sono principalmente utilizzate per attività  criminali, come il riciclaggio di denaro attraverso fatturazioni fittizie. In secondo luogo, emerge una motivazione competitiva: le imprese di medie dimensioni, spesso infiltrate dopo la loro costituzione, riflettono principalmente una motivazione competitiva, in cui le attività  criminali avvantaggiano l’impresa, ad esempio attraverso la corruzione negli appalti pubblici.

Ma la scoperta più sorprendente riguarda quella che gli autori definiscono motivazione “pura”: le imprese grandi e ben consolidate rimangono separate dalle attività  criminali e sono utilizzate per benefici economici e non economici, come la creazione di connessioni politiche. Quest’ultima motivazione, finora poco analizzata, rappresenta una quota significativa dell’infiltrazione da parte delle organizzazioni criminali e solleva inquietanti interrogativi sulla capacità  della mafia di penetrare i vertici dell’economia legale senza lasciare tracce evidenti di attività  illecite.

Le imprese che subiscono infiltrazioni dalle organizzazioni criminali presentano tratti distintivi che variano a seconda delle motivazioni. Le aziende nate infiltrate sono spesso piccole e localizzate in aree con debole presenza istituzionale. Al contrario, le imprese born clean nascono come attività  legittime ma vengono infiltrate dalle Organizzazioni Criminali successivamente, in periodi di difficoltà  finanziaria o durante fasi di crescita che richiedono investimenti significativi. Questo comportamento riflette un approccio opportunistico da parte delle organizzazioni criminali, che individuano aziende vulnerabili o strategiche da cui trarre vantaggi economici.

La crisi come opportunità  per la mafia (Temi di Discussione n. 1502)

Il terzo pilastro della ricerca, pubblicato anch’esso nell’ottobre 2025 da Banca d’Italia, analizza l’impatto della crisi COVID-19 come acceleratore dell’infiltrazione mafiosa. Utilizzando come strumento identificativo le chiusure forzate delle attività  non essenziali disposte dal governo italiano nella primavera 2020, lo studio dimostra che un calo del 10% nei ricavi genera un aumento di quasi il 5% nella probabilità  di infiltrazione mafiosa.

L’analisi rivela che le organizzazioni criminali mirano a imprese che soffrono di carenza di liquidità  e che l’espansione della mafia nell’economia legale si è concentrata nel settore dei servizi piuttosto che nel manifatturiero, dove il retail in particolare offre maggiori opportunità  di riciclaggio data l’alta intensità  di lavoro e l’elevato rapporto tra costi variabili e ricavi.

Particolarmente significativo è il fatto che l’espansione è stata concentrata nelle aree del Nord con presenza consolidata della mafia, segnalando che la criminalità  organizzata è meglio capace di cogliere opportunità  inaspettate dove ha già  una struttura consolidata.

Il nesso inscindibile tra infiltrazione e riciclaggio

Dall’analisi complessiva dei tre documenti emerge con chiarezza il legame indissolubile tra infiltrazione delle imprese e riciclaggio di denaro. Il meccanismo opera su più livelli:

1. Il riciclaggio come motivazione primaria

Il riciclaggio permette alle organizzazioni criminali di integrare i proventi illeciti nell’economia legale occultandone l’origine illecita. Senza questo processo, i criminali non potrebbero accedere in sicurezza alla loro ricchezza né goderne i frutti, perdendo di fatto ogni incentivo a impegnarsi in attività  criminali su larga scala. Le imprese legali diventano quindi veicoli essenziali per questo processo di “lavaggio” del denaro sporco.

Il settore immobiliare emerge come particolarmente vulnerabile: dopo un declassamento creditizio, la probabilità  di infiltrazione in questo comparto aumenta del 10%, il doppio rispetto alla media. Questo dato conferma l’attrattività  del real estate per il riciclaggio, data la possibilità  di movimentare grandi somme attraverso compravendite con prezzi discrezionali e transazioni che coinvolgono asset illiquidi di elevato valore.

2. Le imprese come piattaforme di riciclaggio

Le imprese stabilite dalle organizzazioni criminali sono prevalentemente utilizzate per attività  criminali (motivazione funzionale). Queste realtà , tipicamente di piccole dimensioni, operano come “cartiere” – fabbriche di false fatture – o come società  vuote che mascherano movimenti di denaro illecito. La loro struttura finanziaria è spesso anomala, caratterizzata immobilizzazioni materiali nulle o molto basse perché le imprese operano senza una reale struttura operativa e produttiva, bassissimi costi per il personale, fatturati artificialmente gonfiati e improvvisi fallimenti prima che le autorità  fiscali possano intervenire.

3. La sostituzione delle fonti di finanziamento

Un elemento chiave emerso dalla ricerca riguarda il comportamento finanziario delle imprese infiltrate. Queste ultime riducono la dipendenza dal credito bancario esterno e aumentano la liquidità  interna, un pattern coerente con una motivazione di riciclaggio. La mafia fornisce liquidità  che sostituisce i prestiti bancari – più costosi e soprattutto più intrusivi dal punto di vista dei controlli.

L’infiltrazione è associata a una sostituzione delle fonti di finanziamento verso fonti interne. Le banche, essendo la spina dorsale del sistema di enforcement dei crimini finanziari attraverso le segnalazioni di operazioni sospette, rappresentano un rischio per le imprese infiltrate, che preferiscono, quindi, allontanarsi dalle interazioni bancarie per limitare il controllo.

4. Le imprese zombie e la distorsione del mercato

Le imprese infiltrate mostrano tassi di sopravvivenza significativamente più elevati rispetto a quelle non infiltrate: dopo cinque anni, la probabilità  di chiusura è inferiore di circa 5 punti percentuali. Tuttavia, questa maggiore resilienza non riflette una migliore performance economica. Le imprese infiltrate registrano cali di occupazione, fatturato e redditività  simili a quelle non infiltrate che però chiudono.

Si configurano così come vere e proprie “imprese zombie”: aziende non più vitali dal punto di vista economico, tenute artificialmente in vita dal sostegno finanziario criminale. La loro sopravvivenza distorce gravemente la concorrenza di mercato, sottraendo spazio a concorrenti legittimi e più produttivi. Nel lungo periodo, queste aziende possono progressivamente abbandonare l’obiettivo della massimizzazione del profitto per servire gli interessi strategici delle organizzazioni criminali che le controllano.

Le dimensioni del fenomeno e la geografia dell’infiltrazione

La portata dell’infiltrazione mafiosa nell’economia italiana è significativa. Oltre 100,000 imprese – più del 2% del totale – risultano infiltrate durante il periodo 2001-2020. Questo numero rappresenta la misurazione più completa mai tentata del fenomeno in Italia e, probabilmente, uno degli indicatori più affidabili dell’infiltrazione della criminalità  organizzata a livello globale.

Sebbene l’incidenza delle imprese infiltrate sia più elevata nel Sud, la maggioranza delle imprese infiltrate si trova nelle regioni economicamente più prospere del Nord.

La distribuzione settoriale è sorprendentemente ampia. Oltre ai settori tradizionalmente vulnerabili come costruzioni, trasporti, gestione rifiuti e attività  immobiliari, la criminalità  organizzata è presente in modo significativo in tutti i settori dell’economia, dal manifatturiero ai servizi professionali, dall’informazione e comunicazione alle attività  amministrative e di supporto.

Le implicazioni per il contrasto al riciclaggio (AML/CFT)

I tre studi della Banca d’Italia e della UIF offrono spunti cruciali per rafforzare il sistema di contrasto al riciclaggio e al finanziamento del terrorismo.

È stato, infatti, evidenziato che i periodi di crisi economica rappresentano momenti di particolare vulnerabilità  del sistema produttivo rispetto alla penetrazione mafiosa. Eventi come la crisi finanziaria del 2007-2008 o la pandemia COVID-19 creano condizioni favorevoli all’espansione criminale nell’economia legale. Gli enti di vigilanza e le FIU dovrebbero quindi intensificare i controlli proprio quando il credito si restringe e aumenta il numero di imprese in difficoltà .

Il settore immobiliare mostra sia il più alto tasso di base di infiltrazione della criminalità  organizzata sia il maggiore aumento a seguito di un declassamento del credito. La probabilità  di infiltrazione aumenta del 10% rispetto al tasso di base del 2,7% in questo settore. Questo richiede controlli rafforzati su:

  • Transazioni immobiliari di elevato valore con modalità  di pagamento anomale;
  • Compravendite tra società  con strutture proprietarie opache;
  • Operazioni che coinvolgono soggetti provenienti da aree ad alta presenza mafiosa;
  • Finanziamenti immobiliari che sostituiscono rapidamente prestiti bancari con liquidità  di origine incerta.

Gli studi evidenziano, inoltre, come l’infiltrazione nelle imprese da parte delle organizzazioni criminali sia associata ad una riduzione del ricorso al credito bancario e ad un aumento della liquidità  interna. Questo pattern distintivo può aiutare a identificare potenziali infiltrazioni:

  • Imprese che riducono drasticamente l’esposizione bancaria pur mantenendo o espandendo le attività ;
  • Improvvisi aumenti di capitale sociale di origine poco chiara;
  • Sostituzioni di finanziamenti bancari con apporti da soci o aumenti di liquidità  non giustificati dai flussi operativi;
  • Aziende che pagano fornitori con liquidità  mentre presentano perdite o margini ridotti.

Circa metà  delle imprese infiltrate sono “born-clean”, cioè l’infiltrazione avviene dopo la costituzione attraverso l’ingresso di nuovi proprietari o amministratori. Gli intermediari finanziari dovrebbero monitorare i cambiamenti della governance e, quindi, prestare particolare attenzione a:

  • Cambiamenti nella compagine sociale o nel consiglio di amministrazione, specialmente se coinvolgono soggetti provenienti da aree ad alta presenza mafiosa;
  • Ingressi di nuovi soci accompagnati da aumenti di capitale in contante;
  • Modifiche nella strategia aziendale successive a cambi di governance;
  • Variazioni nei flussi finanziari che seguono l’ingresso di nuovi esponenti aziendali.

La crescente disponibilità  di dataset amministrativi e l’evoluzione delle tecniche di analisi offrono alle autorità  e ai soggetti obbligati un’opportunità  senza precedenti per intercettare e smantellare le reti criminali attraverso la sorveglianza finanziaria.

La UIF sta già  lavorando in questa direzione, sviluppando algoritmi di machine learning per identificare pattern anomali che possano segnalare infiltrazione. Questi strumenti possono:

  • Analizzare grandi volumi di dati finanziari per identificare schemi sospetti;
  • Mappare reti di relazioni tra imprese, persone e transazioni;
  • Prevedere quali imprese presentano profili di rischio elevato;
  • Ottimizzare l’allocazione delle risorse investigative.

In particolare, il documento Bankit di ottobre evidenzia, inoltre, l’importanza di iniettare liquidità  nelle imprese prontamente e a basso costo e di allentare gli obblighi di rimborso per imprese sane quando sono colpite da un grande shock negativo. Questo suggerisce che:

  • Gli intermediari finanziari dovrebbero sviluppare prodotti di credito rapidi e flessibili per imprese temporaneamente in difficoltà ;
  • Le garanzie pubbliche sui prestiti, se ben strutturate, possono ridurre l’attrattiva del finanziamento mafioso;
  • I contributi a fondo perduto, che forniscono liquidità  rapida senza vincoli, si sono dimostrati particolarmente efficaci nel prevenire l’infiltrazione durante la crisi COVID.

Rafforzare i controlli sulle imprese anche di maggiori dimensioni è fondamentale, poiché anche le realtà  grandi e consolidate possono essere utilizzate per finalità  illecite o opache, pur restando formalmente estranee ad attività  criminali dirette. Questa forma di “motivazione pura” è particolarmente insidiosa: si manifesta attraverso l’uso di imprese rispettabili e con buona reputazione per conseguire vantaggi economici e, soprattutto, non economici, come l’accumulo di “capitale relazionale” con politici, amministratori pubblici e altri attori influenti dell’economia legale.

Le imprese infiltrate tendono, inoltre, a essere più connesse politicamente, circostanza che può tradursi nel tempo in un potere di influenza sul processo decisionale e legislativo. Di fronte a tali rischi, è necessario adottare un approccio di vigilanza mirato, che privilegi l’analisi delle reti di relazioni e dei legami con la politica, il monitoraggio dei flussi finanziari anche in assenza di anomalie evidenti, il rafforzamento delle verifiche sui titolari effettivi e una particolare attenzione agli amministratori che ricoprono incarichi in molteplici consigli di amministrazione.

Le organizzazioni criminali assumono sempre più le sembianze di conglomerati imprenditoriali diversificati. Questo richiede un aggiornamento del quadro normativo che:

  • Estenda i controlli oltre le tradizionali “red flags” del riciclaggio;
  • Introduca obblighi di adeguata verifica rafforzata anche in assenza di operazioni finanziarie sospette quando sussistono altri indicatori di rischio;
  • Preveda screening più rigorosi per operazioni straordinarie (fusioni, acquisizioni, aumenti di capitale) che coinvolgono soggetti ad alto rischio;
  • Rafforzi gli obblighi di segnalazione per professionisti (avvocati, commercialisti, notai) che operano nella “zona grigia” tra legalità  e criminalità .

Conclusioni: un fenomeno sistemico che richiede risposte sistemiche

I tre studi della Banca d’Italia e della UIF tracciano un quadro allarmante ma scientificamente rigoroso dell’infiltrazione mafiosa nell’economia italiana. Il legame tra difficoltà  finanziarie, infiltrazione e riciclaggio emerge con chiarezza:

1. La mafia come prestatore di ultima istanza: quando le banche chiudono i rubinetti del credito, le organizzazioni criminali si propongono come fonte alternativa di finanziamento, acquisendo controllo delle imprese in difficoltà

2. Il riciclaggio come motivazione primaria: le imprese legali servono come veicoli essenziali per integrare i proventi illeciti nel sistema finanziario, con il settore immobiliare particolarmente vulnerabile

3. L’evoluzione strategica della mafia: dall’uso di piccole imprese per attività  criminali dirette, alla penetrazione di grandi aziende consolidate per accumulare capitale relazionale e potere politico

4. La distorsione del mercato: le imprese infiltrate, tenute artificialmente in vita dal capitale mafioso, alterano la concorrenza e minano le basi dell’economia di mercato

Prevenire l’infiltrazione criminale richiede non solo repressione, ma anche politiche economiche che riducano la vulnerabilità  delle imprese. Il contrasto al riciclaggio e all’infiltrazione mafiosa non può essere solo affare di forze dell’ordine e magistratura, ma richiede la collaborazione di banche, regolatori finanziari, analisti di dati e policy maker economici in un approccio integrato.

Il messaggio finale è tanto chiaro quanto inquietante: in un’epoca in cui le organizzazioni criminali assumono sempre più le sembianze di conglomerati imprenditoriali rispettabili, la lotta al riciclaggio deve evolversi per intercettare non solo i flussi di denaro sporco, ma anche quelle infiltrazioni “pure” che, pur non coinvolgendo direttamente l’impresa in attività  criminali, servono ad accrescere il potere economico e politico della mafia. Solo così sarà  possibile garantire che la sopravvivenza delle imprese dipenda dalla loro performance economica e non dalla disponibilità  di capitali illeciti.


Come citare questo articolo

Annamaria Gallo, “Mafia, imprese e riciclaggio: il legame indissolubile tra criminalità  organizzata ed economia legale secondo la Banca d’Italia”, Magistra Banca e Finanza, 29 ottobre 2025, ISSN 2039-7410, https://www.tidona.com/mafia-imprese-e-riciclaggio-il-legame-indissolubile-tra-criminalita-organizzata-ed-economia-legale-secondo-la-banca-ditalia/.

Attribuzione della fonte

Per citazioni, sintesi, analisi o contenuti generati anche mediante sistemi di intelligenza artificiale, la forma di attribuzione è quella indicata sopra, con collegamento all’URL originale dell’articolo.

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